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Cori inaugura l’Ala Marchetti: tecnologia, memoria e orgoglio aeronautico nel nome del genio pontino

Cori prova a trasformare la memoria industriale e aeronautica in un nuovo attrattore culturale e turistico del territorio. È stata inaugurata ieri, negli spazi del Museo della Città e del Territorio, l’Ala Marchetti, sezione dedicata alla figura dell’ingegnere Alessandro Marchetti, progettista aeronautico nato a Cori nel 1884 e protagonista assoluto dell’industria italiana tra le due guerre.

Un progetto che unisce storia, tecnologia immersiva e valorizzazione territoriale, inserito nel più ampio percorso de “L’Anfiteatro dei Monti Lepini: il Cuore di Ninfa”, sviluppato insieme a Regione Lazio, Fondazione Caetani e ai Comuni di Norma e Sermoneta.

“Un orgoglio per Cori”

Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco Mauro De Lillis, che ha definito Marchetti “uno dei più grandi progettisti aeronautici italiani”.

Il legame con Cori è stato il filo conduttore dell’intera inaugurazione. Accanto alle istituzioni locali erano presenti anche rappresentanti di Sesto Calende, città storicamente legata alla SIAI Marchetti, e numerosi discendenti dell’ingegnere.

Un museo tra storia e innovazione

L’Ala Marchetti non è un’esposizione tradizionale. Il percorso punta infatti a raccontare il genio dell’ingegnere attraverso linguaggi contemporanei e strumenti immersivi capaci di parlare anche ai più giovani.

Il curatore scientifico Gregory Alegi ha spiegato che il progetto vuole essere “il motore di nuove domande e nuove ricerche”, capace di accendere curiosità attorno alla figura di Marchetti e alla storia dell’aeronautica italiana.

Il sorvolo degli SF-260

Uno dei momenti più emozionanti della giornata è stato il sorvolo sul cielo di Cori di quattro velivoli SF-260 dell’Aeronautica Militare, storico modello sviluppato dalla SIAI Marchetti.

Alla cerimonia erano presenti anche rappresentanti dell’Aeronautica Militare, tra cui il generale Giacomo Ghiglierio e il colonnello pilota Ambrogio Zanette, comandante del 70° Stormo di Latina.

Il progetto Ninfa e la rete dei Lepini

L’inaugurazione dell’Ala Marchetti rappresenta anche uno dei tasselli strategici del progetto territoriale legato a Ninfa e ai Monti Lepini.

Secondo il presidente della Fondazione Caetani Massimo Amodio, il percorso punta a coordinare più realtà territoriali attorno al grande attrattore turistico di Ninfa.

Un modello che prova a superare la frammentazione storica del territorio, creando una rete culturale capace di valorizzare identità, turismo e memoria industriale.

Cisterna Volley, l’azzurro di De Giorgi per Fanizza e Guzzo: “Tanto lavoro e grande esperienza”

Si è concluso, dopo l’ultimo allenamento di questa mattina, il primo collegiale dell’Italvolley maschile per la stagione 2026, svolto (dall’11 maggio ad oggi) presso il Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” all’Acqua Acetosa di Roma. Il CT Ferdinando De Giorgi ha iniziato a lavorare in vista dei principali impegni estivi, con un gruppo di 15 atleti: tra loro i nostri Alessandro Fanizza e Tommaso Guzzo.

Alessandro Fanizza: “E’ stata una settimana molto intensa con tanto lavoro svolto sia in palestra sia sul campo, sette giorni impegnativi sotto tutti i punti di vista con particolare attenzione all’aspetto tecnico – ha sottolineato il palleggiatore – Nel complesso un’esperienza molto positiva: ho cercato di acquisire tutto, prendendo le parti più importanti che rappresentano un bagaglio ulteriore per la mia crescita. Mi sono trovato benissimo, in un bel gruppo; lo considero un passaggio importante per me, e per la mia carriera”.

