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San Felice, violò il divieto di avvicinamento all’ex compagna: arrestato e trasferito in carcere

Dagli arresti domiciliari al carcere. È il percorso giudiziario che ha coinvolto un uomo di 66 anni residente a Terracina, arrestato dai Carabinieri della Stazione di San Felice Circeo in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Latina.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, era finito ai domiciliari alla fine dello scorso maggio dopo che i militari avevano accertato una serie di violazioni del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Comportamenti che avevano determinato un aggravamento della misura cautelare già disposta nei suoi confronti nell’ambito di un procedimento per atti persecutori.

Nelle ultime ore è arrivato un ulteriore provvedimento dell’autorità giudiziaria. I Carabinieri hanno infatti eseguito il ripristino dell’ordine di carcerazione relativo a un cumulo di condanne per maltrattamenti in famiglia e stalking commessi tra il 2021 e il 2022 nel territorio della provincia di Latina.

Per il sessantaseienne si sono così aperte le porte della Casa Circondariale di Latina, dove dovrà scontare una pena residua pari a due anni, due mesi e dodici giorni di reclusione.

L’operazione rappresenta l’ultimo sviluppo di una vicenda giudiziaria che negli anni ha visto l’intervento delle forze dell’ordine e della magistratura per la tutela della vittima e per il contrasto ai reati riconducibili alla violenza domestica e agli atti persecutori.

Latina – Carambola di tre mezzi sulla Litoranea, un’auto si ribalta

Un rocambolesco incidente stradale si è registrato in strada Litoranea, nella periferia di Latina vicino Borgo Sabotino. Tre in tutto i veicoli coinvolti, una Tesla,  una Mazda 3 che si è ribaltata e un maxi scooter. Due dei feriti hanno richiesto il trasporto in ambulanza presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina con l’urgenza riservata ai codici gialli.

La dinamica è al vaglio della Polizia Locale di Latina, intervenuta con pattuglie sia per i rilievi che la gestione della viabilità, interrotta tra viale Pennacchi e via Casilina fino al termine degli accertamenti. A bordo delle auto viaggiavano due famiglie, coppie con figli minorenni, ma solo una donna ha richiesto il trasferimento in ospedale, oltre al conducente del motociclo.

Sorelle scomparse di Minturno, l’appello del sindaco: “Lasciatele in un luogo sicuro” 

Quindici giorni di silenzio, di speranze e di domande rimaste senza risposta. Di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla struttura che le ospitava a Civitella Alfedena, in Abruzzo, non c’è ancora alcuna traccia. Le ricerche proseguono senza sosta, ma il tempo che passa rende sempre più forte l’apprensione di familiari, amici e dell’intera comunità di Minturno.

Nelle ultime ore a rompere il silenzio è stato il sindaco Gerardo Stefanelli, che ha scelto di affidare ai social un nuovo appello rivolto non soltanto alle ragazze, ma soprattutto a chi potrebbe trovarsi con loro.

«Portatele in un luogo sicuro, accompagnatele in una chiesa, in un ospedale, in un centro commerciale, ma affidatele a qualcuno senza farvi identificare. L’importante è che Sarah e Alisya tornino», ha dichiarato il primo cittadino in un videomessaggio pubblicato su Facebook.

Parole che testimoniano il livello di preoccupazione raggiunto dopo oltre due settimane senza alcuna segnalazione ritenuta attendibile. Un appello diretto, che sembra rivolgersi all’ipotesi investigativa secondo cui le due minori potrebbero non essere sole.

La vicenda continua infatti a mantenere i contorni di un vero e proprio giallo. Le due ragazze si sono allontanate nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla struttura che le ospitava e da allora ogni pista battuta dagli investigatori non ha portato a risultati concreti. Sono state effettuate verifiche, controlli e accertamenti in diverse regioni, mentre l’attenzione mediatica sul caso è cresciuta a livello nazionale.

