Home Blog Pagina 19

Il “Santa Maria Goretti” ai vertici nazionali della cardiologia interventistica

L’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina si conferma uno dei principali centri italiani per la cardiologia interventistica, con una leadership nazionale in procedure tempo-dipendenti e ad alta complessità.

Secondo i dati della Società Italiana di Cardiologia Interventistica – GISE riferiti al 2025, presentati stamattina al Ministero della Salute durante il convegno “Gap2Care – Misurare le Differenze per garantire equità”, il Presidio Ospedaliero pontino è al primo posto in Italia per diverse tipologie di complessi interventi effettuati.

Il Goretti risulta primo in Italia, su 249 centri nazionali analizzati, per angioplastiche primarie nell’infarto miocardico acuto associato a sopraslivellamento del tratto ST, con ben 423 procedure. Si tratta di un dato che, più di altri, racconta la capacità di un ospedale di rispondere all’emergenza cardiologica poiché in questa condizione ogni minuto conta, visto che la riapertura tempestiva dell’arteria coronaria occlusa può fare la differenza tra recupero e danno permanente al cuore.

La leadership nazionale del Goretti emerge anche nelle angioplastiche coronariche multivasali, con 1.135 procedure, e nelle angioplastiche del tronco comune non protetto, con 364 procedure. Entrambi sono interventi che riguardano forme particolarmente impegnative di malattia coronarica.

Le cifre sono tanto più rilevanti perché il Santa Maria Goretti non lavora prevalentemente su pazienti elettivi, programmati e clinicamente stabili, ma tratta in larga misura pazienti instabili, spesso reduci da una sindrome coronarica acuta recente. Questo significa affrontare quadri clinici più complessi, con maggiore necessità di monitoraggio, stabilizzazione e decisioni rapide, e con inevitabili prolungamenti dei tempi di ricovero rispetto alla casistica elettiva.

Il profilo di alta intensità clinica è confermato anche dal primo posto nazionale nelle angioplastiche nelle sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del tratto ST, con 708 procedure. In termini pratici, si tratta di pazienti che spesso arrivano in ospedale con dolore toracico, alterazioni degli esami o del quadro clinico: casi che richiedono valutazione specialistica, stratificazione del rischio e, quando indicato, trattamento invasivo tempestivo.

Accanto all’attività coronarica, il Goretti mostra risultati di rilievo anche in ambiti innovativi della cardiologia interventistica, tanto da risultare primo in Italia per procedure di denervazione renale, con 32 procedure. Si tratta di un settore in evoluzione, rivolto a pazienti selezionati con ipertensione arteriosa difficile da controllare, e testimonia la capacità dell’ospedale di affiancare all’emergenza anche percorsi tecnologicamente avanzati.

Il quadro complessivo conferma il ruolo del Santa Maria Goretti come hub cardiologico di riferimento non solo nel Lazio, ma nel panorama nazionale. Il centro è inoltre sesto in Italia per angioplastiche coronariche totali, con 1.364 procedure, e quarto per stent medicati impiantati, con 2.365 dispositivi.

Tutti i dati, riguardando emergenze cardiologiche e procedure ad alta complessità, sono indicatori importanti della capacità organizzativa, dell’esperienza maturata e della tenuta di una rete assistenziale. Nel caso del Goretti, raccontano una cardiologia che lavora ad alta intensità, con una forte integrazione tra ospedale e territorio, e con un ruolo sempre più riconoscibile nel sistema sanitario nazionale.

“Il nostro plauso va all’intera équipe cardiologica dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, coordinata dal Prof. Francesco Versaci all’intera quadra di medici, infermieri, tecnici, personale dell’UTIC, dell’emodinamica e della cardiologia, insieme ai professionisti dell’emergenza e del territorio”, ha dichiarato la Direttrice Generale della Asl di Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli. “Questi primati, che ci onorano, sono anche la riprova della performance della rete della nostra Azienda Sanitaria e dell’organizzazione che collega territorio, emergenza-urgenza, 118, pronto soccorso, UTIC ed emodinamica per portare il paziente nel posto giusto nel minor tempo possibile”.

Incidente sulla Pontina, c’è un’altra vittima: non ce l’ha fatta la figlia neonata del 50enne morto

Non ce l’ha fatta la neonata di due mesi coinvolta con i genitori nel tragico incidente stradale al chilometro 73 della statale Pontina nella periferia di Latina, che era costato la vita già al padre 50enne. Rianimata due volte dai soccorritori sul luogo del sinistro, la piccola era stata trasferita d’urgenza in eliambulanza presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ma gli sforzi dei medici non sono bastatati per salvarle la vita. Il decesso risale alla giornata di ieri.