Tommaso Guzzo: “E’ stata dura affrontare un lavoro di tale intensità arrivandoci da un periodo di inattività. Ma naturalmente la maglia azzurra permette di lavorare al massimo e superare qualsiasi fatica – ha dichiarato l’opposto – Abbiamo fatto un ottimo lavoro, tra campo e palestra, a 360 gradi. Come esperienza è stata bellissima, non potevo chiedere di meglio”.

Finali nazionale Under 19 – Si è concluso l’ultimo atto della stagione dell’Under 19 della Marino Cisterna Volley: il gruppo di coach Ronsini è tornato dall’Emilia Romagna con un settimo posto conquistato nelle finali Scudetto, un piazzamento che va preso con la giusta consapevolezza, quella di aver chiuso un’annata molto positiva, giocata al massimo. Il titolo del Lazio messo in bacheca (il secondo consecutivo) ha rappresentato l’ennesima dimostrazione della superiorità a livello regionale; ed essere tra le prime otto d’Italia resta comunque un grandissimo risultato: un punto di partenza e non di arrivo, con l’obiettivo di crescere ulteriormente e fare ancora meglio nella prossima stagione.

Via Don Morosini e centro storico, l’opposizione chiede un consiglio comunale urgente

Il centro storico di Latina torna ad accendere il confronto politico. Questa volta a chiedere un cambio di passo sono i gruppi di opposizione di Latina Bene Comune, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Per Latina 2032, che hanno chiesto la convocazione urgente di un consiglio comunale straordinario dedicato alle criticità che interessano il cuore della città e in particolare l’area di via Don Morosini.

Una richiesta che arriva dopo mesi di segnalazioni e proteste da parte di residenti e commercianti, in una zona che continua a vivere problemi legati a sicurezza, decoro urbano e gestione degli spazi pubblici.

Dal degrado ai problemi sociali

Secondo le opposizioni, il quadro del centro cittadino sarebbe peggiorato progressivamente. Tra i problemi evidenziati ci sono rifiuti accumulati, manutenzione insufficiente, illuminazione carente, presenza di persone senza fissa dimora, consumo di alcol in strada e episodi di microcriminalità e spaccio.

Ma il punto politico sollevato dai consiglieri riguarda soprattutto la mancanza di una strategia complessiva.

Per i gruppi firmatari, negli anni si sarebbe andati avanti con interventi sporadici e senza una vera programmazione capace di affrontare in maniera strutturale le difficoltà dell’area.

Via Don Morosini resta il nodo simbolico

Via Don Morosini continua a essere percepita come una delle aree più problematiche del centro storico. Una zona che ciclicamente torna al centro del dibattito cittadino e che, secondo l’opposizione, rappresenta il simbolo più evidente di un problema irrisolto.

Nel documento inviato al presidente del Consiglio comunale si parla apertamente di una situazione che non può più essere affrontata soltanto attraverso ordinanze temporanee o piccoli interventi di manutenzione.

Nel mirino anche ex mercato e playground

La richiesta di consiglio straordinario punta anche ad aprire una discussione più ampia su alcune questioni urbanistiche ancora sospese.

Tra queste la persistente chiusura dell’ex mercato coperto e le polemiche legate al playground previsto nell’area della passeggiata Sandro Pertini, temi che secondo le opposizioni meriterebbero un confronto pubblico più trasparente.

“Servono risposte vere”

L’obiettivo politico della richiesta è portare in aula assessori, dirigenti e soggetti istituzionali coinvolti nella gestione dell’area per discutere pubblicamente di sicurezza, decoro e rilancio del centro.

Per le opposizioni il rischio è che il cuore della città continui lentamente a perdere vivibilità e attrattività, mentre residenti e attività commerciali chiedono da tempo risposte più concrete.