Nel frattempo Minturno resta con il fiato sospeso. La speranza di familiari, istituzioni e cittadini è una sola: ricevere finalmente una notizia che possa mettere fine a giorni di angoscia e restituire serenità a una vicenda che continua a tenere con il fiato sospeso due territori, quello pontino e quello abruzzese.

L’appello lanciato dal sindaco si aggiunge a quelli già formulati nei giorni scorsi dai genitori e da numerose autorità. Un messaggio semplice ma potente: qualunque sia la situazione, la priorità è che Sarah e Alisya possano essere ritrovate sane e salve.

Ragazza muore in un incidente, un giovane gira un video ridendo e lo posta sui social: shock e bufera

Un tragico incidente stradale e, poche ore dopo, un video pubblicato sui social che ha scatenato indignazione e polemiche. È accaduto in Liguria, dove una giovane di 22 anni ha perso la vita in seguito a uno scontro tra uno scooter e un’automobile lungo la strada statale Aurelia.

L’incidente si è verificato nella notte. Per cause ancora in corso di accertamento da parte delle forze dell’ordine, il ciclomotore sul quale viaggiavano due ragazze si è scontrato con una Fiat 500. L’impatto è stato violentissimo e le due occupanti del mezzo a due ruote sono state sbalzate sull’asfalto.

Una delle giovani è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, dove è deceduta poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. L’altra ragazza coinvolta nel sinistro è ricoverata nello stesso ospedale e le sue condizioni sono gravissime, le è stato amputato un piede.

Sul fronte delle indagini, i carabinieri hanno identificato la conducente dell’autovettura coinvolta nello schianto. La giovane, neopatentata, è stata denunciata con l’accusa di omicidio stradale e lesioni personali gravissime. Le è stata inoltre ritirata la patente di guida. Sottoposta agli accertamenti tossicologici e alcolemici previsti dalla normativa, sarebbe risultata negativa sia all’alcol che alle sostanze stupefacenti.

A suscitare ulteriore clamore è stato però un video comparso sui social network poco dopo l’incidente. Nel filmato un ragazzo, apparentemente senza rendersi conto della gravità di quanto accaduto, ride e pronuncia frasi riferite allo schianto appena avvenuto.

Le immagini hanno rapidamente fatto il giro del web, provocando numerose reazioni di sdegno e condanna. Di fronte alle polemiche, il giovane ha successivamente pubblicato un secondo video nel quale ha chiesto scusa per il proprio comportamento.

«Non avevo capito la gravità delle cose, sono un coglione. Me ne vergogno», ha dichiarato, ammettendo di aver agito con superficialità in un momento segnato da una tragedia che ha profondamente colpito la comunità locale.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti degli investigatori per ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente e individuare eventuali responsabilità.

“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Monica Laurenzi – L’INTERVISTA

Come accade spesso alle personalità dal carattere forte, in passato è stata talvolta descritta come una figura divisiva, soprattutto all’interno della sinistra locale, l’area politica dalla quale proviene. Se, nel breve periodo, cercare di dare ragione a tutti può rappresentare una strategia per disinnescare i conflitti, nel lungo termine si rischia di perdere autorevolezza a causa di un atteggiamento eccessivamente accondiscendente. Non è però il suo caso: Monica Laurenzi non si sottrae al confronto e ha sempre dimostrato lungimiranza e capacità di analisi.

Monica Laurenzi, 58 anni, è da sempre impegnata ad Aprilia, in particolare nel sociale, ed è considerata una figura di rilievo nel panorama politico locale. Nel corso degli anni ha costruito un solido percorso di esperienza, maturato soprattutto nell’area romana, una palestra importante che le ha consentito di confrontarsi con temi più complessi rispetto a quelli strettamente territoriali.

