Le indagini proseguono con tutta l’attenzione mediatica che una vicenda del genere può avere.
Oggi arriviamo a sette giorni da quando Alisya e Sarah Di Giacinto sono apparentemente sparite nel nulla, lasciando la struttura famiglia della casa-famiglia in Abruzzo nella quale si trovavano.
Troppi interrogativi, però, lasciano interdetti gli inquirenti: innanzitutto il modo in cui avrebbero potuto lasciare la zona in piena notte senza treni, autobus o collegamenti degni di nota per una zona che si trova al centro del Parco Nazionale d’Abruzzo.
C’è poi anche la questione dei telefoni cellulari. Difficile che li abbiano dimenticati. Più facile che li abbiano lasciati consapevolmente proprio per non farsi rintracciare. Ma allora, chi le ha aiutate? Perché ormai, tutti, sono quasi certi che ci sarebbe stata almeno una terza persona che – magari dall’esterno – le avrebbe aiutate nella fuga.
Nelle scorse ore è stato anche ascoltato il fidanzato di Alisya, anche lui 16enne, il quale, però, nonostante ha risposto alle domande degli inquirenti, non ha saputo fornire elementi utili alle indagini.
Sopralluoghi e verifiche sarebbero state anche portate avanti presso le abitazioni di genitori e parenti. Ma, nonostante questo impegno e gli appelli per fare in modo che le due sorelle si facciano vive, in realtà ancora nessuna notizia.
Nella giornata di ieri, sono stati anche annunciati controlli e verifiche nelle zone prossime alla struttura con tanto di cani molecolari e droni per la visuale dall’alto. Gli inquirenti vorrebbero escludere che le due sorelle si trovino ancora in zona. Una delle ipotesi, infatti, è che possano aver cercato di raggiungere una delle altre aree del Lazio in cui avevano legami affettivi. Non tanto il territorio del sud pontino e Minturno, quanto piuttosto il frusinate o addirittura Cassino, dove le due hanno frequentato la scuola. Nel frattempo, la vicenda continua ad essere avvolta nel giallo.