Terracina, ai domiciliari ma trovato in un locale: arrestato per evasione

Un uomo di 32 anni è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Terracina con l’accusa di evasione. Il trentaduenne, di origine marocchina e già noto alle forze di polizia, era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Trovato in un esercizio commerciale

L’arresto è scattato nel pomeriggio di ieri durante un servizio di controllo del territorio. I militari dell’Arma hanno notato l’uomo all’interno di un esercizio commerciale della città.

Secondo quanto ricostruito, il 32enne si era recato in ospedale per cure mediche e successivamente si sarebbe trattenuto nel locale. I Carabinieri, dopo averlo riconosciuto e svolto gli accertamenti del caso, lo hanno arrestato per evasione.

Di nuovo ai domiciliari

Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato ricondotto presso la propria abitazione, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida con rito direttissimo prevista per la giornata di domani.

Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

Australia, sbranato da uno squalo durante un’immersione: muore subacqueo di 38 anni

Tragedia nelle acque australiane, dove un subacqueo di 38 anni è morto dopo essere stato attaccato da uno squalo durante un’immersione. Il drammatico episodio si è verificato al largo di Rottnest Island, rinomata località turistica situata vicino alla costa sud-occidentale dell’Australia.

Secondo quanto riferito dalla polizia australiana, l’uomo si trovava in mare insieme ad un amico per una battuta di pesca subacquea quando è stato improvvisamente aggredito da uno squalo nei pressi di una barriera corallina. A confermare i dettagli dell’accaduto è stato il sergente della polizia dell’Australia Occidentale Michael Wear.

La vittima sarebbe stata morsa violentemente alle gambe mentre si trovava vicino ad un’imbarcazione da immersione. Subito dopo l’attacco, il 38enne è stato recuperato e trasportato a bordo della stessa imbarcazione per circa un chilometro fino all’isola, dove ad attenderlo c’erano i paramedici. Nonostante i tentativi di rianimazione, però, per lui non c’è stato nulla da fare.

Poco prima dell’aggressione, alcuni bagnini avrebbero segnalato la presenza in zona di un grande squalo bianco lungo circa cinque metri.

Quello avvenuto nelle acque di Rottnest Island è il primo attacco mortale di squalo registrato in Australia dall’inizio dell’anno. L’ultimo episodio simile nella stessa area risaliva al 2011, quando perse la vita un subacqueo di 32 anni.

Solo pochi mesi fa, nel gennaio scorso, un ragazzo di 12 anni era morto in ospedale dopo essere stato attaccato da uno squalo toro nel porto di Sydney.

Secondo le statistiche australiane, nel Paese si verificano mediamente oltre tre attacchi mortali di squali ogni anno.

Terracina sotto choc per la morte di Alessio Alberelli: dolore e rabbia dopo la strage sulle strade pontine

A distanza di poche ore dagli incidenti che hanno sconvolto la provincia di Latina, resta un clima pesantissimo tra Terracina, Monte San Biagio e il resto del territorio pontino. La morte di Alessio Alberelli, 29 anni, avvenuta ieri sulla Migliara 58, è stata l’ultima in una delle giornate più drammatiche degli ultimi mesi sulle strade della provincia.

Sui social continuano a moltiplicarsi messaggi di incredulità, cordoglio e rabbia. Amici e conoscenti del giovane motociclista stanno condividendo ricordi, fotografie e pensieri dedicati al 29enne, mentre a Terracina la notizia si è diffusa rapidamente lasciando sgomento soprattutto tra tanti giovani della città.

Quattro vittime in poche ore

Il nome di Alessio Alberelli si aggiunge a quelli delle altre tre vittime della giornata.

La mattina era iniziata con il terribile frontale sulla Pontina, alle porte di Latina, costato la vita a due uomini di 28 e 37 anni residenti tra Doganella e Terracina. Poco dopo, un altro schianto mortale sull’Appia, vicino Terracina, aveva provocato la morte di un ragazzo di 27 anni di Monte San Biagio.

Una sequenza di incidenti che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle grandi arterie pontine, da anni teatro di tragedie e incidenti gravissimi.

