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Da Ponza al Circeo a nuoto: carabiniere completa la traversata e chiude al primo posto

Un’impresa di resistenza, preparazione e determinazione nelle acque del Tirreno. L’Appuntato Scelto Qualifica Speciale Fabio Latanza, carabiniere in servizio al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Gallarate, ha completato la traversata in acque libere Ponza-Circeo, classificandosi primo assoluto.

Oltre nove ore in mare

La gara, inserita tra le competizioni di nuoto Ultra Endurance, ha preso il via dalla località Gavi di Ponza con tre atleti impegnati nella prova individuale e cinque squadre nella formula a staffetta.

Latanza ha concluso il percorso in 9 ore, 23 minuti e 18 secondi, chiudendo davanti a tutti sia nella categoria individuale sia rispetto alle squadre in gara.

Una prova estrema

La traversata tra Ponza e il promontorio del Circeo è considerata una delle prove più impegnative del nuoto in acque libere.

Il regolamento prevede infatti il nuoto continuativo senza supporti idrodinamici, senza assistenza esterna e senza possibilità di sostituzioni per gli atleti impegnati in solitaria.

Non è la prima impresa

Il militare, 50 anni e originario di Taranto, non è nuovo a sfide di questo livello. Nel 2025 ha completato il triathlon full distance di Vitoria-Gasteiz, in Spagna, affrontando 3,8 chilometri di nuoto, 180 di ciclismo e una maratona da 42,2 chilometri.

Già nel 2024 aveva conquistato il primo posto assoluto nella traversata dello Stretto di Messina andata e ritorno in solitaria.

L’arrivo al Circeo

Ad attenderlo sulla costa pontina c’erano anche i militari della Stazione Carabinieri di San Felice Circeo, che hanno salutato e festeggiato il collega al termine della traversata.

Un risultato che conferma come disciplina, preparazione e costanza possano trasformarsi in imprese sportive di assoluto rilievo.

Aprilia, calcio a 5: storica vittoria della A.S.D. Penta

Un’impresa straordinaria, con un doppio storico che arriva a pochi mesi dalla fondazione: l’A.S.D. Penta conquista in breve tempo primati eccezionali e si ritaglia un posto da protagonista nel calcio a 5. E il prossimo anno si punterà ad un altro ambizioso obiettivo: andare in C2.

Nel campionato di Serie D girone di Latina, il Penta ha dominato sin dalla prima giornata, mantenendo la vetta della classifica fino alla fine.
Nonostante due sole sconfitte in trasferta contro le favorite Lavinium e Cisterna, i gialloneri hanno chiuso il torneo con 16 vittorie, 99 gol segnati e soli 32 subiti, conquistando il titolo di campioni con la migliore difesa (grazie alle parate di categoria di Samà) e il miglior attacco. De Marco, con 30 reti, si è laureato capocannoniere.

Terminata la regular season, il percorso in Coppa Lazio è stato altrettanto esaltante. Inseriti nel girone di Roma, tra le big vincitrici degli altri raggruppamenti, il Penta ha vinto il proprio girone con 4 vittorie e 1 pareggio. Dopo aver eliminato il Real Roma Sud ai quarti e il Don Bosco in semifinale (entrambe le partite disputate al “fortino” Rosselli), la squadra si è qualificata per la finalissima del 7 giugno ad Anzio contro il Lavinium.

La sfida ha sorriso ancora una volta al Penta, che si è imposto 3-0, completando un memorabile double nella sua prima stagione assoluta.

La squadra è un gruppo unito e determinato, il capitano è apriliano doc, Matteo Pacchiarotti. A guidare gli atleti è il mister Gerardo Iannaccone, coadiuvato dallo staff composto da Marco Frioli, allenatore in seconda, Mario Ronci, il preparatore dei portieri, e dal dirigente storico Massimo Di Saverio,

Non è difficile immaginarli già pronti verso i prossimi ambiziosi traguardi.


