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Latina, la nostra società perfetta 

Il triste episodio di Modena che ha visto protagonista un giovane laureato italiano di origini marocchine, sofferente di disturbi psichici, anziché innescare un dibattito sul livello di sicurezza del quale la società civile usufruisce e  sulle capacità della nostra sanità pubblica di fornire adeguata assistenza a chi vive fragilità e disagi psicologici connessi all’incapacità di sapersi inserire correttamente nel tessuto sociale e lavorativo di cui è parte, ha scatenato ancora una volta una polemica sterile e vaneggiante sulle possibilità di revocare la cittadinanza italiana a un cittadino italiano di seconda generazione che si sia macchiato di un reato pesante come quello in cui è incorso Salim El Koudry dirottando sulla folla l’auto di cui era alla guida  e ferendo gravemente due  persone. E’ stata la Lega, Salvini in testa, ad ipotizzare la misura della revoca della nazionalità ad El Koudry, come se la nazionalità di origine dei genitori possa prevalere, in termini di responsabilità per l’accaduto,  sulla lucida determinazione o sui problemi psichici di cui soffre il protagonista del grave incidente di Modena. Un esempio di xenofobia manifesta, che non giova all’immagine di un Paese civile come riteniamo sia il nostro.

E qui siamo di fronte al vice presidente del Consiglio dei ministri e a un partito della maggioranza di Governo, che non esitano a infiammare una nazione che fino all’altro ieri è stato un Paese di emigranti.

Lo sappiamo bene noi figli e nipoti di coloni spinti via dalla fame dal Friuli e dal Veneto e dall’Emilia Romagna negli anni ’30 del secolo scorso per venire a cercare di farsi una vita in una terra che ancora sapeva di umidità, di muffa e di malaria. 

E come loro, dopo di loro, in Agro Pontino sono arrivati a ondate fin dal primo dopoguerra altri gruppi di migranti provenienti da ogni angolo d’Italia. Calabresi e campani, pugliesi e siciliani, abruzzesi e molisani, marchigiani e lucani. Italiani allontanati dalla Libia e dalla Tunisia. Tutti qui, a Latina e dintorni, per concorrere inconsapevolmente, in barba ai principi canonici dell’antropologia e della sociologia da manuale, alla creazione della società perfetta. Una società che comprendeva anche i “nativi” che dai paesi dei Lepini avevano sempre guardato la palude dall’alto; una società dove l’alterità, anziché dividere, ha fatto da collante; una società dove tutti erano stranieri, ma dove tutti, nessuno escluso, prima a Littoria e poi a Latina, hanno trovato cittadinanza. Le generazioni pontine venute su tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, gente che oggi ha un’età compresa tra i cinquanta e i settant’anni, ha conosciuto e vissuto il razzismo soltanto attraverso i documentari sugli Stati Uniti e le cronache in bianco e nero commentate da Ruggero Orlando in collegamento da quella che lui chiamava Nuova York.

Non si poteva essere razzisti a Latina, vuoi perché tutti erano in cerca di integrazione e di affermazione, vuoi perché il nostro è stato il primo, vero e forse unico laboratorio multietnico italiano; l’unico capoluogo di provincia dove si parlavano contemporaneamente, e di frequente nello stesso spazio fisico, una decina di dialetti diversi, a volte incomprensibili per chi ascoltava ed era di un’altra regione. Tutti i vecchi di allora, per comprendersi meglio, hanno dovuto affinare il proprio italiano, e i loro figli e i figli dei loro figli, cresciuti sugli stessi banchi di scuola, hanno fatto meno fatica a costruire la loro lingua italiana, ma senza perdere l’inflessione dell’etnia di provenienza.

