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Australia, turista 19enne trovata morta: annegata dopo essere stata attaccata dai dingo

Una turista di 19 anni è stata trovata senza vita su una spiaggia dell’isola di K’gari, al largo della costa orientale del Queensland, in Australia. Il corpo era circondato da una decina di dingo quando è stato scoperto.

Secondo quanto emerso dall’esame del medico legale, la ragazza sarebbe morta per annegamento in un contesto di ferite multiple riconducibili all’attacco degli animali. A confermarlo è stato il tribunale del coroner dello Stato, mentre restano in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.

Dopo il ritrovamento del corpo, almeno sei dei dieci dingo presenti nell’area sono stati abbattuti. Sull’isola vivono circa 200 esemplari di questi animali, che sono protetti dalla legge in quanto specie autoctona.

Le prime indagini avevano già evidenziato la presenza di numerosi segni di morsi, ritenuti però in gran parte successivi alla morte. Gli investigatori avevano infatti giudicato improbabile che le ferite provocate dai dingo prima del decesso fossero state la causa principale della morte.

Nelle settimane precedenti alla tragedia, la giovane stava lavorando in un ostello per viaggiatori e aveva raccontato agli amici di voler fare una nuotata di prima mattina.

Secondo i media locali, l’ultimo attacco mortale di un dingo sull’isola risale al Dingo attack on Fraser Island 2001, quando un bambino di nove anni perse la vita dopo essere caduto nei pressi di un campeggio.

Gravidanza, ecografia già nel primo trimestre per individuare le malformazioni fetali: nuove linee guida

Nuove indicazioni per il monitoraggio della gravidanza fisiologica con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce di eventuali anomalie fetali e allo stesso tempo limitare il ricorso a esami non necessari. Tra le principali novità viene raccomandata l’esecuzione dell’ecografia già nel primo trimestre, oltre a quella tradizionalmente prevista nel secondo, per individuare precocemente possibili malformazioni e stabilire con maggiore precisione la datazione della gravidanza.

Le indicazioni emergono dall’aggiornamento della linea guida nazionale sulla gravidanza fisiologica, presentato nel corso di un webinar scientifico a cui hanno preso parte centinaia di professionisti sanitari. Il documento è stato elaborato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Sistema Nazionale Linee Guida.

Tra gli elementi più rilevanti viene confermata l’offerta universale dello screening nel primo trimestre per individuare le anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down. Gli accertamenti potranno essere effettuati attraverso il test combinato oppure tramite l’analisi del DNA fetale, e dovranno essere proposti a tutte le donne in gravidanza, indipendentemente dall’età.

L’individuazione precoce di eventuali anomalie consente alla donna e al partner di affrontare con maggiore consapevolezza il percorso della gravidanza. In questi casi diventa possibile valutare terapie intrauterine, programmare il parto in strutture adeguate all’assistenza neonatale oppure, laddove previsto dalla legge, prendere in considerazione l’interruzione volontaria della gravidanza.

Parallelamente le nuove indicazioni invitano a evitare esami non necessari. In particolare non viene raccomandata l’ecografia nel terzo trimestre nelle gravidanze fisiologiche, salvo specifiche indicazioni cliniche.

Secondo gli esperti l’ecografia rappresenta uno strumento fondamentale per l’assistenza ostetrica, ma il suo utilizzo deve rimanere appropriato e basato sulle evidenze scientifiche. In Italia, infatti, durante una gravidanza si effettuano mediamente circa sei ecografie, un numero superiore rispetto a quanto indicato dalle principali raccomandazioni nazionali e internazionali.

Tra le indicazioni operative viene inoltre raccomandata la misurazione della distanza tra il fondo dell’utero e la sinfisi pubica a partire dalla 24ª settimana di gestazione, da eseguire durante i controlli di routine per monitorare la crescita del feto. Rimane inoltre centrale l’attenzione alla percezione dei movimenti fetali, considerata un importante indicatore del benessere del bambino.

Le linee guida sottolineano anche l’importanza del counselling, cioè di un confronto chiaro e completo tra professionisti sanitari e future madri, per spiegare il significato degli esami proposti e fornire tutte le informazioni necessarie sulle possibili anomalie congenite.

