“1860: la verità”, presentato al castello Angioino il lavoro di Antonio Formicola e Claudio Romano

La presentazione è stata arricchita da un’esposizione curata da Salvatore Gonzalez, direttore del “Museo del Fronte e della Memoria”

“La Storia la scrivono i vincitori, ma la Vera Storia la raccontano i documenti”. Con l’obiettivo di ricercare i veri “come e perché” dell’impresa garibaldina e dell’Unità d’Italia, nasce “1860: La Verità”, il libro di Antonio Formicola e Claudio Romano, presentato presso il Castello Angioino di Gaeta, alla presenza del Sindaco Cristian Leccese, dell’Arcivescovo di Gaeta Luigi Vari e del Rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Marco Dell’Isola. L’opera si propone di offrire al lettore una verità derivante da oltre 40 anni di approfondita ricerca, in modo particolare presso l’Archivio di Stato di Napoli, che ha portato alla consultazione di circa 200.000 documenti risalenti al periodo compreso tra il 1859 e il 1863 e riferiti al Regno delle Due Sicilie, ben diversa dalla “narrazione classica” studiata a scuola sui libri di storia. Dalla ricerca sono infatti emerse centinaia di missive, telegrammi, dispacci e altro materiale in gran parte inedito, che illustrano senza possibilità di equivoci i “veri” antefatti, eventi, decisioni, retroscena, collegati all’impresa garibaldina e alla conseguente Unità d’Italia.

Formicola e Romano, in questo loro lavoro, hanno inteso separare in modo netto e perentorio la narrazione dei “fatti” dal loro commento. Infatti, dopo una breve presentazione nella quale spiegano la genesi di questo volume, hanno inserito una stringata ma esaustiva introduzione con cui illustrano al Lettore la situazione internazionale dove maturò l’intera vicenda, partendo dalla fine del Congresso di Vienna, fino alla salita al trono partenopeo di Francesco II. Quindi vi è il vero “corpo” del libro costituito da circa 500 documenti d’epoca (alcuni riprodotti anche fotograficamente) che, messi semplicemente in ordine cronologico ed il cui testo è stato riportato fedelmente nonché contraddistinto dalla relativa nota archivistica, finiscono con l’essere, né più, né meno, una sorta di “diario scritto a più mani” che descrive non solo la cronaca degli avvenimenti che precedettero e costituirono quel complesso di eventi noto a tutti come “Unità d’Italia”, ma illustra anche le motivazioni politiche, le strategie militari ed i rapporti diplomatici tra le varie nazioni che ebbero un ruolo in questa vicenda. Gli Autori hanno infine espresso delle “considerazioni finali” nelle quali hanno evidenziato diciotto elementi di particolare rilievo che, secondo loro, scaturiscono dalla lettura dei documenti riportati in precedenza.  

Tra i vari elementi di novità che emergono dalla lettura dei documenti d’epoca riportati in questo libro, vi è la dimostrazione che i “mille non erano mille” bensì quasi 45.000, a cui vanno aggiunti le migliaia di siciliani che scelsero di combattere al loro fianco, e che spiega come e perché ebbero la meglio su un Esercito borbonico forte di circa 35.000 effettivi in Sicilia. Come anche, sebbene Francesco II fosse stato informato della preparazione e della partenza della spedizione garibaldina dal suo efficientissimo “servizio segreto”, attuò contromisure militari e diplomatiche inefficaci e strategicamente sbagliate. Ed ancora come le armi dei borbonici, oltre ad essere numericamente insufficienti, erano tecnologicamente vecchie, mentre le “camice rosse” erano dotate di armi modernissime e performanti. E poi la raccolta e gestione dei flussi finanziari che permisero la realizzazione dell’impresa militare, con il ruolo fondamentale di Giuseppe Garibaldi come “promoter” della raccolta fondi in tutto il mondo, nonché della parte che ebbe la Banca Brambilla di Milano come collettore del flusso finanziario. E tanto altro ancora. 

«Sappiamo che sono sempre i vincitori a scrivere la storia – ha commentato il Sindaco Cristian Leccese –, e attraverso questo libro e i documenti che contiene è possibile effettuare una rilettura dei fatti, accertati da una ricca e puntuale ricerca storica. Ringrazio l’Arcivescovo Vari, il Rettore Dell’Isola e gli Autori Romano e Formicola per questa mattinata interessante e formativa: siamo onorati di aver ospitato nella nostra Gaeta la presentazione di questo lavoro frutto di anni di studi. Proprio qui, nella nostra Città, si è compiuta l’Unità d’Italia, e proprio questo Castello Angioino può essere definito un luogo simbolo, in cui hanno dimorato i reali borbonici prima di partire in esilio. Approfondire la nostra storia, le nostre radici, le dinamiche e le circostanze che hanno portato all’Unità nazionale e che vedono Gaeta protagonista, è oggi più che mai un fattore importantissimo, in ottica di una valorizzazione del Mezzogiorno e della consapevolezza di quello che è stato il nostro passato, anche dal punto di vista culturale. In considerazione di tutto ciò, come Amministrazione comunale stiamo pensando di cambiare il nome di Piazzale Risorgimento in Piazzale 13 febbraio 1861, giornata in cui si concludeva l’assedio di Gaeta, per ricordare l’eccidio avvenuto in quel luogo, che ha visto morire tanti cittadini gaetani, tra cui donne e bambini». La presentazione è stata arricchita da un’esposizione curata da Salvatore Gonzalez, direttore del “Museo del Fronte e della Memoria”, con cimeli appartenenti alle truppe garibaldine e borboniche.

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