Dalla Germania agli attacchi informatici: De Meo, «L’Europa rafforzi difesa e deterrenza»

L’europarlamentare pontino mette in guardia: «Le minacce ibride sono già una realtà. Bisogna difendere la nostra democrazia»

La sicurezza europea non passa più soltanto dalla capacità di fronteggiare un eventuale attacco militare. È il concetto su cui interviene l’europarlamentare di Forza Italia-Salvatore De Meo, presidente della Delegazione UE-NATO, dopo i recenti episodi registrati in Germania e il quadro più ampio delle minacce ibride che interessano i Paesi europei.

Un tema internazionale che assume una particolare connotazione anche sul territorio pontino, considerando il percorso politico di De Meo, espressione di Forza Italia nel Lazio e già sindaco di Fondi, prima dell’esperienza nelle istituzioni europee.

«Quanto accaduto in Germania conferma che la sicurezza europea non può più essere considerata soltanto in termini di difesa militare», sostiene De Meo, richiamando anche la posizione espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani secondo cui non sarebbe realistico, allo stato attuale, uno scenario di attacco militare russo all’Europa. Il rischio, però, secondo l’europarlamentare, non può essere circoscritto a un conflitto convenzionale.

A preoccupare sono soprattutto attacchi cibernetici, interferenze e operazioni capaci di colpire infrastrutture e istituzioni, arrivando a condizionare persino il normale funzionamento dei processi democratici.

«Gli attacchi informatici subiti anche dalla Farnesina – sottolinea De Meo – dimostrano che queste minacce sono già una realtà». Ed è proprio la vulnerabilità dei sistemi digitali che, secondo l’esponente del PPE, impone di allargare il concetto stesso di difesa.

L’esempio scelto riguarda uno dei servizi pubblici più sensibili: l’INPS. Un attacco ai suoi sistemi informatici, osserva De Meo, potrebbe avere conseguenze immediate sulla vita quotidiana di milioni di cittadini, considerando la quantità di servizi e prestazioni gestiti dall’istituto, a partire dalle pensioni.

Da qui la necessità di investire non soltanto negli strumenti militari tradizionali, ma anche nella protezione delle reti, delle infrastrutture strategiche e dei servizi essenziali. 

«Investire nella difesa significa anche dotare l’Europa degli strumenti necessari per proteggere infrastrutture strategiche, reti e servizi essenziali, rafforzando al tempo stesso la nostra capacità di deterrenza», afferma.

Un rafforzamento che De Meo tiene però a distinguere dalla volontà di prepararsi a un conflitto. «Non significa prepararsi alla guerra – precisa – ma rendere l’Europa più sicura e meno vulnerabile a qualsiasi forma di pressione o interferenza esterna».

Il tema, nella visione dell’europarlamentare, non può inoltre essere affrontato dai singoli Stati separatamente. Le minacce informatiche e ibride, per loro stessa natura, superano i confini nazionali e richiedono quindi una risposta coordinata a livello continentale.

«Di fronte a minacce che non conoscono confini nazionali, servono maggiore coordinamento europeo, investimenti adeguati e una sempre più stretta collaborazione con la NATO», conclude De Meo. L’obiettivo indicato è quello di costruire «un’Europa unita, credibile e capace di difendersi», condizione che, nelle parole dell’europarlamentare, diventa indispensabile per tutelare non soltanto la sicurezza degli Stati membri, ma anche la libertà delle loro democrazie.

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