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Ippodromo di Santi Cosma e Damiano, ecco gli appuntamenti estivi nel sud del Lazio

E’ iniziata la stagione di trotto all’ippodromo del Garigliano di Santi Cosma e Damiano. Tantissimi gli appuntamenti serali nell’anello dell’unica struttura ippica compreso tra Roma e Napoli.

In verità, quest’anno, gli appuntamenti sono cresciuti nel mese di giugno, per riunioni saltate in altri ippodromi. Sinora sono state effettuate già sei giornate, ma in questo mese sono previsti altre corse nei giorni 23, 25 e 30. Per il mese di luglio, invece, le serate inserite nel programma si disputeranno il 2, 7, 9, 14, 16, 21, 23, 28 e 30. Ad agosto le serate fissate sono il 4, 7,11, 18, 20, 25 e 29. La chiusura a settembre con due riunioni programmate per l’1 e il 3. 

Tutti gli appuntamenti saranno accompagnati da varie iniziative musicali, eventi gastronomici e concorsi vari. Un’estate all’insegna dello sport e del divertimento, anche per i bambini viste le giostrine messe a disposizione. Per i buongustai anche la possibilità di mangiare nel ristorante e di usufruire del servizio bar.

Aprilia – Aumenti, anche l’UDC critica la Commissione Straordinaria

Rincari e aumenti che continuano ad alimentare il dibattito cittadino. Dopo le critiche arrivate da diverse forze politiche e associazioni del territorio, anche l’Udc prende posizione contro alcune delle misure adottate dalla Commissione Straordinaria, in particolare quelle relative all’aumento delle tariffe dei parcheggi e all’estensione delle strisce blu.

Negli ultimi giorni il tema è stato al centro di numerose proteste provenienti da gran parte del panorama politico locale, accomunato dalla preoccupazione per provvedimenti che, secondo i critici, rischiano di incidere soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.

A intervenire è Pietro Fazio, segretario politico dell’Udc, che riferisce di essersi confrontato nelle ultime settimane con cittadini, commercianti, lavoratori e pendolari preoccupati per l’impatto delle nuove misure sulla vita quotidiana.

«Comprendo le ragioni che hanno portato la Commissione Straordinaria ad adottare questo provvedimento. Regolamentare la sosta e garantire una migliore fruibilità degli spazi urbani è un obiettivo condivisibile. Tuttavia, è doveroso valutare con attenzione gli effetti che tali decisioni possono avere sulla vita quotidiana delle persone», afferma Fazio.

Secondo il segretario dell’Udc, ad Aprilia l’automobile rappresenta ancora una necessità più che una scelta. «Molti cittadini la utilizzano ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola, accedere ai servizi o prendere il treno per Roma. In assenza di un sistema di trasporto pubblico realmente efficiente, ogni aumento dei costi della mobilità incide inevitabilmente sui bilanci familiari».

Un’attenzione particolare viene rivolta anche alle attività commerciali del centro urbano. «I commercianti meritano ascolto e attenzione, soprattutto dopo anni segnati dalla crisi economica, dalla concorrenza dell’e-commerce e dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie», sottolinea.

Per Fazio esistono margini per individuare soluzioni più equilibrate che consentano di raggiungere gli obiettivi della regolamentazione della sosta senza gravare eccessivamente sui cittadini. Tra le proposte avanzate figurano l’introduzione di una fascia gratuita per le soste brevi, agevolazioni dedicate a residenti, lavoratori e pendolari, la realizzazione di aree di parcheggio a costi contenuti nelle zone periferiche e una verifica degli effetti del provvedimento dopo i primi mesi di applicazione.

«Non servono contrapposizioni, ma dialogo, ascolto e la capacità delle istituzioni di migliorare le proprie decisioni quando emergono criticità», prosegue il dirigente centrista, rivolgendo un appello alla Commissione Straordinaria affinché apra un confronto con le associazioni di categoria, i comitati cittadini e le rappresentanze sociali del territorio.

