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Latina, civetta ferita trovata a bordo strada: salvata dai Carabinieri Forestali e trasferita a Borgo Fogliano

Una civetta ferita e in evidente stato di difficoltà è stata salvata nei giorni scorsi a Latina grazie all’intervento dei Carabinieri Forestali.

L’animale è stato recuperato nella zona di Latina Scalo, in via delle Industrie, dopo la segnalazione di un militare del Comando Provinciale Carabinieri di Latina che, libero dal servizio, stava praticando jogging.

La civetta trovata stordita lungo la strada

Secondo quanto riferito nel comunicato del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina, la civetta sarebbe stata trovata stordita a bordo strada e potrebbe aver impattato contro un’auto in corsa.

Il militare ha immediatamente messo in sicurezza il volatile, attivando poi le procedure di recupero attraverso il Nucleo Carabinieri Forestale di Latina.

Trasferita al centro recupero di Borgo Fogliano

L’animale è stato successivamente trasportato presso il Centro Recupero Animali Selvatici del Reparto Carabinieri Biodiversità di Borgo Fogliano, struttura specializzata nella cura e riabilitazione della fauna selvatica.

Durante i controlli effettuati dai militari non sarebbero emersi elementi utili a chiarire con certezza le cause delle condizioni della civetta, ma non sono state rilevate ferite da arma da fuoco.

Come comportarsi davanti a un animale ferito

Nel comunicato, i Carabinieri Forestali ricordano che nel Lazio il recupero della fauna selvatica è regolato da specifiche norme regionali e affidato ai CRAS, i Centri Recupero Animali Selvatici autorizzati.

In caso di ritrovamento di un animale ferito, i cittadini possono contattare il centro competente territorialmente oppure il numero di emergenza ambientale 1515 dei Carabinieri Forestali.

Le raccomandazioni dei Forestali

I militari raccomandano inoltre di limitare il più possibile i contatti con l’animale e, nel caso di volatili feriti, di sistemarli temporaneamente in una scatola chiusa e sicura prima del trasporto verso il centro di recupero.

Il Gruppo Carabinieri Forestale di Latina ha ribadito il proprio impegno nelle attività di tutela della fauna e sensibilizzazione dei cittadini sul corretto recupero degli animali selvatici.

Terracina – Incontro per difendersi dalle truffe: il Centro Anziani Fili d’Argento promuove la prevenzione

Si è svolta il 19 maggio presso il Centro Anziani “Fili d’Argento” A.P.S. di Terracina una conferenza dedicata alla prevenzione delle truffe, un fenomeno sempre più diffuso e sofisticato che colpisce non soltanto gli anziani, ma anche i più giovani. Un appuntamento importante, partecipato e ricco di interventi utili, promosso dal centro con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini sui pericoli delle truffe telefoniche, online e porta a porta.

Ad aprire l’incontro è stato il presidente del centro, che ha accolto il pubblico sottolineando l’importanza di iniziative di questo tipo, capaci di creare consapevolezza e protezione attraverso l’informazione. Alle 16:30 è arrivata la delegazione dell’Arma dei Carabinieri guidata dal comandante della stazione dei Carabinieri di Terracina, il luogotenente Saverio Guida, accompagnato dal brigadiere Giuseppe Cerbone.

Durante la conferenza, i militari hanno illustrato con esempi concreti le tecniche utilizzate dai truffatori, oggi sempre più abili nello sfruttare i sentimenti, la paura e perfino le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Attraverso software in grado di modificare voce e immagini, i criminali riescono infatti a simulare telefonate apparentemente credibili, fingendosi figli, nipoti, amici o persino appartenenti alle forze dell’ordine.

Particolare attenzione è stata posta sui rischi legati ai social network. Pubblicare foto, storie o informazioni personali può fornire ai truffatori dettagli preziosi sulla vita familiare delle vittime. “Sono molto bravi a farci parlare”, hanno spiegato i carabinieri, sottolineando come spesso basti una telefonata apparentemente innocua per ottenere informazioni sensibili.

