Il clan di Aprilia pianificava una sparatoria eclatante: «Ora è guerra»

I quattro fermati volevano punire il gruppo rivale emergente. Intercettati: «Da palazzina a palazzina è magistrale, li dobbiamo castigare»

Un anno fa erano pronti a scatenare una guerra con un gruppo criminale concorrente, reo di avere sconfinato nelle piazze di spaccio controllate dai loro uomini. Ora invece pianificavano la fuga all’esterno, consapevoli di essere finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. Dietro ai fermi di Marco Formica, 35enne che vive tra Ardea e la Spagna, Giuseppe e Luca Consales, apriliani di 37 e 34 anni, Abdelhaq Abbadi, marocchino di 36 anni, c’è una complessa indagine della Direzione Investigativa Antimafia di Roma ha documentato e sventato il piano ideato dall’ala militare del clan Forniti per ribadire la propria supremazia nella città di Aprilia.

I fermi disposti dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma si inquadrano nell’indagine che la Dia, attraverso gli investigatori interforze del Centro Operativo della capitale, ha condotto negli ultimi anni per disarticolare l’organizzazione di stampo mafioso autoctona del territorio apriliano. Un primo filone che ha dato vita all’inchiesta Assedio, nel frattempo approdata in Tribunale per il processo, aveva individuato il vertice del clan, e ha ricostruito le sue infiltrazioni nel tessuto economico come nella politica locale. Un altro capitolo ha monitorato l’ala militare del clan, gestito da personaggi fidati di Patrizio Forniti, il capo indiscusso della mafia autoctona, che continuava a impartire gli ordini anche durante la latitanza in Marocco, dov’è stato catturato nel novembre dello scorso anno con la moglie dopo una latitanza durata quasi un anno.

Gli investigatori della Dia erano stati costretti a intervenire, con un blitz dei carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia, il 16 maggio dello scorso anno perché attraverso intercettazioni ambientali e telematiche avevano documentato che i quattro uomini fermati ieri stavano preparando un’azione eclatante con mitra e fucili di precisione per colpire il gruppo criminale emergente, che in quel periodo cercava di espandersi proprio ai danni del clan di Forniti, rompendo quello che gli inquirenti definiscono un patto di non belligeranza. A capo del gruppo contrapposto vengono individuati l’albanese di 27 anni Osvaldo Cuni e Giorgio Olzai di 31 anni, entrambi attualmente liberi, e Niko Fugante di 33 anni, arrestato nell’aprile dello scorso anno dopo essere sparito per oltre un mese violando la sorveglianza speciale, scovato dai Carabinieri a Zagarolo dove si era nascosto con pistole e armi da guerra.

Proprio in quel periodo si era sfiorata una guerra tra gruppi rivali, con la mafia apriliana pronta a compiere un agguato sensazionale. Ma gli uomini di Forniti non sapevano di essere intercettati dagli investigatori della Dia, che segnalarono ai Carabinieri di Aprilia l’arsenale nascosto nel piano interrato di una villetta nella zona di Campo di Carne, nella periferia della città. Poche ore prima che si consumasse quella che, nelle intenzioni degli indagati, doveva essere la prima di una serie di sparatorie, i militari dell’Arma fecero irruzione nella casa trovando una mitragliatrice da guerra “M.G.”, un fucile mitragliatore “Kalashnikov”, cinque fucili mitragliatori, una pistola mitragliatrice, sei carabine, due fucili “Fal”, un fucile a pompa, un fucile di precisione, 22 tra pistole e revolver, tre bombe a mano, otto silenziatori e sette dispositivi tra mirini laser e ottiche di precisione, circa 2.800 munizioni di vario calibro, tre giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte complete di fondine con scritte “Polizia” e “Carabinieri”, banconote false e droga.

Quel giorno venne arrestato solo il custode dell’arsenale, uno spagnolo di 46 anni trovato all’interno dell’abitazione, ma le intercettazioni sono eloquenti. Una prima conversazione che aveva destato l’attenzione degli inquirenti risale a una settimana prima, il 7 maggio dello scorso anno, quando era uno dei collaboratori di Patrizio Forniti a confidare alla moglie della necessità di una guerra imminente. «Hanno sparato alla piazza nostra, ora è guerra.. Niko ha detto che mi deve sparare, Giorgio e Niko che hanno detto Eddy è il prossimo che gambizziamo… hanno detto che sono un codardo perché sono scappato… io torno». A parlare è Eduard Di Salvo, indagato in un procedimento separato con Forniti, che in quel periodo si trovava in Spagna, dove sono radicati i traffici illeciti del clan, specie quelli con gli stupefacenti, e da dove arrivano le armi secondo gli inquirenti.

Il giorno prima del sequestro dell’arsenale gli investigatori della Dia intercettano i quattro fermati ieri, che insieme allo spagnolo trovato nel covo di Campo di Carne, pianificano la sparatoria imminente. Marco Formica parla al telefono proprio con Forniti e annuncia: «Stasera ti faccio vedere Zì… Comunque stavo pensando quello che mi avevi detto to… ci mettiamo tutti e due con quei due cosi là. Quello tuo e quello che ho comprato ti abbiamo fatto prendere a te, che dici? Si, anche quello ha il cannocchiale, quell’altro, glie l’ho montato eh… Adesso ti faccio vedere stasera. Stasare ti faccio vedere. Siamo tutti belli pronti a candela, tutti carico a molla…».

L’idea degli uomini di Forniti è di compiere un’azione eclatante: «Da palazzina a palazzina è magistrale compà. Lo sai come arrivano quei bulloni tutti… Quelli li dobbiamo castigare… In tre quattro giorni dobbiamo operare “buy, buy, buy” rapido proprio» aggiungeva Formica. Mentre Luca Consales commentava: «..se acchiappi a qualcuno…esce proprio d’appertutto, Sky Tg24, proprio edizione straordinaria… attentato estremista islamico (ride, ndr). Fratè urla Allah Akbar capito? Urla fortissimo Allah Akbar… la gente… michia fratello stanno a fa l’attentato». Frasi eloquenti quelle intercettate, che avevano spinto gli investigatori a intervenire per scongiurare un evento dalle conseguenze tragiche.

I fermi di ieri sono scattati perché gli investigatori avevano contezza che proprio Formica fosse pronto a scappare. Nelle ultime settimane si trovava in Spagna, ma stava tornando in Italia per ottenere il passaporto con l’intenzione di allontanarsi definitivamente al di fuori dell’Europa, ipotizzando mete come l’Argentina, la Thailandia e gli Emirati Arabi. I fratelli Consales a loro volta, nel corso delle indagini, hanno dimostrato una frequente mobilità con stati esteri come Spagna, Regno Unito e Olanda, infine Abbadi, essendo di origine marocchina, aveva la possibilità di trasferirsi facilmente.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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