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Latina, tenta di uscire dal negozio senza pagare: denunciata una 27enne

I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Latina hanno denunciato in stato di libertà una donna di 27 anni del posto, già nota alle forze di polizia, per tentato furto.

L’intervento è avvenuto nella serata di ieri, a seguito di una segnalazione giunta al 112 N.U.E..

Bloccata dal personale di sicurezza

I militari sono intervenuti presso un esercizio pubblico all’interno di un centro commerciale, dove il personale addetto alla sicurezza aveva già fermato la donna.

La 27enne stava tentando di superare le casse dopo aver prelevato dagli scaffali bottiglie di alcolici, liquori e dolciumi, occultandoli sulla propria persona.

Merce restituita

La merce è stata recuperata e restituita al legittimo proprietario.

Pontinia, controlli in un’azienda agricola: denunciato il titolare

Nella mattinata di ieri i Carabinieri delle Stazioni di Pontinia e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Latina hanno effettuato un accesso ispettivo presso un’azienda agricola impegnata nell’attività di allevamento.

Il controllo rientra nei servizi mirati alla prevenzione del fenomeno del caporalato.

Denunciato il titolare

Al termine delle verifiche, il titolare dell’azienda, un uomo di 50 anni del posto, è stato denunciato in stato di libertà per mancanza dei requisiti di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro e per omessa adozione di misure di primo soccorso.

Ammende per oltre 4.800 euro

Nel medesimo contesto sono state elevate ammende per oltre 4.800 euro nei confronti del titolare.

Posizione dei lavoratori

Durante il controllo sono stati verificati tre lavoratori, due di nazionalità indiana e uno di nazionalità egiziana.

Tutti sono risultati regolarmente presenti sul territorio nazionale e in regola con le comunicazioni di assunzione.

Latina, senza patente con droga e coltelli: denunciato un 41enne

I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Latina hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 41 anni del posto, già noto alle forze di polizia, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e porto di armi od oggetti atti ad offendere.

Denunciato anche un 18enne del posto per detenzione abusiva di munizioni.

L’intervento è avvenuto nella notte, durante un posto di controllo alla circolazione stradale.

Senza patente e mezzo irregolare

L’uomo è stato fermato mentre era in sella a un ciclomotore di proprietà del 18enne.

Dagli accertamenti è emerso che era privo di patente, poiché sospesa, e che il mezzo risultava senza assicurazione e senza revisione.

Droga e coltelli trovati durante la perquisizione

L’atteggiamento nervoso del conducente ha insospettito i militari, che hanno deciso di effettuare una perquisizione personale e veicolare.

Nel corso dei controlli sono stati rinvenuti circa 32 grammi di hashish, un coltello a mandorla intriso della sostanza, un coltello a serramanico e un bilancino di precisione.

Perquisizione in casa

Le verifiche sono state estese all’abitazione dell’indagato, dove sono stati trovati altri due bilancini di precisione e materiale utilizzato per il confezionamento dello stupefacente.

Munizioni trovate al 18enne

All’interno dell’abitazione era presente anche il 18enne, che, sottoposto a perquisizione personale, è stato trovato in possesso di un proiettile calibro 7.65 non denunciato.

Sequestro del materiale

Tutto il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro.

La sostanza stupefacente sarà sottoposta ad analisi di laboratorio, quantitative e qualitative, secondo le disposizioni dell’Autorità Giudiziaria.

“Esodo cisternese”: ieri in città le celebrazioni

La memoria cammina per le strade della città, attraversa piazze e si ferma davanti ai monumenti. A 82 anni dall’Esodo cisternese, Cisterna ha rinnovato il suo ricordo con una mattinata intensa, scandita da cerimonie, silenzi e parole che guardano al passato ma interrogano il presente.

Il cuore delle celebrazioni è stato il corteo partito da Piazza XIX Marzo, con autorità, associazioni e cittadini al seguito del Gonfalone comunale. Un percorso simbolico che ha condotto fino al Monumento ai caduti in Piazza Amedeo di Savoia, dove si è svolto il momento più solenne.

Qui il sindaco Valentino Mantini ha deposto una corona d’alloro, ricordando il dramma vissuto dalla città nel 1944, quando Cisterna si trovò al centro dei combattimenti tra le truppe alleate e le forze nazifasciste. Giorni segnati da bombardamenti, paura e fuga: 56 giorni trascorsi nelle grotte, fino alla deportazione forzata del 19 marzo, quando intere famiglie furono costrette a lasciare tutto.