Il suo impegno civile prende avvio con la partecipazione alle iniziative dei giovani universitari, per poi proseguire nelle associazioni di volontariato del territorio. È tra i fondatori della sezione Mela Verde di Legambiente, che coordina per diversi anni, promuovendo insieme ad altri volontari, per circa un decennio, il progetto terapeutico di accoglienza dedicato ai bambini provenienti dalle aree colpite dal disastro di Chernobyl, il più grave incidente nucleare della storia, avvenuto il 26 aprile 1986.

Nel 2018, dopo aver rappresentato per anni l’area critica del Partito Democratico, accetta di coordinare la lista civica di Antonio Terra, contribuendo al ritorno dell’ex sindaco alla guida della città. Dopo due anni di attività politica come segretaria della lista, il 6 agosto 2020 entra in giunta come assessora all’Ambiente, subentrando a Michela Biolcati Rinaldi.

L’incarico coincide con la nascita di Piazza Civica, progetto politico avviato insieme ai consiglieri eletti nella lista Terra – Omar Ruberti, Giuseppe Petito, Ilaria Iacoangeli e Fiorella Diamanti – con l’obiettivo di superare la condizione di marginalità nella quale, secondo i promotori, l’esperienza civica aveva progressivamente confinato Aprilia.

Alle elezioni provinciali del dicembre 2021, tuttavia, Piazza Civica decide di sostenere Barbara Carinci, esponente della lista Civiche Pontine, contravvenendo all’indicazione della maggioranza apriliana, orientata verso Vincenzo Giovannini. La scelta provoca una frattura politica: il sindaco Antonio Terra revoca le deleghe agli assessori Monica Laurenzi e Omar Ruberti, mentre Piazza Civica viene esclusa dalla maggioranza.

Nel marzo 2025, Laurenzi esprime fiducia nel nuovo segretario del Partito Democratico di Aprilia, Davide Zingaretti, dichiarando di aver particolarmente apprezzato il suo discorso di insediamento, incentrato sui temi dell’ambiente e della legalità.

Accanto all’impegno politico e sociale, coltiva da sempre una grande passione per il teatro. L’ultima esperienza in scena con la Compagnia Teatro Finestra risale all’ottobre 2024, con “Non tutti i ladri vengono per nuocere”, la celebre commedia di Dario Fo e Franca Rame. L’opera offre un ritratto ironico e grottesco dell’alta borghesia, mettendone in luce vizi e ipocrisie e mostrando come anche un evento spiacevole possa trasformarsi in un’occasione positiva.

  • Lei che arriva all’impegno politico dopo una significativa esperienza, maturata sia nelle associazioni che negli apparati di partito, crede che ci sia stata una valorizzazione del merito nella scelta della classe dirigente apriliana?

E se parlassimo di partecipazione prima di fare il punto sulla classe dirigente? La nostra città è ricca di associazioni di ogni tipo. Eppure ho la sensazione che queste realtà anziché essere un punto di incontro tra persone ed idee, di servizio al bene comune per il territorio e di chi lo abita, spesso finiscono per essere chiuse ed autoreferenziali. Mi spiego meglio (con il solo desiderio di aprire una riflessione priva di giudizi) ogni realtà vive un mondo proprio, difficilmente integrato, le cui energie il più delle volte servono al mantenimento di attività e strutture più che all’animazione sociale. Ciascuno si dice “aperto” ad accogliere nuovi partecipanti, a patto che non venga minacciata la leadership dell’associazione o del gruppo. Credo che questa cultura sia alla base delle dinamiche politiche all’interno delle quali si inseriscono gli interessi, non solo economici che senza dubbio sono i più rilevanti, ma anche professionali e più banalmente di visibilità, della ricerca di un ruolo sociale, del riconoscimento personale. La politica ha assecondato questo processo e anziché sforzarsi di riportare tutto e tutti all’unità, al bene comune, ha ulteriormente parcellizzato i segmenti sociali pensando di poterli governare meglio e generando una aspettativa tale da ricondurre ogni cosa ad una dinamica do ut des. Quindi, molto spesso, le realtà associative e civiche anziché portare un contributo “libero” e “veritiero” nello spazio pubblico si sono trovate impigliate in una logica di “micropotere”, contribuendo consapevolmente ma anche inconsapevolmente alla creazione del consenso altrui in cambio di contributi, spazi, riconoscimenti, ecc. Partendo da questa analisi sarebbe interessante rileggere le parabole politiche dei singoli protagonisti, cosa che ovviamente merita luoghi e tempi diversi. Personalmente ho cercato sempre di spezzare questa catena e queste logiche pagandone il prezzo in prima persona, ma anche mettendo a segno qualche risultato. Lo dico non per rivendicare dei meriti ma per testimoniare che è possibile essere diversi e andare controcorrente, certo è faticoso e anche costoso, ma si possono raggiungere anche dei risultati che lasciano il segno nella vita delle persone. Risultati che resistono alla propaganda delle parole e alla mistificazione dei fatti.

  • Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, potrebbe condizionare le scelte degli elettori: secondo lei, in un Paese dove si vota sempre meno, gli apriliani si fideranno ancora dei politici oppure no?

Il provvedimento adottato è senza dubbio un fatto senza precedenti, che getta un’intera comunità sotto i riflettori e che segna un punto di non ritorno. Vorrei concentrarmi su un aspetto a mio avviso scomparso dai radar dell’opinione pubblica e dall’agenda mediatica locale. La giustizia sta facendo il suo corso e prima o poi arriveranno i verdetti definitivi. L’aspetto giudiziario non è però il solo e certamente non basta a definire tutte le responsabilità coinvolte. Faccio un esempio: anche i comuni di Anzio e Nettuno (quest’ultimo per ben due volte) sono usciti da un commissariamento per infiltrazione mafiosa ma in quei contesti non c’è stato nemmeno un arresto, né una condanna. Qualcuno potrebbe pensare che quindi non c’è stata una gestione mafiosa e che chi ha adottato il provvedimento ha commesso un errore. Io penso esattamente il contrario perché l’aspetto giudiziario (che tra l’altro non mi ha mai appassionato particolarmente) non è il solo coinvolto in queste vicende. Lo dico a tutti i cittadini che hanno a cuore la nostra comunità – io ne conosco davvero tanti –, non solo ai giustizialisti di destra e di sinistra, di ieri e di oggi: è passato ormai un anno e mezzo dall’operazione Assedio, dagli arresti, dalle dimissioni del sindaco e dell’amministrazione, un po’ meno dallo scioglimento per infiltrazione e dall’insediamento della Commissione Commissariale, ma ancora nessuno ha avviato un’analisi politica seria, accurata, profonda, capace di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali per trovare l’origine di questo disastro. In molti sono intenti a cercare un colpevole ma per quanto giusto e necessario non sarà sufficiente per rimettere la Città in marcia verso il futuro. Sono convinta che al di là delle responsabilità personali vi siano grandi responsabilità sociali e politiche perché senza un tessuto culturale favorevole il malaffare avrebbe fatto fatica a radicarsi e a prosperare. Ai magistrati compete stabilire la verità processuale, alla società invece comprendere il malessere che ha favorito questo stato corruttivo ed estirparlo. La politica locale non si sta occupando di questo aspetto ma ritengo che far finta di nulla sia molto pericoloso perché non bastano leggi e pene per ripartire, né tantomeno è sufficiente indire nuove elezioni e far concorrere candidati “nuovi”, all’anagrafe o all’impegno politico. Tutto ciò equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, a “cambiare tutto per non cambiare niente”. Mi sono chiesta perché nessuno abbia preso l’iniziativa e, escludendo il coraggio, la capacità e la forza (politica) che pure sarebbero necessari per intraprendere questo percorso, mi sono convinta che la mancanza sia della politica stessa. Un segno di questo l’ho ritrovato nelle composizioni e scomposizioni delle alleanze locali: i più acerrimi oppositori della seconda amministrazione Terra e suoi avversari elettorali sono diventati lo zoccolo duro di una nuova coalizione e viceversa. Dietro i personalismi e una parvenza di appartenenza politica spesso si è nascosto ben altro. Ripartiamo da qui allora, si superino gli imbarazzi e rimettiamo al centro la politica altrimenti non ci sarà rinascita.

