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“È uno squalo!” Sì, ma niente paura. Avvistamento a Terracina

Nel primo weekend dalle temperature estive, a Terracina, decine di bagnanti presenti domenica mattina in spiaggia hanno fatto l’incontro inaspettato – e tutto sommato poco piacevole – con uno squalo

Non si è di certo trattato di uno squalo bianco, trasformato in un mostro assetato di sangue più simile a un vampiro dei mari che non ad un animale carnivoro, secondo l’immaginario collettivo. Tutto merito del grande schermo e del genio di Steven Spielberg.

Ma esistono circa mezzo migliaio di specie di squali sparsi nei mari di tutto il mondo. Circa il 10% di queste, ovvero una cinquantina, sono quelle che si trovano nel Mediterraneo, e dunque, che è possibile “incontrare”, seppur non così facilmente.

La cosa più strana è sicuramente il fatto che l’animale si sia spinto fino a riva come mostrano diverse immagini riprese da persone in spiaggia che, incredule, si sono lasciate andare a commenti spaventati, nonostante in acqua innquel frangente non ci fosse nessuno.

In realtà, secondo gli esperti, dovrebbe trattarsi della cosiddetta Verdesca o squalo azzurro, una specie tra l’altro protetta e comune anche nei nostri mari. Un tipo di squalo che tendenzialmente non attacca l’uomo e, che dunque, non è un pericolo per esso.

Ma allora, perché tanta paura? Innanzitutto perché avvistamenti vicino alle coste si vedono di rado, e poi perché la verità è che c’è un prima e un dopo la lunga saga cinematografica de “Lo squalo”. E nel dopo, se esce una pinna dall’acqua, fosse anche quella di un pinguino, il campanello d’allarme che possa trattarsi del famigerato squalo bianco, scatta in automatico. E nella mente di molti, risuona persino la colonna sonora celebre in tutto il mondo.

Usa, padre uccide il figlio di 11 anni nel bagno dell’aeroporto e si toglie la vita davanti alla biglietteria

Usa – Una tragedia sconvolgente si è consumata nello stato del Nevada, dove un uomo di 37 anni ha ucciso il figlio di 11 anni con un colpo d’arma da fuoco prima di togliersi la vita. Il dramma è avvenuto all’interno dell’Aeroporto regionale di Elko, lasciando sotto shock la comunità locale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, padre e figlio stavano viaggiando insieme il 13 aprile diretti verso Reno, quando l’auto su cui si trovavano ha avuto un guasto nei pressi della città di Elko. I due avevano quindi richiesto l’intervento di un carro attrezzi, che li ha accompagnati fino al vicino aeroporto. L’uomo, a quanto pare, stava cercando di noleggiare un’auto per proseguire il viaggio.

Poco dopo, però, si è consumato l’impensabile. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano padre e figlio entrare nei bagni dello scalo, uscirne e poi rientrare nuovamente dopo pochi minuti. All’interno dei servizi, il 37enne avrebbe sparato al bambino, per poi uscire e dirigersi verso l’area della biglietteria, dove ha rivolto l’arma contro sé stesso, suicidandosi.

All’arrivo dei soccorsi, per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare. Il bambino, invece, era ancora in vita: i sanitari hanno tentato una corsa disperata in ospedale, ma il piccolo è morto poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate.

Le indagini sono ancora in corso e, al momento, non è stato individuato un movente certo. Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo aveva dichiarato di soffrire di Disturbo da stress post-traumatico legato al suo passato servizio militare. Inoltre, sarebbe stato coinvolto in una disputa legale con i nonni materni del bambino per l’affidamento del minore.

Un episodio drammatico e difficile da spiegare, che riapre interrogativi profondi sulle fragilità personali e sui contesti familiari complessi, mentre la comunità resta scossa da una vicenda tanto improvvisa quanto devastante.

