“I fatti specifici contestati non rappresentano e non hanno mai rappresentato il metodo e i comportamenti della nostra amministrazione. Non appartengono al nostro modo di operare. Non descrivono il nostro approccio alla gestione della cosa pubblica. Non sono espressione di un sistema”.
L’intervento in aula e la linea difensiva
Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini ha scelto la sede del Consiglio comunale per affrontare la vicenda giudiziaria che ha scosso la città con le misure di custodia inflitte a tecnici comunali e professionisti accusati di corruzione, e lo ha fatto alla sua maniera, offrendo il petto e cercando di buttare il cuore al di là dell’ostacolo, nel tentativo di lasciarsi momentaneamente alle spalle il peggiore incidente di percorso in cui l’amministrazione comunale di Cisterna sia incorsa negli ultimi decenni.
Ma quello del sindaco Mantini è stato un intervento giocato sul versante emotivo, il più facile da affrontare, e non ha neppure sfiorato la sostanza del problema, enorme, con cui Cisterna deve fare i conti.
Le vicende Gi.Si e Giafra e il clima in città
Le vicende Gi.Si, e Giafra, che la fanno da padrone nell’inchiesta che scuote il Comune, impongono riflessioni diverse da quelle offerte da Mantini, riflessioni che nelle piazze di Cisterna si riassumono in un superficiale ma significativo commento: “Era ora”. Perché le vicende riemerse con la veste di notizie di reato vanno avanti da vent’anni ed hanno attraversato, sempre con le stesse modalità, cinque amministrazioni diverse.
E l’interpretazione più autentica di questo andazzo è quella offerta da Domenico Capitani alla vigilia del ballottaggio del 2021 tra Martini e Merolla in una delle intercettazioni raccolte dalla guardia di finanza: “Se va Antonello o Valentino, semo vinto lo stesso”.
Era da qui che sarebbe dovuta partire la riflessione del sindaco in Consiglio comunale, perché è da qui soltanto, dal superamento di questo sistema, che può partire il rinnovamento che può salvare Cisterna.
Invece Valentino Mantini ha voluto calcare la scena da eroe positivo, cercando di nascondere perfino a se stesso quello che è di dominio pubblico, cioè che a gestire l’amministrazione comunale è un sistema di potere che ha solide radici all’esterno del palazzo. Non sono gli investigatori a dirlo, e nemmeno i magistrati, ma i protagonisti stessi dell’inchiesta, ogni volta che parlano al telefono o all’interno di un’auto, quelli colpiti dalle misure di custodia e quelli rimasti in ombra.
Il tema del “sistema” e la prospettiva politica
Il sindaco lo sa bene, ciò nonostante ha voluto insistere: “La vicenda che affrontiamo non è di natura sistemica – ha detto – E’ una questione che va isolata e circoscritta ai fatti e alle responsabilità personali. E’ importante dimostrare che le istituzioni sono più forti delle singole vicende personali”. Non è buttando al macero, lasciandoli al loro destino un consulente, un consigliere e un paio di dirigenti comunali organici al sistema che Valentino Mantini può sperare di lasciarsi alle spalle un bubbone come quello che ha segnato con l’inchiostro indelebile la sua amministrazione.
Lui lo sa, perché conosce una ad una le carte dell’inchiesta. E se c’è una cosa corretta nel discorso pronunciato dal sindaco in Consiglio comunale, è quando dice “Siamo una squadra”. E’ il momento di prenderne atto.