L’aggiornamento nasce dall’esigenza di integrare le nuove conoscenze scientifiche maturate negli ultimi anni. La prima versione delle linee guida sulla gravidanza fisiologica risale infatti al 2010 e ha definito gli interventi da offrire alle donne durante una gravidanza senza complicazioni. Gli esami previsti sono stati successivamente inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, che garantiscono prestazioni gratuite ai cittadini.

Il nuovo documento si propone di offrire ai professionisti sanitari uno strumento più aggiornato e facilmente consultabile, in cui le raccomandazioni cliniche siano chiaramente collegate alle evidenze scientifiche. L’obiettivo è ridurre le differenze nelle pratiche assistenziali e promuovere un utilizzo appropriato degli esami diagnostici, migliorando la qualità dell’assistenza alle donne in gravidanza.

L’inchiesta sulla corruzione, il sistema Cisterna e i timori del sindaco

Gli investigatori mossi dalla Procura erano partiti spediti all’inseguimento dei due filoni “madre” dell’inchiesta che speravano li avrebbe portati a smantellare il cosiddetto “sistema Cisterna”, ma dopo anni di indagini si sono dovuti accontentare di due episodi di corruzione venuti fuori cammin facendo. Quanto basta per salvare un’inchiesta nata sull’ipotesi di reato di corruzione, ma non sufficiente per soddisfare l’ambizioso progetto investigativo iniziale.

I due filoni sono quello del Programma Integrato di Intervento per la riqualificazione del centro urbano di Cisterna, programma che si risolve nell’ancora incompiuto progetto edilizio nell’area delle “buche” (ex Consorzio Agrario ed ex Cinema Luiselli), e nella riqualificazione del sito industriale dismesso della ex Manifatture del Circeo con un progetto, anche quello ancora irrealizzato, per realizzare un enorme centro commerciale.

Il sistema Cisterna è invece un consolidato quanto efficiente modus operandi radicato all’interno del Comune, che si tramanda di amministrazione in amministrazione, rappresentando una sorta di continuità gestionale di fatto che prevale su ogni mutamento di orientamento e colore del governo della città. Un sistema magistralmente riassunto dall’imprenditore Domenico Capitani alla vigilia del ballottaggio tra i candidati sindaco Mantini e Merolla, con la frase: “Se va Antonello o Valentino, comunque vada, noi semo vinto lo stesso”.

Dal 2021, data di avvio delle indagini, è successo che malgrado le intrusioni della Procura i due iter amministrativi relativi al Programma Integrato di Intervento per le “buche” e al progetto di riqualificazione del sito della ex Manifatture del Circeo, sono entrambi andati in porto con il benestare di Commissioni e Consiglio comunale. E a parte i due episodi di presunta corruzione contestati per il caso Califano Carrelli (episodi in parte ridimensionati dal Giudice per le indagini preliminari all’esito degli interrogatori di garanzia), l’impressione è che potrebbero non esserci seguiti per le due vicende delle “buche” e della ex Manifatture del Circeo. A meno che, per quest’ultima, l’ingresso in scena di Sergio Gangemi, ritenuto esponente del crimine organizzato calabrese, abbia spostato per competenza il fascicolo da Latina a Roma, a disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia.

Ma da quello che risulta dalle migliaia di pagine messe insieme dagli uomini della Guardia di Finanza di Latina dal 2022 al 2024, le due ipotesi di accusa mosse inizialmente nei confronti degli imprenditori interessati ai progetti delle “buche” e della ex Manifatture del Circeo, Domenico Capitani e Mario Stradaioli, non avrebbe trovato di che nutrirsi e alimentarsi.

“Avrebbero corrisposto denaro o altre utilità a funzionari e dirigenti comunali affinché rilasciassero loro il permesso a costruire nell’area della ex Manifatture del Circeo (Stradaioli), o affinché non attivassero (nel caso della Gi.Si. di Capitani) la prevista fideiussione bancaria, la risoluzione del contratto di convenzione tra Gi.Si. e Comune, l’azione giudiziaria per il risarcimento dei danni subiti dall’ente locale”, recitano i capi di imputazione, ma di dazioni di denaro o altro sembra non esserci alcuna prova, e nemmeno tracce. Che entrambi gli imprenditori mostrino, nelle conversazioni intercettate, di avere la sufficiente autorevolezza per imporsi su dirigenti, assessori, sindaco e politici esterni al Comune di Cisterna, non è semplice suggestione, ma questo non può servire a dimostrare che vi siano stati episodi corruttivi.
Segno del fatto che, salvo prova del contrario, l’asservimento di pubblici ufficiali e politici, se c’è stato, è stato volontario e gratuito.

