Ancora un albero abbattuto, ancora un’aiuola sacrificata per altro cemento o fare spazio a qualche incompiuta di cui, in città, se n’è perso il conto. Rosalba Rizzuto dell’associazione Aprilia Libera è intervenuta sull’eliminazione di un altro albero, avvenuta il 3 febbraio scorso.
“Come da sempre negli annali storici del comune di Aprilia, senza eccezione da almeno 50 anni, si è consumato l’ennesimo ecocidio, per fare spazio ad asfaltature e altro consumo di suolo: tra le altre essenze, sono riusciti ad abbattere il vecchio olivo della rotatoria davanti alla chiesa di Santi Pietro e Paolo, trapiantato una decina di anni fa proprio dagli stessi che oggi lo eliminano. Che sia travestito da PRG, da PRINT, da PINQUA, da PNRR, non ha nessuna importanza, perché in quel palazzo non è mai transitata nemmeno un’anima connessa con il pianeta Terra, nessuno con almeno un minimo di sensibilità, visto che le competenze, le conoscenze, le intelligenze sono sempre difettate. È in questo panorama, che non ci dobbiamo più meravigliare se giorno dopo giorno la gente dalle case, transita per l’hospice e poi per il cimitero, che sta scoppiando”.
L’Associazione che insieme ad Aprilia Città degli Alberi in questi anni ha, quasi in solitaria, posto la questione della difesa delle specie arboree, lamenta il disinteresse che finora tutta la politica ha mostrato vero il tema dell’ambiente. “È incredibile che nelle istituzioni non si rendano conto che, qui ad Aprilia, si muore per inquinamento e che l’unica salvezza, vista la pochezza di spirito di chi amministra, – che non fa né prevenzione, installando centraline di monitoraggio, né cura, risanando, riforestando e disimpermeabilizzando il territorio -, è circondarsi di verde di qualità, prati che sequestrano CO2 nel suolo, alberi che producano ossigeno, foglie che trattengano particolato sottile, aiuole che circondano alberi e viali – e non che strozzino i colletti delle piante -, interruzioni e sanzioni delle attività industriali che sforino le soglie di emissioni di legge, gestione competente del verde, ripiantumazione di essenze arboree laddove sono stati effettuati abbattimenti – e non cementificazione delle stesse aiuole -, vera riqualificazione urbana con risanamento dei numerosi siti contaminati, aree a verde e arresto dell’espansione edilizia e industriale. Invece, assistiamo solo a maggior inquinamento, furto di suolo, cementificazioni, impermeabilizzazioni, spandimento di rifiuti sopra e sotto il suolo, deforestazione”. “Le scelte che riguardano ambiente, salute e territorio- conclude Rizzuto – non possono essere opache o calate dall’alto. Servono processi decisionali trasparenti, accesso reale agli atti e ai dati, e un coinvolgimento strutturato di associazioni e cittadini”.