Una comunità ancora sotto choc

Nel caso dell’incidente sulla Migliara 58, i soccorritori e i vigili del fuoco hanno tentato a lungo di recuperare il giovane motociclista finito fuori strada, ma per lui non c’è stato nulla da fare.

La dinamica resta al vaglio della Polizia Stradale del Distaccamento di Aprilia, intervenuta per gli accertamenti.

Intanto, nelle città colpite dalle tragedie di oggi, resta soprattutto il silenzio di una giornata che ha lasciato ferite profonde. Tra chi conosceva le vittime e chi ogni giorno percorre quelle strade, la sensazione diffusa è quella di un’emergenza che continua a ripetersi.

Aprilia, fermati con cocaina e crack già divisi in dosi: due arresti dei Carabinieri

Due uomini sono stati arrestati dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è scattata nel corso dei controlli sul territorio effettuati dalla Sezione Radiomobile.

L’auto fermata durante un controllo

Secondo quanto ricostruito dai militari, i due uomini – rispettivamente di 21 e 45 anni, il primo senza fissa dimora e il secondo residente ad Ardea – viaggiavano a bordo di un’auto condotta dal quarantacinquenne quando sono stati fermati dai Carabinieri.

L’atteggiamento dei due avrebbe insospettito i militari, che hanno deciso di approfondire gli accertamenti attraverso perquisizioni personali, veicolari e domiciliari.

Cocaina, crack e soldi in contanti

Nel corso dei controlli i Carabinieri hanno rinvenuto circa 46 grammi di cocaina e crack, già suddivisi in dosi, oltre a materiale utilizzato per il confezionamento della droga.

Sequestrata anche la somma di 1.550 euro in contanti, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro, mentre la sostanza stupefacente sarà sottoposta agli esami di laboratorio previsti.

In attesa dell’udienza di convalida

Al termine delle formalità di rito, i due arrestati sono stati trasferiti nelle camere di sicurezza della Stazione Carabinieri di Aprilia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Per loro è prevista l’udienza di convalida con rito direttissimo.

Bronson, la prigione è il suo palcoscenico: il feroce ritratto del criminale secondo Nicolas Winding Refn

C’è un equivoco frequente quando si parla di Bronson: considerarlo semplicemente un biopic carcerario, un film sulla violenza o il ritratto spettacolare di un detenuto fuori controllo. In realtà l’opera di Nicolas Winding Refn (2008) è qualcosa di più ambiguo, più teorico e più perturbante. È un film sulla costruzione dell’identità come performance, sulla criminalità come linguaggio scenico, sulla prigione non tanto come spazio punitivo ma come teatro mentale. Michael Peterson, che sceglie di reinventarsi con il nome di Charles Bronson, non viene raccontato come “caso umano” da spiegare psicologicamente, bensì come figura grottesca, narcisistica, tragica e quasi astratta: un uomo che non trova un posto nel mondo e allora decide di trasformare la propria marginalità in spettacolo.

La trama

La trama segue la parabola di Michael Peterson, giovane inglese di provincia che, dopo una rapina finita in modo quasi assurdo, viene condannato al carcere. Quella che avrebbe dovuto essere una pena relativamente limitata si trasforma progressivamente in una vita intera dietro le sbarre, alimentata da aggressioni, rivolte, sequestri, scontri con le guardie e una sempre più radicale identificazione con il personaggio di “Charles Bronson”. Il film non procede però come una cronaca giudiziaria lineare: Refn frantuma la biografia in quadri, monologhi, numeri teatrali, esplosioni di violenza e momenti di straniamento, costruendo un racconto più vicino alla performance art che al realismo penitenziario.

