APRILIA ANNO ZERO
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Gabriele Mastrocicco ha 24 anni ed è nato e cresciuto ad Aprilia. Dopo aver frequentato il liceo classico a Latina, ha conseguito la laurea triennale in Cooperazione Internazionale e sviluppo e, successivamente, la magistrale di Studi Europei, svolgendo entrambi i percorsi presso l’università La Sapienza. Durante il corso di studi universitario ha conosciuto ogni forma di militanza, a partire dalla rappresentanza studentesca, partecipando a movimenti tematici, fino ad arrivare a prendere parte alla vita democratica, con l’adesione ai Giovani Democratici, il gruppo giovanile del PD che, a suo avviso, costituisce l’ala più radicale del partito. Tra il 2019 e il 2022 ha ricoperto il ruolo di consigliere nel consiglio Comunale dei Giovani di Aprilia occupandosi, principalmente, di promuovere e organizzare iniziative sul territorio per incoraggiare l’aggregazione giovanile. Il 2023, anno successivo all’Erasmus, esperienza vissuta presso l’ Universitat Ramon Llull a Blanquerna, è stato per Gabriele un momento di scelte fondamentali : accanto alla decisione di candidarsi consigliere comunale, infatti, ha deciso di iniziare un percorso di affermazione di genere che, da Gloria, lo ha condotto a diventare Gabriele. Gloria non si era certo mai nascosta, né aveva mai temuto i giudizi altrui, anche a costo di correre il rischio, forse, di caratterizzarsi – durante il suo mandato istituzionale – per le sole questioni di genere. È però plausibile supporre che, se il consiglio comunale non fosse stato sciolto anzitempo, avrebbe trovato il modo di dimostrare le sue qualità. La scelta di non essere più Gloria è stata la presa d’atto di un disagio significativo, l’inizio di un percorso identitario che ha comportato la riappropriazione della propria dignità ed identità personale: con il nome Gabriele è nato un individuo nuovo e libero di vivere serenamente e felicemente. Tuttavia alcune qualità, che accomunano Gloria a Gabriele, sono invece ancora vive e tra esse spicca la disponibilità a mettersi sempre in discussione: un impegno che gli ha consentito di crescere, capire e trovare la forza di lottare anche per gli altri, di scendere in piazza per difendere i diritti di tutti, lavoratori e lavoratrici, persone queer e popoli oppressi. Una forza motrice che possiede solo chi ha vissuto grandi dolori, ma è stato in grado di superare le proprie insicurezze personali attraverso valori morali forti.
- Nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2024, gli apriliani venivano scossi da una notizia incredibile: il loro sindaco era stato arrestato ed altri amministratori erano finiti nel tritacarne con l’accusa di aver favorito il malaffare. Lei, che era stato eletto in consiglio comunale solo un anno prima, quali sensazioni ha provato? E cosa le ha dato maggiormente fastidio?
“La notizia mi ha colpito profondamente, prima di tutto come cittadino e poi, successivamente, come consigliere comunale. È stato sicuramente un momento di sorpresa “istituzionale” (nel senso che non avevo minimamente idea di quello che stava accadendo, inoltre le notizie all’inizio erano molte e confuse) e umano.
Quello che mi ha dato maggiormente fastidio è stato il danno arrecato all’immagine di Aprilia. Quando un sindaco viene arrestato non è solo una vicenda personale o giudiziaria: è chiaramente una ferita per l’intera comunità. La nostra città è fatta in larga parte da persone perbene, da imprenditori onesti, da associazioni e famiglie che ogni giorno lavorano con dignità e correttezza. Vederla associata, anche a livello nazionale, a dinamiche mafiose è stato doloroso”. - Ritiene che il tessuto sociale e politico di Aprilia sia davvero così compromesso oppure la situazione nel nostro comune non è, poi, così diversa da altre realtà italiane? Ha mai percepito paura o atteggiamenti omertosi tra gli apriliani?
“Purtroppo sappiamo bene che Aprilia non è un’eccezione nel panorama italiano. In tutti i contesti in cui si concentrano potere amministrativo, urbanistica e ingenti risorse pubbliche esiste il rischio di pressioni, favoreggiamenti e infiltrazioni di stampo mafioso. La differenza la fanno gli anticorpi istituzionali e, soprattutto, civici.
Talvolta mi è capitato di percepire un clima di omertà, ma non la ritengo una cosa diffusa. Ho avvertito piuttosto disillusione e sfiducia e forse questo è il problema più serio. Quando i cittadini perdono fiducia nelle istituzioni, si allontanano dalla partecipazione pubblica e la sfida delle prossime amministrative sarà quella di riavvicinare i cittadini al sentimento politico. Il compito che abbiamo oggi è ricostruire innanzitutto credibilità, anche attraverso comportamenti trasparenti e scelte chiare”. - Quando si è candidato nel 2023, c’era un argomento in particolare su cui voleva incentrare il suo impegno politico? Chi l’ha votata perché lo ha fatto? E chi non l’ha scelta, quale criterio ha utilizzato per valutarla?