Un racconto che non si ferma alla storia. «La guerra non è finita — ha sottolineato il primo cittadino — continua a produrre dolore anche oggi», richiamando le immagini di conflitti contemporanei che entrano quotidianamente nelle case.

Le celebrazioni sono proseguite con la deposizione di fiori nei luoghi simbolo della memoria cittadina: dal Monumento alle vittime civili in Largo Volpi alla Stele dell’Esodo in Piazza Caetani, fino alle Grotte Caetani, rifugio della popolazione durante i bombardamenti.

Proprio lì, tra quelle pareti che raccontano ancora la paura di allora, la memoria è passata di mano. Nel cortile di Palazzo Caetani, lo storico Pier Giacomo Sottoriva ha condiviso con gli studenti il racconto diretto di quei giorni. Un ponte tra generazioni, perché ciò che è accaduto continui a vivere non solo nei libri, ma nella coscienza collettiva.

A Fondi nasce il Campo Progressista: il candidato sindaco è Venditti

35enne, in consiglio comunale dal 2020 con la civica “Camminare Insieme” e attivo nel Partito Democratico da tempo. È lui il candidato a sindaco del centrosinistra di Fondi: Salvatore Venditti.

Il nome era nell’aria da tempo, ma tra tira e molla e sintesi tra le forze politiche, quello che sembrava potesse diventare il primo a scendere in campo, in realtà è arrivato terzo, dopo Vincenzo Carnevale e Annarita Del Sole.

A sostenerlo in questa corsa le forze politiche del Partito Democratico, del Movimento Cinque Stelle e di Alleanza Verdi Sinistra, anche se nella nota si apre alla società civile e a “tutte quelle forze politiche che non si riconoscono nell’attuale maggioranza locale né nella destra che governa la Regione Lazio e il Paese”.

La sfida è ovviamente rivolta a chi amministra la città: “Siamo convinti che la candidatura di Venditti possa ridare slancio a un elettorato stanco di assistere al continuo cambio di nomi e sigle, senza che mutino realmente le logiche di gestione del potere” spiegano i sostenitori.

Venditti nelle prime dichiarazioni da aspirante sindaco si dice “emozionato” e “fiero”, precisando: “Il mio ruolo non è quello di un leader, ma di un collante, di chi è pronto a costruire sintesi. Il sindaco, dopotutto, non è il primo cittadino, ma l’ultimo, perché deve rappresentare tutti”.

Nella nota diramata compaiono i nomi dei tre schieramenti a cui si faceva riferimento prima, ovvero il Pd, il M5S e AVS. Non c’è traccia di altre forze più centriste con le quali, però, ancora intercorre un dialogo che non è chiaro se porterà o meno alla sintesi necessaria per arrivare all’accordo. Allo stesso tempo è da vedere se le liste saranno quelle dei simboli o, se ci saranno anche delle civiche in supporto.

Latina, confisca da oltre un milione di euro a soggetto ritenuto socialmente pericoloso

Nei giorni scorsi i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina hanno eseguito un provvedimento di confisca di primo grado emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione.

Il provvedimento, adottato nell’ambito della normativa prevista dal Codice Antimafia, riguarda beni per un valore complessivo stimato in oltre 1 milione di euro, riconducibili a un soggetto di Latina ritenuto socialmente pericoloso.

I precedenti e le indagini

Secondo quanto emerso dalle investigazioni, l’uomo sarebbe stato nel tempo coinvolto in reati legati alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, risultando anche sottoposto a misura cautelare in carcere in una delle indagini a suo carico.

Le attività investigative hanno evidenziato una continuità nelle condotte delittuose, che avrebbe consentito l’accumulo di profitti illeciti.

Patrimonio sproporzionato ai redditi

Gli accertamenti patrimoniali hanno evidenziato un tenore di vita non compatibile con i redditi dichiarati, elemento ritenuto indice della pericolosità del soggetto.

Le verifiche, estese anche al nucleo familiare, hanno consentito di ricostruire un patrimonio composto da beni mobili registrati, beni di lusso e disponibilità finanziarie.

I beni confiscati

Tra i beni oggetto della confisca figurano autovetture, motocicli, orologi, gioielli, vini di pregio e risorse finanziarie, per un valore complessivo superiore al milione di euro.

