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Cisterna Volley, il terzo acquisto è Amaranto: opposto 22enne che ammira CR7

Miguel Ángel Martínez Palacios, 23 anni il prossimo ottobre, opposto colombiano di 202 centimetri, è il terzo nome nuovo del Cisterna Volley.  E’ nato a Carepa, nel dipartimento di Antioquia, e lì è cresciuto. A 16 anni ha lasciato la sua (piccola) città, per trasferirsi nella capitale dell’Antioquia, a Medellin dove si gioca una pallavolo di livello più alto: scelta giusta, dalla “città dell’eterna primavera” parte la carriera di “Amaranto”, questo lo pseudonimo stampato sulla maglia che Miguel Ángel Martínez Palacios indossa quando scende in campo.

Amaranto è il mio soprannome. Me lo hanno dato quando giocavo ancora al calcio, per la somiglianza col difensore colombiano Luis Amaranto Perea. Mi è piaciuto subito e dopo la prima volta non l’ho più abbandonato, per me ora è un portafortuna”.

Il suo numero preferito è il 7. “Ma a volte, quando era già occupato da un compagno di squadra, ho scelto il 17 come alternativa. Perché amo il 7? Semplice, ammiro Cristiano Ronaldo. E’ un esempio di come si deve comportare un vero sportivo, un autentico modello da seguire: mentalità, disciplina e costante voglia di migliorarsi, sempre, nonostante avesse già vinto tutto. Per me il numero 7 rappresenta carattere, lavoro e ambizione”.

Amaranto, nonostante abbia soltanto 22 anni, ha già vestito numerose maglie: da Medellin si è trasferito a Bucarest per giocare nella A1 romena, poi ha giocato nella SuperLega tedesca e in quella spagnola.

“Le maggiori soddisfazioni però me le sono tolte con la Nazionale. Uno dei momenti più importanti della mia carriera è stato il Campionato Mondiale Under 19 del 2021 giocato in Iran. Quel torneo mi ha aperto le porte della pallavolo internazionale, da lì è partita la mia carriera professionistica. Ho concluso quel torneo come terzo miglior realizzatore, dietro a Alexander Nikolov e Ferre Reggers. Un altro traguardo importante è stata la vittoria dei Giochi Bolivariani con la Nazionale Colombiana Under 23. Inoltre, con la Nazionale maggiore abbiamo ottenuto il terzo posto nel torneo di qualificazione ai Giochi Panamericani. L’ultima grande esperienza in ordine di tempo l’ho vissuta con la Colombia al Mondiale nelle Filippine lo scorso anno”.

Ora Miguel Ángel Martínez Palacios, detto Amaranto (primo colombiano nella storia del Cisterna Volley) si prepara per quella che considera la grande opportunità della carriera: “Il campionato italiano è il migliore del mondo e giocare in Italia è sempre stato il mio grande sogno. Adesso si sta avverando. Sarà la prima volta nel vostro Paese, non ci sono mai stato neanche in vacanza. Sarà un nuovo capitolo della mia vita, lo voglio affrontare al meglio. Ho iniziato a studiare la lingua perché è importante per inserirmi prima possibile nella realtà di Cisterna”.

L’opposto colombiano schiaccia a 368 centimetri e mura a 348. “Quando ho iniziato con la pallavolo facevo il centrale. Poi un allenatore ha voluto provarmi opposto convinto che in questo ruolo avrei potuto esprimermi meglio. E’ stata una scelta che mi ha cambiato la carriera. Cosa chiedo a un palleggiatore? Soprattutto una buona comunicazione. Penso sia fondamentale capirsi e che ci sia fiducia reciproca. In questo momento della mia carriera devo pensare a crescere e a migliorarmi come giocatore, svolgendo tutto con umiltà. Prima di arrivare a Cisterna sarò impegnato con la Nazionale colombiana: durante l’estate parteciperemo a quattro tornei, tra cui i Giochi Centroamericani nella Repubblica Dominicana e il torneo di qualificazione sudamericano, nel rispetto degli accordi presi col Cisterna Volley in fase di trattativa. Quando mi si è presentata l’opportunità di giocare nella SuperLega italiana non ho avuto dubbi, inoltre a Cisterna c’è un ottimo progetto e sono certo di trovare un ambiente ideale per continuare a crescere, con l’obiettivo di dare tutto per la squadra”.