Collateral, il cuore oscuro di Los Angeles: uomini perduti nel capolavoro notturno di Mann

Ci sono film che invecchiano inseguendo il proprio tempo e film che riescono a precederlo. Collateral appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Quando arrivò nelle sale nel 2004, il lungometraggio diretto da Michael Mann venne accolto come un thriller metropolitano di grande qualità, impreziosito dalla presenza di due star del calibro di Tom Cruise e Jamie Foxx. Col passare degli anni, tuttavia, è emersa con sempre maggiore evidenza la sua vera natura: quella di un’opera complessa, stratificata e profondamente autoriale, capace di utilizzare i codici del cinema di genere per riflettere sulla solitudine contemporanea, sull’identità, sul fallimento e sulla fragilità dell’esistenza umana.

Dietro la struttura del thriller notturno si nasconde infatti un film che parla di uomini smarriti, di occasioni mancate e di vite sospese. Mann prende una semplice corsa in taxi attraverso Los Angeles e la trasforma in un viaggio filosofico dentro le contraddizioni dell’America moderna, realizzando probabilmente uno dei punti più alti della sua carriera.

La trama

Max è un tassista metodico e gentile che da anni percorre le strade di Los Angeles coltivando il sogno di costruirsi una vita diversa. Una sera sale a bordo Vincent, un uomo elegante che gli offre una cifra considerevole per accompagnarlo in una serie di appuntamenti sparsi per la città. Quello che sembra un incarico particolarmente redditizio si trasforma ben presto in un incubo: Vincent è infatti un killer professionista impegnato in una missione che dovrà completare entro l’alba. Costretto a diventare il suo autista, Max si ritrova coinvolto in una lunga notte destinata a cambiare radicalmente il suo modo di guardare il mondo.

La regia di Michael Mann: una precisione quasi chirurgica

Se esiste un autore capace di raccontare la metropoli come uno spazio mentale prima ancora che geografico, quello è Michael Mann. In Collateral il regista raggiunge una maturità espressiva impressionante, dimostrando un controllo assoluto del linguaggio cinematografico.

La sua regia è caratterizzata da una precisione quasi chirurgica. Ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni scelta di montaggio risponde a una logica narrativa e psicologica estremamente rigorosa. Mann elimina tutto ciò che è superfluo e costruisce una tensione costante che accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine senza mai ricorrere a facili artifici.

La violenza stessa viene rappresentata con un approccio distante dagli standard hollywoodiani. Le sparatorie non sono mai spettacolarizzate. Sono improvvise, secche, brutali. Quando Vincent entra in azione, Mann mostra l’efficienza spaventosa di un professionista senza trasformarla in un’esibizione eroica. È una scelta che conferisce al film una credibilità straordinaria.

Una sceneggiatura costruita sul confronto tra opposti

Lo script di Stuart Beattie è uno degli elementi più sottovalutati dell’intera opera. In superficie il racconto segue una struttura relativamente semplice, ma sotto questa apparente linearità si sviluppa un articolato confronto filosofico tra due visioni del mondo.

Max rappresenta l’uomo paralizzato dalle proprie paure. È un individuo che sogna continuamente un futuro migliore senza trovare il coraggio di agire. Vincent è invece l’esatto contrario: un uomo che ha rinunciato a qualsiasi illusione e che osserva la realtà attraverso un cinismo radicale.

La sceneggiatura funziona perché evita ogni didascalismo. Le idee emergono dai dialoghi, dalle situazioni e dagli scontri tra i personaggi. Non ci sono lunghe spiegazioni o monologhi filosofici. Tutto passa attraverso il rapporto tra i due protagonisti e attraverso una notte che assume progressivamente il valore di una trasformazione interiore.

