APRILIA ANNO ZERO
Leggi gli altri articoli dell’inchiesta
Le scelte più difficili della sua vita le ha prese seduto ad un tavolo, in compagnia degli amici, davanti ad un bel boccale di birra; la bevanda “trasversale”, in assoluto, perché è forse una delle poche cose che mette d’accordo i politici di sinistra con quelli di destra. Se c’è però una cosa che Edoardo Baldo proprio non manda giù è la poca chiarezza, soprattutto in politica.
E considerato il suo metro e 95 centimetri di altezza, sorvoliamo la questione. Ha iniziato, giovanissimo, ad occuparsi della vita pubblica cittadina tanto che, a 46 anni, viene ancora considerato, ingiustamente, una giovane promessa della politica: alla sua età si è uomini, anche abbastanza navigati, e lo dimostra il fatto che negli anni si è dato parecchio da fare, nella politica come nella vita.
Libero professionista, si occupa di consulenza fiscale, pensionistica e di servizi per le persone e per le aziende, con cinque uffici distribuiti sul territorio apriliano. La sua esperienza politica prende avvio in Azione Giovani, l’allora organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale, per poi approdare in Fratelli d’Italia, partecipando anche alla fondazione del partito, diventandone coordinatore comunale e poi vice portavoce provinciale. E’ stato eletto, dopo vari tentativi, nell’ultima consiliatura dove ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia.
A seguito dello scioglimento del consiglio comunale, è tornato nuovamente alla guida del partito di Aprilia. Il suo impegno civile, invece, si consolida nel volontariato: nel 2008 viene eletto Presidente dell’associazione Aprilia Giovani, poi vice Presidente Provinciale del Modavi, l’associazione di volontariato impegnata nell’inclusività e nella lotta contro le dipendenze; successivamente diventa membro della Consulta Nazionale dei Giovani. Nutre una estrema fedeltà nei propri principi ed un forte senso di appartenenza al territorio. Il suo motto è: “Quando parli al cuore di una città non è più solo politica, ma comunità”.
Come si vince la dissafezione politica e la sfiducia verso i partiti in una città che ha subito lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose?
“Credo che occorra stare tra le persone, ascoltare i loro bisogni e cercare di dare risposte, principalmente per costruire insieme una città migliore, per noi e per coloro che verranno. Lo scioglimento del nostro comune per infiltrazioni mafiose è stato un duro colpo per molti, soprattutto per chi ha lavorato in questi anni al raggiungimento del benessere collettivo, facendo di questo obiettivo il fine del proprio impegno politico e civico. Confido che i cittadini, le persone che incontro ogni giorno per lavoro, nel tempo libero e in giro per la città, inizino a comprendere che la politica è una cosa di tutti e non solo per pochi e che cambiando prospettiva possano individuare l’impegno disinteressato”.
Nota qualcosa di diverso, ultimamente, nelle persone? C’è stato un allontanamento dalla vita pubblica o sociale oppure è ancora forte l’esigenza di confrontarsi?
“I sentimenti di sfiducia si uniscono alla voglia di cambiamento e questo è un elemento positivo, vuol dire che c’è la volontà di reagire. Tuttavia la possibilità di confrontarmi con tanti giovani mi ha permesso di capire che loro soprattutto, più di altri, soffrono la situazione attuale: in assenza di una rappresentatività politica cresce la distanza tra i cittadini e le istituzioni e in questo frangente, soprattutto, la lontananza é diventata abissale. La semplice comunicazione di un bisogno, la segnalazione di un disservizio, la richiesta di aiuto se non vengono ascoltate non sono solo domande ignorate, ma ferite che provocano ulteriore disaffezione e sfiducia. Se il palazzo comunale oggi, in questa situazione, non è più la casa di tutti i cittadini, a rimetterci è solo Aprilia. Quanto ai giovani e al loro ruolo poco attivo, credo che spetti anche alla politica tutta, in maniera trasversale, analizzare le ragioni, porsi delle domande e cambiare quello che, evidentemente, finora non ha funzionato”.
