Bomba a casa del pentito, gli investigatori scavano tra le sue vecchie frequentazioni

L’indagine punta al contesto criminale al quale era legato Ivan Rapone: chi ha firmato l’attentato conosce sia lui che la sua famiglia

È orientata verso il contesto criminale che aveva frequentato in passato Ivan Rapone, l’indagine sull’attentato consumato ieri notte col chiaro intento di condizionare la sua collaborazione con la giustizia, avviata tra maggio e giugno. Gli investigatori dei Carabinieri che stanno lavorando al caso vagliano l’ipotesi che a lasciare e innescare la bomba davanti casa dell’ex compagna del nuovo pentito, deve essere stato qualcuno che conosce bene sia lui che la famiglia. Emerge chiaramente dalla pianificazione dell’attentato.

A fornire la pista giusta del resto potrebbe essere lo stesso Rapone, o almeno potrebbe aiutare gli inquirenti a restringere la cerchia dei sospettati, perché sa bene le persone interessate a colpirlo tra coloro i quali hanno l’intenzione di metterlo a tacere, ma soprattutto erano al corrente di dettagli sulla sua famiglia. Come la scelta dell’ex moglie di restare a Latina, a quanto pare rifiutando la protezione che le spettava nonostante avesse da tempo chiuso la convivenza con l’ex ristoratore di 48 anni.

Sembra chiaro che l’attentato sia stato pianificato e messo in atto a scopo di avvertimento, nel tentativo di condizionare la collaborazione di Ivan Rapone con i magistrati della Dda di Roma. Intanto gli accertamenti tecnici dei carabinieri puntano sulla ricerca di filmati di video sorveglianza che possano avere ripreso particolari, anche minimi, per risalire agli autori dell’attentato, senza escludere l’ipotesi che l’azione criminale sia stata pianificata da qualcuno che aveva l’interesse di colpire Ivan Rapone, e poi abbia affidato l’esecuzione a qualcun altro. È lecito aspettarsi, tuttavia, che gli attentatori abbiano fatto attenzione a non esporsi all’obiettivo delle telecamere di video sorveglianza del circondario.

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