Endometriosi, al via un nuovo studio per comprendere il coinvolgimento del microbiota

L’unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar avvia lo studio “Biome-Endo“

“Negli ultimi anni, la ricerca sul coinvolgimento del microbiota nella patogenesi dell’endometriosi è aumentata esponenzialmente. È stato dimostrato che il microbiota svolge un ruolo sia nell’immunità dell’ospite che nel metabolismo degli estrogeni, e l’endometriosi è, a tutti gli effetti, una patologia dipendente dagli estrogeni in cui coesiste una disregolazione del sistema immunitario. L’unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona) avvia lo studio “Biome-Endo“, che si propone di analizzare tre tipi di microbiota femminile (vaginale, cervicale e rettale) nella patologia endometriosica“. Lo si apprende da un comunicato congiunto dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella e Wellmicro di Named Group.

A cosa servirà lo studio

“Obiettivo primario dello studio- aggiungono- condotto in collaborazione con Wellmicro di Named Group, azienda italiana specializzata nell’analisi metagenomica del microbioma, è confrontare il microbioma vaginale, cervicale e rettale in pazienti con endometriosi in localizzazioni varie (endometriosi ovarica, peritoneale, profonda) e in pazienti senza endometriosi. Il disegno prospettico dello studio permetterà in modo del tutto innovativo di legare la valutazione del microbiota dei distretti vaginale, cervicale e intestinale alla severità della patologia endometriosica, rendendo possibile fare del microbiota un elemento importante di definizione prognostica della malattia e di aiuto nella definizione di quali pazienti potranno presentare maggiori o minori sintomi e complicanze postoperatorie.

Tre milioni di donne colpite in Italia

“L’endometriosi è una condizione infiammatoria cronica che colpisce una donna su dieci, circa tre milioni in Italia e 190 milioni nel mondo – ha spiegato il dottor Marcello Ceccaroni Direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia, Presidente ISSA – International School of Surgical Anatomy IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria Negrar di Valpolicella, Verona. Essa è caratterizzata dalla presenza di cellule simili al tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina in sedi ectopiche (peritoneo, ovaie, tube di Falloppio, intestino, vescica)”.

Attenzione ai sintomi

“Il sintomo principale di questa malattia è il dolore – prosegue Ceccaroni– principalmente durante le mestruazioni (dismenorrea), i rapporti sessuali (dispareunia), la defecazione (dischezia), la minzione (disuria) o anche al di fuori del periodo mestruale (dolore pelvico non mestruale). La malattia può anche essere completamente asintomatica, nei casi gravi portando alla compromissione di alcuni organi come il rene e l’intestino”. “Il microbioma intestinale, con i suoi 3.300.000 geni (noi ne abbiamo 23.000!) è il potente regista della nostra salute, insieme all’intestino e al cervello viscerale- ha affermato Alessandra Graziottin Professore ac, Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia Università degli Studi di Verona, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia medica H.San Raffaele Resnati, Milano Presidente, Fondazione Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus- Esso dialoga costantemente con il microbioma degli altri distretti corporei, tra cui il microbioma vaginale, vescicale, endometriale. Il microbioma in equilibrio dinamico (“eubiosi”) protegge la nostra salute. Se alterato (“disbiosi”) diventa a sua volta co-fattore e acceleratore di diverse patologie, soprattutto in caso di disbiosi persistente. Dati preliminari suggeriscono che il microbioma disbiotico nei suoi diversi distretti possa accelerare anche la progressione dell’endometriosi e peggiorare il dolore. Ecco perché partecipo con entusiasmo a questo studio pionieristico, ricco di implicazioni per aiutare in modo sempre più efficace e innovativo le donne colpite da endometriosi”.

Lo studio “Biome.Endo” dura due anni e coinvolgerà 2.000 donne

E ancora spiegano: “Lo studio “Biome-endo” coinvolgerà per due anni circa 2.000 donne dai 18 anni in su con sospetta patologia ginecologica benigna indirizzate al Negrar come candidate per un approccio chirurgico, arruolandole in due gruppigruppo endometriosi (con diagnosi ecografica o chirurgica di endometriosi candidate ad un approccio chirurgico) e gruppo di controllo (con diagnosi ecografica o chirurgica di fibromi uterini, malformazioni uterine, prolasso uterino o polipi uterini, candidate ad un approccio chirurgico). Un’analisi ad interim sarà condotta dopo il reclutamento di 300 pazienti (150 con endometriosi e 150 con altre sospette patologie ginecologiche benigne) per esplorare i risultati preliminari. Delle pazienti di entrambi i gruppi saranno raccolti dati anamnestici e preoperatori (inclusi dati fisici oggettivi, dati ecografici, risultati del questionario che indaga le funzioni degli organi pelvici) e i dati chirurgici. Nel caso venga eseguita una isteroscopia, come richiesto dalla normale pratica clinica, sarà raccolto un campione endometriale per la valutazione del microbioma. Durante la valutazione preoperatoria, verranno raccolti tamponi vaginali, cervicali e rettali. Il DNA sarà estratto secondo il protocollo sviluppato da Wellmicro, che eseguirà la valutazione del microbioma con metodica Shotgun e l’analisi bioinformatica e statistica dei dati raccolti”. – Fonte Agenzia DIRE www.dire.it.

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