Cosa resta dunque di questa inchiesta che a di là di quelli che saranno gli esiti processuali ha comunque avuto il merito di mettere a nudo il “sistema Cisterna”?

Restano l’amarezza di constatare, una volta di più, che in alcuni uffici pubblici le pratiche vanno avanti se si hanno le conoscenze o i mezzi per farle andare avanti; l’indignazione per il senso di onnipotenza mostrato da personaggi che non temono i conflitti di interesse e che non esitano ad offrirsi per qualsiasi tipo di forzatura amministrativa; la deludente prestazione offerta da un sindaco perfettamente consapevole di situazioni fuori del perimetro della legalità, ma che preferisce tacere, anche se si tratta di situazioni a lui assolutamente estranee, vedi i rapporti con la Pro Loco e la tolleranza nei confronti di dipendenti che trascorrevano parte delle mattinate lavorative a fare la spesa al supermercato.

“Se denunciamo tutto alla Procura, domani ci troviamo dieci finanzieri in Comune a rovistare tutte le carte – dice Valentino Mantini pochi mesi dopo la sua elezione – Sarebbe la nostra fine. Fatemi pensare bene”.
Ma quella sarebbe stata una fine onorevole per un’amministrazione che voleva proporsi come diversa dalle altre.

                                                                             4 - (continua)

Latina, controlli della Polizia in via Don Morosini dopo le segnalazioni dei residenti

La Polizia di Stato di Latina è intervenuta questa mattina in via Don Morosini, nell’ambito delle attività di monitoraggio dei quartieri della città segnalati per situazioni di degrado urbano.

L’area era stata oggetto di numerose segnalazioni da parte dei cittadini, preoccupati per la presenza di persone senza fissa dimora e per condizioni di abbandono che avevano generato timori tra i residenti del quartiere.

L’intervento delle Volanti

Sul posto è intervenuta una pattuglia della Squadra Volante, che ha effettuato controlli nell’area segnalata.

Gli agenti hanno provveduto a far allontanare alcune persone che stazionavano senza apparente motivo nella zona, procedendo contestualmente alla loro identificazione e alla verifica della posizione sul territorio.

Le segnalazioni dei residenti

Secondo quanto riferito, le segnalazioni dei cittadini riguardavano situazioni di degrado e la presenza abituale di clochard, circostanze che negli ultimi giorni avevano aumentato il senso di insicurezza tra i residenti.

Controlli anche nei prossimi giorni

La Polizia di Stato ha fatto sapere che analoghi servizi di controllo proseguiranno anche nei prossimi giorni, con l’obiettivo di prevenire il ripetersi di situazioni di degrado e di stazionamento incontrollato nelle aree segnalate.

L’attività rientra nelle iniziative di monitoraggio e presidio del territorio, finalizzate a garantire maggiore sicurezza e vivibilità nei quartieri della città.

Serie C – Latina sconfitto all’Arechi: la Salernitana resiste in nove e vince 2-1

Serie C – Il Latina esce sconfitto dallo stadio Arechi, dove la Salernitana torna al successo dopo quattro partite battendo i nerazzurri 2-1 al termine di una gara combattuta e ricca di episodi. I campani riescono nell’impresa di difendere il vantaggio nonostante due espulsioni, chiudendo addirittura la sfida con una doppia inferiorità numerica.

La partita si sblocca al 15’, quando Cabianca – tornato titolare dopo un lungo stop per infortunio – sfrutta un calcio d’angolo e trova la rete dell’1-0. Il vantaggio granata, però, dura pochissimo nella sua fase più serena: pochi minuti dopo la Salernitana resta in dieci uomini. Capomaggio interviene con decisione sul portiere Mastrantonio; inizialmente l’arbitro estrae il cartellino giallo, ma dopo la revisione al VAR decide per l’espulsione del centrocampista argentino.