Tom Cruise e una tra le miglior interpretazioni della sua carriera

Uno degli aspetti più sorprendenti del film è la straordinaria performance di Tom Cruise. Abituato a interpretare eroi positivi, affascinanti e spesso larger than life, l’attore accetta qui una sfida completamente diversa.

Il suo Vincent è probabilmente uno dei villain più affascinanti del cinema contemporaneo. Non è uno psicopatico urlante né un criminale caricaturale. È un uomo intelligente, colto, disciplinato e perfettamente consapevole del proprio ruolo nel mondo.

Cruise lavora soprattutto per sottrazione. I suoi sguardi, le pause, il tono di voce controllato e la calma apparentemente imperturbabile costruiscono un personaggio inquietante proprio perché realistico. La minaccia non deriva da ciò che Vincent fa, ma dalla naturalezza con cui lo fa.

Ancora oggi molti critici considerano questa la migliore interpretazione dell’intera carriera dell’attore.

Jamie Foxx, l’anima emotiva del racconto

Se Cruise rappresenta il cervello del film, Jamie Foxx ne costituisce il cuore. La sua interpretazione è straordinariamente misurata e realistica.

Max è un personaggio che avrebbe potuto facilmente scivolare nello stereotipo dell’uomo comune catapultato in una situazione eccezionale. Foxx evita questa trappola grazie a un lavoro di straordinaria sensibilità psicologica. Il suo personaggio appare autentico in ogni momento, dalle esitazioni iniziali fino alla graduale presa di coscienza che caratterizza il suo percorso.

La candidatura all’Oscar ottenuta per questa interpretazione fu pienamente meritata e rappresenta uno degli elementi che contribuiscono a elevare Collateral al di sopra della media dei thriller hollywoodiani.

La fotografia: una rivoluzione digitale

Dal punto di vista visivo, Collateral è stato un film pionieristico. Il direttore della fotografia Dion Beebe e Michael Mann furono tra i primi a sfruttare in modo estensivo le potenzialità delle cineprese digitali ad alta definizione per le riprese notturne.

La Los Angeles mostrata nel film è lontanissima dalle rappresentazioni tradizionali della città. Non ci sono tramonti patinati né cartoline glamour. Esiste invece una metropoli fatta di luci artificiali, autostrade infinite, grattacieli riflessi nei vetri e quartieri attraversati da un senso costante di alienazione.

Le immagini possiedono una qualità quasi documentaristica che restituisce alla città una presenza fisica straordinaria. Los Angeles non è soltanto un’ambientazione: è un personaggio vero e proprio che osserva silenziosamente gli eventi.

La colonna sonora e il sound design: una selezione raffinata

La musica svolge un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. Le composizioni di James Newton Howard si intrecciano con una selezione musicale estremamente raffinata che comprende elettronica, rock e sonorità ambient.

Michael Mann utilizza il suono come elemento narrativo. Il rumore dei pneumatici sull’asfalto, il traffico distante, le sirene e i motori diventano parte integrante dell’esperienza cinematografica.

Il risultato è un paesaggio sonoro immersivo che amplifica continuamente la sensazione di trovarsi all’interno di una città viva e indifferente alle vicende dei protagonisti.

I temi: alienazione, destino e fallimento

Ciò che rende Collateral un’opera superiore rispetto alla maggior parte dei thriller contemporanei è la sua profondità tematica.

Il film parla dell’alienazione metropolitana e dell’incapacità di creare legami autentici. Parla della paura di cambiare vita e delle conseguenze che derivano dal rimandare continuamente le proprie scelte.

Vincent e Max rappresentano due estremi apparentemente opposti ma sorprendentemente vicini. Entrambi sono uomini soli. Entrambi vivono intrappolati all’interno di una visione del mondo che li ha progressivamente isolati dagli altri.

Attraverso il loro confronto, Mann riflette sulla possibilità di cambiare il proprio destino e sulla necessità di assumersi la responsabilità della propria esistenza.