Per l’Udc, infatti, il tema della mobilità va ben oltre la semplice gestione dei parcheggi e riguarda il modello di città che si intende costruire. «Le scelte sulla mobilità non riguardano soltanto i parcheggi, ma una città accessibile, vivibile, vicina alle esigenze delle persone e capace di sostenere il proprio tessuto economico e sociale».

Un intervento che si aggiunge alle numerose prese di posizione emerse negli ultimi giorni e che conferma come il tema delle strisce blu e dei nuovi costi della sosta sia destinato a rimanere al centro del confronto politico cittadino nelle prossime settimane.

San Felice Circeo, raffica di controlli dei Carabinieri

Controlli intensificati nelle ore serali a San Felice Circeo, dove i Carabinieri della Compagnia di Terracina hanno messo in campo un servizio straordinario finalizzato a rafforzare la sicurezza sul territorio in vista della stagione estiva.

L’operazione ha visto impegnati i militari dell’Aliquota Radiomobile e delle Stazioni dipendenti in una serie di verifiche mirate alla prevenzione dei reati contro il patrimonio, con particolare attenzione ai furti in abitazione, al contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti, oltre che al monitoraggio del rispetto delle norme del Codice della Strada.

Nel corso delle attività sono state identificate 41 persone e controllati 32 veicoli. I militari hanno inoltre accertato due violazioni al Codice della Strada, contestando sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore ai 5mila euro e procedendo al ritiro di un documento di circolazione.

Particolare attenzione è stata riservata anche ai soggetti sottoposti a misure restrittive. Tre persone agli arresti domiciliari sono state infatti controllate per verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria.

L’attività rientra nel più ampio piano di vigilanza predisposto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina per garantire maggiore sicurezza nei centri costieri durante il periodo estivo, quando l’afflusso di residenti e turisti determina un significativo aumento delle presenze sul territorio.

I controlli proseguiranno anche nelle prossime settimane con servizi mirati nelle aree maggiormente frequentate e lungo le principali direttrici di collegamento del litorale.

Gallerie di Terracina, mercoledì dovrebbe essere il giorno della riapertura (temporanea)

Qualcuno si era domandato a giugno di quale anno avrebbero riaperto del gallerie di Terracina. Dopotutto a maggio, nella famosa riunione in Regione si era parlato del mese e non dei giorni. Ormai siamo agli sgoccioli del primo mese dell’estate e caldo e traffico a parte, il traforo che evita alle auto di passare in città funziona ancora a senso unico alternato in un’unica canna.

Ma non bisogna disperare, perché è questione di giorni. Mercoledì 24 giugno, infatti, salvo ritardi o colpi di scena dovrebbe finalmente aprire la “canna nord”, ancora non ultimata ma dove i lavori sono a buon punto.

Per l’estate, infatti – fino a fine agosto – entrambe le gallerie dovrebbero tornare operative permettendo di evitare così situazioni incresciose e traffico intenso nell’accesso o l’uscita della zona del sud della provincia pontina.

In questi giorni, infatti, qualcosa sembra “muoversi” anche nei pressi del cantiere dove, all’esterno della galleria dove si stanno svolgendo i lavori, si vedono meno mezzi e materiale da lavoro.

Cresce, dunque, l’attesa sia per la riapertura – seppur temporanea – al traffico, sia per vedere in cosa hanno consistito fino ad ora i lavori di messa in sicurezza e ammodernamento della prima delle due canne del traforo.

Estate sotto osservazione a Ponza e Ventotene: controlli tra locali, strade e attività turistiche

Controlli a tappeto sulle isole di Ponza e Ventotene nel primo fine settimana dell’estate. Tra il 19 e il 20 giugno i Carabinieri hanno messo in campo un articolato servizio straordinario di vigilanza che ha interessato i principali punti di aggregazione e le zone maggiormente frequentate da residenti e turisti.

L’operazione, coordinata dalle Stazioni dell’Arma delle due isole, ha visto il coinvolgimento dei militari del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Latina, della Sezione Radiomobile della Compagnia di Formia e del personale del battello in servizio a Ponza. L’obiettivo era quello di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio durante l’avvio della stagione turistica, con particolare attenzione alla prevenzione dei reati, al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti e alla sicurezza nelle aree della movida.