Tra le truffe più frequenti emerse durante l’incontro vi è quella del falso incidente: una chiamata in cui viene comunicato che un figlio o un nipote è stato arrestato o coinvolto in un incidente e che servono soldi o gioielli per risolvere la situazione. Il comandante Guida ha ribadito con fermezza che nessun carabiniere, avvocato o appartenente alle forze dell’ordine chiederà mai denaro, gioielli o codici bancari per telefono.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle truffe bancarie e informatiche. Sempre più diffusi, infatti, sono i messaggi e le chiamate che simulano comunicazioni ufficiali di istituti bancari, Poste Italiane o INPS, inducendo le vittime a cliccare su link fraudolenti o a effettuare bonifici.

Non sono mancati esempi di truffe domestiche e porta a porta: dal falso corriere che chiede denaro anticipato per conto di un nipote, ai sedicenti funzionari INPS che, con la scusa di aumentare la pensione, riescono a entrare nelle abitazioni per sottrarre gioielli e oggetti di valore.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche numerosi cittadini, raccontando esperienze personali e chiedendo consigli pratici. I carabinieri hanno insistito su alcuni punti fondamentali: non fidarsi delle richieste di denaro, verificare sempre contattando direttamente familiari o istituzioni, non cliccare su link sospetti e denunciare immediatamente qualsiasi tentativo di truffa. “Denunciare è fondamentale – ha spiegato il comandante – perché solo così possiamo intervenire e aiutare altre persone a non cadere nella stessa rete”.

L’iniziativa del Centro Anziani “Fili d’Argento” A.P.S. si è rivelata un importante momento di prevenzione e vicinanza alla cittadinanza. In un periodo in cui le truffe diventano sempre più sofisticate, incontri come questo rappresentano un presidio sociale fondamentale, capace di informare, proteggere e creare una rete di collaborazione tra istituzioni e cittadini. Un segnale concreto di attenzione verso il territorio e verso le fasce più vulnerabili della popolazione, ma anche un invito alla prudenza rivolto a tutti.

Scienza, arte e sostenibilità: il Liceo Artistico di Latina celebra la Giornata Internazionale della Luce

Una giornata in cui la luce è diventata linguaggio comune tra scienza, arte e creatività. Il Liceo Artistico “Michelangelo Buonarroti” di Latina ha ospitato venerdì scorso la nona edizione della Giornata Internazionale della Luce (IDL 2026), appuntamento promosso dal professor Enzo Bonacci insieme al Club per l’UNESCO di Latina.

Tema scelto per quest’anno: “Light for a sustainable future”, un filo conduttore che ha accompagnato studenti, docenti e ospiti tra esperimenti scientifici, performance artistiche e riflessioni sul rapporto tra innovazione e sostenibilità.

La luce come ponte tra scienza e creatività

L’iniziativa, trasmessa anche in streaming grazie al supporto tecnico dell’istituto, si è aperta con i saluti della dirigente scolastica Anna Rita Leone, che ha sottolineato l’importanza di eventi capaci di avvicinare i ragazzi alle discipline STEAM attraverso linguaggi contemporanei e coinvolgenti.

Il presidente del Club per l’UNESCO di Latina, Mauro Macale, ha invece ricordato il valore simbolico della manifestazione e della storica locandina dell’evento, caratterizzata dai “tre soli”, metafora di formazione, creatività e diritti della persona.

Presente anche l’assessore comunale all’Istruzione Federica Censi, che ha evidenziato il significato della luce come simbolo di crescita culturale, innovazione e sviluppo sostenibile.

Esperimenti dal vivo e tecnologia

La prima parte della giornata è stata dedicata agli approfondimenti scientifici, con interventi sul rapporto tra fisica, tecnologia e arte.

Si è parlato dell’evoluzione delle teorie sulla luce, delle ricadute culturali delle grandi scoperte scientifiche e delle applicazioni della termografia e della radiazione infrarossa.

Gli studenti hanno assistito anche a dimostrazioni pratiche ed esperimenti dal vivo, che hanno trasformato concetti complessi in esperienze concrete e coinvolgenti.

Danza e musica per raccontare la luce

Nella seconda parte dell’evento il linguaggio scientifico ha lasciato spazio alla performance artistica.