Siamo cresciuti con i profughi dell’Est che parlavano lingue diverse e vivevano dentro un recinto con le baracche; abbiamo visto arrivare e abbiamo ospitato in casa i vietnamiti, poi i polacchi, e subito dopo i nordafricani in fuga dalla miseria, dalle guerre e dalle mattanze tribali, e quelli attratti dal mito dell’Occidente ricco e civilizzato. E per ultimi, senza fare una piega, abbiamo visto arrivare i nuovi coloni pontini del terzo millennio, i sikh indiani e i loro cugini musulmani del Bangla Desh.

Sì, siamo capaci di convivere anche con la quota sindacale di pasdaran della Lega, quelli che dicono di avercelo più duro di tutti, perché siamo consapevoli che certi loro eccessi e certe chiusure mentali, ideologiche e  culturali, non ci possono scalfire. 

Perché noi siamo la società perfetta, anche se non ce ne siamo accorti, anche se di noi non si parla mai abbastanza, anche se abbiamo perso la voglia e la capacità di esprimere il nostro orgoglio di abitanti di questa terra di migranti.

Malore all’Ufficio Immigrazione di Terracina, poliziotta salva un uomo con il massaggio cardiaco

Momenti di forte tensione questa mattina al Commissariato della Polizia di Stato di Terracina, dove un cittadino bengalese è stato colto da un improvviso malore mentre si trovava in attesa allo sportello dell’Ufficio Immigrazione.

L’uomo si è accasciato improvvisamente a terra perdendo conoscenza davanti alle persone presenti negli uffici. A intervenire immediatamente è stata una poliziotta in servizio presso l’ufficio, che si è resa conto della gravità della situazione e ha iniziato senza esitazione le manovre di primo soccorso.

L’agente ha praticato il massaggio cardiaco per diversi minuti, proseguendo le operazioni di rianimazione fino all’arrivo del personale sanitario del 118. Grazie alla rapidità dell’intervento, il cittadino ha ripreso gradualmente a respirare prima di essere affidato ai sanitari, che lo hanno stabilizzato e successivamente trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti e cure.

Secondo quanto riferito dalla Questura, la preparazione dell’operatrice e la tempestività dell’azione si sono rivelate fondamentali per evitare conseguenze più gravi.

L’episodio mette ancora una volta in evidenza il ruolo svolto dagli operatori della Polizia di Stato anche nelle situazioni di emergenza sanitaria, grazie a una formazione che comprende attività di primo soccorso e gestione delle criticità.

Un intervento rapido e decisivo che ha permesso di salvare la vita all’uomo davanti agli occhi degli utenti presenti negli uffici del commissariato.

Il Generale Ugo Cantoni in visita a Latina: confronto con i Carabinieri sulle attività del territorio

Visita istituzionale questa mattina al Comando provinciale dei Carabinieri di Latina da parte del Generale di Divisione Ugo Cantoni, comandante della Legione Carabinieri Lazio.

Ad accoglierlo nella sede del comando è stato il colonnello Christian Angelillo, comandante provinciale dell’Arma, con il quale il generale ha fatto il punto sulle principali attività operative condotte sul territorio pontino e sul lavoro quotidiano svolto dalle articolazioni territoriali dipendenti.

Nel corso della visita, Cantoni ha incontrato il personale in servizio confrontandosi direttamente con i militari impegnati nelle attività di prevenzione, controllo del territorio e contrasto alla criminalità. Un momento definito di approfondimento e condivisione anche rispetto alle recenti operazioni investigative portate avanti dall’Arma, compreso il blitz eseguito nelle scorse ore dal Reparto Territoriale di Aprilia nell’ambito di una vasta indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Tra i temi affrontati anche le esigenze legate alla sicurezza pubblica e al presidio della legalità in provincia di Latina, territorio considerato particolarmente delicato sotto il profilo del contrasto ai fenomeni criminali.

Nel suo intervento, il comandante della Legione Lazio ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dai militari, sottolineando l’importanza del ruolo dei Carabinieri come presenza costante sul territorio e punto di riferimento per i cittadini.

