Crisi dei fertilizzanti in Europa, De Meo teme per la sicurezza e l’autonomia alimentare

L'eurodeputato: "La pandemia prima, la guerra e la crisi energetica dopo, hanno determinato una forte riduzione dei concimi"

«Una crisi globale dei fertilizzanti, come quella che stiamo attraversando, non si vedeva dagli anni ’70 – dichiara il presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo e componente della Commissione Agricoltura, Salvatore De Meo. La pandemia prima, la guerra e la crisi energetica dopo, hanno determinato una forte riduzione dei concimi importati da Russia e Bielorussia e un aumento spropositato di circa il 150% dei costi di produzione di quelli europei causando serie difficoltà all’intera filiera agroalimentare. A tutto questo – continua l’on. De Meo – si aggiunga che, se da un lato c’è la carenza di fertilizzanti, dall’altro in Europa qualcuno insiste per un’ulteriore e significativa riduzione al fine di raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale che, per quanto condivisibili, non tengono conto che al momento non ci sono soluzioni alternative e che la scarsità di concimi di oggi peserà sulle produzioni di domani con una popolazione mondiale in forte crescita e ripercussioni sulla disponibilità di prodotti, a meno che qualcuno sia convinto che la soluzione sia la produzione sintetica di alimenti o il consumo di insetti.

I nostri agricoltori – dichiara ancora l’on. De Meo –  sono nel pieno di una crisi economica e produttiva rispetto alla quale nemmeno la nuova PAC sarà probabilmente in grado di poterli sostenere, considerato che l’inflazione in corso ne sta ridimensionando la portata. Per questo, la delegazione di Forza Italia a Bruxelles chiede una revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale per rafforzare il bilancio della PAC e nuove fonti di finanziamento per elaborare misure pertinenti e garantire la stabilità del settore. Inoltre – conclude il presidente De Meo – riteniamo necessaria una strategia europea a lungo termine sui fertilizzanti senza la quale sarà messa a rischio la sicurezza e l’autonomia alimentare europea con il rischio di ritrovarci, come già accaduto per il gas ed altre fonti energetiche, ad essere dipendenti da Paesi terzi indebolendo la nostra credibilità e forza geopolitica». 

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