Acqualatina, il PD chiede dimissioni degli amministratori di nomina pubblica

"Mi preme, a questo punto, ripercorrere la sequenza dei nostri tanti interventi per invocare un'inversione di tendenza"

“Come noto, la recente Assemblea dei soci di Acqualatina ha respinto la mozione di sfiducia presentata dalla maggioranza dei Comuni nei confronti della Presidente Cinzia Marzoli. Tale esito è stato determinato dall’astensione del socio privato il cui voto ha di fatto annullato la volontà espressa dalla maggioranza dei Sindaci. Questo intervento diretto del socio privato in decisioni di competenza pubblica sta generando un inaccettabile cortocircuito istituzionale con conseguenze negative sul servizio. Condivido in pieno la preoccupazione manifestata pubblicamente dai Sindaci in merito a questo episodio”.

Lo dichiara in una nota Omar Sarubbo, segretario provinciale del Partito Democratico.

“Non è la prima volta che avvengono tali interferenze. Ricordo che soltanto una minoranza di quattro Comuni (Terracina, Latina, Sperlonga e Ventotene) ha approvato un mese fa il bilancio d’esercizio 2024 in Assemblea dei soci di Acqualatina. L’approvazione è stata ottenuta unicamente per effetto del voto favorevole del socio privato Idrolatina/Italgas (49% delle quote). Ben 19 comuni, vale la pena sottolineare, hanno votato contro e 2 si sono astenuti. 

Acqualatina è in un’evidente impasse, condotta in un vicolo cieco da Fratelli d’Italia e dall’alleato minore (la Lega di Salvini). La situazione conferma la fondatezza delle nostre posizioni: avevamo previsto già un anno fa che l’occupazione del CdA di Aqualatina da parte della destra avrebbe prodotto una dannosa situazione di stallo. Così è stato.

Mi preme, a questo punto, ripercorrere la sequenza dei nostri tanti interventi per invocare un’inversione di tendenza. Richieste che sono state costantemente ignorate.

  • Ad aprile 2024 i sindaci PD, in occasione della nomina di membri del CdA di parte pubblica, stigmatizzarono “l’occupazione di tutti gli spazi da parte dei candidati espressi e sostenuti quasi esclusivamente dai sindaci di Fratelli d’Italia” e denunciarono l’indisponibilità del partito della Meloni a considerare intese collegiali.
  • Nel dicembre u.s. ci siamo opposti al tentativo di FdI e dei Comuni di Latina e Terracina di aumentare le bollette del 9%. Operazione tempestivamente bloccata e respinta al mittente dal Presidente Stefanelli, dai Sindaci del PD e da molti altri Comuni. 
  • Abbiamo quindi ricordato l’assenza di finanziamenti regionali e nazionali integrativi per gli interventi su reti e infrastrutture. Una carenza grave che comporta un danno significativo per famiglie e imprese, costrette a sostenere interamente in bolletta il peso insopportabile degli investimenti, delle perdite idriche e dell’evasione.
  • Non finisce qui. Abbiamo opportunamente evidenziato il grande apporto del PNRR ottenuto dalla Provincia ed elencato i numerosi finanziamenti stanziati dalla precedente Giunta Zingaretti. 
  • Infine, il Consigliere Regionale Salvatore La Penna ha anche presentato un emendamento al bilancio volto a istituire il “Fondo per interventi straordinari sulla rete idrica dell’ATO 4 – Lazio meridionale Latina”.

Di contro, da Fratelli d’Italia abbiamo solo e sempre ricevuto risposte stizzite a mezzo stampa. Hanno voluto procedere per un anno intero con arroganza ed esercitando la forza dei numeri che, nei fatti, registriamo non esserci più dopo il commissariamento del Comune di Aprilia, l’esito delle elezioni amministrative di Anzio e Nettuno, la perdita di fiducia da parte di Sindaci che in un primo momento li avevano sostenuti. 

Il tempo è scaduto. È giunto il momento che – nell’interesse della società chiamata a gestire un bene pubblico e prezioso come l’acqua – svestano i panni della prepotenza, prendano atto dei nuovi equilibri amministrativi provinciali e consentano la costruzione di un governo plurale della società realmente rappresentativo del territorio e dei bisogni dei cittadini/utenti. Chiediamo a questa destra di uscire dal fortino in cui si è barricata, poiché tale struttura non è un feudo privato ma un bene comune di ogni cittadino.

Al netto delle procedure in corso riferite alle ipotesi di decadenza o revoca, reputo opportuno e responsabile che gli amministratori di nomina pubblica rassegnino le dimissioni per permettere l’elezione di un nuovo Consiglio di Amministrazione”, conclude Omar Sarubbo, segretario provinciale del Partito Democratico.

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