  • Come immaginava sarebbe diventata Aprilia quando da ragazza ha iniziato, a partecipare attivamente alla vita della comunità? Oggi, invece, nell’era dei social, come si rafforza il senso di appartenenza e la coesione sociale?

La mia partecipazione alla vita attiva della comunità è iniziata nell’associazionismo. Per anni ho avuto il privilegio di guidare il circolo locale di Legambiente. Una esperienza che mi ha formata sulle direttrici della tutela dell’ambiente e della cura e protezione dei più deboli. Avere insieme ad un bel gruppo di persone promosso per 10 anni il progetto Chernobyl, l’ospitalità dei bambini che vivevano nelle zone contaminate dopo l’esplosione del reattore nucleare mi ha permesso di toccare con mano la generosità, lo spirito di accoglienza, la disponibilità sia delle famiglie ospitanti sia di coloro che pur non ospitando un bambino si sono dati da fare.  Immaginavo una città aperta, accogliente, giovane sì ma non priva di storia, ricca della pacifica convivenza tra persone provenienti non solo da tante regioni ma da molti paesi, strategica nella sua posizione, vivace nella sua economia ritrovata dopo la Cassa del Mezzogiorno. E se è vero che nel mondo connesso si moltiplicano le interazioni digitali ma le relazioni autentiche diventano più rare, e che la stagione del Covid soprattutto tra i più giovani ha determinato un isolamento ancora più forte, è altrettanto vero che il senso di appartenenza in questa città è debolissimo e viene da lontano. Aprilia ha un territorio vasto e gran parte della popolazione vive nei borghi. Ecco quando parliamo di Aprilia non abbiamo l’idea di una unica città ma del centro e della periferia. Faccio un esempio: la battaglia che il comitato spontaneo di Via Scrivia sta portando avanti per dire no all’ennesimo progetto di discarica riguarda solo quei residenti o doveva vedere la sollevazione di tutta la città?  Ci si sente parte di un tutto quando veniamo coinvolti nelle decisioni troppo spesso appannaggio del palazzo, quando si ascoltano i bisogni delle persone e si smette di calarli dall’alto. Per questo è necessario tornare ad incontrarsi, sono necessari spazi pubblici nei quali stare insieme per discutere, consultarci e condividere; è necessario interrogare le tante ragazze e ragazzi e costruire insieme a loro la nostra città, capire dalle forze produttive quali le difficoltà che vivono, ripensare lo sviluppo urbanistico di questa città, aprire tavoli di confronto con le associazioni sportive, investire sulle iniziative culturali  e sul commercio di prossimità.

  • Negli anni in cui ha ricoperto l’incarico di assessore, le è capitato di affrontare situazioni complesse in maniera diretta e con una certa decisione. Al di là del sostegno del gruppo di cui faceva parte, ha mai avvertito intorno una sensazione di solitudine?