Cantoni ha inoltre evidenziato l’impegno e la professionalità dimostrati dall’Arma nelle attività operative e nella tutela della sicurezza delle comunità locali.

Bulgaria, escursionista ucciso da un’orsa e dal suo cucciolo sui monti Vitosha

Tragedia in Bulgaria, dove un uomo è morto dopo essere stato attaccato da un’orsa sui monti Vitosha, il massiccio montuoso che sorge alle porte della capitale Sofia. Secondo quanto riferito dalla polizia bulgara, gli esami medico-legali hanno confermato che le ferite presenti sul corpo della vittima sono compatibili con l’aggressione di un orso femmina accompagnato dal proprio cucciolo.

Il corpo dell’uomo è stato trovato nei pressi di una strada che collega due chalet nella zona nord-occidentale del massiccio montuoso. Le autorità non hanno diffuso ufficialmente l’identità né l’età della vittima, ma diversi media locali riferiscono che si tratterebbe di un uomo di circa trent’anni.

A chiarire la dinamica sarebbero stati gli accertamenti effettuati dagli esperti di medicina legale e fauna selvatica.

Il monte Vitosha, che raggiunge i 2.295 metri di altitudine, è una delle mete naturalistiche più frequentate dagli abitanti della capitale bulgara e dagli appassionati di trekking. Situato a circa trenta minuti da Sofia, il massiccio ospita numerose specie selvatiche, tra cui cervi, caprioli, cinghiali, lupi e una popolazione stimata di circa dodici orsi.

In Bulgaria, l’ultimo caso documentato di una persona uccisa da un orso risaliva al 2010, quando un uomo perse la vita sui monti Rodopi, nel sud del Paese.

Un episodio simile aveva scosso anche la Romania lo scorso anno, quando un motociclista italiano fu ucciso da un orso lungo una delle più famose strade panoramiche dei Carpazi.

Aprilia, la sinistra pessimista sul PNRR

“Chiediamo che sul PNRR si apra immediatamente una fase di piena trasparenza pubblica: cronoprogramma aggiornato progetto per progetto, stato reale dei lavori, criticità, azioni correttive e tempi certi. Aprilia ha diritto di sapere cosa rischia di perdere, cosa può ancora salvare e quali scelte verranno adottate per non disperdere un’occasione irripetibile”.

Chi ha il pane non ha i denti, diceva il detto, e questo sembra essere il destino dei cinquantadue progetti finanziari dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in una città che, mai come ora, avrebbe bisogno di un segnale di ripresa e non solo economico.

Ad intervenire sullo stato in cui versano i cantieri che hanno beneficiato dei fondi del PNRR è il centrosinistra che in una nota congiunta evidenza il grande affanno nell’avanzamento dei lavori di alcune opere, “come il polo culturale “Il Tulipano”, arrivato al 76% dei pagamenti, o il depuratore di Campoverde, al 72%, risultano fortemente in ritardo alcuni tra i progetti più strategici e attesi dalla comunità- scrivono in una nota congiunta Aprilia Domani (Progetto Civico Italia), AVS – Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico – o il maxi-intervento da quasi quattro milioni di euro per la ristrutturazione delle case popolari del quartiere Toscanini, fermo a un misero 5,14% di avanzamento finanziario; del nuovo asilo nido di via Istria, al 33,91%; e della riqualificazione dell’area esterna della Fondazione Come Noi in via Giusti, ancora allo zero assoluto”.

“Non sono numeri neutri – prosegue il comunicato – dietro il ritardo sulle case popolari ci sono famiglie, diritto all’abitare, dignità delle periferie e contrasto alla marginalità. Dietro il ritardo sull’asilo nido ci sono bambini, genitori, lavoro femminile, conciliazione dei tempi di vita e di cura. Dietro gli spazi sociali non realizzati ci sono inclusione, disabilità, servizi di prossimità e comunità. La media dello stato di avanzamento dei 52 progetti, sulla base dei pagamenti effettuati, è del 42,01%. Una situazione già segnalata tempo fa dal Movimento 5 Stelle, con dati estrapolati dal sito ufficiale OpenPNRR.it, aggiornati a ieri.