Nel corso delle verifiche sono state identificate complessivamente 130 persone, controllati otto veicoli e un natante. I militari hanno inoltre effettuato accertamenti in una struttura ricettiva e ispezionato quattro attività commerciali, concentrando l’attenzione anche sul rispetto delle norme in materia di somministrazione di alimenti e bevande e sulla tutela della salute pubblica.

L’attività rientra nel più ampio piano di sicurezza predisposto dall’Arma dei Carabinieri in vista dell’estate, periodo in cui le isole pontine registrano un forte incremento delle presenze turistiche. Un dispositivo che punta a garantire ordine pubblico, legalità e tranquillità sia ai residenti sia ai numerosi visitatori che scelgono Ponza e Ventotene per le vacanze.

San Felice, il Circeo sotto osservazione: raffica di controlli tra strade, locali e zone della movida

Con l’arrivo della stagione estiva e il progressivo aumento delle presenze sul litorale, a San Felice Circeo si alza il livello dell’attenzione sul fronte della sicurezza. Nel corso dell’ultimo fine settimana gli agenti di polizia hanno intensificato i controlli sul territorio con una serie di servizi straordinari finalizzati alla prevenzione dei reati e al monitoraggio delle aree maggiormente frequentate da residenti e turisti.

L’attività si è concentrata soprattutto nei punti più sensibili del centro cittadino, lungo le principali arterie stradali e nelle zone della movida, dove sono stati effettuati controlli a persone, veicoli ed esercizi pubblici. Un’azione capillare che rientra nel più ampio piano predisposto per garantire maggiore sicurezza durante i mesi estivi, quando il Circeo registra un sensibile incremento delle presenze.

L’obiettivo è quello di prevenire fenomeni di criminalità diffusa, contrastare comportamenti illeciti e rafforzare la percezione di sicurezza tra cittadini e visitatori. Particolare attenzione è stata riservata anche al rispetto delle norme sulla circolazione stradale e alla vigilanza nelle aree maggiormente esposte a situazioni di degrado o disturbo della quiete pubblica.

I controlli, assicurano le forze dell’ordine, proseguiranno anche nelle prossime settimane con una presenza ancora più capillare sul territorio, in vista del periodo di massima affluenza turistica. Un presidio costante che punta a garantire un’estate all’insegna della sicurezza e della tranquillità in uno dei centri balneari più frequentati della provincia di Latina.

A Classic Horror Story: De Feo e Strippoli convincono con il loro racconto tra folklore italiano e terrore contemporaneo

Nel panorama del cinema horror italiano contemporaneo, A Classic Horror Story (2021), diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli, rappresenta uno degli esperimenti più ambiziosi e consapevoli degli ultimi anni. Distribuito da Netflix, il film si presenta inizialmente come un esercizio di stile costruito attorno ai codici più riconoscibili dell’horror rurale, ma si rivela progressivamente qualcosa di assai più complesso: una riflessione sul consumo dell’orrore, sulla spettacolarizzazione della violenza e sulla natura stessa della narrazione cinematografica.

Non si tratta semplicemente di un horror italiano che guarda ai modelli internazionali. Al contrario, è un’opera che dialoga continuamente con la storia del genere, la cita, la manipola e infine la sovverte, trasformando il meccanismo della citazione in parte integrante del proprio discorso teorico.

La trama

Elisa, giovane donna diretta nel Sud Italia per affrontare una delicata questione personale, condivide un viaggio in camper con alcuni sconosciuti. Durante il tragitto, un incidente stradale interrompe improvvisamente il percorso. Al loro risveglio, i passeggeri si ritrovano nel mezzo di una fitta foresta apparentemente isolata dal mondo. Nessuna strada conduce all’esterno, i punti di riferimento sembrano mutare e una misteriosa casa nel bosco custodisce simboli inquietanti legati a oscure leggende popolari. Quello che all’inizio appare come un classico racconto di sopravvivenza si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più imprevedibile e disturbante.