Un punto di riferimento per il cinema americano del XXI secolo

A distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita, Collateral continua a imporsi come uno dei migliori thriller americani del nuovo millennio. È un film che riesce contemporaneamente a intrattenere, emozionare e far riflettere, unendo il rigore del cinema d’autore all’efficacia narrativa del grande spettacolo hollywoodiano.

La regia magistrale di Michael Mann, la fotografia rivoluzionaria di Dion Beebe, la straordinaria colonna sonora e il memorabile confronto interpretativo tra Tom Cruise e Jamie Foxx danno vita a un’opera che trascende i confini del genere.

Non è soltanto un thriller. È un noir esistenziale travestito da film d’azione, una riflessione sulla condizione umana nascosta tra le luci artificiali di una Los Angeles insonne. Ed è proprio questa straordinaria capacità di parlare contemporaneamente alla mente e ai sensi che rende Collateral un autentico capolavoro del cinema contemporaneo. Un’opera di rara eleganza formale e profondità concettuale, destinata a rimanere un punto di riferimento per il cinema americano del XXI secolo.

Cisterna Volley, nuovo schiacciatore: arriva Lorenzo Magliano

E’ di Torino, ha compiuto 21 anni ad aprile: Lorenzo Magliano, alto 196 centimetri, di mestiere fa lo schiacciatore. Arriva dal Portoviro il quinto acquisto del Cisterna Volley, dopo Peng (centrale), Amaranto (opposto), Federici (libero) e Magalini (schiacciatore), che si aggiungono ai “vecchi” Fanizza (palleggiatore), Mazzone (centrale), Tosti (centrale) e Lanza (schiacciatore): per completare il roster a disposizione di coach Morato per la stagione 2026-2027 mancano uno schiacciatore, un palleggiatore, un libero e un centrale.

Lorenzo Magliano viene da una stagione di A2 chiusa con la semifinale playoff. “Eravamo partiti con obiettivi ambiziosi, poi le cose non sono andate proprio come volevamo ma siamo riusciti a riprenderci nel momento più importante, arrivando fino in semifinale, ci abbiamo creduto, giocando una buona pallavolo e resta l’amarezza per non avercela fatta”.

Lo schiacciatore ha giocato una stagione di livello, da qualche giorno è tornato a Torino dopo lo stage azzurro con la Nazionale Seniores B (a Cosenza), questa estate lo attende l’Europeo Under 22 in Portogallo. Affronterà la competizione continentale con la consapevolezza che il prossimo campionato, per lui, sarà un banco di prova importante. Cisterna rappresenta una grande occasione. “Chiusi i playoff di A2, ho sentito la necessità di cambiare, pensando che fosse il momento giusto per la Superlega”. Lorenzo Magliano in A1 ha esordito col Monza (aveva 17 anni), le stagioni successive le ha giocate in A2, prima con Cantù e, le ultime due a Portoviro, dove nel campionato 2024-2025 è stato allenato da Daniele Morato. “Col coach c’è stato sempre un rapporto di rispetto reciproco e stima, anche quando lui allenava i Diavoli Rosa ed era avversario, poi è diventato il mio coach: è innegabile che abbia avuto importanza nella mia scelta di venire a Cisterna, ma sicuramente non è stata l’unica motivazione che mi ha indotto ad accettare”.

Lorenzo Magliano aveva anche un’altra opzione, sempre di Superlega, molto vicina a Torino e altrettanto vicina Busto Arsizio, la città dove nella prossima stagione giocherà a pallavolo la sua fidanzata, Mija Šiftar (lo scorso anno a Pinerolo). “Sarebbe stata una scelta comoda, la più semplice, sulla carta quella più scontata da prendere – ha sottolineato lo schiacciatore – Nella realtà, però, Cisterna rappresenta il posto giusto per me, e sinceramente, Mija è stata d’accordo”.