In questo scenario da codice rosso, la Delibera numero 40 firmata il 5 maggio 2026 dalla Commissione Straordinaria suona come un rimedio tardivo, quasi emergenziale. Con questo atto si tenta di istituire una task force d’urgenza per recuperare i ritardi prima della scadenza finale del Piano, ma lo si fa riorganizzando competenze interne già sottoposte a forte pressione: il trasporto scolastico viene sottratto all’Urbanistica e trasferito all’Istruzione, mentre il controllo sulle società partecipate passa al settore Finanze. È una scelta che fotografa il limite di una gestione costretta a inseguire l’emergenza. Quando si arriva a spostare responsabilità all’ultimo momento, senza rafforzare davvero la struttura comunale, significa che la programmazione non ha retto. E una città complessa come Aprilia non può permettersi di affrontare il PNRR con strumenti improvvisati”.

“Il vero paradosso emerge però al punto 9 del documento, dove si mette nero su bianco che questa riorganizzazione non comporterà alcuna variazione numerica della dotazione organica complessiva dell’ente. Ed è proprio qui che crolla il paravento della “sfortuna organizzativa” e sorge spontanea la domanda più legittima: perché non si è fatto ricorso prima, fin dal 2021, agli strumenti straordinari che lo Stato aveva messo a disposizione dei Comuni? Il Decreto Legge 152 del 2021, poi convertito in Legge 233, offriva infatti una possibilità importante: assumere a tempo determinato tecnici, amministrativi ed esperti di rendicontazione per sostenere l’attuazione dei progetti PNRR, con strumenti pensati proprio per rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali”.

Secondo i progressisti Aprilia avrebbe potuto costruire fin dall’inizio una vera Unità PNRR, per tutta una serie di figure professionali in campo (tecnici, progettisti, amministrativi, esperti di gare, monitoraggio e rendicontazione”, ma non aver sfruttato quella opportunità a tempo debito, comporterebbe oggi il rimescolare competenze e personale già impegnato sui servizi ordinari.

“Questa vicenda deve diventare una lezione per il futuro: il Comune non può essere amministrato con soluzioni di emergenza permanenti – ammonisce il centrosinistra – serve investire sulla macchina amministrativa, sulla stabilità delle competenze, sulla formazione del personale e sulla programmazione. La pubblica amministrazione non è un costo da comprimere, ma lo strumento attraverso cui si garantiscono diritti, servizi, legalità e uguaglianza sostanziale. Oggi la task force prova a mettere una pezza, ma il rischio concreto è che la città veda sfumare o rallentare milioni di euro destinati a scuole, case popolari, parchi, infrastrutture sociali e servizi essenziali. Sarebbe un conto salatissimo, pagato non da chi ha sbagliato programmazione, ma dai cittadini, dalle famiglie, dai bambini, dagli anziani, dalle persone fragili e dai quartieri che attendevano risposte”.


“l PNRR non è una pratica tecnica: è una questione politica, sociale e democratica. Riguarda il modello di città che vogliamo costruire: più giusta, più accessibile, più curata, più vicina ai bisogni delle persone. Una città capace di usare le risorse pubbliche per rafforzare scuola, casa, ambiente, welfare, mobilità, cultura e servizi di prossimità. Ad Aprilia questa vicenda dimostra, ancora una volta, che senza visione, programmazione e capacità amministrativa – conclude il centrosinistra – anche le risorse più importanti rischiano di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata.”

Arrestato dopo il furto in un garage: finisce in carcere un 26enne di Aprilia

Nuovo aggravamento della misura cautelare per un 26enne residente ad Aprilia, arrestato dai Carabinieri della locale stazione e trasferito nel carcere di Latina.

