Cento milioni dalla Regione per frenare la deindustrializzazione mentre a Latina non si reindustrializza

Il caso della ex Frigomarket Pacifico rimane senza risposte dalla politica e dalla magistratura

Cento milioni di euro destinati alle imprese del Lazio per investimenti in macchinari, impianti, attrezzature, innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, costituiscono la dotazione del  Fondo di contrasto alla deindustrializzazione per l’anno 2026.

Una misura importante che il presidente della  Commissione regionale alle attività produttive Vittorio Sambucci annuncia soddisfatto con un suggestivo manifesto che lo ritrae sovrastante la terra di mezzo della pianura pontina, con all’orizzonte una nuvola dai contorni che ripropongono i confini del Lazio e in angolo uno spicchio di tricolore. Insomma, la “filiera Paese” è al completo.

Manca soltanto qualche riferimento puntuale alla situazione locale, quel mondo delle imprese pontine che si muove tra eccellenze, promettenti start up e qualche esempio negativo, vedi il fallito tentativo di reindustrializzazione del sito della ex Pacifico Frigomarket di Tor Tre Ponti. Proprio lì, in via Carrara, grazie ad un contratto di locazione stipulato con la proprietà del sito, la P&D di Sermoneta, sta per essere inaugurato un nuovo supermercato al dettaglio con il marchio di una catena romana della grande distribuzione. Buon per loro. Meno bene per il progetto di reindustrializzazione in virtù del quale il Consorzio Industriale del Lazio ha ceduto gratuitamente l’intero compendio della ex Frigomarket, dopo averlo espropriato alla curatela fallimentare, ad un’azienda che si era mostrata interessata ad acquisire il sito per farne un nuovo polo industriale con attività di logistica e di e-commerce. Uno dei prerequisiti per la cessione al privato era quello della presentazione di un piano industriale che avrebbe dovuto necessariamente essere approvato dal Consorzio, come è avvenuto. Ma se oggi, a distanza di oltre quattro anni dalla cessione avvenuta nel maggio 2022, il consiglio di amministrazione del Consorzio Industriale del Lazio volesse fare una passeggiata in via Carrara, a parte i lavori di allestimento di un supermercato in uno dei capannoni diventati di proprietà della P&D di Sermoneta, non troverebbe alcuna traccia di attività industriali in corso.

Quello che l’azienda beneficiaria della cessione del sito industriale ha saputo fare, almeno fino ad ora, è stato di interrare abusivamente e dunque illegalmente una montagna di rifiuti derivanti dai lavori di smantellamento del capannone che ospitava le celle frigorifere della ex Frigomarket, e poi di cedere in locazione un’area da adibire a parcheggio per i clienti e il capannone che si appresta ad ospitare un supermercato.

Dunque, il progetto di reindustrializzazione sembra essersi risolto con l’avvio di un’attività commerciale all’interno del piano regolatore consortile che non ammette quel tipo di attività.

Eppure nel contratto stipulato dal notaio sono previste una serie di penalità in caso di mancato rispetto degli obblighi assunti dalla P&D, fino alla revoca della cessione del sito e la sua riacquisizione al patrimonio consortile. Malgrado questo, e sebbene la prevista bonifica ambientale del sito si sia risolta con un ulteriore carico inquinante grazie all’interramento di circa trecento tonnellate di rifiuti speciali, tutto procede come se le cose fossero andate nel migliore dei modi, cioè come previsto e stabilito.

Il Consorzio non vuol vedere, o finge di non vedere quello che potrebbe aver scientemente architettato e portato a termine con l’esproprio e la successiva cessione del sito ex Frigomarket; la Regione Lazio, la stessa che si preoccupa di scongiurare la deindustrializzazione del territorio mettendo sul tavolo una fiche da cento milioni di euro, anziché pretendere dal Consorzio Industriale (ente che la stessa Regione controlla) che gli impegni assunti vengano rispettati, lascia correre esponendosi malamente a considerazioni insidiose circa una eventuale presenza della politica dietro l’affare di via Carrara.

Qualche peccato di ingenuità c’è stato: uno dei protagonisti dell’esproprio e della successiva cessione del sito Frigomarket Pacifico è finito ai vertici della Fondazione Latina 2032 chiamata a gestire la corsa verso il Centenario di Latina. Bel segnale.

Ultima ma non ultima, la Procura della Repubblica; intervenuta dopo la scoperta dell’interramento dei rifiuti, la magistratura aveva approfondito il caso per cercare di stabilire se l’iter che aveva portato alla cessione e poi all’inosservanza degli accordi tra Consorzio Industriale e P&D sia stato condotto correttamente o meno. Il Pm ha scomodato il Nipaaf e la Guardia di Finanza, ma dopo circa due anni, non se ne sa ancora nulla, benché di quell’affare si sappia ormai praticamente tutto.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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