Il Latina prova a sfruttare subito la superiorità numerica e prende in mano il possesso del pallone, ma fatica a trasformare il predominio territoriale in vere occasioni da gol. Al 31’ è il portiere granata Donnarumma a rischiare grosso: nel tentativo di impostare l’azione perde il pallone fuori area, riuscendo però a rimediare in extremis ed evitare il pareggio.

Nella ripresa arriva l’episodio che indirizza ulteriormente la gara. Lescano, servito da Achik, supera Mastrantonio e segna il raddoppio sul filo del fuorigioco. In un primo momento la rete viene annullata, ma dopo il controllo al monitor l’arbitro cambia decisione e convalida il 2-0.

Quando la partita sembra ormai in discesa per i granata, arriva un altro colpo di scena. Al 16’ della ripresa Golemic entra duramente su Parigi e viene espulso, lasciando la Salernitana addirittura in nove uomini. Il Latina aumenta la pressione e nel finale riapre la sfida: al 37’ Sylla trova la rete che accorcia le distanze.

I nerazzurri tentano l’assalto negli ultimi minuti, ma la Salernitana resiste con grande spirito di sacrificio e porta a casa tre punti preziosi, mentre al Latina resta il rammarico per non essere riuscito a sfruttare la lunga superiorità numerica.

Tenta di portare via un bambino da un’auto: arrestato a Latina

Momenti di forte tensione nel pomeriggio di ieri a Latina, dove un uomo è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di tentato sequestro di persona ai danni di un bambino.

L’episodio si è verificato nel parcheggio di un supermercato cittadino. Secondo quanto ricostruito dagli agenti intervenuti, tutto è iniziato con la segnalazione di un cittadino alla sala operativa della Questura di Latina, che aveva notato un uomo aggirarsi con atteggiamento sospetto tra le auto in sosta. Insospettito dal comportamento, lo aveva invitato ad allontanarsi.

Poco dopo, però, l’uomo si sarebbe avvicinato a un’auto parcheggiata all’interno della quale si trovavano una donna e il figlio piccolo, seduto sul seggiolino posteriore. Secondo il racconto della madre agli agenti, lo sconosciuto avrebbe aperto lo sportello del veicolo tentando di afferrare il bambino e portarlo via.

Le urla della donna e la sua pronta reazione hanno impedito che il tentativo si trasformasse in qualcosa di più grave. Le grida hanno richiamato l’attenzione del padre del piccolo e di altre persone presenti nell’area del parcheggio. Alcuni di loro, insieme al cittadino che aveva dato l’allarme, si sono messi all’inseguimento dell’uomo riuscendo a bloccarlo fino all’arrivo della volante.

Gli agenti della polizia, giunti sul posto, hanno proceduto alla perquisizione dell’individuo, trovando tra i suoi effetti personali un martello in gomma, oggetto che avrebbe potuto essere utilizzato come strumento contundente. Dagli accertamenti successivi è emerso che si tratta di un uomo di nazionalità irachena, classe 1992, risultato irregolare sul territorio nazionale.

Alla luce dei fatti ricostruiti, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di tentato sequestro di persona e porto di oggetti atti ad offendere. Su disposizione del pubblico ministero di turno è stato trasferito in carcere. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Denunciato ad Aprilia, tenta di rubare 300 euro di merce

I carabinieri di Aprilia, hanno denunciato a piede libero nella giornata di domenica un 32enne della provincia di Roma già noto alle forze dell’ordine.

Stando a quanto riscontrato dai carabinieri, l’uomo, avrebbe tentato di allontanarsi dal supermercato della zona con diversa merce non pagata del valore complessivo di ben 296 euro.

A bloccare l’uomo, i carabinieri del posto che hanno recuperato la merce e restituita al legittimo proprietario. Per il 32enne, la denuncia per tentato furto aggravato.

Agguato in pieno giorno, uomo ucciso in auto a colpi di pistola: killer in fuga

Un agguato armato in pieno giorno ha scosso la città di Marano di Napoli, nella provincia di Napoli, dove un uomo è stato ucciso a colpi di pistola mentre si trovava a bordo della propria auto.

Secondo una prima ricostruzione, la vittima era ferma in macchina all’incrocio tra via Svizzera e corso Europa quando due persone, a bordo di una moto, si sono avvicinate al veicolo. I sicari avrebbero atteso il momento opportuno per entrare in azione e hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco contro l’uomo.

