Rifiuti a Sermoneta, scende il costo del servizio: Tari più leggera per i cittadini

Approvato il nuovo Piano economico finanziario 2026-2029: costi ridotti di 50mila euro e tariffe in calo tra il 2 e il 3%

Il Consiglio comunale di Sermoneta ha approvato il nuovo Piano economico finanziario del servizio rifiuti per il periodo 2026-2029.

Per il 2026 il costo complessivo del servizio sarà di circa 1 milione e 524mila euro, in calo rispetto all’anno precedente.

Costi ridotti e differenziata oltre il 72%

«Si evidenzia una riduzione di costi di 50mila euro rispetto al 2025, un risultato più che lusinghiero in un contesto economico caratterizzato da aumenti generalizzati», ha dichiarato il consigliere delegato all’ambiente Vittorio Pacini.

Il risultato è legato anche al miglioramento della raccolta differenziata, che supera il 72%, e alle attività di controllo.

«Ridurre la quantità di rifiuti indifferenziati significa ridurre i costi del servizio e, conseguentemente, il peso per i cittadini», ha aggiunto Pacini.

Tari più bassa nel 2026

Il Consiglio ha approvato anche le tariffe Tari 2026, illustrate dall’assessore Ugo Coluzzi.

«La Tari non è una tassa generica, ma un tributo vincolato che deve coprire esclusivamente il costo del servizio rifiuti», ha spiegato.

La riduzione dei costi consentirà di non aumentare il carico tributario e di renderlo leggermente inferiore, con un calo tra il 2 e il 3%.

Bonus sociale e nuove agevolazioni

Tra le novità c’è il bonus sociale Tari, che prevede una riduzione del 25% per le famiglie in difficoltà economica.

Il beneficio sarà riconosciuto automaticamente, senza necessità di domanda.

Per facilitare i pagamenti, sono state previste quattro rate tra giugno e novembre, con possibilità di saldo in un’unica soluzione.

Le modifiche al regolamento

Approvate anche alcune modifiche al regolamento Tari.

Sono previste nuove agevolazioni, tra cui l’esenzione per alcune attività legate agli oratori, riconosciuti come centri di aggregazione sociale.

Prevista anche l’esenzione per le abitazioni di persone ricoverate stabilmente in strutture sanitarie, purché l’immobile non sia utilizzato da altri.

«Le tariffe non sono frutto di scelte arbitrarie, ma derivano da regole precise e dai costi reali del servizio», ha concluso Coluzzi.

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