Sezze, stretta contro gli “incivili”: raffica di multe

La tolleranza è finita, ora si passa ai fatti. A Sezze l’amministrazione alza il livello dello scontro contro l’abbandono illecito dei rifiuti e i numeri iniziano a parlare chiaro: 24 sanzioni in appena un mese.

Un risultato ottenuto grazie a un piano di controlli mirati della Polizia Locale, supportato da un sistema sempre più capillare di videosorveglianza e dall’utilizzo di foto-trappole. Nel mirino sono finite le aree più sensibili, in particolare nella pianura, ma anche zone centrali come via Sandalara, via Sicilia e il centro storico.

Non solo multe: in alcuni casi è stato disposto anche il fermo amministrativo dei veicoli utilizzati per scaricare illegalmente i rifiuti. Segno di una linea più dura, che punta a scoraggiare comportamenti ormai radicati.

Il messaggio è chiaro anche nelle parole del sindaco Lidano Lucidi: “Abbiamo rafforzato i controlli, ma la repressione da sola non basta. Serve senso civico. Sezze è di tutti, non solo dell’amministrazione. Chi sporca danneggia la propria comunità”.

Un richiamo diretto alla responsabilità collettiva, mentre il Comune annuncia che i controlli proseguiranno anche nelle prossime settimane. Perché la sfida, oltre che sanzionatoria, è soprattutto culturale: trasformare il rispetto dell’ambiente in una regola condivisa.

Pallanuoto – Under 14, meritata vittoria dell’Antares Latina in casa dell’Anagni: 10-13

L’Antares Pallanuoto Latina vince 13-10 la partita Under 14 della prima giornata di ritorno contro Anagni, in trasferta. I pontini nel corso del match si portavano anche in avanti di 5 reti rispetto alla squadra in calottina bianca. Bella prova di tutti i ragazzi che hanno trovato minutaggio e dato il loro contributo con azioni veloci, gol spettacolari ed una buona difesa di squadra. Ottimo l’apporto di tutti gli atleti targati Antares, pronti ad arginare il ritorno degli avversari e a proporsi in avanti.

Le parole del tecnico Lorenzo Davoli

“Complimenti a tutti i ragazzi per questo splendido successo. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento ma la strada intrapresa è quella giusta. Lo spirito e la coesione in campo tra compagni di squadra ed il supporto dei genitori con tifo corretto e caloroso faranno sempre la differenza!”.

Il tabellino

Anagni – Antares NT e PN Latina 10 – 13 (2-1; 2-5; 2-2; 4-5)

ANTARES NT & PN LATINA: Di Matteo, Micheli 3, Caserio N 6, Agostini, Papa 3, Taglialatela, Ambrosetti, Battista, Caserio J 1, Stivali, Contini, Corelli, Pagano, De Santis. TPV: Lorenzo Davoli.

É di Aprilia la donna ferita a Roma

La donna ferita ieri, al termine della manifestazione ieri 25 aprile a Roma, nei pressi del parco Schuster, è Rossana Gabrieli, apriliana d’adozione, insegnante e scrittrice da alcuni anni trasferitasi a Torino per lavoro.
La manifestazione indetta dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia in Piazza di Porta San Paolo a Roma si era da poco conclusa, i partecipanti si stavano per allontanare dal parco e dall’area dove si era tenuto un comizio quando un uomo, che indossava un casco integrale, si è avvicinato ad una coppia ed ha esploso diversi colpi dalla pistola ad aria compressa.

Marito e moglie sono rimasti feriti, lui al collo e lei alla spalla, raggiunti dai pallini esplosi dall’arma dal ragazzo che si è subito dileguato. Soccorsi dai sanitari, che hanno medicato le ferite, hanno raccontato quanto accaduto agli agenti di Polizia.

