Maria Giuseppina Campagna presenta l’installazione artistica “Il Rosso e il Nero”

All’interno del Museo Archeologico di Sezze in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

“Il Rosso e il Nero” è il titolo dell’ installazione artistica organizzata dall’artista Maria Giuseppina Campagna in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dal 25 novembre al 5 dicembre, all’interno del Museo Archeologico di Sezze: un’occasione di sintesi di linguaggi e mezzi espressivi diversi, comprendendo materiali grezzi o manipolati per scuotere le coscienze sul tema della violenza e lanciare un messaggio corale di solidarietà, sensibilizzazione e denuncia. L’installazione sarà visitabile fino al 5 dicembre negli orari di apertura del Museo.

“Il rosso e il nero sono i colori archetipali della femminilità – dichiara l’artista – sono inoltre i colori agli estremi del processo alchemico, nigredo (il passo iniziale di decomposizione) e rubedo (la realizzazione della Grande Opera). Essendo due colori di grande peso, vanno impiegati strettamente quando c’è esigenza di creare attenzione (rosso) o dare profondità (nero). Storicamente, culturalmente e psicologicamente, il rosso e il nero sono tra i colori più densi di significato e intensità, al punto da rasentare il disturbante, ecco perché in comunicazione vanno usati con religiosa delicatezza, per commemorare le vittime di femminicidio e per riflettere su quanto la libertà non sia ad oggi un diritto garantito ma piuttosto un privilegio di alcuni. Perché condannare non basta, serve creare una cultura in grado di estinguere questo massacrante fenomeno sociale. La violenza sulle donne non é fatta solo di omicidi ma di tutta una serie di azioni, pensieri, parole tossiche che dobbiamo, nel nostro piccolo, decostruire per poter contribuire alla nascita di una società migliore. Con questo spirito sto lavorando affinché l’installazione artistica possa essere motivo di riflessione e spinta al cambiamento“.

L’artista tramite l’opera vuole indagare con tecniche e linguaggi differenti, gli stereotipi di genere, l’oggettificazione del corpo femminile, la violenza fisica, l’isolamento delle vittime e l’incomunicabilità del dolore: installazione che intende coinvolgere visitatrici e visitatori, offrendo con sguardi differenti un messaggio condiviso contro la violenza di genere, un appello alla responsabilità collettiva, ognuna e ognuno a partire dal proprio ruolo. “Solo unite e uniti possiamo abbattere il muro della violenza psicologica, fisica, del victim blaming e degli stereotipi di genere. La cultura della violenza – continua l’artista- può crollare grazie a un impegno collettivo a tutti i livelli. La trasformazione culturale è un processo lungo, le cose si muovono con una lentezza inimmaginabile. La sfida è strappare veramente le radici che alimentano la persistenza della violenza di genere nella nostra cultura”.

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