La regia: cuore pulsante

La regia di Refn è il cuore pulsante dell’operazione. Bronson è un film che rifiuta il naturalismo. Non vuole farci “entrare” realisticamente nel carcere britannico, ma nella testa deformata di un uomo che trasforma ogni cella in un ring, ogni corridoio in una passerella, ogni pestaggio in un atto di autoaffermazione. La messa in scena è frontale, geometrica, spesso antipsicologica. Refn lavora per blocchi visivi: il palcoscenico nero in cui Bronson si rivolge idealmente a un pubblico invisibile, le celle spoglie illuminate come installazioni, gli interni istituzionali compressi, i corpi che si urtano in spazi troppo stretti. Il carcere non è solo un luogo: è una forma mentale, una gabbia estetica dentro cui il protagonista può finalmente diventare ciò che crede di essere.

La sceneggiatura: una riflessione sfaccettata

La sceneggiatura, firmata da Refn con Brock Norman Brock, evita abilmente due trappole: la celebrazione del criminale e la sua riduzione sociologica. Non assolve Bronson, non lo demonizza in modo didascalico, non cerca una spiegazione unica nella famiglia, nella società o nel trauma. Lo osserva come un enigma performativo. La domanda non è soltanto “perché quest’uomo è violento?”, ma “perché quest’uomo ha bisogno di essere visto attraverso la violenza?”. In questo senso il film è più vicino a una riflessione sull’arte, sull’egomania e sulla mitologia personale che a un classico prison movie. Bronson combatte perché il combattimento gli garantisce una forma, un pubblico, un’identità. Non evade dalla prigione perché, paradossalmente, la prigione è il suo palcoscenico ideale.

La fotografia: tra brutalità e stilizzazione

La fotografia di Larry Smith lavora su contrasti netti, superfici fredde, composizioni quasi pittoriche. L’immagine alterna brutalità e stilizzazione: il corpo nudo e muscolare di Hardy, spesso cosparso di grasso o sangue, diventa materia plastica, scultura vivente, figura quasi baconiana deformata dalla propria energia. Il film non cerca la bellezza rassicurante: cerca una bellezza sgradevole, carnale, innaturale. I colori sono controllati, talvolta lividi, talvolta teatrali; la luce sembra spesso sezionare il protagonista, isolarlo dal mondo, farne un oggetto da esposizione. Anche quando la violenza esplode, la regia mantiene una freddezza formale che impedisce allo spettatore di rifugiarsi nel semplice intrattenimento action.

La colonna sonora: una strategia centrale

La colonna sonora è uno degli elementi più decisivi. Refn utilizza la musica in modo antirealistico, quasi operistico, accostando brani classici, elettronica, pop e scelte musicali volutamente stranianti. Il risultato è una continua frizione tra ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo. La violenza può essere accompagnata da una solennità inattesa; il grottesco può assumere un tono lirico; il carcere può trasformarsi in cabaret infernale. Questa strategia sonora rafforza l’idea centrale del film: la vita di Bronson non viene rappresentata come fatto, ma come messinscena. Ogni gesto è già spettacolo, ogni esplosione fisica è già coreografia.

Un monumentale Tom Hardy

E poi c’è Tom Hardy. La sua interpretazione è semplicemente monumentale. Non nel senso retorico del termine, ma in quello più concreto: Hardy costruisce Bronson come un monumento corporeo alla propria disfunzione. Il lavoro fisico è impressionante, ma sarebbe riduttivo fermarsi alla trasformazione muscolare. Hardy lavora sulla voce, sul respiro, sulla postura, sull’alternanza tra brutalità e comicità, tra minaccia e infantilismo, tra lucidità e delirio narcisistico. Il suo Bronson è insieme animale da combattimento, clown tragico, performer d’avanguardia, bambino capriccioso, attore shakespeariano finito in una cella di isolamento.

La grandezza della performance sta nella sua capacità di non cercare mai la simpatia facile. Hardy non rende Bronson “amabile”, ma lo rende irresistibilmente osservabile. È magnetico, osceno, ridicolo, spaventoso. Quando parla al pubblico immaginario, truccato, nudo o mascherato, il personaggio sembra dichiarare apertamente il proprio statuto artificiale: non esiste un Bronson autentico sotto la maschera, perché la maschera è diventata l’unica verità disponibile. In questo senso il film anticipa molte ossessioni successive del cinema di Refn: il corpo come icona, la violenza come linguaggio estetico, l’identità come superficie, la mascolinità come costruzione rituale e autodistruttiva.