Il mio incarico di Assessore è coinciso con l’incendio della Loas (a proposito di situazioni complesse). Sono stati giorni difficili: rabbia, indignazione, preoccupazione per la salute. Ma sono stati importanti perché mi hanno confermato la strada da percorrere: monitoraggio costante del territorio, essere presenti in tutte le conferenze dei servizi nella quali il Comune è chiamato ad esprimersi sulle autorizzazioni che vengono richieste dagli operatori economici (dagli impianti dei rifiuti, ai progetti di fotovoltaico su terreno, a quelli di allevamenti intensivi); recuperare i fondi per i siti da bonificare, dare vita al censimento arboreo e aderire al Progetto Ossigeno della Regione Lazio e non ultimo iniziare a vincolare il territorio. Il lavoro che con l’assessore Omar Ruberti abbiamo intrapreso sulla individuazione delle aree per gli impianti fotovoltaici e soprattutto sulla Campagna Romana è quello del quale vado più orgogliosa. Mai avvertito senso di solitudine nei numerosi incontri con le persone forte invece la consapevolezza di essere un corpo estraneo all’interno di una amministrazione che veniva già da cinque anni di governo della città. Tanto estraneo da meritare il ritiro della delega da parte del Sindaco. 

  • Escludendo la questione morale, ci indichi tre settori dell’azione amministrativa, sui quali chi andrà al governo della città dovrà concentrarsi per far decollare Aprilia.

Non tre settori ma tre giorni di “Stati Generali” della città aperti a tutti, duranti i quali ascoltare, raccogliere ed elaborare un programma che risponda ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. Perché senza il protagonismo di tutti non si può ricostruire la città  oggi  ripiegata su se stessa e rassegnata al declino

Il “Santa Maria Goretti” ai vertici nazionali della cardiologia interventistica

L’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina si conferma uno dei principali centri italiani per la cardiologia interventistica, con una leadership nazionale in procedure tempo-dipendenti e ad alta complessità.

Secondo i dati della Società Italiana di Cardiologia Interventistica – GISE riferiti al 2025, presentati stamattina al Ministero della Salute durante il convegno “Gap2Care – Misurare le Differenze per garantire equità”, il Presidio Ospedaliero pontino è al primo posto in Italia per diverse tipologie di complessi interventi effettuati.

Il Goretti risulta primo in Italia, su 249 centri nazionali analizzati, per angioplastiche primarie nell’infarto miocardico acuto associato a sopraslivellamento del tratto ST, con ben 423 procedure. Si tratta di un dato che, più di altri, racconta la capacità di un ospedale di rispondere all’emergenza cardiologica poiché in questa condizione ogni minuto conta, visto che la riapertura tempestiva dell’arteria coronaria occlusa può fare la differenza tra recupero e danno permanente al cuore.

La leadership nazionale del Goretti emerge anche nelle angioplastiche coronariche multivasali, con 1.135 procedure, e nelle angioplastiche del tronco comune non protetto, con 364 procedure. Entrambi sono interventi che riguardano forme particolarmente impegnative di malattia coronarica.

Le cifre sono tanto più rilevanti perché il Santa Maria Goretti non lavora prevalentemente su pazienti elettivi, programmati e clinicamente stabili, ma tratta in larga misura pazienti instabili, spesso reduci da una sindrome coronarica acuta recente. Questo significa affrontare quadri clinici più complessi, con maggiore necessità di monitoraggio, stabilizzazione e decisioni rapide, e con inevitabili prolungamenti dei tempi di ricovero rispetto alla casistica elettiva.

Il profilo di alta intensità clinica è confermato anche dal primo posto nazionale nelle angioplastiche nelle sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del tratto ST, con 708 procedure. In termini pratici, si tratta di pazienti che spesso arrivano in ospedale con dolore toracico, alterazioni degli esami o del quadro clinico: casi che richiedono valutazione specialistica, stratificazione del rischio e, quando indicato, trattamento invasivo tempestivo.

Accanto all’attività coronarica, il Goretti mostra risultati di rilievo anche in ambiti innovativi della cardiologia interventistica, tanto da risultare primo in Italia per procedure di denervazione renale, con 32 procedure. Si tratta di un settore in evoluzione, rivolto a pazienti selezionati con ipertensione arteriosa difficile da controllare, e testimonia la capacità dell’ospedale di affiancare all’emergenza anche percorsi tecnologicamente avanzati.

