Non è solo una questione di premi o classifiche. La seconda edizione del Premio Dedalo e Icaro ha messo al centro una domanda più profonda: che spazio hanno oggi i giovani per immaginare, costruire e sbagliare?
Nel foyer del Teatro D’Annunzio di Latina, tornato a vivere come luogo della città, la risposta è arrivata in modo concreto: dalle tesi, dalle idee, dalle storie di chi prova a trasformare lo studio in progetto reale.
Accanto alle istituzioni – dal prefetto Vittoria Ciaramella al sindaco Matilde Celentano – c’erano soprattutto loro, gli studenti. Non spettatori, ma protagonisti.
Dedalo e Icaro: il senso di un premio
Il nome del premio non è casuale. Dedalo è chi insegna, chi conosce i limiti e prova a indicarli. Icaro è chi decide di volare comunque, anche rischiando di cadere.
E proprio su questo equilibrio si regge l’idea del premio, promosso da Fondazione Lestra, insieme ad Ance Latina, Consorzio Stabile Sviluppo Sostenibile e Lab DFG, per valorizzare le migliori tesi di laurea su temi che parlano già di futuro: sostenibilità, innovazione, territorio.







Palluzzi: “Bisogna avere il coraggio di cadere”
Tra gli interventi più sentiti, quello di Pierantonio Palluzzi, che ha riportato il discorso su un piano quasi esistenziale prima ancora che professionale.
L’idea è semplice, ma potente: i giovani devono poter sbagliare. Devono potersi spingere oltre, anche a costo di cadere. Perché è proprio lì che si costruisce un percorso vero.
In un Paese che spesso racconta il fallimento come una fine, il messaggio è diverso: il fallimento è un passaggio. E Latina – è questo il senso del premio – vuole provare a dire che qui c’è spazio per chi osa, per chi sogna, per chi costruisce.
Le istituzioni: talento come ponte, non come eccezione
Il prefetto Ciaramella ha parlato di tesi capaci di osare, di immaginare soluzioni che possono avere un impatto reale sul territorio.
Il sindaco Celentano ha insistito su un punto chiave: il talento non può restare isolato. Deve diventare un ponte verso il futuro, una risorsa per un territorio che ha bisogno di competenze e visione.
Anche la presenza delle istituzioni – dalla Provincia, con il consigliere Alessandro Porzi, alla Regione con l’assessore Alessandro Calvi – ha restituito l’idea di un evento che non è solo simbolico, ma potenzialmente generativo.
I lavori premiati: idee che parlano già al domani
A vincere la seconda edizione è stata Michela Di Seri, con una tesi sul rapporto tra ricostruzione post-sisma e identità urbana, centrata sul caso di Accumoli. Un lavoro che tiene insieme memoria e progetto, ferite e possibilità.
Accanto a lei, le altre finaliste:
- Federica Santucci, con un progetto educativo sostenibile in contesti vulnerabili
- Marta Rossetti, con una proposta di social housing per l’ex Fiera di Roma
- Bianca Falcetti, con la “Cittadella di Slow Food in Sabina”
Poi le menzioni speciali, tante, a dimostrazione di una qualità diffusa: Barletta, Bolzoni, De Santis, Fega, Lauricella, Leone, Manzo, Mazzocchi e Maggi, Natale, Nori, Nucci, Perri, Pino, Quaglio, Sacco, Sambiase Sanseverino, Tomassini.
La giuria: competenze accademiche e professionali a confronto
A selezionare i lavori è stata una giuria di altissimo profilo, composta da esponenti del mondo accademico, professionale e istituzionale. A presiederla Maria Argenti, ordinaria di Composizione architettonica e urbana alla Sapienza e direttrice della rivista d’ateneo Rassegna di Architettura e Urbanistica. Con lei Giovanni Longobardi, architetto e professore ordinario a Roma Tre e direttore del Dipartimento di Architettura, e Giuseppe Bonifazi, prorettore del polo universitario della Sapienza di Latina.
Accanto ai rappresentanti del mondo universitario, anche figure legate al territorio e alla filiera dell’edilizia e della progettazione: Giovanni Di Giorgi, direttore editoriale Lab DFG, Pierantonio Palluzzi (presidente Ance Latina, vice presidente Ance Lazio e membro del comitato esecutivo Ance Nazionale) e Simone Vaudo, direttore Ance Latina, Cassa Edile e Formedil Latina. A completare la commissione Tullia Iori, storica della costruzione e prorettrice alla didattica dell’Università di Tor Vergata, Sabrina Pecorilli, ingegnere edile-architetto e dottore di ricerca, e Luciano Cupelloni, architetto e professore ordinario alla Sapienza.
Un gruppo eterogeneo che ha unito rigore scientifico e visione progettuale, chiamato a valutare le tesi per originalità, qualità e capacità di incidere sul reale.
Il Premio Dedalo: l’esperienza che guida
Accanto ai giovani, anche chi quella strada l’ha già percorsa. Il Premio Dedalo è stato assegnato a Massimo Rosolini, già presidente dell’Ordine degli Architetti.
Un riconoscimento a chi indica la rotta.
Una città che prova a crederci
Alla fine, più dei nomi e dei premi, resta una sensazione: quella di una città che prova a investire sui propri giovani.
Non solo celebrandoli, ma provando a costruire attorno a loro uno spazio reale.
E forse è proprio questo il senso più profondo di Dedalo e Icaro: insegnare a volare, sapendo che cadere non è la fine, ma l’inizio di qualcosa.