Presentata la nuova stagione teatrale del “D’Annunzio”

Una stagione di altissimo livello con otto spettacoli in abbonamento che si muovono tra grandi classici, nuova drammaturgia, musica e commedia

Comune di Latina e ATCL, circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio, propongono una stagione di altissimo livello con otto spettacoli in abbonamento che si muovono tra grandi classici, nuova drammaturgia, musica e commedia, con in scena importanti interpreti del nostro panorama teatrale. Un cartellone che saprà appassionare e coinvolgere il pubblico in serate sempre sorprendenti. “Il programma scelto costituisce un’offerta culturale di pregio, attrattiva e che andrà a soddisfare un pubblico variegato. Visto il successo della passata stagione, abbiamo rinnovato la collaborazione con ATCL, che ci ha dato molte opzioni di scelta. Un ventaglio di proposte all’interno del quale ho operato una selezione pensata alle aspettative dei cittadini, con un calendario inclusivo che consente la condivisione del teatro, quale bene comune, perché il teatro deve essere di tutti”, afferma il sindaco di Latina Matilde Celentano. “Il Teatro deve essere soprattutto occasione di crescita culturale di una collettività, un momento di incontro, di sentire condiviso, di riflessione e coesione sociale, uno strumento per interpretare il vivere contemporaneo.  Questa nuova stagione del Teatro D’Annunzio, costruita in grande sinergia con il Sindaco Matilde Celentano, presenta un cartellone eterogeneo e ricco di interpreti d’eccellenza, con un’attenzione alle esigenze dei diversi pubblici, sottolineando il valore di un approccio inclusivo e sensibile ai bisogni culturali della cittadinanza tutta”, afferma ATCL.

Si inizia il 31 ottobre alle ore 21,00 con “Aspettando Re Lear”. Un’affascinante messa in scena, firmata Tommaso Mattei, con l’interpretazione protagonista di Alessandro Preziosi, si aggrappa con tutte le forze ai temi cari trattati da Shakespeare in questa tragedia e lo fa con un contorno scenico, interpretativo e soprattutto drammaturgico di nuova spinta, innovazione. E’ un punto di vista diverso di uno Shakespeare, dove al centro però rimane follia, abbandono, maturità e potere. Il 19 novembre, alle ore 21,00 andrà in scena “La locandiera”, testo tra i più fortunati e rappresentati di Carlo Goldoni. La locandiera, dal punto di vista del regista Antonio Latella, verte intorno al tema dell’eredità, che è il punto cardine di tutto: “credo che Goldoni con questo testo abbia fatto un gesto artistico potente ed estremo, un gesto di sconvolgente contemporaneità: scardina ogni tipo di meccanismo, eleva una donna formalmente a servizio dei suoi clienti a donna capace di sconfiggere tutto l’universo maschile, soprattutto una donna che annienta con la sua abilità tutta l’aristocrazia.” Sul palco, insieme alla “locandiera” Sonia Bergamasco, Marta Cortellazzo Wiel, Ludovico Fededegni, Giovanni Franzoni, Francesco Manetti, Annibale Pavone, Gabriele Pestilli e Marta Pizzigallo. Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato, con la regia di Geppy Gleijeses, saranno protagonisti di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello, il 21 dicembre alle ore 21,00. Scritta nel 1917, presenta il vano tentativo di far luce, in una città di provincia, sull’identità della moglie del nuovo segretario della Prefettura. L’idea dell’allestimento nasce da una strepitosa intuizione di Giovanni Macchia, il più rilevante critico di Pirandello: il cannocchiale rovesciato. “Le cose più vicine, vissute, torturanti, furono viste con il binocolo rovesciato: da quella distanza che ne permettesse la meditazione assorta o l’ironia o addirittura il grottesco”.