La regia: un gioco di prestigio costruito sulla conoscenza del genere

L’aspetto più interessante dell’opera risiede probabilmente nella sua regia. De Feo e Strippoli dimostrano una profonda conoscenza del linguaggio horror e soprattutto della sua evoluzione negli ultimi cinquant’anni. Fin dalle prime sequenze emerge una volontà precisa: creare nello spettatore una sensazione di familiarità. Le inquadrature del bosco, i movimenti di macchina lenti e minacciosi, il camper che attraversa strade deserte, la gestione dello spazio rurale evocano immediatamente una memoria cinefila stratificata che richiama opere come The Texas Chain Saw Massacre, The Blair Witch Project, The Cabin in the Woods e perfino Midsommar.

La regia lavora continuamente sul concetto di riconoscibilità. Ogni immagine sembra voler dire allo spettatore: “Hai già visto tutto questo.” Ed è proprio da questa sensazione che il film costruisce la propria strategia narrativa. Dal punto di vista tecnico, i registi mostrano una notevole padronanza del ritmo visivo. I movimenti di macchina sono quasi sempre controllati, mai isterici. L’orrore nasce più dalla costruzione dello spazio che dal montaggio frenetico. Particolarmente efficace è la gestione dell’ambiente boschivo, trasformato in un autentico labirinto concettuale oltre che geografico. La foresta non diventa soltanto un luogo fisico ma una dimensione narrativa chiusa, una sorta di teatro dell’orrore in cui i personaggi sembrano condannati a ripetere percorsi e schemi.

La sceneggiatura: tra folk horror e metanarrazione

La sceneggiatura costituisce contemporaneamente il maggiore pregio e l’elemento più divisivo dell’opera. Nella sua prima parte, il film aderisce con precisione quasi filologica ai canoni del folk horror. Troviamo il gruppo eterogeneo di viaggiatori, l’isolamento geografico, il folklore locale, la minaccia rituale, il senso crescente di perdita dell’orientamento. Tuttavia, sarebbe riduttivo fermarsi a questo livello di lettura. Gli autori costruiscono infatti un dispositivo metacinematografico che riflette sulla serializzazione dell’orrore contemporaneo. Il film interroga direttamente il rapporto tra spettatore e violenza spettacolarizzata, ponendo domande scomode sul desiderio di assistere a determinate immagini.

In questo senso A Classic Horror Story appartiene alla tradizione di quell’horror autoriflessivo che va da Scream a Funny Games, passando per opere più recenti come Cabin in the Woods. La differenza fondamentale sta nell’utilizzo di una sensibilità tutta italiana. Il folklore nazionale viene recuperato non come semplice elemento decorativo ma come materia narrativa autentica. Le leggende popolari meridionali, i riferimenti antropologici e il patrimonio superstizioso della tradizione italiana conferiscono al racconto una specificità culturale raramente riscontrabile nell’horror nostrano contemporaneo.

La fotografia: il bosco come organismo vivente

La fotografia rappresenta uno degli aspetti più riusciti del film. L’uso della luce naturale contribuisce a creare una dimensione sospesa tra realismo e incubo. Le tonalità cromatiche oscillano costantemente tra verdi saturi, marroni terrosi e neri profondissimi. Il bosco viene fotografato come un’entità viva. Non è semplice scenografia ma presenza attiva. La macchina da presa spesso inquadra gli alberi come fossero osservatori silenziosi. I tronchi occupano il quadro in maniera opprimente, creando una sensazione di intrappolamento visivo che amplifica il senso di disorientamento.

Di particolare interesse è l’uso delle simmetrie compositive all’interno della casa nel bosco. Gli ambienti vengono spesso ripresi frontalmente, quasi fossero stanze museali o teatri rituali. Questo approccio genera una tensione percettiva sottile ma costante.