I personaggi secondari funzionano più come orbite attorno al protagonista che come figure autonome pienamente sviluppate. Questa non è necessariamente una debolezza, perché il film è volutamente centripeto: tutto viene risucchiato nella mitologia personale di Bronson. Le guardie, i funzionari, i familiari, gli operatori del sistema penitenziario e le figure incontrate lungo il percorso servono a misurare l’impossibilità del protagonista di essere normalizzato. Non sono tanto personaggi realistici quanto presenze che rivelano, per contrasto, l’anomalia irriducibile di Bronson.

Se c’è un limite…

Il limite del film, se lo si vuole individuare, coincide quasi con la sua forza. Bronson è talmente stilizzato, talmente dominato dalla performance di Hardy e dall’impianto formale di Refn, da rischiare a tratti di comprimere la complessità storica e sociale della vicenda reale. Chi cerca un’indagine documentaria sul sistema carcerario britannico o sulla biografia di Peterson potrebbe trovarlo elusivo. Ma non è quello il progetto del film. Refn non vuole spiegare Bronson: vuole metterlo in scena come un sintomo. E il sintomo, per sua natura, non si risolve. Si ripete, si deforma, ritorna.

Un’opera feroce e anomala

Bronson resta dunque un’opera feroce e anomala, un film che usa il biopic per sabotare il biopic, il prison movie per negare il realismo carcerario, la violenza per parlare di immagine, riconoscimento e narcisismo. È cinema fisico, teorico, disturbante, spesso grottesco, sorretto da una regia di controllo assoluto e da un Tom Hardy in stato di grazia. Non racconta soltanto un uomo rinchiuso in prigione: racconta un uomo che ha trovato nella prigione la scena definitiva su cui recitare se stesso fino alla dissoluzione.

Travolta in retromarcia dall’auto di un familiare: muore bimba di 2 anni

Tragedia a San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto, dove una bambina di appena due anni ha perso la vita dopo essere stata investita da un’auto durante una manovra in retromarcia nei pressi della propria abitazione.

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dagli investigatori, la piccola, di origini marocchine, sarebbe stata accidentalmente travolta dal veicolo guidato da un parente che, probabilmente, non si sarebbe accorto della sua presenza dietro l’auto. Dopo l’impatto, la bambina sarebbe caduta violentemente a terra battendo la testa.

L’uomo si sarebbe immediatamente fermato per soccorrerla e avrebbe allertato il numero di emergenza 118. Sul posto sono intervenuti rapidamente i sanitari che hanno disposto il trasferimento d’urgenza all’ospedale Ospedale Santissima Annunziata. Purtroppo, però, la bambina sarebbe arrivata in ospedale già priva di vita.

Sulla tragedia sono ora in corso gli accertamenti dei carabinieri della stazione locale, impegnati a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’investimento e ad accertare eventuali responsabilità.

La salma della piccola è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha aperto un fascicolo d’indagine e nelle prossime ore disporrà tutti gli approfondimenti necessari sul tragico episodio

Confagricoltura Latina celebra 70 anni: istituzioni, agricoltura e futuro al centro dell’evento

Settant’anni di storia agricola, economica e sociale raccontati guardando al futuro. Si è tenuta ieri, nei Giardini del Palazzo comunale di Latina, la manifestazione organizzata da Confagricoltura Latina per celebrare il settantesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione, nata il 16 maggio del 1956. Una giornata che ha riunito istituzioni, imprese agricole, mondo accademico e rappresentanti del comparto agroalimentare attorno a un tema chiaro: il ruolo strategico dell’agricoltura pontina nello sviluppo del territorio e dell’intero Paese.

