L’esito era scontato, ma non del tutto. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale i Latina e quello per i minorenni di Roma hanno convalidato i fermi del sedicenne indiziato di avere sparato a Ibrahim Dibba uccidendolo, e di Ferdinando Pescio Di Silvio, ritenuto il suo complice sin dalle fasi preparatorie. Dopo tutto si erano avvalsi entrambi della facoltà di non rispondere, ma le misure cautelari adottate per entrambi rappresentano una prima conferma importante per la tenuta dell’inchiesta basta sulle indagini della Polizia.
I due giovani quindi restano dietro le sbarre: Pescio è ristretto presso la Casa Circondariale di Latina, mentre il sedicenne è stato trasferito presso l’istituto di pena per minorenni Casal Del Marmo di Roma. Sono indiziati di omicidio in concorso pluriaggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, ma sono indagati anche per la cessione di crack alla compagna della vittima un’ora prima dell’agguato. Tra l’altro l’adolescente è sospettato anche di avere sparato alcuni colpi di pistola, a scopo intimidatorio, la notte prima dell’omicidio, quando aveva litigato col gambiano, che gli aveva dato uno schiaffo dopo che il sedicenne si era rifiutato di ripagarlo con una dose di crack per un lavoro fatto dallo straniero per loro. L’antefatto che viene considerato il movente dell’omicidio.
Prove solide, quindi, a motivare le esigenze cautelari. Dopo tutto, oltre all’assoluta gravità del reato contestato, i giudici hanno valutato una serie di pericoli, a partire da quello concreto che gli indagati possano rendersi irreperibili. Dopo tutto il giorno in cui la Polizia si era attivata per rintracciarli per dare esecuzione ai provvedimenti di fermo emessi dai pubblici ministeri, entrambi erano risultati introvabili e si erano costituiti in momenti diversi della giornata di giovedì 25.
E come se non bastasse il terzo giovane indiziato di avere fatto parte del gruppo di fuoco quella sera, ma anche di avere partecipato alle fasi preparatorie, ancora oggi è irreperibile per l’esecuzione dello stesso provvedimento di fermo emesso per Ferdinando detto Pescio.