Daspo alle persone senza dimora, Lbc: “Azione repressiva spacciata come prevenzione”

"È solo un modo di mettere la polvere sotto il tappeto, costringendo le persone senza dimora a spostarsi da un’altra parte"

“Il Daspo urbano comporta un’azione in termini repressivi spacciata come un’azione di prevenzione. Si è dimostrato come, dal 2017 al 2022, l’83% di questi provvedimenti adottati da altri Comuni in Italia ha portato a Daspo di 48 ore, che sono poi di fatto incontrollabili. È solo un modo di mettere la polvere sotto il tappeto, costringendo le persone senza dimora a spostarsi da un’altra parte, senza che però il problema di fondo sia risolto”. Così Latina Bene Comune, con i consiglieri Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta commenta il nuovo regolamento di polizia urbana che è stato discusso ieri in commissione e che individua delle “zone rosse” cittadine in cui è vietato il bivacco.

“Va certamente rispettata l’esigenza dei cittadini di avere sicurezza, va combattuto il degrado – continua Lbc – ma questo ci appare più come un provvedimento utile a lavare la coscienza e dire ai cittadini che l’amministrazione ha agito e fatto il possibile. Di fronte a una reiterazione del comportamento vietato, il Daspo inflitto alle persone senza dimora, che utilizzano una panchina per dormire, può portare al carcere. Così, cercando di risolvere un’emergenza, se ne crea un’altra. Questo è un tema su cui invece è necessario investire. Investire nella prevenzione, nel rispetto della dignità delle persone, nel supporto alle fragilità. Non ci sembra che l’attuale amministrazione, né tantomeno il Governo centrale, abbia l’intenzione di farlo, come dimostrano i tagli che si stanno operando sul Welfare”.

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