Le allieve della Scuola Modulo Latina APS hanno portato in scena una coreografia ispirata al dualismo onda-corpuscolo della luce, fondendo movimento, emozione e suggestioni visive.

A chiudere la giornata è stata l’esibizione del gruppo Music Art Jam del liceo, con studenti e docenti protagonisti di un percorso musicale tra brani classici e contemporanei.

L’omaggio finale del professor Bonacci

L’atmosfera conclusiva è stata particolarmente intensa, tra applausi, saluti e momenti simbolici condivisi con ex studenti, colleghi e ospiti.

Proprio il professor Enzo Bonacci, anima storica dell’iniziativa, ha sintetizzato lo spirito della giornata con una frase che ha colpito il pubblico presente: il vero “Paese delle Meraviglie” è il Liceo Artistico di Latina.

Ventotene – Stop al degrado urbano, sull’isola arriva l’ordinanza contro la movida

No al degrado urbano correlato all’abuso di bevande alcoliche sino al 30 settembre. Ciò è quanto disposto da un’ordinanza firmata dal sindaco di Ventotene Carmine Caputo.

Con l’ormai imminente arrivo della stagione balneare e l’arrivo sull’isola dei turisti, il primo cittadino ha firmato il documento.

L’ordinanza stabilisce l’obbligo della chiusura dalle 2 alle 6 degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, ma in tutte le attività produttive, negli stabilimenti balneari e nei circoli privati, le emissioni acustiche e sonore di qualsiasi genere, sono consentite al massimo per tre giorni alla settimana non consecutivi; gli orari previsti sono fino all’1.30 fuori dal centro storico dell’isola e fino alluna all’interno del centro storico.

Lo stesso sindaco Caputo ha poi ricordato che gli spettacoli e intrattenimenti musicali sono soggetti ad autorizzazione da parte del Comune. Le sanzioni previste variano da un minimo di 500 euro ad un massimo di 5mila euro.

Mezzo etto di hashish, coltello e documenti falsi: arrestato a Formia un uomo legato a un clan camorristico

Controlli antidroga rafforzati nel sud pontino e un arresto eseguito dalla Guardia di Finanza di Latina nell’area di Formia.

Le Fiamme Gialle del Gruppo di Formia hanno fermato un uomo trovato in possesso di hashish, un coltello serramanico e documenti falsi validi per l’espatrio.

Monitorato durante i controlli nella movida

L’indagine è nata nell’ambito dei servizi di controllo del territorio predisposti per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti.

Attraverso attività di osservazione, appostamento e pedinamento, i finanzieri hanno individuato a Formia un soggetto residente nel nord Italia e ritenuto vicino a una famiglia appartenente a un noto clan camorristico attivo nel traffico di droga.

Hashish già pronto per essere venduto

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato notato nella principale area della movida formiana mentre cercava di proporre in vendita consistenti quantitativi di hashish.

Durante il controllo, i militari hanno trovato addosso al sospettato oltre mezzo etto di hashish già confezionato per la successiva immissione sul mercato dello spaccio.

Sequestrati coltello e documenti falsi

Oltre alla droga, i finanzieri hanno sequestrato anche un coltello serramanico con lama da otto centimetri e documenti di identificazione falsi.

L’uomo è stato arrestato su disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Cassino con accuse legate alla detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, al possesso dell’arma da taglio e alla detenzione di documenti falsi validi per l’espatrio.

Le accuse contestate

Nel comunicato, la Guardia di Finanza richiama anche le nuove disposizioni introdotte dal cosiddetto Decreto Sicurezza, entrato recentemente in vigore, relative al porto di armi od oggetti atti ad offendere.

Indagini ancora in corso

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, l’indagato potrà far valere le proprie difese nel corso del procedimento.

La Guardia di Finanza sottolinea inoltre come l’operazione rientri nelle attività di contrasto allo spaccio e alla diffusione di sostanze stupefacenti, considerate fenomeni di forte allarme sociale soprattutto per i più giovani.

Dubbi sul concorso a Minturno, ma il ricorso all’ANAC parte dal presidente del consiglio

Il Presidente del Consiglio di Minturno, Massimo Signore, si è rivolto all’ANAC, per chiedere la verifica su un bando di concorso del Comune del sud pontino in merito all’assunzione a tempo indeterminato di un dirigente tecnico.