All’uscita del commissariato sulla Colombo, i due feriti non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti che li attendevano all’uscita: ancora scossi per quanto accaduto, hanno solo voluto commentare il clima d’odio e d’intolleranza, ribadendo la convinzione che giornate come quelle in cui si celebre la libertà fossero necessarie. Sull’accaduto è stata immediata la denuncia dell’Anpi nazionale.

Non appena diffusasi la notizia ad Aprilia, l’Anpi e Sinistra italiana locali hanno voluto esprimere solidarietà a Rossana Gabrieli, 62 anni, trasferitasi ad Alba l’autunno scorso; in Piemonte ricopre attualmente l’incarico di Dirigente Scolastico al CPIA 2 Torino.

Insegnante di lingua inglese e psicologa, Rossana è anche iscritta all’albo dei giornalisti del Lazio, ed è molto conosciuta ad Aprilia sia per il suo trascorso di insegnante che per la sua lunga collaborazione con alcune testate locali.

Non è chiara, invece, ancora la matrice della sparatoria cui Rossana è rimasta vittima col marito: entrambe le vittime indossavano il fazzoletto dell’Anpi, le piste che gli investigatori stanno seguendo sono diverse, la prima è che si tratti di un gesto isolato di matrice politica, compiuta in solitario da un uomo scomparso nel nulla e, con ogni probabilità, legato ad ambienti di estrema destra.

Rifiuti, parla il centrosinistra: “una filiera ‘fallimentare’ per Aprilia”

Ad Aprilia si farà un deposito di rifiuti e quel che si temeva un tempo, oggi è una realtà, perché la Regione Lazio ha deciso e questa scelta arriva nel momento peggiore della storia della città. E il centrosinistra ne approfitta per gettare la palla nell’altra metà campo e addossare la responsabilità alla controparte, il centrodestra che governa la Regione Lazio. Aprilia Domani, Avs, Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico firmano un duro documento nel quale condannano la scelta della giunta Rocca e, a ricaduta, dei partiti del centrodestra apriliano: “Altro che filiera del fare. Qui siamo alla filiera dello scaricabarile: meno impegno pubblico, più potere ai privati e maggiore pressione sui territori”. Ed è solo il principio di una nota che, certamente, non fa sconti.

“Il nuovo Piano rifiuti regionale – recita il comunicato stampa a firma dei cinque soggetti politici che compongono l’alleanza di centrosinistra – non è una risposta che il territorio attendeva, bensì certifica definitivamente il fallimento politico del centrodestra nel Lazio. Un fallimento che ha un volto preciso, quello della giunta guidata da Francesco Rocca, e che chiama in causa in modo diretto anche i dirigenti locali, a partire da Fratelli d’Italia, che per anni hanno venduto la filiera di governo come la soluzione miracolosa a ogni problema”.

“Oggi quella narrazione – prosegue la nota del polo progressista – si sgretola davanti alla realtà: dopo oltre tre anni di attesa arriva un piano tardivo, fragile e destinato a un iter lungo e incerto, con una legislatura ormai agli sgoccioli. Altro che programmazione: siamo davanti a un provvedimento che nasce già senza gambe, incapace di dare certezze ai territori. Nel merito, il piano è ancora più grave. La Regione rinuncia di fatto a costruire un sistema pubblico del ciclo dei rifiuti e sceglie invece di affidarsi ai privati per la realizzazione e gestione delle nuove discariche. Una scelta politica precisa, che scarica responsabilità e indebolisce il controllo pubblico su un settore strategico”.

Il piano dei rifiuti ha cancellato gli ATO, riducendo il passaggio a due sole macroaree, smontando il principio di prossimità, depotenziando la capacità dei territori di essere autosufficienti e, sostiene il centrosinistra, “aprendo la strada a un sistema squilibrato, dove pochi territori saranno chiamati a sopportare il peso di tutti, perché – sentenziano i partiti del centrosinistra – siamo di fronte ad un arretramento netto”.

