La morte della ragazzina di 14 anni travolta da un’auto mentre era in bicicletta ad Aprilia continua a scuotere non solo la comunità pontina, ma anche il mondo della scuola e delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti. A intervenire, nelle ultime ore, è stato il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ha affidato a una nota una riflessione dura e carica di dolore sulla tragedia avvenuta lungo via del Genio Civile.
Per il CNDDU, quanto accaduto non può essere liquidato come “l’ennesimo incidente stradale”. Dietro quella giovane vita spezzata, sottolinea il Coordinamento, si nasconde una questione più ampia che riguarda sicurezza urbana, mobilità sostenibile e diritto dei ragazzi a vivere gli spazi pubblici senza trasformarli in un pericolo quotidiano.
“Quando una ragazza perde la vita mentre pedala in pieno giorno — si legge nella nota — siamo davanti a un problema culturale ed educativo che riguarda l’intera società”. Un passaggio che richiama il tema della vulnerabilità di pedoni e ciclisti, soprattutto adolescenti e bambini, troppo spesso esposti ai rischi di città pensate più per la velocità del traffico che per la sicurezza delle persone.
Il Coordinamento punta poi l’attenzione sul ruolo della scuola e dell’educazione civica, ritenendo indispensabile rafforzare percorsi permanenti dedicati alla sicurezza stradale, alla prevenzione e al rispetto reciproco negli spazi urbani. Secondo il CNDDU, non bastano campagne occasionali: serve una nuova cultura della convivenza stradale capace di trasformare il concetto stesso di mobilità in un tema di responsabilità collettiva.
Nel messaggio firmato dal presidente Romano Pesavento emerge anche la vicinanza alla famiglia della giovane vittima, insieme all’auspicio che la tragedia possa aprire una riflessione più profonda sul valore attribuito oggi alla vita dei più giovani.
“Ogni ragazza e ogni ragazzo devono poter andare a scuola o attraversare una strada senza che questo diventi un rischio mortale”, conclude il documento. Un richiamo che, dopo quanto accaduto ad Aprilia, assume il peso di una richiesta collettiva di maggiore attenzione, prevenzione e tutela.