Latina e la riqualificazione urbana, una città dove i privati tracciano la rotta

Nuove volumetrie residenziali e commerciali, le opere pubbliche previste e l’assenza, di una visione complessiva della città

Una discutibile interpretazione del significato della collaborazione sinergica tra pubblico e privato, insieme all’assenza di un’idea di città possono bastare a spiegare la ragione dell’esultanza dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Latina di fronte a tre progetti, o meglio tre proposte progettuali di Print illustrate nell’ultima seduta della Commissione Urbanistica.

“La presentazione degli elaborati, vista la portata delle tre proposte, ha suscitato un particolare interesse dei commissari” ha spiegato l’assessore Annalisa Muzio in un comunicato stampa, aggiungendo che “I programmi integrati di riqualificazione urbana (Print) sono uno strumento urbanistico complesso che si basa sulla collaborazione pubblico-privata, introdotto per promuovere la trasformazione qualitativa, il recupero e la rigenerazione urbana di parti di città esistenti”.

Si tratta di tre proposte che si riferiscono ad un’area artigianale semicentrale nella zona di via Ezio, e a due distinte aree di Latina Scalo, una industriale e l’altra mista con destinazione a servizi generali e verde pubblico. Per ciascuna delle tre aree sono stati presentati da parte di privati dei progetti integrati di intervento che puntano ad ottenere cambi di destinazione e nuove volumetrie residenziali e commerciali in cambio di qualche opera di urbanizzazione migliorativa delle condizioni esistenti o interventi viari, nuovi spazi verdi, parcheggi e piccole opere a sostegno di attività sportive, come nel caso di via Ezio, o una piscina e campi di padel a Latina Scalo.

Una sorta di abdicazione in favore dei privati per la pianificazione urbana della città. Non sono l’amministrazione e l’assessorato di riferimento insieme al Consiglio comunale a sognare la città di domani (di quella presente meglio non parlare), e a dettare le linee del cambiamento e dello sviluppo di quartieri e borghi, ma si lascia fare ai privati con progetti che guardano esclusivamente all’ottimizzazione di una proprietà puntando a costruire quello che si può vendere più facilmente: appartamenti residenziali e superfici commerciali.

Questa amministrazione era partita puntando ad estendere il centro urbano fino a ricongiungersi con la zona dell’università e del Conservatorio, giusto via Ezio, creando nuovi percorsi pedonali per una ricucitura vera del nucleo storico di Latina con le zone al di là della cerchia del primo anello di circonvallazione, e sembrava intenzionata a perseguire l’idea di una seconda opera di bonifica, stavolta sulla marina, per costruire la città del domani, il segno forte capace di rappresentare un biglietto da visita credibile e spendibile per il Centenario del 2032. Niente di tutto questo; la cultura amministrativa è rimasta quella di sessant’anni fa, quando un pugno di amministratori scortati da un gruppo di professionisti aveva depredato lotti edificabili e lotti agricoli per farne i campi di battaglia speculativi dai quali sarebbe venuta fuori la città che vediamo e che abbiamo.

Non è cambiato niente da allora, né i sistemi né i fini. Il privato chiede, l’amministrazione concede. Che si tratti di revisioni dei Piani particolareggiati, come quelli annullati dal Commissario Barbato, o di Print, a suo tempo annullati pure quelli, o di varianti urbanistiche passeggere e discutibili come quella del Q3, i risultati prodotti sono quelli di un palazzo da demolire a Borgo Piave; di una gigantesca struttura commerciale sulla Pontina rimasta ferma per dieci anni e che oggi, dopo essere stata ripresa per i capelli in un tentativo disperato di salvataggio, stenta a decollare; di un centro commerciale in via del Lido su cui pende un decreto di sequestro per lottizzazione abusiva; di un multisala abusivo condonato dal Comune benché sprovvisto dei necessari parcheggi in viale Le Corbusier; di un lungomare che grida vendetta e che non si è esitato ad affidare alle mani di un assessore che in quanto imprenditore-operatore della marina, per quanto possa essere benintenzionato, è vittima di un evidente e grossolano conflitto di interessi.

E’ in questa mancanza di prospettiva e in questa assenza di visione che ogni volta si inseriscono i progetti dei privati, che mirano ad ottenere da provvidenziali cambi di destinazione d’uso dei buoni profitti in cambio di noccioline.

Sappiamo quanti saranno gli abitanti di Latina tra venti o quarant’anni? Abbiamo provato a stabilire che tipo di popolazione sarà quella, quali le fasce d’età predominanti e dunque quali i bisogni primari da soddisfare? Siamo in grado di prevedere quale piega avrà preso nei prossimi decenni il flusso di nuovi arrivi dal Nordafrica, dall’India e dalla Cina? Abbiamo provato a capire dove ci porterà il cambiamento climatico e quali sistemi di protezione e contrasto possiamo esercitare per provare a difendere il nostro territorio e dunque anche noi? Non è poi così difficile esercitarsi su questi interrogativi e trovare risposte più che approssimative su cui progettare un’idea sensata della città che saremo, per poi cominciare a costruire, allora sì con il concorso necessario e insostituibile dei privati, la comunità che decideremo di voler essere. Fino ad allora, si navigherà a vista, senza una rotta e senza destinazione. E questa non è rigenerazione urbana.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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