Il quadro complessivo conferma il ruolo del Santa Maria Goretti come hub cardiologico di riferimento non solo nel Lazio, ma nel panorama nazionale. Il centro è inoltre sesto in Italia per angioplastiche coronariche totali, con 1.364 procedure, e quarto per stent medicati impiantati, con 2.365 dispositivi.

Tutti i dati, riguardando emergenze cardiologiche e procedure ad alta complessità, sono indicatori importanti della capacità organizzativa, dell’esperienza maturata e della tenuta di una rete assistenziale. Nel caso del Goretti, raccontano una cardiologia che lavora ad alta intensità, con una forte integrazione tra ospedale e territorio, e con un ruolo sempre più riconoscibile nel sistema sanitario nazionale.

“Il nostro plauso va all’intera équipe cardiologica dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, coordinata dal Prof. Francesco Versaci all’intera quadra di medici, infermieri, tecnici, personale dell’UTIC, dell’emodinamica e della cardiologia, insieme ai professionisti dell’emergenza e del territorio”, ha dichiarato la Direttrice Generale della Asl di Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli. “Questi primati, che ci onorano, sono anche la riprova della performance della rete della nostra Azienda Sanitaria e dell’organizzazione che collega territorio, emergenza-urgenza, 118, pronto soccorso, UTIC ed emodinamica per portare il paziente nel posto giusto nel minor tempo possibile”.

Incidente sulla Pontina, c’è un’altra vittima: non ce l’ha fatta la figlia neonata del 50enne morto

Non ce l’ha fatta la neonata di due mesi coinvolta con i genitori nel tragico incidente stradale al chilometro 73 della statale Pontina nella periferia di Latina, che era costato la vita già al padre 50enne. Rianimata due volte dai soccorritori sul luogo del sinistro, la piccola era stata trasferita d’urgenza in eliambulanza presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ma gli sforzi dei medici non sono bastatati per salvarle la vita. Il decesso risale alla giornata di ieri.

L’incidente si era verificato venerdì mattina nei pressi di Borgo Isonzo, dove la coppia di nazionalità indiana, con la figlia neonata, viaggiava a bordo di un suv Nissan Qasqhai che ha sbandato improvvisamente, c’entrando un’utilitaria e un carroattrezzi che viaggiavano in direzione opposta. Nel violento impatto il 50enne alla guida del suv era morto sul colpo, mentre la moglie e la figlia neonata sedute sul sedile posteriore avevano riportato gravissime conseguenze.

Anche la donna, le tre persone a bordo dell’utilitaria e il conducente del carro attrezzi erano rimasti feriti in maniera seria. Erano intervenute due eliambulanze che avevano trasferito a Roma sia la bimba che la madre, più un terzo ferito. Tutti gli altri erano stati trasportati al Goretti di Latina.

Sulla dinamica della tragedia sono in corso gli accertamenti della Polizia Stradale di Latina che sta compiendo una serie di verifiche per risalire alla causa della carambola di veicoli.

Terracina, condannato per Rapina non rispetta gli obblighi imposti dal giudice: finisce in carcere

Dagli obblighi di firma alla detenzione in carcere. È questo l’esito del provvedimento eseguito nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato di Terracina nei confronti di un uomo già sottoposto a misura cautelare nell’ambito di un procedimento penale per rapina, ricettazione, porto di oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo quanto emerso, il Tribunale di Latina ha disposto l’aggravamento della misura dopo che gli agenti del Commissariato di Terracina hanno accertato una serie di violazioni delle prescrizioni imposte dall’Autorità giudiziaria. Le inosservanze sono state segnalate alla magistratura che, ritenendo non più sufficiente l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha deciso di sostituirlo con la custodia cautelare in carcere.

L’uomo, già condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per i reati contestati, è stato rintracciato dai poliziotti e accompagnato in un istituto penitenziario, dove resterà a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di controllo svolte dalle forze dell’ordine sui soggetti sottoposti a misure cautelari, con l’obiettivo di verificare il rispetto delle prescrizioni imposte e garantire la tutela della sicurezza pubblica.