Un’iniziativa che costituisce una sorpresa, in considerazione del fatto che Signore è parte integrante della maggioranza che sostiene il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli.

Nella comunicazione inviata all’Anticorruzione Signore fa presente che non c’era urgente necessità di un dirigente tecnico, considerate le alte professionalità di cui dispone l’Amministrazione comunale e che una procedura selettiva effettuata nei mesi scorsi per un incarico a tempo determinato si era chiusa in maniera negativa.

Il Presidente del Consiglio, che ha inviato il documento anche al Dipartimento della Funzione Pubblica, ha chiesto se nel bando ci siano delle illegittimità, riferendosi all’assenza del parere contabile, alla ristrettezza dei tempi di pubblicazione e ad un’urgenza le cui motivazioni sono prive di pregio.

Ora si attendono i riscontri degli enti interessati da una comunicazione che potrebbe avere anche degli sviluppi di carattere politico.

Furti e frodi con le auto depredate a Latina, l’operazione Pac-Man si allarga

Indagando sul gruppo di persone coinvolte nei traffici di droga e armi, poi arrestate nell’ambito dell’operazione Pac-Man della scorsa settimana, gli investigatori della Polizia hanno scoperto alcuni legami anche con i furti parziali di vetture, ossia le razzie di pezzi che alimentano il mercato nero dei ricambi. Furti che in alcuni casi si sono rivelati essere simulazioni di reato per frodare le assicurazioni, ovvero ottenere rimborsi e poi ripristinare le vetture con i pezzi rubati solo per finta.

Questo filone investigativo è emerso sin dall’inizio dell’inchiesta, perché legato all’arresto del giovane dal quale è partita l’attività della Squadra Mobile lo scorso settembre. Mentre i poliziotti effettuavano un sopralluogo per il lancio di una bottiglia incendiaria ai palazzi Arlecchino, notarono poco lontano un giovane che parlava con altri ragazzi, curiosando, e decisero di controllarlo: nel bagagliaio dell’Audi Q3 con la quale era arrivato, venne trovato un chilo di panetti di hascisc. Durante le perquisizioni domiciliari venne poi trovato un garage pieno di pezzi di vetture, alcuni risultati rubati.

Nel corso degli accertamenti è emerso non solo che l’Audi Q3 era riconducibile a uno degli indagati coinvolti nei traffici di droga e nelle estorsioni, ma erano suoi anche alcuni pezzi rubati trovati nel garage. Secondo gli inquirenti quei componenti delle vetture erano stati nascosti per consumare la frode alla compagnia assicurativa, ovvero simulare che la vettura fosse stata depredata per ottenere il risarcimento per il furto parziale. Tant’è vero che l’indagato è indiziato di tentata estorsione perché ha cercato di recuperare quei pezzi, avvicinando i familiari del giovane che li custodiva e nel frattempo era stato arrestato, perché già servivano per ripristinare la macchina.

Nel corso dell’indagine è emerso che non si trattava di un caso isolato. Anche altre vetture, soprattutto macchine di lusso, erano state depredate in maniera organizzata per frodare la compagnia assicurativa. Ma gli inquirenti ritengono che questa attività illecita avveniva comunque nell’ambito di un vero giro di furti di pezzi dalle auto in sosta lungo le strade, che alimentava il mercato nero dei ricambi. L’indagine quindi punta a ricostruire questo sistema, gestito da soggetti legati agli indagati dell’operazione Pac-Man. Fatto sta che da quando gli inquirenti hanno iniziato a monitorare questo fenomeno, le razzie di pezzi si sono ridotte drasticamente, se non del tutto azzerate.

Azienda Speciale Terracina nel caos, la FP CGIL prepara lo stato di agitazione

Clima sempre più teso all’interno dell’Azienda Speciale Terracina, dove la FP CGIL Frosinone-Latina annuncia la convocazione di un’assemblea generale del personale finalizzata alla proclamazione dello stato di agitazione.

