Sanità, internalizzare i lavoratori dei servizi essenziali per i pazienti: la richiesta di CLAS alla Regione

"È anche il caso di sottolineare che, soprattutto, nel periodo Covid, tali lavoratori hanno svolto un ruolo fondamentale"

Internalizzare e stabilizzare i lavoratori che operano all’interno delle strutture sanitarie regionali, i quali svolgono servizi essenziali di supporto alle stesse attività mediche e sanitarie. E’ questa la richiesta espressa dal sindacato CLAS alla Regione Lazio e al riguardo il segretario nazionale Davide Favero ha inviato una specifica richiesta di incontro al presidente della Regione, Francesco Rocca, all’assessore al lavoro, Giuseppe Schiboni e al presidente della commissione regionale lavoro, Angelo Tripodi.
Nella lettera il segretario di classe Davide Favero chiede di avviare un confronto costruttivo sul tema per valorizzare il lavoro delle professionalità che svolgono vari servizi nelle strutture sanitarie pubbliche del Lazio, dalle attività nelle mense, fino alle pulizie e igienizzazione di locali e apparecchiature. Servizi che la Regione appalta a soggetti terzi.

“Un insieme eterogeneo di attività ausiliarie e di supporto, svolte da figure professionali non sanitarie, tuttavia necessarie all’erogazione di alcuni servizi finalizzati ad assicurare la salute del paziente e che spesso si intersecano e/o sovrappongono a servizi prestati da figure sanitarie e socio sanitarie – scrive il segretario Favero – Ritenendo prioritario investire sulle lavoratrici e sui lavoratori già altamente professionalizzati, che hanno sempre collaborato al fine di garantire assistenza ai pazienti, vista la necessaria attività di supporto svolta dal personale su indicato e considerato quanto disposto dalla Legge di Bilancio 2024 (valorizzazione del personale del servizio sanitario nazionale), chiediamo di prevedere l’avvio di un percorso di internalizzazione che possa includere anche le suddette figure professionali”, conclude il Segretario Generale del Sindacato CLAS. E’ anche il caso di sottolineare che, soprattutto, nel periodo Covid, tali lavoratori hanno svolto un ruolo fondamentale all’interno delle strutture sanitarie, con forti rischi per la loro salute.

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