Io sono Dot: la scheggia impazzita di Lansdale corre su quattro rotelle e fa centro senza sparare un colpo

Joe Lansdale ha sempre avuto un talento particolare: riesce a trovare l’epica dove gli altri vedono soltanto normalità. Nei suoi libri non servono grandi città, detective tormentati o complotti internazionali. Gli basta una strada polverosa del Texas orientale, un distributore di benzina, un diner malandato o una roulotte parcheggiata ai margini della società per costruire storie che parlano di molto più dei loro protagonisti. È una qualità rara, perché implica uno sguardo capace di riconoscere il valore narrativo dell’ordinario senza trasformarlo in folklore e senza cedere alla tentazione della retorica.

Io sono Dot è probabilmente uno degli esempi più limpidi di questa capacità. A prima vista sembrerebbe un romanzo minore all’interno della produzione dell’autore texano. Non ci sono serial killer memorabili, fughe rocambolesche, vendette sanguinose o quelle esplosioni di follia che spesso caratterizzano le sue opere più celebri. C’è una ragazza di diciassette anni che vive in una roulotte, lavora in un drive-in e cerca di capire come arrivare alla settimana successiva senza che il mondo le crolli addosso. Eppure, pagina dopo pagina, diventa evidente che Lansdale sta giocando una partita molto più ambiziosa di quanto lasci inizialmente intendere.

Perché Dot Sherman non è soltanto una protagonista. È il punto di osservazione attraverso cui lo scrittore racconta una porzione d’America che raramente occupa il centro della scena letteraria. Un’America fatta di stipendi insufficienti, famiglie spezzate, lavori precari, sogni ridimensionati e possibilità che sembrano restringersi a ogni generazione. Ma è anche un’America popolata da persone ostinate, ironiche, imperfette e straordinariamente vive, che continuano a lottare contro la forza di gravità delle proprie origini.

La trama

Dorothy Sherman, per tutti semplicemente Dot, ha diciassette anni e vive insieme alla madre, alla nonna, alla sorella e al fratello in una roulotte del Texas orientale. Il padre è sparito anni prima, lasciando dietro di sé una scia di assenze che continua a influenzare la vita di tutta la famiglia. Per contribuire alle spese domestiche, Dot lavora al Dairy Bob, un locale dove le cameriere servono i clienti pattinando tra le automobili.

La sua quotidianità è fatta di turni di lavoro, problemi economici, tensioni familiari e responsabilità che spesso sembrano troppo grandi per una ragazza della sua età. La situazione si complica ulteriormente quando la sorella continua a rimanere intrappolata in una relazione violenta e autodistruttiva, costringendo Dot a confrontarsi con una realtà che conosce bene ma che non riesce ad accettare.

Attraverso una serie di incontri, nuove esperienze e occasioni inattese, la protagonista inizierà gradualmente a interrogarsi sulla possibilità di costruire un’esistenza diversa da quella che il contesto sociale sembra averle assegnato. Senza mai abbandonare il realismo che caratterizza l’intera narrazione, Lansdale costruisce così un percorso di crescita che parla soprattutto della difficoltà di immaginare un futuro alternativo.

Dot Sherman, una protagonista straordinaria

La vera forza del romanzo risiede nella sua protagonista. Dot è uno di quei personaggi che riescono a imporsi fin dalle prime pagine grazie a una voce narrativa immediatamente riconoscibile. Non è l’eroina tradizionale destinata a cambiare il mondo né la vittima sacrificale che il lettore deve compatire. È una ragazza concreta, intelligente, sarcastica e spesso arrabbiata, che affronta la vita con gli strumenti che possiede.

