Armi da guerra, Spagna e faida per lo spaccio: Aprilia resta al centro dell’inchiesta antimafia

Dopo il blitz della DDA emergono i contorni di uno scenario criminale sempre più strutturato nel territorio pontino

A distanza di poche ore dal maxi blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, resta altissima l’attenzione investigativa attorno all’inchiesta che ha portato al fermo di quattro persone ritenute vicine a un’organizzazione criminale attiva tra Aprilia e i comuni limitrofi.

Un’indagine che, al di là dei singoli provvedimenti cautelari, fotografa soprattutto un quadro estremamente delicato: quello di gruppi criminali che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero arrivati a pianificare vere e proprie azioni armate per il controllo delle piazze di spaccio del territorio.

Il nodo della faida criminale

Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori della DIA e della DDA capitolina, negli ultimi mesi si sarebbe sviluppata una forte tensione tra gruppi rivali operanti nell’area apriliana.

Una contrapposizione che avrebbe avuto al centro il controllo del traffico di droga e che, stando alle accuse, sarebbe degenerata fino alla preparazione di possibili agguati armati.

Gli inquirenti parlano infatti di una escalation fatta di minacce, organizzazione logistica e disponibilità di armi da guerra.

L’arsenale trovato ad Aprilia

Il punto centrale dell’inchiesta resta il sequestro effettuato il 16 maggio scorso in un’abitazione di Aprilia utilizzata, secondo l’accusa, come deposito logistico dell’organizzazione.

All’interno dell’immobile i Carabinieri e la DIA hanno trovato un arsenale particolarmente pesante composto da: mitragliatrici; Kalashnikov; fucili di precisione; pistole; bombe a mano; silenziatori; ottiche e mirini laser.

Nel deposito sarebbero stati trovati anche migliaia di munizioni, giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte delle forze dell’ordine, droga e banconote false.

Un sequestro che ha immediatamente acceso i riflettori sulla pericolosità del contesto criminale emerso nell’indagine.

I collegamenti con la Spagna

Tra gli aspetti più rilevanti dell’inchiesta ci sono anche i continui collegamenti con la Spagna.

Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni degli indagati avrebbero stabilito nel Paese iberico una base operativa utilizzata come punto di appoggio logistico.

Dopo il blitz di Aprilia, parte del gruppo sarebbe rientrata proprio in Spagna, dove uno degli indagati è stato successivamente arrestato con oltre cento chili di hashish.

Il rischio di fuga

Gli investigatori hanno inoltre evidenziato il rischio di fuga di quello che viene ritenuto il vertice del gruppo.

Secondo quanto contestato dalla Procura, l’uomo sarebbe rientrato temporaneamente in Italia per procurarsi documenti falsi necessari a lasciare definitivamente il territorio europeo.

Proprio questo elemento, insieme ai gravi indizi raccolti durante le indagini, ha portato la DDA di Roma a disporre il fermo nei confronti dei quattro indagati.

L’inchiesta resta aperta

L’indagine è ancora nella fase preliminare e gli accertamenti proseguono per chiarire eventuali ulteriori collegamenti con altri episodi criminali e con i traffici di droga nel territorio pontino.

Resta inoltre valido, come previsto dalla legge, il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.

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