Latina, se n’è andato Ennio Albieri: una meteora di passaggio per una stagione scanzonata

Aveva 75 anni. Con la moglie Lucia ha gestito per un decennio il bar di Corso della Repubblica, sotto i portici

Ci eravamo conosciuti trent’anni fa, o giù di lì, quando insieme alla moglie Lucia aveva preso in gestione il bar di Corso della Repubblica che si trovava sotto i portici, proprio di fronte alla vecchia redazione di Latina Oggi, all’angolo di Piazza San Marco. Quel bar era già il punto di riferimento di noi che lavoravamo al giornale, ma con Ennio avevamo preso a frequentare quel bancone con maggiore slancio, perché con lui, se non lo detestavi a pelle,  si entrava subito in sintonia. Simpatico, attento, critico, ironico e spesso sarcastico, era sempre capace di stare al passo con l’umore degli avventori con cui aveva confidenza.

Tra lui e me, a regolare il corso del nostro rapporto oltre ai caffè e qualche raro aperitivo, c’era una tavola da backgammon, sulla quale, come due levantini di razza, ingaggiavamo le nostre battaglie quotidiane con i dadi, uno strumento che da solo dovrebbe bastare a certificare la prevalenza della fortuna rispetto alla strategia quando i due avversari sono entrambi sufficientemente attrezzati nel muovere con sapienza le pedine.

Ma per Ennio, specie quando era lui a vincere, la fortuna non c’entrava mai. “Sono più forte” incalzava ridendo per guastarti l’umore. “ Vai a scrivere, e cerca di fare meglio che al gioco” aggiungeva quando ero già con un piede  fuori dal bar, suscitando l’ilarità dei presenti. Me ne andavo a testa bassa, senza replicare, come è corretto fare quando si perde. E contro Ennio perdevo spesso, più di quanto mi capitasse di vincere.

Il nostro appuntamento quotidiano aveva presto preso la piega dell’accanimento, e ogni giorno, dopo la riunione di redazione delle 15.30, mi dissolvevo per materializzarmi davanti al bancone dove Ennio mi aspettava con la tavola, i dadi e le pedine già ordinate.

Spesso i colleghi mi venivano a chiamare perché il direttore mi andava cercando. “Finisco la partita e arrivo”, rispondevo ogni volta. Mi è capitato di dire la stessa cosa perfino il pomeriggio che avevano appena ammazzato uno in città, e all’epoca la “nera” era di mia pertinenza. Poi, una decina di anni dopo il loro arrivo sul Corso, Ennio e Lucia avevano deciso di mollare il bar e ritirarsi nella loro Pontinia per il meritato riposo dopo una vita di lavoro.

Insieme a Ennio se n’è andato anche il backgammon e con quello la mia distrazione preferita. Poi ha chiuso anche il bar, che adesso non c’è più. E stamattina, all’età di 75 anni, se n’è andato anche Ennio, che di cognome faceva Albieri. Ha chiuso anche lui.

E’ così che funziona, ti giri un attimo e di quello che hai vissuto, soprattutto le cose migliori, non resta niente. A parte la malinconia del ricordo. Ciao Ennio, non mancherai soltanto a me.

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