Terracina sotto la scure dell’antimafia: arresti, perquisizioni e sequestri

Cinque le misure cautelare scattate tra cui ci sarebbe quella di un consigliere comunale di maggioranza. Undici gli indagati

Emerge qualche dettaglio in più della maxi operazione che da questa mattina sta vedendo operare nel territorio pontino la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma in particolar modo con gli occhi puntati su Terracina e San Felice Circeo, ma anche su Roma e Napoli.

Fin dalle prime ore dell’alba, infatti, i militari del comando provinciale supportati anche da un elicottero decollato da Pratica di Mare hanno emesso 5 misure cautelari e fatto scattare notifiche a ben altri 11 soggetti. Come emerso fin da subito: i destinatari del provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale di Roma, sono gravemente indiziati – a vario titolo – di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbativa d’asta.

Al centro della vicenda ci sarebbe una persona collegata direttamente con il clan Licciardi di Secondigliano, ma in manette sarebbe finito anche un consigliere comunale di Terracina. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio un pubblico funzionario ad aver ottenuto l’appoggio elettorale di un esponente del clan in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2023. Le indagini, comunque, avrebbero documentato episodi di minacce e violenze ai danni di una vittima, costretta a versare denaro in relazione a un precedente prestito usurario, oltre a un articolato sistema di intestazioni fittizie di beni riconducibile a un imprenditore del territorio, finalizzato ad aggirare eventuali misure di prevenzione patrimoniale.

Nel corso dell’operazione – hanno fatto sapere i carabinieri è stato disposto anche il sequestro preventivo di un ingente patrimonio: sette locali commerciali – tra cui un’intera galleria – un bed & breakfast, venti immobili e tre terreni, per un valore complessivo superiore agli 11 milioni di euro.

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