Il suono e la colonna sonora: costruire l’angoscia attraverso l’assenza

Uno degli aspetti più raffinati dell’opera è il lavoro sul comparto sonoro. A differenza di molti horror contemporanei che abusano di effetti sonori aggressivi e jump scare musicali, A Classic Horror Story sceglie spesso la sottrazione. Il silenzio assume una funzione drammaturgica fondamentale. I rumori della foresta, il vento, il legno che scricchiola, il fruscio delle foglie diventano elementi narrativi autonomi. La colonna sonora lavora prevalentemente in sottrazione, lasciando che siano gli spazi sonori naturali a costruire l’inquietudine. Questo approccio richiama alcune soluzioni del cinema horror europeo più sofisticato e contribuisce a creare una tensione meno immediata ma più persistente.

I personaggi e le interpretazioni

Matilda Lutz: una protagonista che evolve insieme al film

Matilda Lutz sostiene gran parte del peso narrativo dell’opera. La sua Elisa evita gli stereotipi della final girl tradizionale. L’attrice costruisce una figura inizialmente vulnerabile ma progressivamente più complessa, riuscendo a mantenere credibilità anche quando il racconto cambia radicalmente registro. La sua interpretazione si distingue per misura e controllo. Evita costantemente l’enfasi melodrammatica che avrebbe potuto compromettere l’equilibrio del film.

Francesco Russo

Francesco Russo offre una performance particolarmente efficace grazie alla capacità di oscillare tra normalità quotidiana e ambiguità crescente. La sua presenza contribuisce a mantenere quella sensazione di instabilità psicologica che costituisce uno dei cardini del racconto.

Peppino Mazzotta

Tra le interpretazioni più memorabili emerge quella di Peppino Mazzotta. L’attore calabrese conferisce al proprio personaggio una fisicità e una presenza scenica che evocano la tradizione del villain rurale del cinema horror classico senza mai scadere nella caricatura. La sua recitazione si fonda su minime variazioni espressive e su un uso sapiente dello sguardo, risultando spesso più inquietante delle stesse immagini di violenza.

I temi: chi guarda chi?

Sotto la superficie dell’horror folkloristico si nasconde un’opera sorprendentemente teorica. Il tema centrale del film non è la sopravvivenza. Non è nemmeno il folklore. È il rapporto tra spettatore e rappresentazione della violenza. L’intera architettura narrativa sembra costruita per mettere in discussione il nostro ruolo di consumatori di immagini horror. Perché guardiamo? Perché desideriamo assistere alla sofferenza simulata? Perché continuiamo a cercare nuove forme di violenza cinematografica sempre più estreme? Il film prova a rispondere a queste domande senza offrire soluzioni rassicuranti.

I limiti dell’opera

Pur essendo estremamente interessante, A Classic Horror Story non è privo di difetti. Alcuni passaggi della seconda metà rischiano di risultare eccessivamente didascalici. In certi momenti il desiderio di esplicitare il proprio discorso teorico finisce per ridurre l’ambiguità che aveva reso così efficace la prima parte. Anche alcuni personaggi secondari risultano meno approfonditi di quanto sarebbe stato auspicabile, rimanendo talvolta funzionali alla struttura narrativa più che pienamente autonomi. Infine, il film richiede una certa disponibilità da parte dello spettatore ad accettare il suo gioco metacinematografico. Chi cerca esclusivamente un horror tradizionale potrebbe percepire alcune svolte narrative come artificiose.

Uno tra gli horror italiani più intelligenti degli ultimi anni

A Classic Horror Story è probabilmente uno dei film horror italiani più intelligenti e coraggiosi degli ultimi anni. Non perfetto, ma estremamente stimolante. La sua forza non risiede soltanto nell’efficacia delle sequenze di tensione o nella qualità tecnica della messa in scena, bensì nella capacità di utilizzare il linguaggio dell’orrore per riflettere sullo stesso atto del guardare. De Feo e Strippoli realizzano un’opera che dialoga con mezzo secolo di cinema di genere e che tenta, con ambizione rara nel panorama italiano, di trasformare il folk horror in una riflessione sul consumo contemporaneo delle immagini. Un film che divide, provoca e talvolta irrita, ma che possiede una qualità sempre più rara: lascia lo spettatore con qualcosa su cui continuare a riflettere molto tempo dopo la visione.

Un horror colto, metacinematografico e sorprendentemente europeo nella sensibilità visiva, capace di trasformare il patrimonio folklorico italiano in uno strumento per interrogare il presente e il nostro rapporto con la violenza spettacolarizzata.

