“Il regolamento discriminatorio per le donne”, la denuncia delle Democratiche di Latina sulla piscina

"Non possiamo accettare che un regolamento comunale contenga disposizioni che di fatto predilige le squadre maschile a quelle femminili"

«Non possiamo accettare che un regolamento comunale, come quello recentemente discusso e approvato dalla maggioranza di destra a Latina, contenga disposizioni che di fatto discriminano l’accesso nella piscina comunale prediligendo le squadre maschile a quelle femminili, introducendo una gerarchia che sembra appartenere a un altro secolo. Dietro un finto criterio meritocratico si nasconde una visione arretrata e pericolosa, che penalizza le donne e mina i principi di uguaglianza e pari opportunità,» dichiarano Valeria Campagna, Vicesegretaria del PD Lazio e capogruppo consiliare a Latina, insieme a Sesa Amici, componente dell’esecutivo nazionale Conferenza delle Democratiche, Enrica Onorati, delegata assemblea delle Democratiche, Daniela Fiore, consigliera comunale di Latina, e Carlotta Paladino, segretaria Giovani Democratici.

L’articolo 9 del regolamento comunale di Latina, che disciplina i criteri di assegnazioni dei c.d. spazi acqua alle associazioni sportive, rappresenta un passo indietro inaccettabile prevedendo, in particolare nella disciplina della pallanuoto, che le squadre maschili avranno la precedenza su quelle femminili, anche se di categoria superiore.

«Non si tratta solo di una formulazione anacronistica, ma di un messaggio chiarissimo e pericoloso: che uomini e donne debbano accedere e usufruire degli spazi pubblici in modi diversi e che lo sport sia ad esclusivo appannaggio degli uomini, ignorando completamente tutti i progressi e le battaglie di questi ultimi decenni. Ci chiediamo: che tipo di messaggio l’Amministrazione sta mandando alle giovani atlete e ai giovani atleti di questo territorio?».

«Chiediamo che l’amministrazione intervenga immediatamente per modificare l’articolo 9 e garantire un accesso equo e inclusivo agli spazi pubblici, in particolare per quanto riguarda la piscina comunale. Queste normative non possono basarsi su distinzioni che alimentano stereotipi e discriminazioni di genere. La parità di trattamento deve essere garantita in ogni atto amministrativo, senza eccezioni, soprattutto se le componenti della maggioranza si dichiarano sedicenti attiviste o delegate alle pari opportunità. Evidentemente si considerano queste battaglie come bandierine da sventolare visto che gli atti concreti vanno in direzioni opposte. Non stupisce il recente dato pubblicato da Il Sole24ore che relega la nostra città alla 90esima posizione in tema di parità di genere».

«Una città civile dovrebbe non solo garantire l’accesso agli spazi pubblici senza alcuna discriminazione, ma anche lavorare per abbattere le barriere di genere e promuovere protagonismo femminile, anche nello sport.

Questa battaglia non riguarda solo le donne, ma l’intera comunità. Norme come queste alimentano disuguaglianze e non possono trovare spazio nel regolamento di una città che vuole guardare al futuro. Latina deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide del nostro tempo,» concludono Valeria Campagna, Sesa Amici, Enrica Onorati, Daniela Fiore e Carlotta Paladino.

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