Il provvedimento è stato emesso dalla Corte d’Appello di Roma dopo la richiesta avanzata dai militari dell’Arma e riguarda un cittadino kosovaro già noto alle forze dell’ordine.

Dal furto nel garage all’obbligo di firma

L’uomo era già sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dopo l’arresto avvenuto nello scorso mese di marzo ad Aprilia.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, il 26enne si sarebbe introdotto in un’autorimessa condominiale forzando la saracinesca di un garage.

Una volta all’interno avrebbe portato via una scatola contenente giochi e una telecamera.

La segnalazione al 112 e il tentativo di fuga

Determinante, in quella circostanza, fu la chiamata arrivata al 112 NUE, che consentì ai Carabinieri di intervenire rapidamente sul posto.

I militari riuscirono infatti a rintracciare il giovane poco dopo il furto, mentre tentava di allontanarsi in bicicletta.

Nel tentativo di evitare il controllo, il 26enne avrebbe anche opposto resistenza ai Carabinieri intervenuti.

Trovati arnesi da scasso

Durante la successiva perquisizione personale, i militari dell’Arma avrebbero rinvenuto anche diversi arnesi da scasso e oggetti considerati atti ad offendere.

Da qui le accuse contestate all’uomo: furto, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.

Disposto il trasferimento in carcere

Nella notte di domenica è quindi scattato il nuovo arresto a seguito dell’aggravamento della misura cautelare.

Al termine delle formalità di rito, il 26enne è stato accompagnato presso la Casa Circondariale di Latina, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Come previsto dalla normativa vigente, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Latina, arrestata con la droga donna pusher coinvolta nell’operazione Pac-Man

Una donna di 36 anni di Latina, coinvolta nell’operazione Pac-Man con un ruolo marginale nelle attività di spaccio e per questo indagata in stato di libertà, è stata arrestata nella serata di ieri nel corso di una perquisizione della Polizia, perché aveva con sé alcune dosi di diverse sostanze stupefacenti. Silvia De Angelis in realtà gli investigatori della Squadra Mobile la cercavano dalla scorsa settimana, perché nell’ambito dell’inchiesta che ha portato ai 16 arresti era destinataria del provvedimento di perquisizione emesso dal giudice per le indagini preliminari per una serie di personaggi indagati e, come lei, risparmiati inizialmente dalle misure cautelari, ma si era resa irreperibile, praticamente introvabile fino alla serata di ieri.

Quando la donna è stata rintracciata e sottoposta a perquisizione, i poliziotti hanno trovato in casa e all’interno della sua automobile cinque grammi di hashish, due di cocaina, una modica quantità di droga sintetica md e materiale utile alla suddivisione e al confezionamento delle dosi. In seguito all’arresto, Silvia De Angelis è finita agli arresti domiciliari in attesa del processo che oggi si è celebrato con rito direttissimo. Dopo avere convalidato l’arresto il giudice monocratico ha concesso i termini a difesa e ha rimesso in libertà la donna, con la misura cautelare dell’obbligo di firma tre volte alla settimana, rinviando l’udienza al mese di giugno.

Nell’ambito dell’inchiesta Pac-Man gli investigatori della Polizia avevano documentato i rapporti di Silvia De Angelis con un’altra indagata che a differenza sua è finita in carcere, vale a dire Sabrina De Angelis. Spesso la 36enne aveva collaborato con quest’ultima, soprattutto nelle fasi di consegna della droga. In ogni caso il giudice non aveva ravvisato le esigenze cautelari, risparmiandole la misura restrittiva, ma aveva disposto che venisse sottoposta a perquisizione personale e domiciliare, effettuata appunto ieri quando sono emerse prove del suo coinvolgimento nello spaccio.