Lansdale la costruisce evitando qualsiasi forma di idealizzazione. Dot può essere generosa ma anche impulsiva, coraggiosa ma non sempre razionale, profondamente empatica ma capace di giudizi durissimi. È proprio questa complessità a renderla credibile. Il lettore non la ammira da lontano: la accompagna, ne comprende le fragilità e finisce per riconoscere in lei qualcosa di universale.

Uno degli aspetti più riusciti del personaggio è il modo in cui affronta il dolore. Dot non indulge mai nell’autocommiserazione. La sua arma principale è l’ironia, un sarcasmo spesso tagliente che funziona come meccanismo di difesa e come strumento di lettura della realtà. Attraverso questa voce, Lansdale riesce a raccontare situazioni anche molto dure senza scivolare nel melodramma.

Un romanzo di formazione fuori dagli schemi

Definire Io sono Dot un romanzo di formazione è corretto, ma solo in parte. Il libro appartiene certamente a quella tradizione narrativa, ma ne rifiuta molti dei meccanismi più convenzionali.

Dot non parte da una condizione di innocenza per arrivare alla maturità. Quando la incontriamo è già stata costretta a crescere. Lavora, sostiene la famiglia, affronta problemi economici e relazionali che molti adulti faticherebbero a gestire. La sua evoluzione non consiste nell’abbandonare l’infanzia, ma nel comprendere che il proprio futuro non è necessariamente una replica del proprio passato.

In questo senso il romanzo affronta uno dei temi più antichi della letteratura americana: il conflitto tra destino e autodeterminazione. Lansdale si chiede fino a che punto le origini possano condizionare una persona e fino a che punto sia possibile sottrarsi a ciò che il mondo sembra aver deciso per noi.

La provincia texana e il peso delle origini

Il Texas orientale descritto da Lansdale è molto lontano dall’immaginario cinematografico fatto di cowboy e grandi spazi aperti. È un territorio di periferie sociali, roulotte, lavori precari, fast food e famiglie che vivono costantemente sull’orlo della difficoltà economica.

L’autore conosce profondamente questo ambiente e lo racconta senza filtri. Non cerca di abbellirlo né di trasformarlo in un simbolo romantico della provincia americana. La povertà viene mostrata nelle sue conseguenze concrete: opportunità limitate, orizzonti ristretti, tensioni familiari e senso di immobilità sociale.

Eppure il romanzo non diventa mai un esercizio di pessimismo. Lansdale riconosce il peso delle condizioni materiali senza trasformarle in una condanna assoluta. I suoi personaggi sono influenzati dal contesto, ma non completamente determinati da esso. Proprio questa tensione tra appartenenza e libertà costituisce uno dei nuclei più interessanti dell’opera.

Il mondo femminile al centro della narrazione

Uno degli aspetti più sorprendenti di Io sono Dot è la qualità con cui Lansdale racconta l’universo femminile. Il romanzo è popolato quasi interamente da donne, ciascuna portatrice di una diversa esperienza della vita e della sopravvivenza.

La madre di Dot rappresenta il sacrificio quotidiano e la fatica di tenere insieme una famiglia. La sorella incarna la fragilità e il rischio di restare prigionieri di relazioni tossiche. La nonna porta con sé il peso delle generazioni precedenti. Le colleghe e le amiche completano un mosaico ricco di sfumature e contraddizioni.

Lansdale affronta temi delicati come la violenza domestica e la dipendenza affettiva con grande equilibrio. Non cerca mai l’effetto scandalistico e non trasforma il dolore in spettacolo. Preferisce mostrare come certe dinamiche si insinuino nella quotidianità fino a diventare quasi invisibili agli occhi di chi le vive.

Il roller derby come simbolo narrativo

Uno degli elementi più originali del romanzo è il roller derby, disciplina sportiva che assume progressivamente un’importanza sempre maggiore nella storia.