A Cisterna troverà (oltre a Morato) parecchi amici: “Con Barotto e Fanizza ho sempre giocato nelle nazionali giovanili trovandomi molto bene anche fuori dal campo, Federici è stato mio compagno di squadra a Monza. In Brianza in realtà, parlo dell’anno dopo il Covid, c’era anche Lanza, ma non so se lui si ricorda di me. Io ero nelle giovanili, capitava che mi allenavo con i grandi, lui era veramente un modello da seguire: da un giocatore della sua esperienza e della sua grandezza ci si poteva aspettare una piccola dose di nonnismo, ma nulla, le cose le spiegava con altri metodi. Avrò tanto da imparare”.

Il suo numero è il 5, quando è libero dal volley ama viaggiare. “Di tempo a disposizione, tra partite e allenamenti, non ce n’è tanto, e quando posso cerco di prendermi delle pause, anche brevi, visitando posti nuovi. Gioco col numero 5 sulle spalle da quando, in Under 17, mi venne dato casualmente: da quel momento non l’ho più cambiato. Ho sempre giocato a pallavolo, quello di arrivare in alto è stato il mio obiettivo fin da bambino. Seguo il calcio, più che semplice appassionato sono un vero tifoso, del Toro. Mi piace anche il tennis. Ma il volley per me resta lo sport più bello in assoluto, lo direi anche se non fossi un giocatore. Mi sento pronto per la Superlega, consapevole di dover migliorare tanto sia in attacco sia a muro e di arrivare in un campionato che, con la A2, centra davvero poco. La tecnica è importantissima, allo stesso modo lo è la mentalità. La testa conta tanto, e le qualità individuali vengono fuori soltanto quando a guidarle è il carattere. Ho sensazioni davvero positive e, sono certo, che la realtà sarà come me la immagino”.

Elicottero precipita sul lago: un morto e tre feriti

Tragedia sul Lago Maggiore, dove un elicottero è precipitato a Solcio di Lesa, in provincia di Novara. Il bilancio dell’incidente è pesante: una persona ha perso la vita, mentre altre tre sono rimaste ferite.

Secondo le prime informazioni, il velivolo sarebbe caduto al suolo durante la fase di decollo per cause ancora in corso di accertamento. Nell’impatto uno degli occupanti è deceduto, mentre i tre feriti, tutti di nazionalità straniera, hanno riportato traumi giudicati di media gravità e sono stati classificati in codice giallo dai sanitari intervenuti.

Due dei feriti sono stati trasportati in elisoccorso all’ospedale di Novara, mentre il terzo è stato trasferito in ambulanza all’ospedale di Borgomanero per le cure del caso.

Immediato l’intervento dei soccorritori del 118, delle squadre di emergenza e delle forze dell’ordine, che hanno raggiunto la zona dell’incidente per mettere in sicurezza l’area e prestare assistenza agli occupanti del velivolo. Sul posto anche il sindaco di Lesa.

Sono ora in corso tutti gli accertamenti necessari per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto e chiarire le cause che hanno provocato la caduta dell’elicottero. Le indagini dovranno stabilire se all’origine dell’incidente vi siano stati problemi tecnici, errori operativi o altri fattori.

Dietro le sbarre. E la sicurezza diventa distanza

La città senza voce registra e subisce le ingiurie delle nuove parole d’ordine che regolano la vita in un mondo che è sempre più difficile riconoscere: povertà, disagio, insicurezza.

Parole d’ordine che dettano la tabella di marcia sulla linea di un domani già disegnato. E brutto.

Il centro cittadino, e non soltanto quello, è la vetrina di miserie umane allestita in modo permanente e rinnovata dí tanto in tanto da nuove facce e nuovi gruppi di senzatetto allergici a qualsiasi promessa di aiuto o di soccorso il cui fine ultimo è quello di toglierli dalla strada, dai parchi, dai portici, dagli androni dei palazzi, dagli scantinati di ospedali e immobili disabitati, tutti luoghi nei quali i senzatetto hanno scelto di stare e che non vogliono abbandonare.