Targhe clonate e auto camuffate per colpire le case: smantellato gruppo legato ai furti tra Roma e Latina

Un’Alfa Romeo Stelvio con una targa clonata identica a quella di un’auto di servizio della Polizia di Stato, pellicole adesive per cambiare colore ai veicoli e un kit completo per i furti in abitazione. È da qui che è partita l’indagine della Polizia di Stato di Aprilia, culminata con la denuncia di tre persone ritenute coinvolte in diversi colpi messi a segno tra Anzio, Nettuno e Grottaferrata.

Le segnalazioni e la scoperta della targa clonata

L’attività investigativa è nata dopo alcune segnalazioni arrivate alla sala operativa della Polizia riguardo a una Alfa Romeo Stelvio notata nei pressi di abitazioni finite nel mirino dei ladri.

Gli accertamenti hanno poi permesso di scoprire un dettaglio sorprendente: la vettura utilizzava una targa identica a quella assegnata a un mezzo della Polizia di Stato in uso presso l’autoparco di Roma.

A riconoscerla è stato anche un poliziotto libero dal servizio appartenente proprio all’ufficio a cui era assegnata l’auto originale.

Il blitz della Polizia ad Aprilia

Da quel momento sono scattati i controlli delle Volanti del Commissariato di Aprilia, supportate dalla Questura di Latina e dal Commissariato di Cisterna.

Gli agenti sono riusciti a individuare la Stelvio sospetta all’interno di una proprietà privata ad Aprilia, intercettando poco distante due degli indagati a bordo di un’altra vettura.

Pellicole per cambiare colore alle auto

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato un sistema studiato per rendere più difficile l’identificazione dei mezzi.

Le auto venivano infatti modificate attraverso l’applicazione di pellicole adesive “wrapper”, utilizzate per cambiare rapidamente il colore delle carrozzerie e depistare eventuali controlli o immagini di videosorveglianza.

Passamontagna, spray e arnesi da scasso

Durante le perquisizioni, la Polizia ha sequestrato diverso materiale ritenuto compatibile con l’attività criminale contestata.

Tra gli oggetti trovati figurano targhe clonate, ricetrasmittenti portatili, passamontagna, guanti, spray urticante, utensili da scasso e una pistola a salve.

Sequestrata anche l’Alfa Romeo Stelvio utilizzata dal gruppo per ulteriori approfondimenti tecnici.

Uno degli indagati riconosciuto da un carabiniere

Gli investigatori hanno inoltre accertato che uno dei denunciati sarebbe coinvolto anche in un episodio avvenuto in precedenza a Castel Gandolfo.

Secondo la ricostruzione della Polizia, l’uomo avrebbe aggredito il comandante della locale stazione dei Carabinieri utilizzando spray urticante per sottrarsi al controllo durante un tentativo di fermo.

Una volta accompagnato negli uffici del Commissariato di Aprilia, sarebbe stato riconosciuto proprio dal militare vittima dell’aggressione.

Per questo motivo è stato denunciato anche per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Indagini su altri furti tra Roma e Latina

Gli investigatori stanno ora cercando di verificare eventuali collegamenti del gruppo con altri furti avvenuti nelle province di Roma e Latina.

Determinanti, in questo senso, si stanno rivelando le immagini dei sistemi di videosorveglianza e le analisi dei lettori targhe.

La Polizia ha fatto sapere che gli approfondimenti investigativi proseguiranno nei prossimi giorni.

Palizzata e terrapieno sulla duna senza autorizzazioni: denuncia nel Parco del Circeo

Un intervento effettuato direttamente sul sistema dunale del litorale pontino ha portato alla denuncia di una persona da parte dei Carabinieri Forestali del Parco Nazionale del Circeo.

I controlli sono scattati nei giorni scorsi in un tratto del lungomare di Sabaudia, dove i militari hanno individuato opere considerate abusive all’interno di una zona sottoposta a tutela ambientale.

Modificata l’area dunale

Secondo quanto accertato durante il sopralluogo, sarebbero stati realizzati alcuni interventi sul piede della duna a ridosso del demanio marittimo.