L’incidente si era verificato venerdì mattina nei pressi di Borgo Isonzo, dove la coppia di nazionalità indiana, con la figlia neonata, viaggiava a bordo di un suv Nissan Qasqhai che ha sbandato improvvisamente, c’entrando un’utilitaria e un carroattrezzi che viaggiavano in direzione opposta. Nel violento impatto il 50enne alla guida del suv era morto sul colpo, mentre la moglie e la figlia neonata sedute sul sedile posteriore avevano riportato gravissime conseguenze.

Anche la donna, le tre persone a bordo dell’utilitaria e il conducente del carro attrezzi erano rimasti feriti in maniera seria. Erano intervenute due eliambulanze che avevano trasferito a Roma sia la bimba che la madre, più un terzo ferito. Tutti gli altri erano stati trasportati al Goretti di Latina.

Sulla dinamica della tragedia sono in corso gli accertamenti della Polizia Stradale di Latina che sta compiendo una serie di verifiche per risalire alla causa della carambola di veicoli.

Terracina, condannato per Rapina non rispetta gli obblighi imposti dal giudice: finisce in carcere

Dagli obblighi di firma alla detenzione in carcere. È questo l’esito del provvedimento eseguito nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato di Terracina nei confronti di un uomo già sottoposto a misura cautelare nell’ambito di un procedimento penale per rapina, ricettazione, porto di oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo quanto emerso, il Tribunale di Latina ha disposto l’aggravamento della misura dopo che gli agenti del Commissariato di Terracina hanno accertato una serie di violazioni delle prescrizioni imposte dall’Autorità giudiziaria. Le inosservanze sono state segnalate alla magistratura che, ritenendo non più sufficiente l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha deciso di sostituirlo con la custodia cautelare in carcere.

L’uomo, già condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per i reati contestati, è stato rintracciato dai poliziotti e accompagnato in un istituto penitenziario, dove resterà a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di controllo svolte dalle forze dell’ordine sui soggetti sottoposti a misure cautelari, con l’obiettivo di verificare il rispetto delle prescrizioni imposte e garantire la tutela della sicurezza pubblica.

Latina – Gambizzato a colpi di pistola, sequestrata l’auto usata per arrivare all’ospedale

Ascoltato dagli investigatori nelle ore successive al suo ricovero, l’uomo di 47 anni finito in ospedale con ferite da colpi di pistola alla gamba sinistra non ha fornito particolari utili a indirizzare l’indagine sulla sua gambizzazione, è stato a dir poco elusivo, ma ciò non ha impedito ai poliziotti della Squadra Mobile di compiere i primi accertamenti utili all’indagine. 

Prima di tutto gli investigatori della Questura hanno individuato il luogo esatto dove si è consumato l’agguato, poi sono risaliti alla vettura con la quale l’uomo è stato accompagnato in ospedale l’altra notte.

Come spesso avviene in questi casi l’indagine procede lungo due binari paralleli. Da un lato i poliziotti stanno ricostruendo il contesto nel quale è maturato il ferimento a colpi di pistola, ovvero i contatti della vittima e i dissidi che può avere avuto negli ultimi tempi, tali da giustificare un episodio del genere. Dall’altro gli investigatori sono alla ricerca di elementi di prova concreti che possano fornire riscontri oggettivi.

La vittima dal canto suo assicura di non sapere chi sia stato a sparargli alla gamba e di non avere avuto problemi con nessuno o comunque di averli risolti tutti nel tempo, quindi non ha fornito spunti utili a cogliere dei sospetti. Al tempo stesso i poliziotti sono riusciti a individuare la Fiat 500 con la quale il 47enne, originario dell’hinterland napoletano ma trapiantato da anni a Latina, è stato accompagnato l’altra notte in pronto soccorso con le due ferite alla gamba sinistra. La vettura era in uso a una donna sua conoscente, che aveva trascorso la serata con lui e altre persone: è stata sequestrata per essere analizzata dalla scientifica in cerca di tracce utili a individuare le persone coinvolte e chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

Ricostruendo i movimenti della vittima quella notte, i poliziotti hanno individuato anche il luogo dove l’uomo sostiene di essersi trovato quando è stato affrontato dallo sconosciuto armato di pistola. Vale a dire una traversa della statale Pontina a sud di Latina, dove vive un suo conoscente e aveva trascorso la serata. Lungo questa strada gli investigatori hanno trovato tracce di sangue potenzialmente riconducibili al ferito e hanno compiuto un accurato sopralluogo, sempre alla ricerca di tracce utili ai fini dell’indagine.

