APRILIA ANNO ZERO
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Per raccontare la storia di Francesco Petricca, come lui stesso ammette, occorrerebbe fermarsi ed ascoltare un racconto lungo almeno due giorni.
Poiché gli crediamo sulla parola e, conoscendolo, non reputiamo la sua affermazione un atto di presunzione, ci voglia perdonare se tralasceremo qualcosa. Francesco è una figura storica del territorio, anzi un custode di storie e non solo perché ha visto crescere la città di Aprilia, ma perché – spesso – ne è stato protagonista.
Ha lavorato alla Simmenthal per diciotto anni, a stretto contatto con l’ingegner Sada, una scuola più che una fabbrica, per poi gestire il Cral, il centro ricreativo dell’azienda. La sua forte propensione alla socialità, nonché l’amore per la cultura e la storia, lo hanno stimolato nella creazione e partecipazione di alcune manifestazioni di grande successo.
Ne citiamo solo alcune, la rievocazione storica di Papa Innocenzo XII, la creazione e registrazione del marchio Pane di Carroceto, mostre fotografiche e tra queste la più famosa dedicata all’opera di Pietro Sada, patron della azienda che produce la famosa carne in scatola, per l’appunto “Quando Aprilia era la Simmenthal”.
Per comprendere l’autorevolezza di Francesco e la nostalgia dei tempi passati, bastava osservare la sala Manzù della biblioteca di Aprilia il giorno dell’inaugurazione della mostra, era gennaio 2024: non mancava quasi nessuno, e dire che nel periodo di massimo splendore quel sito produttivo è arrivato ad un migliaio di dipendenti.
Tutti insieme, la professoressa e l’operaio, il professionista e la nonna, i figli di quell’Aprilia arrivati contadini o pastori e diventati operai e i cui figli hanno potuto studiare e diventar “qualcuno” grazie al boom e che oggi, a ripensare al passato, non si curano di mischiare l’alto con il basso, perché la storia è una ed è tutta loro.
Oggi Francesco raccoglie il testimone alla guida dell’associazione AGPHA, l’organizzazione di volontariato da sempre impegnata nel sociale, portando in dote la sua generosità ed umanità, la conoscenza e il rapporto di collaborazione con le tante realtà associative del territorio, per realizzare pienamente quel senso di comunità che solo una solida connessione sociale può garantire.
- Pensa sia ancora possibile, oggi, coinvolgere le persone nella vita cittadina dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni? Si può risultare ancora credibili agli occhi degli apriliani dopo quello che è successo?
“Le persone, lo sa meglio di me, sono deluse dalla politica però c’è ad Aprilia un tessuto sociale del volontariato che ancora è sano quindi potrebbero essere loro la svolta politica con qualche giovane credibile si può costruire ancora qualcosa”. - Come hanno vissuto, per quella che è la sua esperienza quotidiana, i cittadini e soprattutto i giovani, spesso assenti dalla vita cittadina, lo scioglimento del consiglio comunale per mafia?
“Osservo, con molta tristezza, che i giovani non partecipano alla vita politica di Aprilia e questo è un dato estremamente negativo. Sicuramente ci sarà tanto da fare per coinvolgerli dopo la delusione per le gravi accuse piovute sulla nostra città”. - Ricorda altri momenti di forte sconforto ad Aprilia? O momenti difficili come quelli che abbiamo vissuto in questi mesi?
“Anche se Aprilia è una città giovane, di momenti difficili ce ne sono stati molti. La storia di una città è come la vita di un individuo ma moltiplicata per densità ed intensità per le vite di ciascun componente che la abita; sicuramente la scomparsa di persone che hanno significato molto per questa città sono stati momenti duri ma vorrei discostarmi da questo per puntare invece i riflettori su un tema importante, anche questo di importanza storica e cioè il patrimonio immobiliare del Comune. Penso alla fiera di Campoverde, alla scuola di via Inghilterra, al CRAL e alla Ex Claudia, siti che andrebbero maggiormente valorizzati ed utilizzati per il sociale. Aprilia ha bisogno di un palazzetto dello sport e di un auditorium, di luoghi dove potersi incontrare e fare cultura. E’ davvero un gran peccato che a nessuno interessi questo tema”. - L’azzeramento delle istituzioni locali, potrebbe consentire ad associazioni e politica di ricostruire un percorso di risanamento: pensa che sia davvero sufficiente risanare le casse comunali per poter ricominciare con una nuova mentalità?
“Io non credo si possa risolvere tutto sistemando la situazione economica. Serve innanzitutto voler bene ad Aprilia, con l’azzeramento politico e del debito, ma soprattutto con le persone che vogliono il bene della comunità, si può risolvere ogni sorta di problema”. - Tre temi, questione morale a parte, dai quali secondo lei occorrerebbe ripartire per amministrare al meglio Aprilia?
“Occorre coinvolgere tutto il tessuto sociale in ogni ambito cittadino e c’è molto da fare. Riprenderei la questione ambientale del territorio dei campi incolti per affrontare il problema delle Api e degli alberi frangivento per proteggere le coltivazioni, qui il discorso diventerebbe veramente interessante”.