“La conferma della nuova discarica nel territorio comunale è l’emblema di questo fallimento: una città che ha già pagato un prezzo ambientale altissimo viene ancora una volta individuata come area di sacrificio. Non è una scelta tecnica, è una scelta politica profondamente sbagliata perché mentre si parla di transizione ecologica – si legge ancora nella nota dei progressisti – si continua a investire sullo strumento più arretrato della gestione dei rifiuti. Invece di puntare su impianti moderni, pubblici e distribuiti, si preferisce concentrare criticità e impatti su territori già fragili. Il risultato è un piano che arriva tardi e senza una reale prospettiva di attuazione; affida ai privati pezzi fondamentali del ciclo dei rifiuti; cancella strumenti di governance territoriale come gli ATO; in ultimo: scarica su realtà come Aprilia il peso delle inefficienze regionali”.


“E Aprilia, ancora una volta – conclude amaramente la nota di Aprilia Domani, Avs, Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico – viene scelta non per essere aiutata, ma per essere utilizzata. Un vero e proprio accanimento territoriale, rispetto al quale questa volta i dirigenti locali del centrodestra non potranno rifugiarsi in mistificazioni: a certificarlo sono stati gli stessi riferimenti regionali, fin troppo attenti nel cancellare progettualità per la città pur di fare spazio a nuovi impianti di rifiuti.”

‘Assassini Nati’, oltre la provocazione: Stone trasforma la violenza in show televisivo

Uscito nel 1994 e diretto da Oliver Stone, Natural Born Killers (in Italia Assassini Nati) rappresenta una delle opere più controverse e radicali del cinema contemporaneo. Più che un film, è un esperimento audiovisivo che sfida lo spettatore sul piano etico, percettivo e culturale, mettendo in discussione il rapporto tra violenza, media e società dello spettacolo.

La trama

Mickey e Mallory Knox sono una giovane coppia legata da un amore assoluto e disturbante. In fuga attraverso gli Stati Uniti, lasciano dietro di sé una scia di omicidi apparentemente privi di logica morale. La loro notorietà cresce esponenzialmente grazie ai media, che li trasformano in icone pop, alimentando un circolo vizioso tra violenza reale e rappresentazione mediatica.

Regia: il caos come grammatica

La regia di Oliver Stone è deliberatamente eccessiva, quasi anarchica. Stone rinuncia a qualsiasi linearità classica per costruire un flusso visivo frammentato, in cui convivono pellicola 35mm, 16mm, video, animazione e inserti televisivi. Il montaggio ipercinetico – che alterna velocità convulsive a improvvise sospensioni – diventa il vero linguaggio del film, riflettendo una realtà mediatica saturata e schizofrenica.

Stone non si limita a raccontare la violenza: la riproduce formalmente, la moltiplica, la distorce. Il risultato è un’esperienza sensoriale volutamente disturbante, che richiama tanto la videoarte quanto il linguaggio pubblicitario, creando un cortocircuito tra estetica e contenuto.

Sceneggiatura: tra satira e nichilismo

La sceneggiatura, originariamente concepita da Quentin Tarantino e poi profondamente rielaborata da Stone, si configura come una feroce satira dei mass media. Il film non costruisce un racconto tradizionale, ma una parabola allegorica in cui i protagonisti diventano prodotti mediatici.

Il testo è intriso di un nichilismo radicale: la violenza non ha giustificazioni psicologiche rassicuranti, ma emerge come pulsione primordiale amplificata da un sistema mediatico complice. I dialoghi oscillano tra grottesco e caricatura, contribuendo a creare un universo deformato, quasi allucinatorio.

Fotografia: un’estetica della dissonanza

La fotografia, firmata da Robert Richardson, è uno degli elementi più innovativi dell’opera. Richardson costruisce un impianto visivo che rifiuta qualsiasi coerenza cromatica o stilistica, alternando bianco e nero, colori saturi, viraggi estremi e sovraesposizioni.