Sorelle di Minturno scomparse, 14 giorni Senza Sarah e Alisya 

Non ci sono indagati, almeno per ora, nell’inchiesta relativa alla scomparsa delle sorelle di Minturno Sarah e Alisya Di Giacinto, allontanatesi 14 giorni fa dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Lo ha confermato il Procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, all’uscita dalla caserma dei carabinieri di Villetta Barrea, dove è stato ascoltato Youssef, il fidanzatino egiziano di Alisya. Il magistrato ha spiegato che la sua presenza e quella dei suoi collaboratori a Villetta Barrea fa parte dell’attività lavorativa. 

“Non abbiamo ancora finito” ha poi concluso prima di lasciare il centro abruzzese. Dichiarazioni che lasciano intravedere qualche spiraglio positivo, anche se le ultime affermazioni rese agli investigatori da Youssef potrebbero aggiungere qualche altro tassello al mosaico che faticosamente stanno cercando di ricostruire. 

Sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore capo di Cassino Carlo Fucci, il quale ha specificato che sembra logico il fatto che le due giovani siano con qualcuno, perché è trascorso molto tempo. Ha altresì aggiunto che è normale che le ricerche vengano effettuate nei luoghi dove ci potrebbero essere dei punti di riferimento.

Palazzo M e le sbarre sul corso: la città ai domiciliari 

Il silenzio tombale sul progetto di chiudere con delle inferriate lungo il Corso il piazzale di Palazzo Emme non è soltanto una sconfitta, è la bandiera bianca alzata in segno di resa sui progetti e sui sogni della città. Sogni che dopo tre decenni e mezzo di inconcludenza  amministrativa assumono maggior valore, perché a Latina non è rimasto altro da fare che sognare. Almeno quello. 

E quello di destinare Palazzo Emme a sede-biglietto da visita del polo universitario pontino è stato un sogno a lungo accarezzato, condiviso da tutti, e mai definitivamente dismesso. 

Nemmeno l’esito fallimentare dell’accordo di programma con il quale Zaccheo era riuscito a strappare il risultato in cambio della cessione dell’ex Icos alla Guardia di Finanza era stato sufficiente a cancellare la speranza di poter arrivare un giorno a restituire a quell’edificio simbolo della città la funzione che per diversi decenni ha avuto ospitando generazioni di studenti: una scuola. 

Adesso che il Ministero delle Infrastrutture ha messo a disposizione 18 milioni di euro in favore del Provveditorato alle Opere Pubbliche per mettere in sicurezza Palazzo Emme, appare di tutta evidenza che la destinazione dell’immobile, da qui e per qualche decennio almeno, sarà quella di una caserma, o per essere meno brutali, una sede per le forze dell’ordine. La stessa destinazione per la quale Palazzo Emme era stato realizzato, più o meno quello che è adesso. E quella cancellata che compare nel progetto di messa in sicurezza della sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza, è il sigillo istituzionale di un’ipoteca che sarà difficile scalfire. La domanda è d’obbligo: dov’erano i parlamentari pontini mentre il Ministero delle Infrastrutture preparava le carte per la concessione del finanziamento e mentre il Provveditorato alle Opere Pubbliche commissionava il progetto di messa in sicurezza? 

Anche stavolta la filiera di governo ha fatto cilecca. Anzi, si direbbe che si è messa a remare contro.

E il fatto che adesso qualche parlamentare abbia espresso qualche timida riserva sulla opportunità di separare con le sbarre quell’edificio dal tessuto cittadino, appare chiaro che questa battaglia di retroguardia punta ad ottenere il risultato minimo di scongiurare la realizzazione di una gabbia da circo sul Corso della Repubblica. Ci si potrà riuscire agevolmente, anche in virtù del recente conferimento della cittadinanza onoraria al Corpo della Guardia di Finanza, circostanza che rende assolutamente cordiali e improntati all’attenzione reciproca i rapporti tra le Fiamme Gialle e il Comune di Latina. Ma la battaglia sulla destinazione di Palazzo Emme è definitivamente persa.  

