Nell’inchiesta che ha portato agli arresti dell’operazione Pac-Man un filone investigativo è dedicato al fenomeno delle auto cannibalizzate e conta già due indagati, che si aggiungono a quelli coinvolti nei traffici di droga e armi e nelle estorsione. Sono i soggetti coinvolti nella simulazione dei furti dei pezzi dalle loro auto per frodare le compagnie assicurative, ovvero i titolari delle due macchine depredate per finta, solo per intascare il risarcimento.
La vicenda è quella emersa all’inizio dell’inchiesta, quando a settembre la Polizia arrestò il diciottenne che guidava l’Audi Q3 del 37enne Francesco D’Antonio, uno dei principali indagati dell’operazione Pac-Man, trovando un chilo di hashish nel bagagliaio della vettura. Durante le perquisizioni successive all’arresto, fu scoperto un garage riconducibile al giovane, pieno di pezzi di auto risultati in buona parte rubati. Tra questi c’erano anche quelli di due vetture in uso a conoscenti del diciottenne stesso, dei quali era stato denunciato il furto.
Le successive verifiche hanno permesso agli investigatori della Squadra Mobile di scoprire che il giovane poteva essere coinvolto degli affari con i pezzi rubati delle auto, ma soprattutto che alcuni dei furti erano simulati, quindi pianificati con i proprietari delle vittime allo scopo di ottenere un risarcimento dalla compagnia assicurativa per il furto parziale delle vetture: i ricambi smontati venivano tenuti nascosti in attesa di chiudere la pratica e poterli rimontare. Una di queste vetture è una Bmw Serie 1, anche questa in uso a Francesco D’Antonio, che oltretutto dopo l’arresto del diciottenne aveva cercato di recuperare i pezzi dai familiari del giovane e, secondo l’indagine, ha cercato di estorcere loro 20.000 euro. In ogni caso la Bmw di D’Antonio era formalmente intestata alla zia, una funzionaria del Comune di Latina di 61 anni, indagata per simulazione di reato e danneggiamento fraudolento di beni assicurati, perché ha firmato sia la denuncia di furto della vettura che la richiesta di risarcimento danni all’assicurazione.
Stessi reati contestati al proprietario di un’altra vettura i cui pezzi sono stati trovati lei garage del diciottenne, vale a dire una Audi Q2 intestata al fratello maggiore dei gemelli Spinelli, i ventenni finiti in carcere perché ritenuti i leader della piazza di spaccio dei palazzi Arlecchino. Questi ultimi la scorsa estate si erano scontrati con alcuni gruppi contrapposti, compreso quello legato alla figura di D’Antonio, ma prima che i rapporti si incrinassero, le diverse fazioni avevano condiviso una serie di interessi o comunque erano entrati in contatto tra loro. Anche gli Spinelli, dopo l’arresto del diciottenne, avevano cercato di recuperare i pezzi attraverso Alex Iannaccone, braccio destro di D’Antonio e legato al giovane che custodiva i pezzi nel garage, anche lui tra gli arrestati dell’operazione Pac-Man.