Il patrimonio era già stato sottoposto a sequestro nell’ottobre 2024 su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, su richiesta della Procura della Repubblica di Latina.

Operazione congiunta e contrasto ai patrimoni illeciti

Il provvedimento rappresenta il risultato dell’azione congiunta tra la Procura della Repubblica di Latina e la Guardia di Finanza, nell’ambito delle strategie di contrasto ai patrimoni illeciti.

L’operazione si inserisce nelle attività finalizzate a colpire i beni accumulati attraverso attività criminali, con l’obiettivo di restituire alla collettività le ricchezze sottratte alla legalità.

Latina – Arriva l’ordine di demolizione per il palazzo di Malvaso a Borgo Piave

Nei giorni scorsi la Procura Generale di Roma ha notificato a Vincenzo Malvaso l’ordine di demolizione del palazzo realizzato a Borgo Piave, in qualità di titolare della società Piave Costruzioni proprietaria dell’area e destinataria del permesso di costruire. Lo scorso mese di febbraio infatti è divenuta irrevocabile la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma, seppure riducendo la pena, confermava la decisione assunta dal Tribunale di Latina, nel luglio del 2017, condannando Malvaso anche alla demolizione del fabbricato.

Questo è l’epilogo di un’inchiesta nata nel 2013, all’epoca coordinata dal sostituto procuratore Gregorio Capasso, di recente nominato procuratore capo di Latina, per verificare la legittimità della variante al Piano Particolareggiato Esecutivo di Borgo Piave che conferiva, al terreno della società di Malvaso, una volumetria aggiuntiva rispetto a quella originale, vicenda poi confluita a sua volta nell’inchiesta “Olimpia” dopo l’annullamento dei Ppe approvati in quel periodo. Nel caso di Borgo Piave, secondo la pubblica accusa, sulla base di quanto accertato dai forestali del Nipaaf, la variante era illegittima perché viziata dall’abuso d’ufficio, reato nel frattempo abrogato, che oltre all’imprenditore ed ex Consigliere comunale tirava in ballo anche il progettista, l’allora assessore all’urbanistica, e due tecnici comunali, poi assolti.

In primo grado, nove anni fa, Vincenzo Malvaso aveva ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato e il giudice per l’udienza preliminare Pierpaolo Bortone lo aveva condannato a un anno e otto mesi di reclusione, ma anche alla demolizione del fabbricato, riconoscendo la violazione delle norme urbanistiche. Successivamente l’imprenditore aveva rinunciato alla prescrizione, in virtù anche dell’assoluzione nel processo “Olimpia”, ma nel febbraio dello scorso anno i giudici della Corte d’Appello hanno confermato la sentenza di colpevolezza, riducendo la pena a sei mesi come conseguenza dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio.

Nel frattempo però lo stesso fabbricato di Borgo Piave è finito di nuovo sotto sequestro, nell’ambito di una nuova inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano che è costata una nuova citazione in giudizio per Malvaso.

Perché dopo la prima condanna del 2017, in attesa che la sentenza passasse in giudicato, e in virtù dell’annullamento dell’ordinanza di demolizione del Comune da parte del Tar di Latina, l’edificio era stato dissequestrato e la società di Malvaso aveva riaperto il cantiere per completare l’edificio. Una nuova indagine dei carabinieri forestali nel Nipaaf ha permesso, due anni fa, di scoprire che i nuovi lavori erano illegittimi, perché la Segnalazione certificata di inizio attività depositata in Comune per la riapertura del cantiere si basava sul permesso di costruire non più valido, essendo stato rilasciato quando era in vigore la variante, annullata, del Piano Particolareggiato Esecutivo di Borgo Piave.

Tra l’altro il completamento comprendeva una volumetria non più legittimata, superiore a quella conferita al terreno dal Ppe originale, tornato vigente dopo l’annullamento della variante, senza tenere conto del fatto che era pendente ancora l’ordine di demolizione del Tribunale di Latina, divenuto efficace lo scorso febbraio.

Ora Vincenzo Malvaso ha sessanta giorni di tempo per demolire il fabbricato, ma per ora il terreno è sottoposto a sequestro nell’ambito dell’ultima inchiesta approdata in un’aula del Tribunale di Latina.