Stretto nella morsa del richiamo alla sicurezza cui si ispira il progetto di ristrutturazione di Palazzo Emme, e fresco di consegna all’Università della ex sede di Banca d’Italia, il centrodestra non può fare e nemmeno dire più di tanto. Alla causa dell’Università, in termini di immobili, è stata dato abbastanza, e non è ancora finita; insistere troppo potrebbe essere un suicidio politico.

Quanto alle opposizioni cittadine, non ci si sarebbe aspettato tanto interesse per le sorti di un edificio che fino all’altro ieri, in quanto simbolo di un passato duro a sparire, la sinistra avrebbe volentieri cancellato con l’intervento delle ruspe. Ma si tratta di un interesse di facciata, limitato a sacrosanti rilievi di natura urbanistica, ma distante dal perorare la causa della tutela del carattere identitario che volente o nolente lega quel palazzo alla gente di Latina.

Anche solo annunciate, quelle sbarre divisorie possono a buon diritto simboleggiare lo stato di detenzione dello spirito, dell’anima e della cultura di Latina. Una città ai domiciliari.

Aprilia, a Fossignano si celebra la notte magica di San Giovanni

Una serata dedicata alla ruralità, alla memoria e allo spirito di comunità, per riscoprire il fascino di una delle ricorrenze più suggestive della tradizione popolare. Martedì 23 giugno, a partire dalle ore 19, in via Tirso a Fossignano, si rinnova l’appuntamento con la Notte di San Giovanni, evento che riporterà i partecipanti attorno al fuoco tra racconti, usanze antiche e sapori della cultura contadina.

L’iniziativa è promossa dall’Accademia del Fare – Radici e Ali APS, dagli Amici di Ratatouille e dal Comitato di Quartiere Fossignano con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, culturale e gastronomico del territorio attraverso un momento di incontro capace di unire generazioni diverse nel segno della condivisione e dell’identità locale.

La Notte di San Giovanni rappresenta da sempre una delle celebrazioni più affascinanti del mondo rurale. Una ricorrenza avvolta da simboli, credenze popolari e rituali legati al passaggio delle stagioni, alla fertilità della terra e al rapporto profondo tra l’uomo e la natura. Attorno al fuoco si tramandavano storie, si rafforzavano i legami della comunità e si celebrava il senso di appartenenza a una stessa terra.

L’evento di Fossignano intende recuperare proprio questo spirito autentico, proponendo un percorso fatto di narrazioni popolari, momenti conviviali e degustazioni ispirate alla tradizione agricola laziale. Il fuoco, elemento centrale della serata, tornerà a essere simbolo di rinascita, purificazione e continuità tra passato e presente.

Particolare attenzione sarà riservata ai racconti e alle usanze tramandate nel tempo, insieme a una proposta gastronomica che richiamerà le ricette della tradizione contadina, custodi della memoria delle famiglie e delle comunità che hanno contribuito a costruire l’identità del territorio.

L’appuntamento si inserisce nel più ampio percorso culturale portato avanti dall’Accademia del Fare – Radici e Ali APS attraverso attività, laboratori, eventi e progetti dedicati alla valorizzazione delle tradizioni, dell’artigianato, della formazione esperienziale e della cultura del cibo.

«Viviamo in un tempo in cui è sempre più importante recuperare il senso di appartenenza e il valore delle nostre radici», spiega Roberto Dominizi, presidente dell’Accademia del Fare – Radici e Ali APS. «La Notte di San Giovanni rappresenta un’occasione preziosa per ritrovarsi, condividere esperienze e tramandare alle nuove generazioni un patrimonio di conoscenze, racconti e tradizioni che fanno parte della nostra identità. Non vogliamo organizzare semplicemente un evento, ma creare un momento di comunità che lasci un segno e contribuisca a mantenere vivo il legame con la nostra storia».

Una serata pensata per chi desidera riscoprire il valore delle tradizioni e vivere un’esperienza autentica, immerso nell’atmosfera senza tempo della campagna e dei suoi racconti.

Asilo Babylandia, la Cgil attacca il Comune di Latina: “Blitz politico, a rischio i lavoratori precari”

La FP Cgil Frosinone Latina chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Comune di Latina sul progetto di internalizzazione dell’asilo nido Babylandia, attualmente gestito dalla Cooperativa Gialla.