Alla base della protesta ci sarebbero il prolungato stallo amministrativo dell’Ente, il concorso per il direttore generale ancora fermo e le recenti dimissioni del vice direttore pro-tempore Vittorio Rossetti.

Assemblea convocata il 26 maggio

Il sindacato ha convocato lavoratrici e lavoratori dell’Azienda Speciale per il prossimo 26 maggio, dalle 10 alle 12, presso il Comune di Terracina.

Tra i punti all’ordine del giorno figurano l’analisi della situazione gestionale dell’Ente, la valutazione dei rischi amministrativi e la possibile proclamazione ufficiale dello stato di agitazione.

“Manca una direzione stabile”

Nel comunicato diffuso oggi, la FP CGIL parla apertamente di “vuoto decisionale” e di assenza di una figura con poteri di firma ordinaria e straordinaria.

Secondo il sindacato, questa situazione starebbe mettendo a rischio la regolarità degli atti amministrativi e contabili, con possibili ripercussioni anche sul pagamento degli stipendi e dei contributi previdenziali dei dipendenti.

Servizi sociali sotto pressione

L’Azienda Speciale Terracina gestisce servizi considerati centrali per il welfare cittadino: assistenza domiciliare, supporto alle persone fragili, servizi per la disabilità, asili nido e interventi sociali sul territorio.

Per la FP CGIL, il rischio concreto è che la paralisi amministrativa possa avere conseguenze dirette sulla continuità dei servizi destinati alle famiglie e alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Sindacato contro la politica locale

Molto duro anche il passaggio dedicato al quadro politico cittadino. Nel comunicato il sindacato accusa istituzioni e forze politiche locali di essere “distanti anni luce dai problemi reali” e di restare bloccate in “beghe interne” mentre l’Azienda rischierebbe il collasso gestionale.

“Lo stato di agitazione è solo il primo passo”

La FP CGIL lancia infine un appello alla partecipazione del personale e chiede risposte immediate sulla governance dell’Ente.

In assenza di soluzioni rapide, avverte il sindacato, la proclamazione dello stato di agitazione potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una mobilitazione più ampia.

Latina, la nostra società perfetta 

Il triste episodio di Modena che ha visto protagonista un giovane laureato italiano di origini marocchine, sofferente di disturbi psichici, anziché innescare un dibattito sul livello di sicurezza del quale la società civile usufruisce e  sulle capacità della nostra sanità pubblica di fornire adeguata assistenza a chi vive fragilità e disagi psicologici connessi all’incapacità di sapersi inserire correttamente nel tessuto sociale e lavorativo di cui è parte, ha scatenato ancora una volta una polemica sterile e vaneggiante sulle possibilità di revocare la cittadinanza italiana a un cittadino italiano di seconda generazione che si sia macchiato di un reato pesante come quello in cui è incorso Salim El Koudry dirottando sulla folla l’auto di cui era alla guida  e ferendo gravemente due  persone. E’ stata la Lega, Salvini in testa, ad ipotizzare la misura della revoca della nazionalità ad El Koudry, come se la nazionalità di origine dei genitori possa prevalere, in termini di responsabilità per l’accaduto,  sulla lucida determinazione o sui problemi psichici di cui soffre il protagonista del grave incidente di Modena. Un esempio di xenofobia manifesta, che non giova all’immagine di un Paese civile come riteniamo sia il nostro.

E qui siamo di fronte al vice presidente del Consiglio dei ministri e a un partito della maggioranza di Governo, che non esitano a infiammare una nazione che fino all’altro ieri è stato un Paese di emigranti.

Lo sappiamo bene noi figli e nipoti di coloni spinti via dalla fame dal Friuli e dal Veneto e dall’Emilia Romagna negli anni ’30 del secolo scorso per venire a cercare di farsi una vita in una terra che ancora sapeva di umidità, di muffa e di malaria. 

