Il tiro incrociato di comunicati stampa che arriva dai partiti di maggioranza è meno convincente delle rassicurazioni fornite da un venditore di patacche. Contrabbandare le dimissioni dell’assessore Ada Nasti come un normale avvicendamento interno alla Giunta comunale non è soltanto una volgare bugia, è soprattutto un cattivo e irrispettoso servizio offerto ai cittadini di Latina, che di servizi scadenti ne sopportano già abbastanza. A cominciare da quello reso dall’azienda speciale Abc, vero motivo del terremoto che ha scosso Piazza del Popolo.
Il sindaco Celentano, o chi per lei, ha voluto fin dall’inizio cercare di azzerare, mascherandoli, gli effetti destabilizzanti dell’abbandono di Ada Nasti, se non il migliore certamente uno dei migliori assessori di cui l’amministrazione ha potuto disporre; ma certamente il migliore per la sua distanza dall’orizzonte politico che due anni e mezzo fa l’aveva voluta in Giunta a condurre uno dei settori più delicati e strategici dell’amministrazione, le finanze. Quello di affidare a un tecnico, dunque un laico, il servizio finanziario, era stato un gesto importante, probabilmente il più caratterizzante per il nuovo corso di governo che si andava aprendo sotto l’ala beneaugurante del primo sindaco donna nella storia della città.
Ma è stato un momento effimero, che non poteva durare. E non per la distanza di Ada Nasti dalla politica, bensì per l’incapacità della politica di tenersi a debita distanza dall’amministrazione, scambiando, come purtroppo frequentemente accade, il ruolo di indirizzo politico con quello di padrone assoluto del campo di gioco dell’attività di governo della città. E’ questo il cortocircuito che potrebbe impedire all’amministrazione Celentano di andare lontano e di lasciare ai posteri una traccia forte del proprio passaggio. Certamente è stato il cortocircuito che sul quadro di controllo dell’azienda speciale Abc ha innescato il principio di incendio in Giunta, con l’assessore fermo nella posizione di impedire scorciatoie spericolate, e la politica chiusa nella propria volontà di salvare i bilanci di Abc ancorché impresentabili, come aveva recentemente chiarito e certificato anche il presidente del Collegio dei revisori dei conti del Comune, Tonino Del Giovine.
Quello che sta avvenendo all’indomani dell’abbandono di Ada Nasti e che si consumerà nei prossimi giorni lo abbiamo già riassunto: via l’assessore disallineato, via il presidente dei Revisori disobbediente, via il dirigente delle Finanze che ha sostenuto l’assessore e il revisore. Così la politica spiana la strada verso l’approvazione dei bilanci impresentabili dell’azienda speciale.
Ma è davvero la politica di tutta l’area di maggioranza a inseguire senza freni questo obiettivo il cui effetto più visibile, fino ad ora, è stato quello di delegittimare la figura del sindaco, riducendola a quella di guardalinee in un campo di gioco dove dovrebbe essere arbitro? Lo si vedrà in Consiglio comunale, quando l’assemblea sarà chiamata a votare l’approvazione del bilancio di Abc.
E se le mani alzate dalla maggioranza non saranno tutte, allora bisognerà abbandonare la narrazione dell’assessore madre di famiglia che ha abbandonato il vascello in navigazione per raggiungere il porto di casa.
Quello che la politica stenta a capire, è che se questa storia fosse stata raccontata per quello che è stata e affrontata come un incidente di percorso, oggi i cittadini avrebbero la percezione di essere guidati da un sindaco all’altezza, energico e affidabile.
Una percezione che le bugie non riescono mai a regalare.