Impianto Bess a Sabotino, Lbc: “Nuova servitù imposta senza coinvolgere la popolazione e il consiglio”

Il movimento chiede la convocazione urgente di una commissione congiunta Urbanistica e Ambiente sul tema in questione

Nel cuore del mese di agosto, in pochi giorni, si è chiusa la conferenza dei servizi che ha autorizzato la realizzazione di un impianto di stoccaggio energetico a batterie (Bess – Battery Energy Storage System) di dimensioni enormi, pari a 266 Mega Watt (la centrale nucleare di Sabotino aveva una potenza massima di 210 MW). La determinazione dirigenziale n. 1920/2025 dell’11 agosto 2025 del Comune di Latina ha sancito la conclusione positiva del procedimento. “Un atto interamente tecnico-amministrativo, che ha visto la partecipazione a distanza di ministeri, Regione, Provincia, Arpa, Asl, vigili del fuoco e altri organismi, ma che ha deliberatamente escluso il Consiglio comunale della città capoluogo: il luogo centrale della rappresentanza politica locale – commentano i consiglieri di Lbc – È proprio in quella sede infatti che sarebbe dovuta avvenire una discussione pubblica e trasparente su un’opera di questa portata, capace di condizionare il futuro ambientale ed economico del territorio”.

È questa la posizione dei consiglieri del movimento, Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Loretta Isotton. “L’impianto sarà realizzato da Sogin nell’area già occupata dalla centrale nucleare “Cirene” – puntualizzano – in un quadrante che da decenni subisce pesanti servitù: oltre quella della centrale nucleare, il poligono militare e la discarica di Borgo Montello e che vive situazioni critiche dal punto di vista igienico-sanitario per quanto concerne i consorzi di via Valmontorio completamente abbandonati dall’attuale amministrazione. Oggi si aggiunge un’infrastruttura industriale di scala nazionale, utile al bilancio energetico del Paese ma che comporta rischi non trascurabili. Le cronache e le analisi tecnico-scientifiche sui sistemi Bess evidenziano infatti scenari incidentali rilevanti: incendi ed esplosioni con rilascio di gas tossici come monossido di carbonio, idrogeno e acido fluoridrico, contaminazioni derivanti dalle operazioni di spegnimento. Rischi – aggiungono – che richiedono valutazioni accurate e piani di emergenza trasparenti, non certo decisioni calate dall’alto.

“Non solo. La procedura di autorizzazione (P.A.S.) è stata gestita in via semplificata, mediante acquisizione a distanza dei pareri degli enti interessati e termini ristretti, senza che la cittadinanza fosse informata o potesse esprimere osservazioni – prosegue il gruppo – Una scelta che contrasta con obblighi normativi chiari, a partire dalla Convenzione di Aarhus (ratificata con legge 108/2001) e dalle direttive europee 2001/42/CE (VAS), 2011/92/UE (VIA) e 2018/2001/UE (energie rinnovabili), che impongono il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni rappresentative nelle decisioni relative a progetti con significativo impatto ambientale. Le recenti semplificazioni normative non possono riguardare progetti di tale rilevanza. Un coinvolgimento necessario che in nulla è stato attivato in questo caso. Non si tratta di fermare le strategie nazionali di approvvigionamento energetico o essere contro una tecnologia piuttosto che un’altra, come ha cercato di argomentare l’europarlamentare Nicola Procaccini, ma di pretendere che esse non calpestino le sacrosante aspirazioni alla qualità della vita di un territorio. Prima devono arrivare garanzie, rassicurazioni e compensazioni economiche e sociali proporzionate all’impatto subito, tenuto anche conto che il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha espresso ‘il proprio nulla osta all’operazione presentata, a condizione che sia garantita la sicurezza nucleare e la corretta prosecuzione delle attività di smantellamento della centrale di Latina’.  “E non va dimenticato – spiegano ancora i consiglieri – che da oltre sei anni Latina attende che Sogin mantenga l’impegno a compensare (come legge dello Stato determina) già sancito da accordi tra le parti: la realizzazione del ponte Moscarello, scelto come opera compensativa per il decommissioning della centrale nucleare, e ancora oggi non avviato. Per tutte queste ragioni chiediamo al presidente della commissione Ambiente del Comune di Latina, Alessandro Porzi, e al presidente della commissione Urbanistica, Roberto Belvisi, di convocare con urgenza una seduta congiunta con i responsabili Sogin, gli assessori competenti e i dirigenti comunali, per analizzare a fondo tutte le carte di questo progetto. Visto quanto questa mancata condivisione sia anche interna alla stessa maggioranza politica che amministra la città, è tempo di riportare la vicenda nella sede naturale della democrazia locale, restituendo ai cittadini il diritto alla partecipazione e alla difesa del proprio futuro”.

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