Tra le opere contestate figurano una struttura in legno e un rialzo del terreno ottenuto utilizzando sabbia prelevata direttamente dalla spiaggia e inserita in sacchi di juta.

Per gli investigatori, i lavori sarebbero stati eseguiti senza le necessarie autorizzazioni previste dalla normativa ambientale e paesaggistica.

Area protetta e vincoli ambientali

La zona interessata ricade all’interno del Parco Nazionale del Circeo ed è sottoposta a una serie di vincoli particolarmente stringenti.

Si tratta infatti di un’area classificata come Zona di Protezione Speciale e tutelata anche dalla Convenzione Ramsar relativa alle zone umide di interesse internazionale.

Presenti inoltre vincoli paesaggistici e idrogeologici.

Scatta il deferimento

Una volta completata l’attività investigativa, i Carabinieri Forestali hanno proceduto al deferimento in stato di libertà del proprietario del terreno interessato dagli interventi.

Zona soggetta a rischio idrogeologico

Nel comunicato diffuso dall’Arma viene evidenziato anche come il comprensorio naturale “spiaggia-duna” rientri tra le aree monitorate dal Piano Assetto Idrogeologico, con classificazione relativa al rischio di frana e inondazione.

Per qualsiasi intervento in queste aree sono necessari studi tecnici specifici e autorizzazioni preventive.

Controlli sul patrimonio ambientale

I militari del Reparto Carabinieri Parco Nazionale del Circeo hanno ribadito il proseguimento delle attività di controllo contro gli illeciti ambientali e urbanistici, invitando i cittadini a segnalare eventuali situazioni potenzialmente dannose per il territorio e per l’ecosistema.

Anche in questo caso, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la persona denunciata deve ritenersi non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva.

Notte di sangue a Ponza, spunta un coltello durante la rissa: quattro arresti, un ferito elitrasportato

Una discussione degenerata nel giro di pochi minuti fino a trasformarsi in una violenta rissa armata di coltelli.

 È accaduto nella notte tra giovedì e venerdì a Ponza, dove i Arma dei Carabinieri della locale stazione sono intervenuti per fermare uno scontro che ha coinvolto quattro giovani stranieri residenti sull’isola.

Il bilancio è di quattro arresti e diversi feriti, uno dei quali trasferito in eliambulanza all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina per accertamenti specialistici.

Secondo una prima ricostruzione dei militari, tutto sarebbe nato da motivi banali. La tensione sarebbe salita rapidamente fino a sfociare in un’aggressione reciproca nel corso della quale sarebbero stati utilizzati anche due coltelli da cucina. I quattro coinvolti — due cittadini tunisini e due egiziani, tutti residenti regolarmente a Ponza — si sarebbero colpiti a vicenda durante la colluttazione.

L’intervento dei Carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Le operazioni di contenimento e arresto si sono concluse senza conseguenze per i militari intervenuti, mentre i protagonisti della rissa hanno dovuto fare ricorso alle cure del personale sanitario del 118.

Le condizioni più serie sono state riscontrate in un trentunenne tunisino, ferito in modo più grave durante lo scontro. Dopo le prime cure al poliambulatorio dell’isola e una prognosi iniziale di venti giorni, i medici hanno disposto il trasferimento urgente in elicottero presso il nosocomio pontino. Gli altri tre uomini hanno riportato lesioni giudicate guaribili rispettivamente in dodici, dieci e cinque giorni.

Per tutti è scattato l’arresto con le accuse di rissa aggravata e lesioni personali. In una prima fase, su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino, gli indagati erano stati posti ai domiciliari sull’isola.

Successivamente, al termine del rito direttissimo, il giudice ha convalidato gli arresti disponendo misure differenti per i quattro coinvolti: due sono stati sottoposti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, uno all’obbligo di firma, mentre il quarto è stato rimesso in libertà.

Resta fermo, come previsto dalla legge, il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.