Ogni scelta fotografica è funzionale alla rappresentazione di uno stato mentale: il mondo di Mickey e Mallory non è oggettivo, ma filtrato attraverso una percezione alterata. La luce diventa così strumento narrativo, capace di tradurre visivamente la follia e la spettacolarizzazione della violenza.

Soundtrack: un collage sonoro disturbante

La colonna sonora, assemblata da Trent Reznor dei Nine Inch Niles, segue la stessa logica frammentaria della regia. Più che accompagnare le immagini, le contraddice, le amplifica o le destabilizza. Il mix di brani rock, industrial, country e musica d’archivio crea un paesaggio sonoro stratificato, in cui ogni elemento contribuisce a generare disorientamento. Spiccano svariati artisti come Leonard Cohen, Patti Smith, i Nine Inch Nails stessi e Dr. Dre.

Il suono, come l’immagine, diventa parte integrante del discorso critico del film: un bombardamento sensoriale che simula l’esperienza mediatica contemporanea. Il background sonoro dei brani “violenti” di Leonard Cohen riesce nell’intento di trasmettere un’atmosfera di follia ed estraniamento, totalmente aderente allo stile del film.

La colonna sonora venne definita come una delle “50 più forti della storia del cinema” da Q Magazine.

Personaggi e interpretazioni: il cuore tragico e mitologico

Il baricentro emotivo e simbolico di Natural Born Killers resta saldamente ancorato alla coppia protagonista. Il Mickey Knox di Woody Harrelson è costruito come una figura quasi archetipica: un predatore che si muove con sicurezza assoluta in un mondo privo di etica. La sua performance si distingue per una recitazione controllata, quasi ipnotica, che rifugge l’isteria per abbracciare un carisma glaciale. Mickey non è soltanto un assassino: è un prodotto perfetto della narrazione mediatica, consapevole – e in parte regista – della propria mitizzazione.

Se Mickey rappresenta la dimensione ideologica della violenza, Mallory – interpretata da Juliette Lewis – ne incarna l’aspetto viscerale e traumatico. La Lewis offre una prova di straordinaria intensità fisica: il suo corpo, la sua voce, le sue esplosioni emotive diventano strumenti espressivi che restituiscono una soggettività ferita e deformata. Mallory è il vero epicentro tragico del film, l’unico personaggio in cui la follia conserva una traccia riconoscibile di dolore umano.

La relazione tra i due costituisce il nucleo tematico dell’opera: un legame simbiotico che fonde eros e thanatos, amore e distruzione, fino a generare una mitologia deviata che i media si limitano ad amplificare.

Figure di contorno: una galleria grottesca della società

Se i protagonisti incarnano la violenza mitizzata, i personaggi secondari costituiscono la vera infrastruttura simbolica del film. Ognuno di essi rappresenta una specifica declinazione della degenerazione sociale e mediatica.

Il Wayne Gale di Robert Downey Jr. è l’incarnazione del giornalismo-spettacolo, il simbolo della deriva spettacolare dell’informazione. La sua interpretazione, volutamente grottesca, si inserisce perfettamente nella logica satirica del film. Il suo personaggio è una caricatura inquietante del cinismo mediatico.

Il direttore del carcere Dwight McClusky, interpretato da Tommy Lee Jones, è una figura volutamente sopra le righe, quasi caricaturale nella sua brutalità isterica. La sua recitazione eccede il realismo per abbracciare un registro teatrale e parodico, coerente con l’estetica deformata dell’opera: McClusky non è un individuo, ma un archetipo del potere corrotto e spettacolarizzato.

Non meno significativo è il detective Jack Scagnetti, portato in scena da Tom Sizemore. Il suo personaggio introduce una dimensione disturbante di ambiguità morale: rappresentante della legge, egli incarna in realtà le stesse pulsioni devianti che dovrebbe reprimere. La sua ossessione morbosa per Mallory suggerisce una sovrapposizione inquietante tra carnefice e spettatore.