Nelle mani di uno scrittore meno abile sarebbe rimasto un semplice dettaglio folkloristico. Lansdale lo trasforma invece in una potente metafora esistenziale. Pattinare significa avanzare mantenendo l’equilibrio su una superficie instabile. Significa affrontare urti, cadute e collisioni senza smettere di muoversi.

La vita di Dot funziona esattamente allo stesso modo. La protagonista è costretta a trovare continuamente un equilibrio tra responsabilità, desideri, paure e aspettative. Il roller derby diventa così una rappresentazione fisica della sua lotta quotidiana.

Non meno importante è la dimensione collettiva dello sport. Attraverso la squadra, Dot scopre forme di appartenenza diverse da quelle familiari e comprende il valore della fiducia reciproca. È uno dei passaggi più significativi dell’intero romanzo.

Lo stile di Lansdale

Dal punto di vista stilistico, Io sono Dot conferma tutte le qualità migliori della scrittura lansdelliana. La prosa è fluida, essenziale e apparentemente semplice. In realtà dietro questa naturalezza si nasconde un notevole controllo tecnico.

I dialoghi possiedono una vivacità straordinaria e contribuiscono in modo decisivo alla costruzione dei personaggi. Le descrizioni sono sempre funzionali alla narrazione e non si trasformano mai in esercizi di stile. Il ritmo procede con sicurezza, alternando momenti di leggerezza e passaggi emotivamente più intensi.

Particolarmente efficace è l’uso dell’umorismo. Lansdale comprende che la comicità può essere una forma di resistenza. Le battute di Dot non servono soltanto a far sorridere il lettore: rappresentano il modo in cui la protagonista affronta una realtà spesso difficile da sopportare.

Il posto di Io sono Dot nell’opera di Lansdale

Pur non essendo tra i romanzi più celebri dell’autore, Io sono Dot occupa una posizione significativa nella sua produzione. Il libro mostra infatti un Lansdale meno interessato alla spettacolarità e più concentrato sull’analisi dei personaggi e delle relazioni umane.

È un’opera che riassume molti dei temi cari allo scrittore: la marginalità sociale, il peso delle origini, l’importanza dell’amicizia, il desiderio di libertà e la capacità degli individui di reagire alle avversità. Tutto questo viene però filtrato attraverso una sensibilità nuova, più intima e meno incline agli eccessi.

Per molti versi, il romanzo rappresenta una dimostrazione della maturità raggiunta da Lansdale. Privato delle componenti più appariscenti della sua narrativa, l’autore dimostra che il vero cuore della sua scrittura è sempre stato l’interesse per gli esseri umani.

Un romanzo non rumoroso ma autentico

Io sono Dot è uno di quei romanzi che non hanno bisogno di effetti speciali per lasciare il segno. La sua forza nasce dalla qualità della protagonista, dalla precisione dello sguardo narrativo e dalla capacità di affrontare temi complessi attraverso una storia profondamente umana.

Joe Lansdale costruisce un racconto di formazione intelligente, emozionante e sorprendentemente profondo, capace di parlare di povertà, famiglia, libertà e autodeterminazione senza mai cedere alla retorica. Dot Sherman entra nella memoria del lettore non per ciò che compie, ma per ciò che rappresenta: la lotta quotidiana di chi cerca di costruire se stesso nonostante il peso delle proprie origini.

È forse uno dei romanzi meno rumorosi di Lansdale. Ma proprio per questo è anche uno dei più autentici.

Fuga di gas provoca un’esplosione, palazzina crolla all’alba: tre morti e due feriti tra le macerie

Pochi minuti prima delle 6 del mattino una violenta esplosione ha devastato una palazzina residenziale a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, provocando il crollo di parte dell’edificio e causando un tragico bilancio di tre vittime e due feriti.

Secondo le prime ricostruzioni, lo scoppio sarebbe avvenuto in seguito a una fuga di gas. L’esplosione, verificatasi in via Trentino, ha distrutto l’immobile e richiesto un massiccio intervento dei soccorritori, impegnati per ore tra le macerie alla ricerca di eventuali superstiti.