La richiesta arriva dopo quanto emerso durante la Commissione congiunta Personale e Pubblica Istruzione del 19 giugno, nella quale è stato affrontato il tema del riordino dei servizi educativi comunali.

“Favorevoli alle gestioni dirette, ma servono tutele”

Nel comunicato il sindacato precisa di essere favorevole, in linea generale, ai processi di reinternalizzazione dei servizi pubblici, considerandoli uno strumento utile per valorizzare il lavoro e garantire servizi alla collettività.

Tuttavia la FP Cgil contesta le modalità con cui l’operazione sarebbe stata portata avanti, sostenendo che non sia stato svolto un adeguato confronto sindacale preliminare e che l’accelerazione impressa alla procedura rischi di produrre conseguenze occupazionali rilevanti.

Il nodo dei lavoratori della Cooperativa Gialla

Tra le principali preoccupazioni espresse dal sindacato c’è la tutela dei lavoratori impiegati nella struttura.

Secondo la FP Cgil, l’assenza di un percorso condiviso potrebbe lasciare senza adeguate garanzie soprattutto i dipendenti con contratto a tempo determinato, che non sarebbero coperti dalla clausola sociale prevista per altre categorie di lavoratori.

Nella richiesta inviata all’amministrazione comunale si parla di 18 lavoratori, tra educatrici e personale ausiliario, per i quali viene chiesto un percorso di salvaguardia occupazionale.

Dubbi su costi e tempi dell’operazione

La sigla sindacale solleva inoltre interrogativi sulla sostenibilità economica dell’intervento e sulla tempistica scelta dall’amministrazione.

Secondo la FP Cgil sarebbe necessario verificare nel dettaglio i risparmi effettivamente conseguibili attraverso l’internalizzazione e chiarire le ragioni della forte accelerazione delle assunzioni proprio in concomitanza con la chiusura estiva dei servizi educativi.

La richiesta di un confronto più ampio sul personale

Nel documento inviato al Comune il sindacato allarga il tema anche alla situazione complessiva dell’organico comunale.

La FP Cgil richiama le carenze di personale in diversi settori dell’ente, citando in particolare la Polizia Locale, gli uffici tecnici, l’ambiente, i lavori pubblici e l’Avvocatura comunale.

Per questo viene chiesto un confronto più ampio sulle politiche del personale e sulla programmazione del fabbisogno dell’ente.

La diffida e la richiesta di incontro urgente

La FP Cgil ha formalmente chiesto alla sindaca, agli assessori competenti, ai consiglieri comunali e alla segretaria generale del Comune la convocazione urgente di un tavolo di confronto.

Il sindacato sottolinea inoltre che i processi di internalizzazione ed esternalizzazione dei servizi richiedono il coinvolgimento delle parti sociali e annuncia che, in assenza di risposte, si riserva ogni iniziativa sindacale e legale ritenuta opportuna.

Fissato il funerale di Cristiano Cordoma, l’ultimo saluto martedì pomeriggio a Latina

Sarà celebrato martedì 23 giugno alle ore 15, presso la Chiesa di Santa Rita a Latina, il funerale di Cristiano Maria Cordoma, il ragazzo di 19 anni morto per le terribili conseguenze di un incidente nel quale è rimasto coinvolto la notte di domenica 7 giugno.

Nelle scorse ore la Procura ha autorizzato infatti la celebrazione delle esequie, una volta terminati gli accertamenti medico legali disposti nell’ambito dell’inchiesta che vede indagato, per omicidio stradale aggravato, il ragazzo che ha provocato l’incidente e poi si era allontanato.

Cristiano Maria Cordoma, che in questi giorni avrebbe dovuto sostenere l’esame di maturità, ha perso la vita dopo una settimana di ricovero nella rianimazione dell’ospedale San Camillo di Roma, dov’era stato trasportato d’urgenza domenica 7 dopo un primo ricovero nel Goretti di Latina.

Quella notte, mentre rientrava in scooter con la fidanzata dopo una serata trascorsa in discoteca con gli amici, era stato preso in pieno in via Pio VI da un’auto che proveniva da via IV Novembre. L’automobilista non aveva rispettato la precedenza e subito dopo l’impatto si era allontanato, tant’è vero che a chiamare i soccorsi erano stati i residenti.