Un ulteriore livello di lettura emerge attraverso il personaggio del padre di Mallory, interpretato da Rodney Dangerfield. Inserito in una sequenza costruita come una sitcom distorta, il personaggio diventa simbolo della violenza domestica banalizzata e trasformata in intrattenimento. Qui Stone compie una delle operazioni più radicali del film: mostrare come anche il trauma più intimo possa essere assorbito e neutralizzato dal linguaggio televisivo.

Questi personaggi, lungi dall’essere semplici comprimari, contribuiscono a costruire un universo coerente nella sua follia: un ecosistema in cui ogni figura è al tempo stesso vittima e complice di un sistema che trasforma la violenza in merce.

Temi e interpretazione critica

Assassini Nati è, in ultima analisi, un’opera sulla responsabilità dello sguardo. Stone non si limita a criticare i media: coinvolge lo spettatore, lo rende complice, lo costringe a interrogarsi sul proprio ruolo nel consumo della violenza.

Il film anticipa con sorprendente lucidità la cultura contemporanea, dominata dalla viralità e dalla spettacolarizzazione del crimine. La sua radicalità formale, spesso accusata di compiacimento, è in realtà parte integrante del discorso critico: per denunciare un sistema iperbolico, Stone sceglie di adottarne e amplificarne i codici.

Un’opera provocatoria e divisiva

Assassini Nati resta un’opera divisiva, difficile, volutamente eccessiva. Ma è proprio in questa sua natura estrema che risiede la sua forza: un film che non cerca consenso, ma confronto. Un oggetto cinematografico che destabilizza, provoca e, soprattutto, obbliga a pensare.

A distanza di decenni, la sua riflessione sulla relazione tra violenza e media appare non solo attuale, ma profetica. Un’opera che continua a interrogare il presente, dimostrando come il cinema possa ancora essere uno strumento di critica radicale della realtà.

Trovata morta nel bosco, il cadavere sbranato da cani: la macabra scoperta di un escursionista

Sondrio – Tragedia tra i boschi sopra Trivigno, dove una donna di 60 anni è stata trovata senza vita in una zona particolarmente isolata e difficile da raggiungere. Il ritrovamento è avvenuto a circa 1.800 metri di quota, in un’area poco frequentata.

A lanciare l’allarme è stato un escursionista di passaggio che, imbattutosi nel corpo, ha immediatamente contattato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i carabinieri, il soccorso alpino e l’elisoccorso di AREU, oltre ai militari del Sagf della Guardia di Finanza. Nonostante il rapido intervento, per la donna non c’è stato nulla da fare.

Il cadavere presentava gravi lesioni compatibili con morsi, circostanza che ha portato gli investigatori a ipotizzare un’aggressione da parte di un branco di cani di grossa taglia. Secondo una prima ricostruzione, gli animali potrebbero essere almeno cinque.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Sondrio, sono ora in pieno svolgimento per ricostruire con esattezza quanto accaduto. Gli inquirenti dovranno stabilire se la morte sia stata causata direttamente dall’aggressione oppure se un eventuale malore o altra causa abbia preceduto l’intervento degli animali.

Nelle vicinanze del luogo del ritrovamento si trova un’abitazione isolata dove sarebbero presenti diversi esemplari di Dogo argentino, cani noti per la loro stazza e originariamente selezionati per la caccia a prede di grandi dimensioni. Non si esclude che, in un contesto così isolato, gli animali possano essersi trovati liberi.

Per chiarire la natura delle ferite, sul posto sono intervenuti anche i veterinari dell’Ats della Montagna, incaricati di effettuare accertamenti tecnici. Fondamentale sarà l’autopsia, già disposta sul corpo della donna, che potrà fornire le prime risposte decisive sulle cause del decesso.