Nel crollo hanno perso la vita tre persone residenti nei due appartamenti presenti nello stabile. Una delle vittime è stata trovata senza vita sotto i detriti, mentre le altre due sono state recuperate durante le operazioni di soccorso. Una di queste era stata inizialmente estratta ancora in vita, ma le gravi condizioni riportate non le hanno lasciato scampo.

Due anziani, rimasti feriti nell’esplosione, sono stati soccorsi e trasferiti all’ospedale regionale di Torrette ad Ancona per ricevere le cure necessarie. Le loro condizioni sono costantemente monitorate dai sanitari.

Sul luogo della tragedia sono intervenuti vigili del fuoco, personale del 118, forze dell’ordine e squadre specializzate nella ricerca tra le macerie. L’area è stata messa in sicurezza mentre proseguono gli accertamenti per chiarire con precisione le cause dell’esplosione.

L’ipotesi principale resta quella di una fuga di gas che sarebbe stata innescata da una normale operazione domestica, ma saranno le indagini tecniche a stabilire l’esatta dinamica dell’accaduto. L’intera comunità è sotto shock per una tragedia che ha trasformato una tranquilla mattina in un dramma dalle conseguenze devastanti.

Emicrania, visite gratuite e consulenze specialistiche: l’Ospedale dei Castelli apre le porte ai pazienti

Non è un semplice mal di testa, ma una patologia neurologica che condiziona la vita quotidiana di milioni di persone. Per accendere i riflettori sull’emicrania e favorire una maggiore consapevolezza sui sintomi e sulle cure disponibili, il prossimo 17 giugno l’Ospedale dei Castelli aderirà all’Open Day promosso da Fondazione Onda ETS, iniziativa che coinvolgerà contemporaneamente oltre 140 strutture sanitarie italiane della rete Bollino Rosa.

Per l’intera mattinata, dalle 9 alle 13.30, gli specialisti della struttura sanitaria di via Nettunense saranno a disposizione dei cittadini per consulenze gratuite e valutazioni dedicate alle cefalee, offrendo un primo orientamento a chi convive con disturbi spesso sottovalutati o diagnosticati con ritardo.

L’emicrania rappresenta infatti una delle patologie neurologiche più diffuse e invalidanti. In Italia interessa oltre sei milioni di persone e colpisce prevalentemente le donne. Nonostante i numeri, però, resta ancora una malattia poco riconosciuta, spesso confusa con un comune mal di testa, con il rischio di ritardare l’accesso alle cure e compromettere la qualità della vita dei pazienti.

L’obiettivo della giornata è proprio quello di favorire diagnosi più tempestive e una maggiore conoscenza della malattia, mettendo in contatto diretto cittadini e specialisti. Un’occasione utile anche per contrastare i pregiudizi che ancora circondano questa patologia e ricordare che dietro un attacco di emicrania possono nascondersi sintomi invalidanti, capaci di incidere pesantemente sulla sfera lavorativa, familiare e sociale.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di sensibilizzazione promosso da Fondazione Onda ETS per migliorare l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura e garantire una presa in carico sempre più efficace delle persone che convivono con questa condizione.

Incidente mortale a Monte San Biagio, in paese è il giorno del dolore

Quella strada si è portata via troppe vite. E’ questo quello che si sente ripetere come un ritornello amaro nel centro di Monte San Biagio all’indomani della tragedia che ha visto perdere la vita al giovane Lorenzo Casale di appena 20 anni.

Quel dramma notturno, consumato nella notte tra venerdì e sabato lungo l’Appia riaccende i riflettori su una strada che, nonostante la sua storia millenaria, negli ultimi decenni è stata testimone di tanti, troppi sinistri, spesso mortali.