Più tardi la vettura, una Toyota Yaris, era stata trovata dagli stessi parenti del ragazzo, che avevano seguito la scia di olio rimasta sull’asfalto: il conducente l’aveva abbandonata in un parcheggio nei pressi del teatro, a poca distanza dal luogo dell’incidente. La vettura era di un uomo, ma alla guida c’era il figlio della compagna, un ragazzo di 23 anni che in mattinata si era presentato in Questura accompagnato da un avvocato. È indagato in stato di libertà.

Aprilia, rincari mensa e strisce blu: penalizzate famiglie e periferie

Come superare le difficoltà finanziarie? In una famiglia, di fronte a un bilancio in sofferenza, si tende a stringere la cinghia e a ridurre le spese. Secondo gli attivisti del Movimento Cinque Stelle Patrizio Forconi e Andrea Ragusa, però, nelle amministrazioni pubbliche sembra prevalere una logica diversa: quella di chiedere ai cittadini di pagare di più.

In una nota congiunta, i due esponenti pentastellati tornano sul tema che sta animando il dibattito cittadino nelle ultime settimane: gli aumenti tariffari introdotti per contribuire al riequilibrio dei conti dell’ente e destinati, a loro avviso, a gravare sulle tasche degli apriliani.

«Negli ultimi mesi abbiamo assistito all’aumento delle tariffe delle mense scolastiche, all’impennata dei costi dei parcheggi e degli abbonamenti e ora all’ennesimo rincaro introdotto dalla Commissione Straordinaria con l’aggiornamento dei diritti di istruttoria per le pratiche del Suap e del settore Ambiente», affermano.

Ma gli aumenti non si fermano qui. Dall’inizio del 2026 è stata introdotta anche l’imposta di soggiorno per chi pernotta nelle strutture ricettive del territorio, mentre sono cresciute le tariffe per l’utilizzo extrascolastico delle palestre comunali e scolastiche, con ulteriori costi che ricadono su associazioni sportive e famiglie.

L’ultima delibera approvata dalla Commissione Straordinaria prevede nuovi diritti di istruttoria per diverse procedure amministrative. Tra questi, 60 euro per il rilascio di pareri relativi a procedimenti Suap in materia di impatto acustico, industrie insalubri e altre autorizzazioni, oltre a 50 euro per le richieste di autorizzazione all’abbattimento di alberature su aree private.

Particolarmente penalizzate, secondo Forconi e Ragusa, sarebbero le zone periferiche della città, dove numerose abitazioni non sono ancora servite dalla rete fognaria. Le autorizzazioni allo scarico passano infatti da 50 a 200 euro, mentre il rinnovo quadriennale aumenta da 50 a 100 euro.

«La motivazione addotta dalla Commissione è quella di contribuire al riequilibrio dei conti dell’ente. Nessuno mette in discussione la necessità di avere un bilancio sano e sostenibile. Quello che contestiamo è il metodo», sostengono gli attivisti.

Secondo il Movimento Cinque Stelle, il rischio è che il peso del risanamento finanziario ricada sempre sugli stessi soggetti: famiglie, lavoratori, commercianti, professionisti, associazioni sportive e imprese. Una scelta che, a loro giudizio, potrebbe indebolire ulteriormente il tessuto economico locale, scoraggiando investimenti e nuove iniziative.

«Chi vuole investire ad Aprilia trova nuovi costi. Chi prova ad aprire un’attività incontra nuovi ostacoli. Chi organizza iniziative o attività sportive vede aumentare le spese. Chi vive nelle periferie viene colpito da ulteriori aggravi burocratici», osservano Ragusa e Forconi.

Da qui l’invito alla politica a riflettere sul modello di risanamento adottato. «Una città non si risana mettendo ogni volta mano al portafoglio dei cittadini», affermano.

Nel frattempo cresce il malcontento in città. Proprio contro l’aumento delle tariffe delle strisce blu, la coalizione progressista ha annunciato un sit-in di protesta davanti al Municipio di Piazza Roma per il 23 giugno alle 16.30, iniziativa che gli organizzatori presentano come il segnale di un disagio sempre più diffuso tra cittadini, commercianti e lavoratori.

Per Forconi e Ragusa Aprilia ha certamente bisogno di conti in ordine, ma anche di una prospettiva di crescita, di sostegno alle attività economiche, allo sport e alle famiglie. In caso contrario, concludono, il rischio è che passi un messaggio semplice ma pericoloso: ogni volta che il Comune ha bisogno di fare cassa, Aprilia diventa un bancomat.