Latina – Morto in casa da un mese, la scoperta dopo l’allarme dei vicini

I vicini non lo vedevano da un po’ ma hanno allertato il 112 solo ieri, quando hanno iniziato a sentire cattivi odori fuori dalla porta del suo appartamento. Quando sono intervenuti i soccorritori non c’era più niente da fare perché l’uomo, un 63enne che viveva da solo, era deceduto da più di un mese e il suo cadavere era in avanzato stato di decomposizione.

La drammatica scoperta è stata fatta ieri mattina in un’abitazione nel centro di Borgo Faiti, nella periferia di Latina, dove sono intervenuti i vigili del fuoco per accedere all’interno a causa della porta chiusa, mentre gli operatori del pronto intervento sanitario hanno constatato il decesso. La Polizia invece ha informato il magistrato di turno della Procura di Latina che non ha richiesto la necessità di disporre approfondimenti di natura medico legale. Stando alle circostanze del ritrovamento, è stata ipotizzata la morte per cause naturali.

Aprilia, alla Fiera un ricordo di Cotterli

Una terza giornata ricca di appuntamenti quella in programma oggi, 26 aprile alla Mostra Agricola Campoverde, organizzata dalla Tre M con il sostegno di Arsial, 400 stand distribuiti su 4 ettari con esposizioni di piante e fiori, macchine agricole hi-tech, trattori d’epoca, aree dedicate alla trasformazione del grano con il mulino a pietra del 1900, rievocazioni storico-culturali, villaggio dei butteri, prodotti tipici italiani, Salone del Peperoncino, laboratori caseari, stand istituzionali e attività didattiche.

Nel Salone del Vino e dei Sapori del Lazio, si terrà la consegna del Premio Roberto Cotterli a cura della società organizzatrice, dedicato allo storico presidente dell’associazione di protezione civile Alfa di Aprilia prematuramente scomparso lo scorso giugno.

Nell’area cinofila si terranno le dimostrazioni di addestramento cinofilo con le buone regole di base a cura di Tobias Popovici, mentre presso lo stand Federica Fashion Pet, dalle 9 alle 17 saranno aperte le iscrizioni al concorso “Meticcio alla Riscossa” e si svolgeranno dimostrazioni sulla cura del pelo e sul benessere del cane, oltre a spettacoli di falconeria ed esposizioni di rapaci a cura dell’associazione “I figli dell’Aria”.

Spazio anche ai più piccoli nell’area bimbi, dove l’associazione Obrivia APS proporrà un laboratorio di semina per avvicinare i bambini al mondo della natura. Nell’area bovina sarà visitabile la Mostra Regionale del Bovino a cura di Anacli, mentre dalle 10 alle 13, nell’area Avila, Sandro Mazzeo effettuerà il giudizio esperto sugli avicoli, con valutazioni delle razze.
L’area Cavalcanti ospiterà, a partire dalle ore 10 e nuovamente nel pomeriggio dalle 16, le esibizioni dell’Associazione Butteri delle Paludi Pontine, con barroccio trainato da vacche maremmane, conduzioni di puledri, esibizioni equestri, dimostrazioni di monta da lavoro, caroselli e rappresentazioni storiche dell’Agro Pontino, oltre alla partecipazione dell’Associazione Italiana Muli Montati e conduzioni di mandrie di bufale.

Nel pomeriggio, dalle 15:30 alle 16:30, è in programma l’evento “I Flintstones del Futuro Formazione e Lavoro nella Preistoria”, un open day tematico realizzato dagli studenti della Latina Formazione e Lavoro di Aprilia.

Alle 16:30 Elisa di “Cuore Cucina & Chiacchiere” proporrà uno show cooking con la preparazione dei passatelli con funghi, salsiccia e pecorino romano, nell’area spettacoli ci sarà una nuova tappa del “Campoverde Music Time”, concorso musicale a premi.
La manifestazione proseguirà dall’1 al 3 maggio, con ulteriori eventi, mostre e iniziative dedicate al settore agricolo e alle tradizioni del territorio.