Lorenzo Casale

La dinamica ancora non è chiara, anche se pare che il giovane potrebbe aver perso il controllo del mezzo rovinando a terra e venendo investito da un’auto che veniva nel senso opposto. Sarà compito delle forze dell’ordine fare luce sull’accaduto.

Purtroppo, al di là di qual è stata la dinamica c’è una certezza, che Lorenzo non c’è più e un immenso dolore che ha colpito e sconvolto tutta la comunità.

Ieri e oggi in paese non si parla d’altro e del resto, come potrebbe essere altrimenti. Dalla parrocchia al bar, tra gli amministratori e persino tra gli anziani seduti sulla panchina del borgo collinare il tema è il lutto che ha colpito la famiglia e il dolore che sta attraversando un’intera comunità.

Anche il sindaco del paese e presidente della provincia pontina Federico Carnevale è pubblicamente intervenuto sul fatto: “La comunità di Monte San Biagio si stringe attorno alla famiglia di Lorenzo Casale in questo momento di grande dolore. A loro giungano la mia vicinanza e le più sincere condoglianze”

Latina calcio, Volpe rinnova: sarà ancora lui il tecnico nerazzurro

Gennaro Volpe sarà ancora il tecnico del Latina Calcio. Mancava solo l’ufficialità, è arrivata questa mattina direttamente dalla società: rinnovo fino al 2028.

Dopo l’annuncio del direttore sportivo, Luigi Condò, era scontata anche la conferma dell’allenatore. Una coppia che lo scorso ha fatto bene, gradita alla piazza, e capace di motivare nel modo giusto tutto l’ambiente.

Adesso sotto con il mercato: Latina vuole una squadra capace di far sognare.

Provincia di Latina, oggi il voto per il nuovo Consiglio: in corsa 5 liste e 46 candidati

È il giorno delle elezioni provinciali che si apprestano ad eleggere la nuova maggioranza che affiancherà ill neo presidente e sindaco di Monte San Biagio Federico Carnevale.

Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 8 alle 20 nelle sedi di Latina (presso via Costa) e Formia, (riservata agli amministratori del comprensorio dei comuni del sud pontino). Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi e i risultati sono attesi in serata.

Come previsto dalla riforma Delrio, ormai è cosa nota che gli enti provinciali, essendo enti di secondo livello il voto non coinvolge direttamente i cittadini. Quelle Provinciali, infatti, rimangono delle elezioni indirette. Ad esprimere la propria preferenza sono i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni del territorio provinciale. Un sistema elettorale particolare, nel quale gli stessi amministratori esprimono le loro preferenze con un peso “ponderato” in base alla grandezza del proprio Comune.

In campo ci sono cinque liste per un totale di 46 candidati che si contendono i dodici seggi disponibili. Il centrodestra si presenta diviso in quattro formazioni: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Provincia al Centro, lista che riunisce esponenti dei partiti Noi Moderati, Partito Liberaldemocratico e Nuovo Psi. Il centrosinistra, invece, punta su una lista unitaria che raccoglie Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Psi, Latina Bene Comune e Per Latina 2032.

Avendo il centrodestra trovato l’accordo sull’elezione, qualche mese fa, del presidente Carnevale (espressione di Forza Italia), le liste della coalizione dei moderati sono favorite per trovare una maggioranza in seno al consiglio. La conta, infatti, sembra più interna negli schieramenti che non tra le due compagini storicamente contrapposte di centrodestra e centrosinistra.

Da capire la collocazione dei civici non schierati. In serata si avrà il verdetto.

Il sito industriale ex Fulgorcavi di Latina sarà riconvertito, previsto un campo fotovoltaico

Il sito industriale ex Fulgorcavi di Borgo Piave, alle porte di Latina, sarà raso al suolo per fare posto a un campo fotovoltaico che produrrà energia elettrica con una potenza fino a 30 megawatt. Il complesso che un tempo realizzava cavi elettrici, dismesso dal 2010 e attualmente sottoposto a un intervento di bonifica e risanamento ambientale, è stato venduto dalla multinazionale Nexans a una società che fa parte di un importante gruppo impegnato nello sviluppo di progetti con le energie rinnovabili, amministrato dall’imprenditore lucano Donato Macchia, tra l’altro presidente della squadra di calcio di Potenza.

