La prevenzione, quando riguarda la salute dei bambini, può avere un valore ancora più importante: non soltanto perché consente di intercettare precocemente eventuali segnali da approfondire, ma anche perché porta la cultura della salute dentro i luoghi della quotidianità. È questo il principio alla base di “Mi stai a cuore”, il progetto di screening cardiologico pediatrico che ha portato un’équipe sanitaria direttamente nelle scuole dell’infanzia.
L’iniziativa si è svolta tra il 23 e il 29 settembre e ha coinvolto 205 bambini tra i 5 e i 6 anni, ai quali è stato offerto gratuitamente uno screening di primo livello. Il percorso comprendeva l’anamnesi familiare, l’auscultazione cardiaca e l’elettrocardiogramma. Nella grande maggioranza dei casi gli esami hanno restituito un quadro nella norma. In un numero limitato di bambini sono invece emersi elementi, tra cui soffi cardiaci e aritmie, che rendono opportuni ulteriori controlli o approfondimenti.
È proprio qui che si trova uno dei significati più rilevanti dell’iniziativa: uno screening non equivale a una diagnosi, ma può rappresentare un primo passo per capire quando sia necessario guardare più a fondo.
«Non abbiamo chiesto alle famiglie di venire da noi: siamo andati dove i bambini crescono, imparano e giocano», spiega la cardiologa Natalia Petrini. «È questo il valore dello screening: dare serenità quando tutto è nella norma e individuare presto ciò che merita attenzione».
Un approccio che il direttore generale della ASL Roma 6, Giovanni Profico, definisce una scelta di «sanità di prossimità», ribadendo che «la prevenzione deve essere vicina alle persone e accessibile alle famiglie».
L’esperienza ha coinvolto 14 plessi scolastici e ha richiesto il lavoro congiunto di personale medico e infermieristico, servizi logistici e di ingegneria clinica, oltre alla collaborazione di dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie.
Il progetto si è svolto ad Anzio, nel territorio della ASL Roma 6, dunque in un’area laziale confinante con il Pontino. Ma il suo valore va oltre la dimensione territoriale: portare la prevenzione direttamente nelle scuole significa rendere più semplice l’accesso ai primi controlli e, soprattutto, trasformare la salute in un percorso che comincia prima ancora che compaia un problema.