Sicuramente i tempi sono cambiati, in molti rimpiangono i politici di una volta, perché avevano la capacità di appassionare trasmettendo dei valori sinceri. Lei è arrivato giovanissimo alla politica, come è nata questa passione?
Ho iniziato a farmi coinvolgere dalla politica intorno ai 16 anni, all’incirca era il 1995: mi avvicinai ad Azione Giovani, come tanti miei coetanei cercavo anche io delle risposte, avvertivo però una distanza siderale con il mondo degli adulti; non avevamo fretta di crescere, volevamo semplicemente essere ragazzi in un contesto che si curasse delle nostre esigenze. Fu allora che capii che dovevamo farci sentire, non solo ascoltare. Non ho avuto nessuno vicino che mi indirizzasse su questo percorso, ma ho avuto la grande fortuna, strada facendo, di incontrare persone che mi hanno incoraggiato a credere in me, a perseverare nella mia ricerca. Dal punto di vista umano penso di aver ricevuto molto, la politica mi ha fatto incontrare persone che mi hanno dato tanto e che mi hanno aiutato a crescere come persona. Pertanto non posso non ricordare Gianfranco Emiliani, la prima persona che ha creduto in me.
In questo momento di sosta forzata dell’attività politica ed amministrativa, pensa che i partiti o le associazioni possano trovare la capacità di elaborare strategie o creare uno spazio, un laboratorio, al di fuori delle istituzioni per riflettere ed analizzare ciò che è accaduto?
Credo che la risposta a questa domanda dovrebbe essere scontata, almeno per chi fa politica e possiede un senso di appartenenza al territorio, perché migliorare la propria città è un’attività che non conosce soste. Se, invece, per laboratorio politico si intende una aggregazione trasversale, questa soluzione non mi trova pienamente d’accordo. È importante che la città abbia modo di confrontarsi e di scegliere avendo davanti a sè modelli e progetti diversi, perché in un sistema democratico la distinzione tra maggioranza e opposizione deve essere netta, c’è chi governa e chi controlla e questo è un aspetto importante. Sono convinto, infatti, che al termine di questo lungo commissariamento, chi andrà ad amministrare dovrà risolvere una lunga lista di problemi e di questioni rimaste in sospeso ce ne sono diverse. Pertanto se non si condivide un insieme di valori, se non c’è una sostanziale corrispondenza nel modo di pianificare il futuro o vedere la realtà, si corre solamente il rischio di complicare le cose, di bloccare il governo della città, finendo per creare altra confusione. Se invece per laboratorio si intende la ricerca di una vicinanza e di un coinvolgimento di tutte le persone che fino ad oggi non hanno mai accettato di impegnarsi in prima persona, è esattamente il lavoro che stiamo cercando di fare oggi in vista della prossima campagna elettorale. Credo che la buona politica, indipendentemente dagli schieramenti, debba agire in questi termini, allargando la rappresentatività cittadina all’interno delle istituzioni.
Secondo lei quali potrebbero essere tre temi, imprescindibili, nell’azione politica ed amministrativa, dai quali ripartire per ricostruire Aprilia. Escludendo la questione morale, che è la pietra miliare di ogni ragionamento.
Credo sia necessario porre le basi affinché l’amministrazione sia trasparente e chiara nei confronti dei cittadini, partirei revisionando o riscrivendo i regolamenti comunali dei vari settori e ambiti, per rendere più snella e più equa la macchina amministrativa. Occorre garantire maggiore trasparenza anche nella predisposizione dei bandi e degli affidamenti dei servizi, nell’assegnazione di lavori e degli spazi pubblici. Sarebbe inoltre opportuno agire per risolvere finalmente il problema legato alla carenza del personale che si trascina dietro tutta una serie di criticità. Infine è necessario affrontare un lavoro attento per giungere al risamento dei conti.