Ciolfi (M5S): “Ex falegnameria in comodato all’Università, errori frutto di un lavoro frettoloso e sciatto”

Sanata l’incongruenza nella convenzione con l'intervento in consiglio della Ciolfi: "Sull’urbanistica ci vuole più attenzione"

La delibera che ha come oggetto la convenzione per l’uso in comodato dell’ex falegnameria di viale XVIII Dicembre alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza Polo di Latina, portata in consiglio comunale oggi, è il risultato raffazzonato di un lavoro condotto in fretta e con poca attenzione.

La vicenda ha origine antiche risalenti al centro di Alta Diagnostica, poi realizzato al Goretti. Al fine di rendere disponibile lo stabile, secondo il Ppe del quartiere R0 da demolire, si era ricorso alla richiesta di una puntuale variante urbanistica in Regione. L’iter è lunghissimo e quando il Comune se ne è reso conto ha deciso di adottare l’istituto dell’uso temporaneo, consentito dal testo unico per l’edilizia a fronte della rigenerazione urbana per uso pubblico, nella relativa commissione. Ma la Regione, nel frattempo, aveva comunicato che le due procedure non possono coesistere e dunque si è tornati in commissione, per emendare la delibera con la decadenza della procedura di variante in essere. Si è convocata la conferenza dei capigruppo e infine si è riportato il testo della delibera modificato in consiglio comunale convocato in urgenza, emendato per la parte in premessa che attiene alla richiesta di variante urbanistica in luogo dell’istituto d’uso temporaneo.

Oggi, però, vengono fuori altre incongruenze: in primo luogo non è specificato se l’uso temporaneo avrà la medesima durata della convenzione, ovvero trent’anni o se sarà soggetto ad ulteriori proroghe cristallizzando di fatto una variante. Non si comprende se l’amministrazione riprenderà la variante, se lo farà come indicato dalla Regione Lazio non con variante puntuale a spot ma con una pianificazione dell’intero R0, e aggiungo, con una pianificazione strategica dell’intero territorio comunale. In ultimo perché nello schema attuativo che accompagna la delibera, è presente ancora il testo integrale oggetto di emendamento. L’eccezione sollevata nel mio intervento è stata confermata anche dall’ assessore e dagli uffici competenti che hanno dovuto predisporre un subemendamento con nuova convocazione di conferenza dei capigruppo.

Stupisce il fatto che il testo sia stato presentato, con aggiustamenti successivi, e approvato per ben tre volte in commissione. Che le motivazioni in una di queste occasioni erano riferibili al mancato parere contabile, poi misteriosamente sparito dagli adempimenti obbligatori della delibera odierna. Ma soprattutto l’urgenza e l’approssimazione con cui tutto l’iter di una delibera così importante sia stato condotto. Una ulteriore prova di superficialità e sciatteria che lascia spazio non solo a dubbi di natura procedurale.

Come M5S non possiamo accettare questa modalità di operare, che limita la partecipazione democratica e non consente di svolgere appieno il nostro ruolo anche su tematiche che sentiamo particolarmente vicine come la prevista implementazione di laboratori e spazi per l’Università, disposta dalla mia stessa maggioranza nella precedente consiliatura, e mi obbliga oggi ad abbandonare l’aula al momento del voto come protesta contro questo metodo di lavoro inaccettabile.

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