Finché li vediamo, ogni giorno e ad ogni ora, abbiamo la percezione di un problema, che assume proporzioni sempre maggiori.

La prima soluzione che viene in mente è cancellare quelle immagini, farle sparire insieme a quei volti, a quegli zaini poggiati su cartoni o ai piedi di una panchina e con dentro una vita fatta di niente.

Una vita che spaventa chi sta dall’altra parte e pensa di avercela fatta, o di averla scampata. Chi può si difende. Anche chi non dovrebbe, si difende.

Le cancellate sul sagrato della cattedrale di San Marco, le inferriate che isolano il piazzale antistante la chiesa di Santa Maria Goretti, e adesso anche la prospettiva di un altro sacrificio, quello di privare i cittadini dell’accesso nel piazzale Araldo Di Crollalanza, il giardino contenuto nel ferro di cavallo di Palazzo Emme. Ragioni di sicurezza.

Ma quale posto è più sicuro di un presidio provinciale della Guardia di Finanza, di una Questura o di una caserma dei carabinieri, sorvegliate giorno e notte? Davvero servono le inferriate? Asserragliarsi dietro una barriera in ferro può rinforzare la difesa di un luogo, ma non costituisce un baluardo per la difesa dell’ordine pubblico, e nemmeno cancella le immagini della miseria che ci circonda.

Le inferriate servono soltanto a dividere, a tenere alla larga un problema, confinandolo fuori, all’esterno, allontanandolo. Niente senzatetto distesi al riparo del colonnato di una chiesa, niente adolescenti seduti sugli scalini di accesso a una sede istituzionale a condividere una birra o uno spinello. Li vedremo due passi più avanti, meno appartati, dunque più esposti, più visibili, più riconoscibili. Più fragili.

La città senza voce non trova le parole per affrontare se stessa. Nemmeno il coraggio.

Latina: travolto in scooter da un’auto in fuga, Cristiano Cordoma è morto dopo una settimana di ricovero

Non ce l’ha fatta Cristiano Maria Cordoma, ragazzo di Latina di 19 anni: è deceduto stamattina nel reparto di Rianimazione dell’ospedale romano San Camillo Forlanini a distanza di una settimana dallo spaventoso incidente stradale nel centro di Latina che lo aveva visto coinvolto mentre si trovava in scooter con la fidanzata. Frequentava il liceo scientifico Grassi e avrebbe dovuto sostenere l’esame di maturità tra pochi giorni, ma era anche un bravo calciatore, passato alla società sportiva del Pontedera lo scorso inverno.

Lo scontro che si è rivelato fatale era avvenuto nella notte tra sabato e domenica in via Pio VI, dove Cristiano Maria Cordoma transitava in scooter insieme alla fidanzata. Erano stati centrati in pieno da un’auto sbucata da via IV Novembre ed erano stati sbalzati per diversi metri. L’automobilista che aveva provocato il sinistro si era allontanato, ma i due giovani erano stati soccorsi e trasportati in ospedale, presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti dove le condizioni del 19enne erano apparse talmente gravi da richiedere il trasferimento d’urgenza presso il San Camillo di Roma. La sua fidanzata, invece, aveva riportato ferite meno gravi.

Quella notte erano intervenute le pattuglie della Squadra Volante per gli accertamenti sulla dinamica e avevano raccolto una serie di elementi utili a rintracciare l’automobilista che si era dileguato. Fatto sta che quest’ultimo, un ragazzo di 23 anni, nel corso della mattinata si era presentato in Questura accompagnato dal proprio legale di fiducia: aveva ammesso i fatti e dichiarato di essere stato coinvolto nell’incidente mentre guidava l’auto del compagno di sua madre. A questo punto la sua posizione si aggrava nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno al reato di omicidio stradale.