“Nel 2023 mi sono candidato perché sentivo la necessità di portare in consiglio comunale uno sguardo diverso, legato alla mia generazione ma soprattutto autonomo nei giudizi. Credo che la politica locale abbia bisogno di persone libere, non condizionate da logiche di appartenenza o da equilibri pregressi. La mia candidatura nasceva da questo: assumermi la responsabilità di rappresentare una generazione che spesso resta ai margini delle decisioni, ma che vuole essere coinvolta non per immagine, bensì per competenza e serietà.
Chi mi ha votato, penso, lo ha fatto perché ha riconosciuto in me indipendenza e coerenza, anche nel suo essere acerba. Non ho mai promesso favori personali, anche volendo non ne sono in grado in quanto “outsider”, ma un metodo chiaro e una presenza costante.
Chi non mi ha scelto ha legittimamente fatto altre valutazioni, magari legate a percorsi politici più strutturati o a relazioni consolidate sul territorio. Fa parte del confronto democratico”. - Secondo lei perché i suoi coetanei sono così disinteressati alla vita della loro città? E’ possibile che durante le elezioni amministrative anche i giovani, che dovrebbero essere invece più idealisti, vengano sedotti dalla prospettiva di un ritorno elettorale?
“Credo che il disinteresse di molti giovani nasca spesso dalla percezione che la politica locale non incida realmente sulla loro vita o che le decisioni siano già prese altrove. Quando si ha la sensazione che nulla cambi, si tende ad allontanarsi, e l’idea di partecipare alla cosa pubblica (attivamente o passivamente) è fuori discussione.
Quanto al rischio di essere sedotti da logiche di ritorno personale, non credo sia una questione generazionale. Il clientelismo non ha età. I giovani, anzi, spesso hanno meno strumenti di scambio rispetto a chi è inserito da anni in reti consolidate. La sfida è offrire spazi di partecipazione reale e non simbolica, in cui l’impegno venga riconosciuto per competenza e merito”. - Secondo lei chi si propone come amministratore della città, quali competenze dovrebbe possedere per svolgere dignitosamente il proprio incarico e fare gli interessi dei cittadini?
“Nella scorsa consiliatura ho capito che amministrare una città non è un esercizio semplice né retorico, ma è una responsabilità.
Chi si candida deve conoscere il funzionamento della macchina comunale, o deve essere davvero disposto ad iniziare a studiare. Stare tra quelle fila ti costringe a rapportarti con concetti complessi: bilanci, atti, regolamenti, mozioni.
Ma soprattutto, è importante capire che quasi tutte le scelte comportano delle conseguenze nella vita delle persone.
Senza questa base si rischia di dipendere totalmente dagli apparati o, peggio, di prendere decisioni senza comprenderne le conseguenze.
Accanto alla competenza tecnica serve indipendenza. Un amministratore deve saper reggere le pressioni, dire dei no quando necessario e distinguere tra interesse generale e interesse particolare. È una qualità meno visibile, ma decisiva.
Infine, serve una visione di quella che può essere la strada giusta da prendere. Governare significa scegliere una direzione e assumersi la responsabilità di seguirla. Un amministratore serio deve sapere dove vuole portare Aprilia tra cinque o dieci anni”. - Ci dica tre argomenti sui quali la prossima amministrazione, che andrà a governare Aprilia, dovrà lavorare per avviare un serio percorso di risanamento. Togliamo dall’elenco, per eccesso di banalità, la questione morale che, considerato quanto accaduto, dovrebbe rappresentare un imperativo dal quale, chiunque, dovrà ripartire.
“Il primo tema riguarda la coesione sociale. Una città che ha vissuto tensioni e sfiducia deve ricostruire legami. Questo significa investire in politiche sociali, in spazi di partecipazione reale (magari pensati anche per i giovani) e nel dialogo costante con associazioni e realtà produttive.
Il secondo riguarda il modo in cui è cresciuta la città. Aprilia negli anni si è ampliata rapidamente, ma non sempre in modo armonico. Oggi molti quartieri vivono carenze di servizi, spazi pubblici insufficienti, collegamenti difficili. Governare il territorio significa prima di tutto migliorare la qualità della vita: più cura degli spazi comuni, più attenzione ai quartieri, scelte che tengano insieme sviluppo e vivibilità. Non è solo una questione urbanistica, è una questione di quotidianità.
Il terzo punto far tornare il Comune un alleato dei cittadini, non un ostacolo. Troppe volte chi entra negli uffici pubblici si sente rimbalzato, disorientato, costretto ad aspettare mesi per una risposta. Questo logora la fiducia. La prossima amministrazione deve rimettere al centro il rapporto con le persone: tempi più chiari, comunicazione semplice, presenza”.