Province svilite e Comuni impoveriti per “ingrassare Roma Capitale”: così il Lazio resta disunito

L'idea del consigliere Catani: mettere a sistema le quattro province periferiche del Lazio, ma serve una riforma elettorale

Il pretesto è stato quello del bilancio di fine mandato illustrato nei giorni scorsi dal Presidente uscente dell’Amministrazione provinciale di Latina, Gerardo Stefanelli: il consigliere comunale del capoluogo, Nicola Catani, di Noi Moderati, ha rilanciato l’idea già prospettata anni fa dall’allora Presidente di via Costa Armando Cusani, di  mettere a sistema le quattro province periferiche del Lazio, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti, e contestualmente isolare Roma Capitale e Città Metropolitana al di fuori dei perimetro regionale. Sarebbe l’unica chance – sostiene Nicola Catani – per affrancare le quattro province da Roma e arginare il costante e inarrestabile drenaggio di risorse dirottate sulla Capitale a scapito dei quattro capoluoghi di provincia.

“Così le province potrebbero avere maggiore autonomia politica e maggiori risorse a disposizione – sostiene il consigliere pontino di noi Moderati – Tutta la politica che rappresenta le quattro province periferiche del Lazio dovrebbe convincersi sull’opportunità di indossare un’unica maglia, quella dei territori che insieme rappresentano”.

Si tratta di un’idea indubbiamente suggestiva, sulla quale varrebbe la pena fermarsi a riflettere, se non fosse che il progetto vagheggiato da Nicola Catani presenta qualche ingenuità che ne compromette in partenza le possibilità di realizzazione.

La politica che dovrebbe promuovere il distacco da Roma, è necessariamente quella delle province, che a sua volta è legata mani e piedi alla  politica centrale di Roma, in buona parte anche a causa del sistema elettorale vigente, che affida ai partiti, cioè alla politica centrale, la decisione sulle candidature per le elezioni di Camera e Senato, ed anche per  la Regione.

Senza una riforma elettorale che restituisca ai cittadini elettori la facoltà di scegliere i candidati ai quali affidare la delega di rappresentarli, sarà molto improbabile che le province laziali possano riuscire a liberarsi dalle catene di Roma.

E chi dovrebbe promuovere una riforma dell’attuale sistema elettorale per restituire voce, risorse e autonomia alle province laziali? Gli stessi politici delle province, eletti dai partiti  che non saranno mai disposti a rinunciare ai servizi che le province prestano in favore della Capitale, a cominciare dai bacini di consenso.

Un cane che si morde la coda. Così la situazione che Nicola Catani vorrebbe smantellare, “Regioni grasse, Province svilite, Comuni impoveriti”, sembra destinata a perpertuarsi.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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