Il nuovo anno si apre il 10 gennaio alle ore 21,00 con un classico di Giovanni Verga, “La Lupa”. Un progetto drammaturgico di Luana Rondinelli con la regia di Donatella Finocchiaro. Pubblicato per la prima volta nel 1880 e ambientato nella Sicilia del XIX secolo, il romanzo si concentra sulle vicende di una famiglia di contadini poveri e sulle loro interazioni con il mondo esterno.  Oggi come ieri, è la donna che non si vergogna della sua sensualità e viene per questo additata dal contesto sociale perché libera, strana, diversa. Il gioco tra vittima e carnefice è un gioco al massacro nel quale convivono peccato e follia. Il 25 gennaio alle ore 21,00 “Il Sequestro” di Fran Nortes, con Roberto Ciufoli, Sarah Biacchi e Nino Formicola per la regia di Rosario Lisma. Per sventare la speculazione edilizia che metterebbe sulla strada decine di famiglie, fra cui la sua, il buon Paolo pensa bene di sequestrare il giovane Angelo, figlio di colui che si accinge a firmare il decreto. Ma non ha fatto i  conti con l’intraprendenza della vulcanica sorella Monica. E ancor meno con la ingenua sventatezza del cognato Mauro, che garantisce un’inarrestabile serie di esilaranti equivoci e fraintendimenti. interpretati da un irresistibile quintetto di attori. Enrico Lo Verso e Danilo Rea con il loro nuovo spettacolo “Resta Diva, omaggio a Maria Callas”, il 16 febbraio alle ore 18,30, portano  in scena uno spettacolo che racconta la vita de “La Divina” affrontando il tema della “dimensione umana” dietro cui si nasconde il talento artistico dei grandi geni. Enrico Lo Verso dà voce al racconto di Titta Meneghini e in una biografia romanzata ripercorre la vita di Maria Callas attraverso lo sguardo degli uomini che le sono stati accanto e che, tra scandali, dolore e sofferenza, hanno contribuito a fare di lei, un’icona irraggiungibile di bellezza e di talento nazionali. Una messa in scena suggestiva che si avvale di proiezioni e contributi video riportando lo spettatore nel mondo in cui nasce e si afferma l’icona di una artista a cui, la crudeltà e le miserie umane non hanno impedito di restare per sempre e comunque una “diva”.

Il 7 marzo alle ore 21,00, uno dei testi più avvincenti di Gianni Clementi, “L’Ebreo”, con Nancy Brilli e la regia di Pierluigi Iorio. Un’opera nella quale albergano diversi temi storicamente legati a un tempo apparentemente lontano che risultano ancora oggi tristemente attuali. Ambientato a metà degli anni Cinquanta, con il dichiarato intento di indagare l’animo umano e il grado di aberrazione al quale si può arrivare pur di non perdere i privilegi acquisiti, la storia restituisce una commedia noir che riesce a divertire e creare suspence, regalare sentimenti di tenerezza e finanche indignare, in una vera e propria ridda di emozioni verso un finale decisamente inatteso. Il 26 marzo alle ore 21,00 “calerà il sipario” sulla stagione teatrale con Arturo Cirillo che porta in scena “Ferdinando”, capolavoro della drammaturgia di Annibale Ruccello. Con Cirillo, sul palco, Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo e Riccardo Ciccarelli. Agosto 1870: il Regno delle Due Sicilie è caduto e la baronessa borbonica Donna Clotilde nella sua villa vesuviana si è “ammalata” di disprezzo per il re sabaudo e per l’Italia piccolo-borghese nata dalla recente unificazione. A fare da infermiera all’ipocondriaca nobildonna è Gesualda, cugina povera e inacidita dal nubilato, ma segreta amante di Don Catellino, prete di famiglia corrotto e vizioso. I giorni passano tutti uguali, tra pasticche, decotti, rancori e bugie. A sconvolgere lo stagnante equilibrio domestico è l’arrivo di un sedicenne dalla bellezza efebica che, rimasto orfano, viene mandato a vivere da Donna Clotilde, di cui risulta essere un lontano nipote. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, riaccendendo passioni sopite e smascherando vecchi delitti.

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