Le istituzioni presenti all’evento

Alla manifestazione hanno partecipato il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonello Aurigemma, il senatore Giorgio Salvitti, il vice prefetto Monica Perna, il vescovo di Latina Mariano Crociata e il sindaco di Latina Matilde Celentano.

Nel corso dell’evento è stato letto anche un messaggio inviato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha partecipato con un videomessaggio e una dichiarazione ufficiale. Messaggi anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.

Il messaggio di Giorgia Meloni

Ad aprire simbolicamente la giornata è stato proprio il messaggio della presidente del Consiglio.

“In un territorio in cui l’agricoltura riveste un ruolo di primissimo piano dal punto di vista economico, sociale e culturale, la vostra organizzazione rappresenta un punto di riferimento autorevole e importante per tutti gli operatori del settore”, ha scritto Giorgia Meloni nella lettera indirizzata al presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini.

Un passaggio nel quale la premier ha sottolineato anche il valore delle eccellenze agricole pontine e il lavoro degli agricoltori come patrimonio da preservare e valorizzare.

Niccolini: “L’agricoltura ha costruito identità e sviluppo”

Nel suo intervento il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini ha ripercorso il ruolo svolto dall’agricoltura nella crescita economica e sociale dell’Agro Pontino.

“Settanta anni rappresentano una responsabilità prima ancora che una ricorrenza”, ha dichiarato Niccolini. “Raccontano il percorso di un territorio che attraverso l’agricoltura ha costruito sviluppo, occupazione, innovazione e identità”.

Il presidente ha poi ricordato alcuni numeri che raccontano il peso del comparto agricolo pontino: 85mila ettari coltivati, oltre 7mila imprese agricole e più di 2 milioni di giornate lavorate ogni anno, di cui circa un milione riconducibili ad aziende associate a Confagricoltura Latina.

Il focus su export, innovazione e competitività

Uno dei temi centrali della giornata è stato quello della competitività dell’agricoltura italiana e pontina sui mercati internazionali.

Nel suo intervento il ministro Francesco Lollobrigida ha evidenziato come la provincia di Latina rappresenti uno dei motori dell’agroalimentare nazionale, ricordando che il territorio è tra i primi in Italia per export agricolo.

Lollobrigida ha sottolineato anche il ruolo dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale nella gestione delle risorse idriche e nella produttività agricola, citando inoltre gli investimenti del Governo sull’agrisolare e sulla riduzione dei costi energetici per le imprese agricole.

I panel su tecnologia e impresa agricola

Al centro dell’evento due panel dedicati al futuro del comparto agricolo.

Il primo, dedicato a tecnologie e ricerca, ha affrontato il tema della rivoluzione agricola legata all’innovazione e alle nuove tecnologie applicate alle coltivazioni.

Il secondo confronto si è concentrato invece sul nuovo volto dell’impresa agricola tra economia globale, occupazione e sostenibilità. Tra i partecipanti anche il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, il direttore generale di Confagricoltura Roberto Caponi, il presidente del MOF Bernardino Quattrociocchi e l’amministratore delegato della Banca Popolare di Fondi Gianluca Marzinotto.

Giansanti: “Latina presidio strategico dell’agricoltura italiana”

A chiudere la giornata è stato il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, che ha definito il territorio pontino un presidio strategico per l’agricoltura italiana.

“Il territorio di Latina è per l’agricoltura un presidio importante per la qualità della sua produzione, in particolare orticola”, ha dichiarato.

Giansanti ha poi sottolineato il lavoro svolto da Confagricoltura Latina sull’innovazione e sull’internazionalizzazione delle imprese agricole, ricordando la presenza costante del territorio pontino nelle principali manifestazioni internazionali del settore.

Il brindisi finale con i prodotti del territorio

La giornata si è conclusa con degustazioni di prodotti tipici del territorio curate dalla Strada del Vino, dell’Olio e dei Sapori della Provincia di Latina, da AIS Lazio – Delegazione di Latina e dall’IIS San Benedetto-Einaudi-Mattei.