E come loro, dopo di loro, in Agro Pontino sono arrivati a ondate fin dal primo dopoguerra altri gruppi di migranti provenienti da ogni angolo d’Italia. Calabresi e campani, pugliesi e siciliani, abruzzesi e molisani, marchigiani e lucani. Italiani allontanati dalla Libia e dalla Tunisia. Tutti qui, a Latina e dintorni, per concorrere inconsapevolmente, in barba ai principi canonici dell’antropologia e della sociologia da manuale, alla creazione della società perfetta. Una società che comprendeva anche i “nativi” che dai paesi dei Lepini avevano sempre guardato la palude dall’alto; una società dove l’alterità, anziché dividere, ha fatto da collante; una società dove tutti erano stranieri, ma dove tutti, nessuno escluso, prima a Littoria e poi a Latina, hanno trovato cittadinanza. Le generazioni pontine venute su tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, gente che oggi ha un’età compresa tra i cinquanta e i settant’anni, ha conosciuto e vissuto il razzismo soltanto attraverso i documentari sugli Stati Uniti e le cronache in bianco e nero commentate da Ruggero Orlando in collegamento da quella che lui chiamava Nuova York.

Non si poteva essere razzisti a Latina, vuoi perché tutti erano in cerca di integrazione e di affermazione, vuoi perché il nostro è stato il primo, vero e forse unico laboratorio multietnico italiano; l’unico capoluogo di provincia dove si parlavano contemporaneamente, e di frequente nello stesso spazio fisico, una decina di dialetti diversi, a volte incomprensibili per chi ascoltava ed era di un’altra regione. Tutti i vecchi di allora, per comprendersi meglio, hanno dovuto affinare il proprio italiano, e i loro figli e i figli dei loro figli, cresciuti sugli stessi banchi di scuola, hanno fatto meno fatica a costruire la loro lingua italiana, ma senza perdere l’inflessione dell’etnia di provenienza.

Siamo cresciuti con i profughi dell’Est che parlavano lingue diverse e vivevano dentro un recinto con le baracche; abbiamo visto arrivare e abbiamo ospitato in casa i vietnamiti, poi i polacchi, e subito dopo i nordafricani in fuga dalla miseria, dalle guerre e dalle mattanze tribali, e quelli attratti dal mito dell’Occidente ricco e civilizzato. E per ultimi, senza fare una piega, abbiamo visto arrivare i nuovi coloni pontini del terzo millennio, i sikh indiani e i loro cugini musulmani del Bangla Desh.

Sì, siamo capaci di convivere anche con la quota sindacale di pasdaran della Lega, quelli che dicono di avercelo più duro di tutti, perché siamo consapevoli che certi loro eccessi e certe chiusure mentali, ideologiche e  culturali, non ci possono scalfire. 

Perché noi siamo la società perfetta, anche se non ce ne siamo accorti, anche se di noi non si parla mai abbastanza, anche se abbiamo perso la voglia e la capacità di esprimere il nostro orgoglio di abitanti di questa terra di migranti.

Malore all’Ufficio Immigrazione di Terracina, poliziotta salva un uomo con il massaggio cardiaco

Momenti di forte tensione questa mattina al Commissariato della Polizia di Stato di Terracina, dove un cittadino bengalese è stato colto da un improvviso malore mentre si trovava in attesa allo sportello dell’Ufficio Immigrazione.

L’uomo si è accasciato improvvisamente a terra perdendo conoscenza davanti alle persone presenti negli uffici. A intervenire immediatamente è stata una poliziotta in servizio presso l’ufficio, che si è resa conto della gravità della situazione e ha iniziato senza esitazione le manovre di primo soccorso.

L’agente ha praticato il massaggio cardiaco per diversi minuti, proseguendo le operazioni di rianimazione fino all’arrivo del personale sanitario del 118. Grazie alla rapidità dell’intervento, il cittadino ha ripreso gradualmente a respirare prima di essere affidato ai sanitari, che lo hanno stabilizzato e successivamente trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti e cure.

Secondo quanto riferito dalla Questura, la preparazione dell’operatrice e la tempestività dell’azione si sono rivelate fondamentali per evitare conseguenze più gravi.

L’episodio mette ancora una volta in evidenza il ruolo svolto dagli operatori della Polizia di Stato anche nelle situazioni di emergenza sanitaria, grazie a una formazione che comprende attività di primo soccorso e gestione delle criticità.

Un intervento rapido e decisivo che ha permesso di salvare la vita all’uomo davanti agli occhi degli utenti presenti negli uffici del commissariato.