Orientamento universitario, a Formia l’University Village fa il pieno di studenti

Numerosa la partecipazione dei giovani che hanno affollato gli stand tra piazza della Vittoria e piazzale Aldo Moro

Si è chiusa sabato a Formia la tre giorni dedicata all’orientamento universitario «University Village», promossa dal Comune. Numerosa la partecipazione dei giovani che hanno affollato gli stand tra piazza della Vittoria e piazzale Aldo Moro: studenti delle classi quarte e quinte degli istituti cittadini, delle scuole secondarie di secondo grado delle province di Latina e Frosinone, ma anche studenti arrivati da fuori regione. Ben dodici Atenei rappresentati, tra cui l’Università Bocconi di Milano, l’Università di Trento, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. «Questo evento – ha commentato il primo cittadino, Gianluca Taddeo – è una grande opportunità che abbiamo voluto dare agli studenti. Le Università qui presenti sono tutte prestigiose e Formia finalmente sta assumendo un ruolo primario, un modello che noi applichiamo perché questa città deve recuperare dignità e valori, anche attraverso questo genere di manifestazioni che promuovono anche all’esterno il nome del nostro comprensorio».

Nel pomeriggio di sabato, nell’ambito delle attività culturali all’interno della kermesse si è svolto il convegno dal titolo «L’inserimento lavorativo dei Giovani», promosso da Giuseppe Rinaldi, maestro del Lavoro e manager aziendale, a cui hanno preso parte il sindaco Taddeo; il professor Giuseppe Russo, ordinario di Economia all’Università di Cassino; Mimma Barbati, responsabile marketing, sviluppo e relazioni esterne dell’Its Meccatronico del Lazio; Clemente Borrelli, direttore Its Academy Fondazione Caboto; Vespasiano Di Spirito, Unindustria Latina; Roberto Cecere, Segretario Generale Cisl Latina; Barbara Libonati, HRmanager Geberit stabilimento di Gaeta; Katia Schedi, responsabile della filiale di Cassino Manpower group.  Giuseppe Rinaldi nell’introdurre i lavori e nel ringraziare i relatori del convegno, ha sottolineato che «per vincere l’incontro con il mondo del lavoro i giovani devono innanzitutto scegliere un corso di studi idoneo alle proprie qualità e aspirazioni professionali, essere informati delle figure più ricercate in un mercato del lavoro in continua evoluzione, per una scelta consapevole e responsabile. Dobbiamo puntare sui giovani – ha proseguito Rinaldi – per coltivare il talento e il futuro del territorio. Iniziative come queste hanno un obiettivo pratico: presentare delle offerte formative di prestigiose Università italiane, ma anche tante altre soluzioni formative che possono essere da collegamento tra il mondo della scuola superiore con la realtà universitaria che porta poi al mondo del lavoro». 

Per il Segretario Generale della Cisl Latina, Roberto Cecere, «l’orientamento universitario è fondamentale per aiutare i giovani a fare una scelta consapevole sul futuro percorso di studi, tanto quanto lo sono le politiche attive per i lavoratori, che hanno l’obiettivo di promuovere l’occupabilità attraverso un mix di attività che includono l’orientamento, la formazione, la riqualificazione in base a quelle che sono le esigenze del mercato. Tuttavia – è stata la riflessione di Cecere – è necessario caricare le nuove generazioni di una responsabilità maggiore rispetto a quelli che sono gli obiettivi dell’impresa, se vogliamo creare più occupazione e di qualità. Il modello partecipativo – ha sottolineato – deve essere per le nuove generazione un modello di riferimento. La partecipazione, in una fase di cambiamenti epocali legati alla rivoluzione tecnologica e alle sfide del dopo pandemia, rappresenta un essenziale elemento di promozione sociale. E’ attraverso la trasformazione del rapporto di lavoro, non più basato su uno di scambio di opere contro retribuzione, ma basato su un rapporto di associazione tra il lavoratore e l’impresa, che si rivendica il legame fra impresa, lavoro e territorio e che costituisce un vero e proprio antidoto rispetto alle crisi aziendali, alle delocalizzazioni, al dumping sociale, poiché realizza una corresponsabilizzazione reciproca fra imprenditori e dipendenti».

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