Cisterna Volley, arriva Vilmos Szabo: 23enne palleggiatore ungherese

Il sesto acquisto dopo Peng (centrale), Amaranto (opposto), Federici (libero), Magalini (schiacciatore) e Magliano (schiacciatore), che si aggiungono ai “vecchi” Fanizza (palleggiatore), Barotto (opposto), Mazzone (centrale), Tosti (centrale) e Lanza (schiacciatore). Per completare il roster a disposizione di coach Morato per la stagione 2026-2027 mancano adesso soltanto uno schiacciatore, un libero e un centrale.

Per Vilmos Szabo, come per tutti gli stranieri che arrivano in SuperLega, giocare nella massima serie italiana di Pallavolo rappresenta non solo un sogno che si avvera “Ma anche un messaggio importante per tutti i giovani ungheresi: con il lavoro e la forza di volontà è possibile arrivare nel campionato più importante, difficile e bello che ci sia – ha sottolineato Vili – Il vostro campionato l’ho sempre seguito, sono informato su squadre e giocatori, in realtà quest’anno ho visto non solo quasi tutte le partite di A1, ma anche parecchie della A2. Quando il mio procuratore mi ha detto che forse sarebbe arrivata una richiesta per me dal Cisterna, gli ho risposto semplicemente così: Accetta la prima offerta che ti fanno, va bene tutto. Ed è andata proprio così. Il giorno che mi ha chiamato per dirmi che era fatta, ero in auto e stavo andando ad allenarmi: ho sorriso e sognato ad occhi aperti per tutta la seduta di lavoro, a chi mi chiedeva cosa fosse successo neanche rispondevo, la mia mente era in un altro mondo, il mondo dei sogni che si avverano. Cosa faccio quando non gioco? Nulla, il mio hobby è semplicemente la pallavolo. Guardo ogni partita e cerco di migliorarmi osservando gli altri, cerco di imparare dai migliori”.

Vili in Italia c’è stato da turista, ora ci torna per restarci da giocatore di volley: nel suo Paese ha vinto tre Scudetti e cinque coppe nazionali, naturalmente è nel giro della nazionale magiara. “Roma, Venezia, Verona, Trieste, le città che ho visitato; una vacanza l’ho fatta anche in Sicilia. Dell’Italia amo l’atmosfera, il cibo, la passione della gente in generale, una passione che si rispecchia in tutto”.

Prima dell’Italia, però, Vili ha un altro importante traguardo da centrare: “Manca poco, devo sostenere la tesi, quindi un ultimo sforzo e sarà finalmente laureato. In cosa? Economia, la mia passione. A Cisterna verrò da economista”.

Una famiglia di pallavolisti, quella di Vilmos Szabo: “Mia madre ha giocato ad altissimi livelli, vestendo anche la maglia della Nazionale e, adesso, è uno dei migliori arbitri del Paese. E noi abbiamo fatto come lei, dedicandoci alla pallavolo: per noi intendo anche mio fratello e mia sorella”.

Vilmos Szabo è un palleggiatore completo, bravo al centro della rete e determinato in tutti i fondamentali.  “Credo che il mio vero punto di forza sia la voglia di lottare e la quantità di lavoro che sono disposto a svolgere giorno dopo giorno, anno dopo anno, per crescere e migliorare. Adesso l’Italia rappresenta il massimo livello dove poter migliorare ulteriormente, in SuperLega si gioca la pallavolo più tecnica del mondo. Quando ho iniziato a giocare, a 17 anni, mi sono subito indirizzato verso la regìa. Volevo soltanto una cosa:  diventare un giocatore di pallavolo di livello internazionale. Con le mie caratteristiche fisiche sapevo che non sarei mai potuto diventare un giocatore d’attacco fortissimo, così ho scelto di fare il palleggiatore e, a quell’età, l’unico modo per diventare un buon palleggiatore è toccare il pallone senza sosta. Così si è formata la mia mentalità. Il mio numero di maglia è l’uno, anche se inizialmente giocavo col sette, ma quando sono finito nella stessa squadra di mio fratello ne ho dovuto scegliere un altro, il sette era il suo. E così ho deciso di indossare la maglia col numero 1”.