Sarebbero stati almeno dodici i proiettili sparati. Diversi colpi avrebbero raggiunto la vittima alla testa, provocandone la morte sul colpo.

La scena è stata notata da alcuni passanti che, dopo aver assistito alla sparatoria, hanno immediatamente lanciato l’allarme ai soccorsi e alle forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato i rilievi e raccolto le prime testimonianze utili a ricostruire con precisione la dinamica dell’agguato. L’area è stata transennata per consentire agli investigatori di operare senza interferenze.

Accerchiato da ignoti e aggredito all’interno dell’auto, l’incubo a Pontinia

Un indiano di 19 anni ha sporto denuncia presso i carabinieri per una presunta aggressione che avrebbe subito mentre si trovava a bordo della propria automobile di ritorno a casa.

Ignoti, forse cinque o sei persone, a volto coperto, sarebbero scesi da altre due automobili che lo avevano affiancato prendendo di mira sia il parabrezza che la carrozzeria, danneggiandole.

Il 19enne, anche per paura che la vicenda potesse ulteriormente peggiorare, è riuscito a non perdere la pazienza e ad allontanarsi dal luogo dell’aggressione.

Successivamente, ha presentato denuncia presso i carabinieri che ora stanno conducendo le indagini serrate per dare un volto e un nome ai presunti aggressori. Ma anche per cercare di comprendere cosa sia stato ad innescare la folle violenza.

Confisca per 1,5 milioni di euro a imprenditore di Latina: operazione della Guardia di Finanza di Trieste

Beni e denaro per oltre 1,5 milioni di euro sono stati confiscati in via definitiva dalla Guardia di Finanza di Trieste nell’ambito di un procedimento di prevenzione antimafia. Il provvedimento riguarda Fabrizio Bruno, imprenditore di 61 anni di Latina, ritenuto socialmente pericoloso per una lunga serie di precedenti e attività illecite.

La misura è stata eseguita dalle Fiamme Gialle del capoluogo giuliano su disposizione del Tribunale di Trieste – Sezione Misure di Prevenzione ed è stata recentemente confermata anche dalla Corte di Cassazione, rendendo definitiva la confisca.

I beni confiscati

Il provvedimento ha riguardato un patrimonio complessivo stimato in circa 1,5 milioni di euro. Tra i beni sequestrati figurano:

  • una villa di lusso con piscina
  • un appartamento
  • cinque autovetture di alta gamma (Mercedes e Audi)
  • undici orologi di pregio tra cui Rolex e Cartier
  • 150 mila euro in contanti, di cui 47 mila depositati su un conto bancario in Austria

Tutti i beni sono stati acquisiti definitivamente al patrimonio dello Stato.

L’indagine patrimoniale

L’attività investigativa è stata condotta dal G.I.C.O. – Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Trieste.

Gli accertamenti economico-finanziari hanno evidenziato una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio disponibile, stimata in sede giudiziaria in circa 4 milioni di euro.

Nel corso delle indagini è emerso inoltre che una lussuosa villa con piscina risultava intestata formalmente alla moglie, configurando un’ipotesi di intestazione fittizia di beni.

La maxi truffa sulle auto “seminuove”

La vicenda giudiziaria nasce da una serie di truffe seriali realizzate su scala nazionale attraverso società con sede in Friuli Venezia Giulia che si occupavano della vendita di autovetture acquistate in Germania.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, i veicoli venivano venduti come “seminuovi”, ma in realtà erano stati manomessi con la riduzione fraudolenta del chilometraggio.

In molti casi le auto venivano inoltre immatricolate irregolarmente presso gli uffici della Motorizzazione Civile, circostanza che ha portato successivamente al sequestro delle carte di circolazione ai danni degli ignari acquirenti.

Oltre 800 vittime in tutta Italia

Il sistema truffaldino avrebbe coinvolto 835 persone in tutta Italia, tra cui 111 residenti in Friuli Venezia Giulia:

  • 55 nella provincia di Pordenone
  • 37 a Udine
  • 19 a Trieste

Il provvedimento di confisca rappresenta quindi l’atto conclusivo di un lungo percorso investigativo e giudiziario, con il quale lo Stato recupera beni ritenuti accumulati attraverso attività illecite.

Il procedimento si è svolto nell’ambito delle misure di prevenzione patrimoniali previste dalla normativa antimafia, applicate nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi.