Aprilia: Manzù, manca il parere della Soprintendenza

Secondo l'ex assessore agli Affari Generali della Giunta D'Alessio, senza quell'atto sarebbe nullo il cambio del nome della Sala

Un nuovo colpo di scena sull’intitolazione della Sala Maggiore della Biblioteca Manzù; sulla querelle legata alla nuova intitolazione interviene uno dei firmatari dell’appello alla Commissione Straordinaria, affinché riveda la scelta di dedicare lo spazio all’architetto Aleardo Nardinocchi.

Luigi Bonadonna ha scritto un lungo commento a riguardo.

“Intervengo nel dibattito sull’intitolazione della Sala Giacomo Manzù, premettendo che sono uno degli ex amministratori che ha sottoscritto il ricorso amministrativo contro il Comune attualmente amministrato dalla Commissione Straordinaria. In questa sede intervengo su un altro punto di vista che a mio avviso è dirimente. Vorrei ricordare che l’Amministrazione sta intervenendo sul Polo Culturale, in particolare sulla denominata Sala Giacomo Manzù, un bene ricadente in area individuata come bene del patrimonio identitario regionale ai sensi dell’art. 134 co. 1 lett. c) e art. 136 co. 1 lett. c) del d.lgs. n. 42/2004. Detto vincolo paesaggistico è stato approvato in via definitiva con Delibera del Consiglio Regionale del Lazio n. 5 del 21/04/2021 con cui è stato approvato il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), dopo un lunghissimo travaglio istruttorio e lo dico con cognizione di causa avendo partecipato alla redazione. Come noto, la “tutela del paesaggio” rappresenta un valore presidiato a livello costituzionale (art. 9 Cost.), quale interesse pubblico primario, e trova regolamentazione nella Parte III del d.lgs. n. 42/2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’art. 134 co. 1 lett. c) nella formulazione vigente dopo il d.lgs. 26 marzo 2008 n. 63 stabilisce: “Sono beni paesaggistici (…) c) gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell’articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156”.Il citato art. 136 co. 1 lett. c) prevede che sono sottoposti a tutela “i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici”. Si precisa che la locuzione “inclusi i centri ed i nuclei storici” è stata introdotta proprio dal d.lgs. 63/2008, recependo la prassi di vincolare interi centri storici quali complessi monumentali (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 21 giugno 2006, n. 3733). Ai sensi dell’art. 143 co. 1 lett. d) d.lgs. 42/2004, è demandata al PTPR “l’individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico a termini dell’art. 134 co. 1 lett. c)”. E qui veniamo al punto. Le immagini che documentano l’intitolazione solenne del 21 aprile 1991, occasione in cui la famiglia del Maestro Giacomo Manzù donò alla Città l’opera in bronzo “Ramoscello d’ulivo” tuttora collocata nella sala unitamente alla targa commemorativa, al di là degli atti formali, sono patrimonio identitario della città. Come lo è la scultura in bronzo “Busto di Giacomo Manzù” dell’artista Tony Di Nicola, posizionata sotto il “Ramoscello d’ulivo” in occasione dell’estensione dell’intitolazione a Manzù dell’intera biblioteca nel 2011 e inaugurata nel 2013. Sono beni che sono preservati dalla legge sovraordinata. I proprietari, possessori o detentori hanno l’obbligo preventivo di chiedere l’autorizzazione, al fine di consentire all’autorità terza di verificare la compatibilità tra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato. Detta autorizzazione è atto autonomo e presupposto ai sensi dell’art. 146 d.lgs. 42/2004. Ebbene, nella deliberazione n. 29 del 15/04/2026, oltre alle criticità già esposte nel ricorso, a mio avviso vi è un’ulteriore criticità: dagli atti pubblicati manca il parere obbligatorio vincolante della Soprintendenza. Non è allegato né menzionato nell’atto deliberativo. Anche nell’ipotesi di procedure semplificate, andava comunque menzionato. Anche volendo sostenere che l’intervento non necessitasse di parere preventivo – tesi su cui non concordo – di tale circostanza andava fatta menzione per consentire le dovute verifiche. Io non concordo su quest’ultima tesi perché ritengo che la Sala Manzù, così come altre sale in zona vincolata paesaggisticamente, siano sale aperte al pubblico, equiparabili sotto il profilo dell’identità agli spazi aperti al pubblico. Pertanto cambiare toponimo, aggiungere o togliere una targa, è modificazione dello stato dei luoghi e va autorizzata. Ricordo che l’art. 181 d.lgs. 42/2004 è molto chiaro sulle attività eseguite in assenza o in difformità dall’autorizzazione. Concludo. Sono nato in questa città 73 anni fa, sono cresciuto con la città e i 35 anni dell’intitolazione della Sala Giacomo Manzù, con tutte le attività culturali svolte al suo interno, sono un pezzo anche della mia storia di ex amministratore e di cittadino. Il mio spirito è sempre stato collaborativo, sia da amministratore che da libero cittadino, e lo è anche in questa occasione, nel rispetto dei ruoli. Mi auguro che prevalga sempre la saggezza e l’interesse generale della nostra comunità. La mia non è una contrapposizione verso persone o figure, tanto meno verso chi ha fatto la richiesta. È un richiamo al rispetto delle procedure che tutelano tutti noi. Un pensiero e un grazie va al Maestro Giacomo Manzù, un grazie va anche a due persone che hanno voluto bene a questa città e sono stati due cari amici oltre che due bravi amministratori: al Sindaco Luigi Meddi che ha voluto l’intitolazione, e al Sindaco Domenico D’Alessio che l’ha voluta estendere all’intera biblioteca, centro delle culture della città”.

Le nuove valutazioni emerse fanno parte di una seconda petizione di ex amministratori indirizzata alla commissione straordinaria che sarà diffusa nei prossimi giorni insieme ad una nota di replica dei sottoscrittori, nucleo fondante, se ciò ce ne fosse bisogno, di ulteriori iniziative volte a garantire la salvaguardia del toponimo storico della Sala Manzù. Si fa presente che questo tipo di petizione è tecnica ed è propedeutica ad eventuali ulteriori iniziative di fronte agli organi competenti.

Parallelamente a queste, sarà allora attivata la petizione popolare indirizzata alla commissione straordinaria che testimonierà l’ampio coinvolgimento della città al mantenimento del toponimo storico della Sala Manzù.

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Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

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