Commercio di vicinato e Tari, Confesercenti Latina incontra il sindaco Celentano

Commercio di prossimità, sostegno alle imprese e alleggerimento della pressione fiscale locale. Sono stati questi i principali temi affrontati nell’incontro che si è svolto il 12 giugno tra il presidente provinciale di Confesercenti Latina, Massimo Ceccarini, e il sindaco di Latina Matilde Celentano.

Al confronto, ospitato in Comune, hanno partecipato anche l’assessore alle Attività produttive Antonio Cosentino, il capo di gabinetto Agostino Marcheselli e il coordinatore provinciale di Confesercenti Ivan Simeone.

Le difficoltà del commercio locale

Nel corso dell’incontro, Confesercenti ha richiamato l’attenzione sulle criticità che stanno attraversando le attività commerciali del capoluogo, evidenziando la necessità di interventi concreti a sostegno delle imprese presenti nel centro cittadino, nei quartieri e nei borghi.

Tra le richieste avanzate dall’associazione di categoria anche l’avvio di un percorso condiviso per la definizione del Piano del Commercio cittadino e l’istituzione di un confronto periodico con l’amministrazione comunale.

Il tema della TARI

Particolare attenzione è stata dedicata alla proposta di adesione del Comune alla cosiddetta “Rottamazione Quinquies”, misura che consentirebbe di intervenire sulle posizioni debitorie legate alla TARI e ad altre imposte e sanzioni comunali, offrendo un’opportunità sia alle imprese sia alle famiglie in difficoltà.

Secondo quanto riferito da Confesercenti, il sindaco Celentano ha confermato l’intenzione dell’amministrazione di aderire al provvedimento. Una volta completato l’iter tecnico-amministrativo, la proposta sarà portata all’esame del Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

“Confronto permanente con il Comune”

«L’obiettivo è proseguire in un confronto permanente con l’amministrazione comunale per individuare soluzioni efficaci a sostegno delle imprese, della vivibilità urbana e dell’attrattività del centro cittadino», ha dichiarato il presidente provinciale di Confesercenti, Massimo Ceccarini.

Il ladro delle biciclette elettriche patteggia ed è già libero

Ha patteggiato un anno di reclusione ed è di nuovo libero il cittadino marocchino di 35 anni residente a Latina arrestato a Nettuno per il furto di una bicicletta elettrica.

Finito ieri davanti al giudice monocratico del Tribunale di Velletri, l’uomo doveva rispondere del furto aggravato, ma ha potuto ottenere la sospensione della pena, quindi è tornato in libertà.

Anche e soprattutto perché l’unica condanna precedente, quella per l’arresto di tre mesi fa a Latina, sempre per un furto di biciclette, non è ancora passata in giudicato.

Questa volta è stato sorpreso dal dipendente di un supermercato nella periferia di Latina mentre rubava la sua bicicletta elettrica.

Ne è nata una colluttazione che non ha permesso al ladro di divincolarsi, bloccato alla parte offesa del furto fino all’arrivo dei poliziotti del Commissariato.

Tra l’altro già all’inizio di marzo, insieme a un complice che non fu trovato, il 35enne marocchino aveva rubato le bici di una madre e di sua figlia, poi aveva cercato di scappare nel traffico dalla Polizia.

Per quell’episodio era stato arrestato e condannato in primo grado a quattro mesi di reclusione, anche in quel caso col beneficio della sospensione.

Evade dai domiciliari, arrestato un 62enne a Minturno

Un 62enne di Minturno è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione per evasione. L’uomo, che era agli arresti domiciliari, si è allontanato dall’abitazione senza alcuna autorizzazione.

I carabinieri lo hanno sorpreso in flagrante e lo hanno arrestato. Successivamente è stato processato per direttissima presso il Tribunale di Cassino. Il giudice, oltre a convalidare l’arresto, ha deciso di concedere gli arresti domiciliari, misura che aveva prima dell’evasione