L’area ha una destinazione d’uso industriale, quindi è compatibile con la realizzazione di una centrale fotovoltaica per la produzione di energia elettrica che sarà immessa direttamente nella rete di distribuzione nazionale, attraverso un elettrodotto che la collegherà alla cabina primaria di Latina. Il progetto prevede l’installazione di oltre 38.000 pannelli fotovoltaici di ultima generazione, che copriranno una superficie di oltre 27 ettari su un totale di circa 33, è già stato valutato positivamente dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha dato parere favorevole, ma ha fissato 14 prescrizioni alla società che ha proposto l’intervento, tutte legate alla tutela dell’ambiente, sia in fase di costruzione che durante la gestione dell’impianto.

In ogni caso dovrà essere prima conclusa la bonifica che prevede anche il risanamento della falda acquifera: secondo un parere dei tecnici di Arpa Lazio nel 2024 servivano ancora altri quattro anni di trattamenti, in virtù di un progressivo abbattimento dei livelli di contaminazione evidenziato dalle analisi.

Non può uscire da Santi Cosma e Damiano, i carabinieri lo trovano al bar di Ausonia

Non poteva uscire fuori da Santi Cosma e Damiano, suo Comune di residenza, ed invece i Carabinieri lo hanno sorpreso in un bar di Ausonia, situato lungo la S.R. 630 Cassino- Formia. 

E’ così scattata una denuncia nei confronti di un 42enne di Santi Cosma e Damiano, che deve rispondere di violazione agli obblighi inerenti la sorveglianza speciale. 

L’uomo, già noto alle Forze dell’Ordine e attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Santi Cosma e Damiano, ed invece si è recato nel vicino Comune di Ausonia, dove i Carabinieri, nel corso di un servizio di controllo lo hanno individuato. 

Accertata l’evidente violazione, i militari hanno proceduto all’immediata contestazione del reato, segnalando l’uomo alla Procura della Repubblica di Cassino.

Timbrava il cartellino e si assentava, medico condannata a risarcire l’Asl di Latina

La Corte dei Conti ha condannato una 60enne medico della provincia pontina a risarcire il danno provocato all’Asl, dopo essere stata sorpresa dai carabinieri del Nas ad assentarsi negli orari in cui attestava di trovarsi al lavoro timbrando il cartellino.

Parallelamente all’inchiesta penale, si è incardinato il procedimento della giustizia contabile che ha riconosciuto il danno erariale causato dalla condotta della donna: i giudici della Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio si sono pronunciati sul giudizio di responsabilità promosso dalla Procura Regionale, riconoscendo in 11.504,24 euro la somma percepita indebitamente dalla donna, della quale dovrà restituire 8.456,60 euro perché aveva già effettuato un bonifico in favore dell’Azienda sanitaria locale di 3.047,64 euro proprio a titolo di rimborso.

L’indagine dei carabinieri del Nas, documentata con le immagini di video sorveglianza della struttura sanitaria dove la professionista era impiegata, aveva ricostruito il comportamento fraudolento in un determinato periodo del 2023 tra aprile e luglio.

Nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Latina, il medico era stato citato in giudizio e il giudice aveva persino negato alla donna la possibilità di essere giudicata con rito abbreviato, perché gli approfondimenti investigativi avevano evidenziato il dolo nel perseguimento del maggiore guadagno. Dopo essere stata scoperta la donna aveva effettuato il bonifico in favore dell’Asl, come comunicato in sede di giudizio davanti alla Corte dei Conti, inoltre le era stata trattenuta una somma pari a 4.102,15 che tuttavia non le è stata scalata dal conto del danno accertato perché era relativa a un periodo di lavoro diverso da quello monitorato dagli investigatori.