Tra gli innumerevoli passaggi contenuti nelle sette pagine che costituiscono la determina di annullamento e revoca di un permesso di costruire rilasciato dal comune di Latina nel 2013, titolo che aveva consentito la realizzazione del cosiddetto palazzo Malvaso a Borgo Piave, ce n’è uno che suona come musica per le orecchie dei cittadini attenti alle vicende del territorio.
“Questo provvedimento – scrive la dirigente del servizio SUE del Comune, Patrizia Marchetto – si è reso necessario tra le altre cose, per la tutela dell’interesse pubblico al ripristino della legalità urbanistica e dell’ordinato governo del territorio”.
Nello stesso Comune, ma dall’altra parte della piazza, in un altro ufficio, sono invece convinti che la legalità urbanistica e il corretto governo del territorio siano assicurati anche nella struttura commerciale realizzata in via del Lido nel quartiere Q3.
La libertà di pensiero e di opinione sono o dovrebbero essere sacre e garantite, ma qui siamo all’interno di un Comune dal quale i cittadini si aspettano regole chiare e stesso trattamento per tutti. Evidentemente non è così. Figuriamoci.
Il permesso di costruire con il quale Malvaso aveva potuto costruire il palazzo che ancora campeggia nel centro di Borgo Piave, seppur gravato da qualche forzatura sfacciata, era comunque stato rilasciato in forza di un Ppe vigente, venuto poi meno insieme ad altri Piani particolareggiati a seguito di una clamorosa decisione di un commissario prefettizio; quello che è invece successo in via del Lido, è fuori da ogni previsione urbanistica, come ha ipotizzato il pm che ha chiesto il sequestro, come ritiene il giudice che aveva ordinato il sequestro dell’immobile e come ha ritenuto per due volte la Corte di Cassazione, accreditando in pieno la tesi secondo cui quelle tre medie strutture di vendita realizzate in Q3 sono a tutti gli effetti una lottizzazione abusiva.
Ma in Comune non tutti gli uffici la pensano così, e pare che nemmeno in tribunale i giudici siano dell’avviso di qualche collega di Latina e di quelli della Cassazione, visto che per decidere sul sequestro hanno bisogno del parere di un ingegnere incaricato dal TAR di predisporre una relazione di verificazione sull’iter che ha portato al rilascio del permesso di costruire in via del Lido.
Non stiamo qui a difendere la tesi della disparità di trattamento riservata a due imprenditori accomunati dalle origini calabresi, da una parte Vincenzo Malvaso e dall’altra Luigi Corica. Ci ha incuriosito l’incrocio di due destini che almeno per il momento hanno subito traiettorie ed esiti diversi, anzi opposti. La sorte è dispettosa, c’è stato un tempo in cui Malvaso e Corica sono stati soci proprio nell’intrapresa di via del Lido. Gravato dal problema e dal processo per la vicenda di Borgo Piave, Malvaso aveva poi deciso di abbandonare il campo di battaglia del Q3, uscendo dalla cordata di imprenditori che stava scommettendo sulla possibilità di realizzare in via del Lido qualcosa di diverso da un albergo.
Col senno di poi, potremmo dire che la fuoriuscita di Malvaso ha rappresentato la salvezza per l’iniziativa di Corica, perché se fosse rimasto della partita, l’orientamento sulla vicenda del Q3 avrebbe potuto prendere un’altra piega.
Ma tutto questo sfugge ai giudici del riesame che dovranno pronunciarsi a settembre sulle sorti della ipotizzata lottizzazione abusiva in Q3. Del resto queste circostanze non compaiono nel fascicolo istruito per il riesame. Perdonate la battuta.