Argentina, 14enne colpito da pallonata al petto si accascia e muore: tragedia durante una partita con amici

Doveva essere un pomeriggio di gioco e spensieratezza tra amici, si è trasformato invece in una tragedia che ha sconvolto un’intera comunità. Un ragazzo di 14 anni è morto in Argentina dopo essere stato colpito al petto da una pallonata durante una partita di calcio improvvisata in un terreno alla periferia della città di La Banda, nella provincia di Santiago del Estero.

Il giovane stava giocando insieme ad altri coetanei quando, intorno alle 18, è stato centrato accidentalmente da un violento tiro che lo ha colpito in pieno torace.

Secondo le prime ricostruzioni, il quattordicenne avrebbe accusato immediatamente un forte dolore, cadendo a terra sotto gli occhi degli amici. Dopo alcuni istanti sarebbe riuscito a rialzarsi, ma avrebbe compiuto soltanto pochi passi prima di crollare nuovamente al suolo.

La situazione è precipitata in pochi minuti. Il ragazzo avrebbe iniziato a manifestare convulsioni, facendo scattare l’allarme tra i presenti. Gli amici e alcuni adulti che si trovavano nelle vicinanze hanno immediatamente contattato i soccorsi.

Sul posto è intervenuta un’ambulanza che ha trasportato il giovane d’urgenza nel più vicino ospedale. Nonostante i tentativi del personale sanitario di rianimarlo, però, ogni sforzo si è rivelato inutile. Il ragazzo sarebbe andato in arresto cardiaco e i medici, dopo lunghe manovre salvavita, hanno dovuto constatarne il decesso.

La magistratura locale ha aperto un’inchiesta per accertare con precisione le cause della morte. Gli investigatori hanno disposto l’autopsia, che dovrà chiarire se il decesso sia stato provocato direttamente dal trauma subito al torace o se possano esserci state condizioni mediche pregresse che abbiano contribuito al tragico epilogo.

La notizia ha profondamente colpito la comunità di La Banda e il mondo sportivo locale. Numerosi i messaggi di cordoglio comparsi sui social nelle ore successive alla tragedia.

Tra questi anche quello del club calcistico in cui il giovane militava nelle giovanili, il Sarmiento Club, che ha voluto ricordarlo con parole cariche di commozione: «Il suo periodo al club rimarrà per sempre nei nostri ricordi. Riposa in pace».

Una morte improvvisa e drammatica che ha lasciato sotto shock familiari, amici e compagni di squadra, uniti dal dolore per la perdita di una vita spezzata troppo presto.

Fuori casa nonostante i domiciliari: arrestato dai Carabinieri a Lenola

È stato trovato lontano dall’abitazione nella quale era sottoposto agli arresti domiciliari e per questo è finito nuovamente in manette. Protagonista della vicenda un uomo di 55 anni, residente a Lenola e già noto alle forze dell’ordine, arrestato dai Carabinieri della locale Stazione con l’accusa di evasione.

L’episodio si è verificato nella giornata di ieri durante un servizio di controllo del territorio. Nel corso dell’attività perlustrativa, i militari hanno notato il 55enne all’esterno dell’immobile dove era obbligato a permanere in virtù della misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria.

Gli accertamenti eseguiti nell’immediatezza hanno consentito di verificare come l’uomo si fosse allontanato senza alcuna autorizzazione e senza che ricorressero particolari esigenze o motivi di necessità tali da giustificare la sua presenza fuori dall’abitazione.

Per il 55enne sono quindi scattate le procedure previste dalla legge. Dichiarato in arresto in flagranza di reato, è stato accompagnato presso il Tribunale di Latina, dove è comparso davanti al giudice per la celebrazione del rito direttissimo.

L’operazione rientra nell’ambito dei controlli effettuati quotidianamente dall’Arma per verificare il rispetto delle misure restrittive e garantire l’osservanza dei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria.