Hanno accolto, protocollato e istruito progetti presentati da una società che non aveva, e forse non ha ancora alcun titolo di proprietà sull’area interessata. Il Comune di Cisterna ha fatto anche questo, probabilmente prendendo per buono un compromesso di compravendita mai registrato. Se poi l’area in questione è di proprietà dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, allora per presentare un progetto di intervento edilizio è necessario un provvedimento di incarico firmato dal Consiglio dell’ANBSC, nonché della controfirma di un prefetto della stessa Agenzia su ogni atto depositato. Dopo vent’anni, l’iter amministrativo del Comune di Cisterna sul progetto della Giafra per la riqualificazione del sito industriale dismesso della ex Manifatture del Circeo è giunto alla definizione, ma leggendo e rileggendo le carte dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Latina su una serie di presunti casi di corruzione a Cisterna, non c’è traccia di quella documentazione, almeno fino all’anno 2024.
Avranno risolto successivamente, c’è da augurarsi, per arrivare fino in Consiglio comunale nel dicembre 2025 e concedere il via libera a un intervento urbanistico-edilizio di centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie. Altrimenti sarebbe un mistero, in barba alla trasparenza che una istituzione come l’Agenzia dei Beni Confiscati dovrebbe garantire, sempre e comunque.
Ma di misteri la storia dell’amministrazione comunale di Cisterna sembra essere piena, come quello dei rapporti tra l’ente municipale e il Consorzio Industriale. Altra storia emblematica inseguita dagli investigatori nel fascicolo avviato nel 2019, dopo avere appreso e verificato che sul finire degli anni ’90 l’allora Consorzio Industriale Roma-Latina aveva ricevuto finanziamenti per un progetto di realizzazione di pozzi di captazione, della rete idrica, di un acquedotto, e del rifacimento della via Grotte di Nottola, all’interno dell’area consortile industriale di Cisterna. Un intervento di circa tre miliardi e mezzo di vecchie lire (3.447.982.629), poi cresciuto fino a 5 miliardi con la seconda perizia di variante approvata dal Consorzio Industriale con delibera n.16 dell’1 settembre 1998. Ma per ottenere l’accredito del finanziamento, era necessario che il Consorzio Asi provvedesse ad anticipare il 10% di quei cinque miliardi. All’epoca il Consorzio non disponeva della somma necessaria, ma quei soldi salteranno fuori nel 2006 dal cilindro dell’allora sindaco Mauro Carturan, con la provvidenziale decisione del Comune di Cisterna di cofinanziare quel progetto con 1 milione e 129.000 euro. Un prestito di soccorso riuscito, e come era negli accordi, qualche mese dopo il Comune, con una nuova delibera di Giunta, la n. 331 del 22 dicembre 2006, chiedeva la restituzione dell’intera somma concessa.
Nel 2007, dopo una serie di interlocuzioni tra i due enti, Comune e Consorzio Industriale sottoscrivono un accordo per le modalità di restituzione della somma versata a titolo di cofinanziamento delle opere previste nella zona industriale, restituzione che sarebbe avvenuta ad opera delle imprese consorziate e consorziande in ragione di un indice proporzionale al volume occupato da ciascuna azienda. Lo stesso accordo prevedeva quattro rate e relative date di scadenza, (dal 31 marzo 2007 al 29 febbraio 2008) per la restituzione dell’intera somma elargita dal Comune di Cisterna, con tanto di clausola che imponeva il recupero coattivo in caso di inottemperanza.
A indagini avviate, gli investigatori della Guardia di Finanza ascoltano diverse persone informate dei fatti e scoprono che fino all’anno 2019, cioè dodici anni dopo la firma dell’accordo di restituzione, il Comune di Cisterna aveva incassato soltanto 133.000 euro. E il rispetto delle scadenze della rateizzazione? E il recupero coattivo delle somme mai restituite? Un altro mistero. Ma questo è poco rispetto al resto delle informazioni acquisite: nell’area industriale di Cisterna di competenza del Consorzio Asi, non ci sono fogne consortili; non c’è una rete idrica consortile; non c’è una rete elettrica consortile, se non in una minima parte; non c’è traccia di collaudi per i pozzi attraverso i quali le aziende si riforniscono di acqua e non ci sono collaudi per le pompe di sollevamento; Via Grotte di Nottola è la stessa di sempre. Il 90% delle aziende che operano nell’area consortile non hanno l’agibilità, e se in qualche atto di compravendita intervenuto negli ultimi anni, c’è traccia del certificato di agibilità che il notaio deve necessariamente avere a disposizione, c’è chi è pronto a giurare che si tratti di certificati fasulli, ancorché rilasciati dal Comune.
La domanda è automatica: dove sono andati a finire quei 5 miliardi di vecchie lire a disposizione del Consorzio? E dove è andato a finire il milione di euro concesso e mai restituito al Comune di Cisterna? Dopo Mauro Carturan, a guidare l’amministrazione comunale di Cisterna si sono dati il cambio Antonello Merolla, Eleonora Della Penna, qualche Commissario prefettizio e per ultimo Valentino Mantini. Avranno forse scritto e trasmesso qualche garbata lettera al Consorzio, ma niente di più: i soldi non sono stati restituiti e non ci sono mai state azioni per il recupero coattivo.
I cittadini di Cisterna avrebbero così pagato di tasca loro un milione di euro finito nelle casse del Consorzio Industriale ma mai utilizzato per le opere di riqualificazione delle aree consortili.
E l’ultimo in ordine di apparizione dei misteri del Consorzio Industriale è quello di un ente con i conti in rosso, ma che si può permettere di regalare a un privato un sito industriale espropriato alla curatela fallimentare. Prima di ottenere a costo zero (salvo le imposizioni di legge) l’intero complesso della ex Frigomarket Pacifico a Latina, quel fortunatissimo privato era uno dei cinque concorrenti pronti a contendersi quel sito industriale all’asta promossa dal giudice fallimentare, al prezzo di partenza di 4 milioni e mezzo di euro. Poi è arrivato il Consorzio.
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