Latina – Gambizzato a colpi di pistola, sequestrata l’auto usata per arrivare all’ospedale

Ascoltato dagli investigatori nelle ore successive al suo ricovero, l’uomo di 47 anni finito in ospedale con ferite da colpi di pistola alla gamba sinistra non ha fornito particolari utili a indirizzare l’indagine sulla sua gambizzazione, è stato a dir poco elusivo, ma ciò non ha impedito ai poliziotti della Squadra Mobile di compiere i primi accertamenti utili all’indagine. 

Prima di tutto gli investigatori della Questura hanno individuato il luogo esatto dove si è consumato l’agguato, poi sono risaliti alla vettura con la quale l’uomo è stato accompagnato in ospedale l’altra notte.

Come spesso avviene in questi casi l’indagine procede lungo due binari paralleli. Da un lato i poliziotti stanno ricostruendo il contesto nel quale è maturato il ferimento a colpi di pistola, ovvero i contatti della vittima e i dissidi che può avere avuto negli ultimi tempi, tali da giustificare un episodio del genere. Dall’altro gli investigatori sono alla ricerca di elementi di prova concreti che possano fornire riscontri oggettivi.

La vittima dal canto suo assicura di non sapere chi sia stato a sparargli alla gamba e di non avere avuto problemi con nessuno o comunque di averli risolti tutti nel tempo, quindi non ha fornito spunti utili a cogliere dei sospetti. Al tempo stesso i poliziotti sono riusciti a individuare la Fiat 500 con la quale il 47enne, originario dell’hinterland napoletano ma trapiantato da anni a Latina, è stato accompagnato l’altra notte in pronto soccorso con le due ferite alla gamba sinistra. La vettura era in uso a una donna sua conoscente, che aveva trascorso la serata con lui e altre persone: è stata sequestrata per essere analizzata dalla scientifica in cerca di tracce utili a individuare le persone coinvolte e chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

Ricostruendo i movimenti della vittima quella notte, i poliziotti hanno individuato anche il luogo dove l’uomo sostiene di essersi trovato quando è stato affrontato dallo sconosciuto armato di pistola. Vale a dire una traversa della statale Pontina a sud di Latina, dove vive un suo conoscente e aveva trascorso la serata. Lungo questa strada gli investigatori hanno trovato tracce di sangue potenzialmente riconducibili al ferito e hanno compiuto un accurato sopralluogo, sempre alla ricerca di tracce utili ai fini dell’indagine.

Sorelle di Minturno scomparse, 14 giorni Senza Sarah e Alisya 

Non ci sono indagati, almeno per ora, nell’inchiesta relativa alla scomparsa delle sorelle di Minturno Sarah e Alisya Di Giacinto, allontanatesi 14 giorni fa dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Lo ha confermato il Procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, all’uscita dalla caserma dei carabinieri di Villetta Barrea, dove è stato ascoltato Youssef, il fidanzatino egiziano di Alisya. Il magistrato ha spiegato che la sua presenza e quella dei suoi collaboratori a Villetta Barrea fa parte dell’attività lavorativa. 

“Non abbiamo ancora finito” ha poi concluso prima di lasciare il centro abruzzese. Dichiarazioni che lasciano intravedere qualche spiraglio positivo, anche se le ultime affermazioni rese agli investigatori da Youssef potrebbero aggiungere qualche altro tassello al mosaico che faticosamente stanno cercando di ricostruire. 

Sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore capo di Cassino Carlo Fucci, il quale ha specificato che sembra logico il fatto che le due giovani siano con qualcuno, perché è trascorso molto tempo. Ha altresì aggiunto che è normale che le ricerche vengano effettuate nei luoghi dove ci potrebbero essere dei punti di riferimento.