Italia Viva: “votiamo ‘No’ al referendum per garantire l’eguaglianza”

“Siamo stati chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento, non c’è stata una condivisione larga. E il governo non ha favorito la discussione, ma vuole provare il colpo di mano per attaccare in modo spregiudicato la magistratura. La magistratura italiana che ha il compito esclusivo di far osservare le leggi viene richiamata come politicizzata quando fa le cose che non piacciono al Governo Meloni”.

Il segretario provinciale di Italia Viva, Vincenzo Giovannini, affida ad una dettagliata nota stampa la posizione del suo partito sul referendum, spiegando perché bisognerebbe votare no.

“Le parole di delegittimazione verso i magistrati – dice Giovannini nel documento – sono il prologo propagandistico della proposta Nordio. Ogni sentenza sgradita diventa sabotaggio, ogni risarcimento un attentato alla sovranità. Sono convinto che l’indipendenza della magistratura, l’equilibrio dei poteri, serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo e controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. Votare No al referendum per mantenere un giudice che non sia prono al potere. L’indipendenza della magistratura dal Governo assicura la garanzia dei diritti di tutte e tutti”.

“La magistratura è un potere scomodo per certa politica che pretende di avere mano libera, di agire senza limiti e per tutti coloro che non vogliono vincoli, magari perché perseguono il profitto a discapito dei diritti dei lavoratori o della tutela dell’ambiente. Bisogna votare NO – conclude Giovannini – per garantire che la legge sia uguale per tutti”.

Latina, ai domiciliari ma con la droga in casa: arrestato un 34enne

La Polizia di Stato ha arrestato un uomo classe 1991, già sottoposto agli arresti domiciliari per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività rientra nei controlli costanti sui soggetti destinatari di misure restrittive o alternative alla detenzione.

Intervento presso l’abitazione

Gli agenti della Squadra Volante, impegnati nei servizi di controllo del territorio, sono intervenuti presso l’abitazione dell’uomo.

Il 34enne era stato arrestato alcune settimane fa nell’ambito di un’attività antidroga e successivamente posto ai domiciliari.

Il controllo e la perquisizione

Durante il controllo domiciliare, gli operatori hanno notato un comportamento sospetto e segnali riconducibili alla presenza di sostanza stupefacente.

A seguito degli accertamenti, sul posto sono intervenuti gli investigatori della Squadra Mobile, che hanno eseguito una perquisizione.

Sequestrata cocaina

Nel corso delle verifiche è stata rinvenuta e sequestrata sostanza stupefacente del tipo cocaina, suddivisa in modo compatibile con l’attività di spaccio.

Gli agenti hanno inoltre trovato materiale ritenuto destinato al confezionamento delle dosi.

Arresto in flagranza

Alla luce degli elementi raccolti, l’uomo è stato arrestato in flagranza di reato e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per il giudizio direttissimo.

Attività di contrasto allo spaccio

L’operazione si inserisce nelle attività della Polizia di Stato volte al contrasto del traffico di droga, con particolare attenzione ai soggetti già sottoposti a misure restrittive.

Formia, arrestato su mandato europeo: fermato in una struttura ricettiva

La Polizia di Stato di Formia ha arrestato un cittadino rumeno classe 1983.

L’uomo era destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità del Paese di origine per reati legati all’uso e al possesso di documenti falsi.

L’intervento è scaturito da una segnalazione relativa alla sua presenza in una struttura ricettiva della città.

Intervento e identificazione

La pattuglia del Commissariato è intervenuta sul posto.

Gli agenti hanno proceduto al controllo e alla successiva identificazione del soggetto.

Dagli accertamenti è emerso che risultava destinatario di un provvedimento restrittivo inserito nelle banche dati internazionali.

Conferma del mandato e arresto

L’uomo è stato accompagnato presso gli uffici di polizia per gli accertamenti di rito.

È stata quindi confermata la validità del mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria rumena.

Il provvedimento riguarda reati previsti dalla normativa penale del Paese di origine, per i quali risulta condannato.

Ultimate le formalità, è stato tratto in arresto e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente per le procedure di consegna.

Cooperazione internazionale e controlli

L’operazione rientra nelle attività di controllo del territorio e di cooperazione internazionale tra le forze di polizia.

Conferma inoltre l’efficacia del sistema di scambio informativo e del monitoraggio delle presenze sul territorio.