Latina – Arriva l’ordine di demolizione per il palazzo di Malvaso a Borgo Piave

Irrevocabile la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma confermava la condanna e l’abbattimento decisi dal Tribunale di Latina

Nei giorni scorsi la Procura Generale di Roma ha notificato a Vincenzo Malvaso l’ordine di demolizione del palazzo realizzato a Borgo Piave, in qualità di titolare della società Piave Costruzioni proprietaria dell’area e destinataria del permesso di costruire. Lo scorso mese di febbraio infatti è divenuta irrevocabile la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma, seppure riducendo la pena, confermava la decisione assunta dal Tribunale di Latina, nel luglio del 2017, condannando Malvaso anche alla demolizione del fabbricato.

Questo è l’epilogo di un’inchiesta nata nel 2013, all’epoca coordinata dal sostituto procuratore Gregorio Capasso, di recente nominato procuratore capo di Latina, per verificare la legittimità della variante al Piano Particolareggiato Esecutivo di Borgo Piave che conferiva, al terreno della società di Malvaso, una volumetria aggiuntiva rispetto a quella originale, vicenda poi confluita a sua volta nell’inchiesta “Olimpia” dopo l’annullamento dei Ppe approvati in quel periodo. Nel caso di Borgo Piave, secondo la pubblica accusa, sulla base di quanto accertato dai forestali del Nipaaf, la variante era illegittima perché viziata dall’abuso d’ufficio, reato nel frattempo abrogato, che oltre all’imprenditore ed ex Consigliere comunale tirava in ballo anche il progettista, l’allora assessore all’urbanistica, e due tecnici comunali, poi assolti.

In primo grado, nove anni fa, Vincenzo Malvaso aveva ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato e il giudice per l’udienza preliminare Pierpaolo Bortone lo aveva condannato a un anno e otto mesi di reclusione, ma anche alla demolizione del fabbricato, riconoscendo la violazione delle norme urbanistiche. Successivamente l’imprenditore aveva rinunciato alla prescrizione, in virtù anche dell’assoluzione nel processo “Olimpia”, ma nel febbraio dello scorso anno i giudici della Corte d’Appello hanno confermato la sentenza di colpevolezza, riducendo la pena a sei mesi come conseguenza dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio.

Nel frattempo però lo stesso fabbricato di Borgo Piave è finito di nuovo sotto sequestro, nell’ambito di una nuova inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano che è costata una nuova citazione in giudizio per Malvaso.

Perché dopo la prima condanna del 2017, in attesa che la sentenza passasse in giudicato, e in virtù dell’annullamento dell’ordinanza di demolizione del Comune da parte del Tar di Latina, l’edificio era stato dissequestrato e la società di Malvaso aveva riaperto il cantiere per completare l’edificio. Una nuova indagine dei carabinieri forestali nel Nipaaf ha permesso, due anni fa, di scoprire che i nuovi lavori erano illegittimi, perché la Segnalazione certificata di inizio attività depositata in Comune per la riapertura del cantiere si basava sul permesso di costruire non più valido, essendo stato rilasciato quando era in vigore la variante, annullata, del Piano Particolareggiato Esecutivo di Borgo Piave.

Tra l’altro il completamento comprendeva una volumetria non più legittimata, superiore a quella conferita al terreno dal Ppe originale, tornato vigente dopo l’annullamento della variante, senza tenere conto del fatto che era pendente ancora l’ordine di demolizione del Tribunale di Latina, divenuto efficace lo scorso febbraio.

Ora Vincenzo Malvaso ha sessanta giorni di tempo per demolire il fabbricato, ma per ora il terreno è sottoposto a sequestro nell’ambito dell’ultima inchiesta approdata in un’aula del Tribunale di Latina.

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