Un consumatore di Latina, vittima di una frode attraverso i servizi di pagamento elettronici, ha ottenuto dall’Arbitro Bancario Finanziario il riconoscimento del diritto alla restituzione di 8.311,44 euro, oltre agli interessi legali dalla data del reclamo.
La decisione è stata assunta dal Collegio ABF di Palermo nell’ambito del ricorso presentato nei confronti di Poste Italiane e seguito dall’avvocato Vittorio Fusco, presidente provinciale del Centro Consumatori Italia di Latina.
Il Collegio ha disposto anche il rimborso dei 20 euro versati per presentare il ricorso.
Quattro operazioni per oltre 10mila euro
La vicenda risale al 6 gennaio 2026. Il ricorrente aveva riferito di essersi accorto che il proprio cellulare presentava improvvisamente lo schermo nero e non rispondeva ai comandi. Dopo averlo riavviato aveva scoperto alcune operazioni che sosteneva di non aver autorizzato; altre due transazioni effettuate tramite POS estero sarebbero diventate visibili successivamente.
Complessivamente erano state contestate quattro operazioni: una ricarica da 2.500 euro, un bonifico da 3.478 euro e due pagamenti online da 2.416,72 euro ciascuno. Il totale delle operazioni ammontava a 10.811,44 euro.
La ricarica da 2.500 euro era però avvenuta tra strumenti intestati allo stesso ricorrente e, secondo l’ABF, non aveva determinato di per sé una perdita patrimoniale. La perdita effettivamente riconosciuta è stata quindi quantificata in 8.311,44 euro.
Il blocco della carta e il successivo sblocco
Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda quanto accaduto prima di alcune delle transazioni.
Dalla documentazione è emerso un blocco cautelativo dello strumento di pagamento, preceduto da almeno due tentativi respinti dal sistema di controllo dell’intermediario. Dopo il successivo sblocco furono eseguiti un pagamento e-commerce da 2.416,72 euro e il bonifico da 3.478 euro.
Secondo il Collegio, l’intermediario non ha fornito elementi sufficienti per spiegare le modalità dello sblocco né i fattori necessari per effettuarlo. Per questa ragione, le operazioni successive allo sblocco, per complessivi 5.894,72 euro, sono state ritenute rimborsabili.
Gli alert giudicati troppo generici
Un secondo elemento decisivo è stato il sistema utilizzato per avvisare il cliente delle operazioni.
L’ABF ha rilevato che, pur risultando l’invio di alert per tre delle quattro operazioni, i messaggi avevano un contenuto generico e non specificavano chiaramente importo, beneficiario e tipologia della transazione.
Il Collegio ha quindi ritenuto il sistema di alert non idoneo e ha riconosciuto al consumatore il diritto alla restituzione delle somme che avevano prodotto un’effettiva diminuzione patrimoniale, pari appunto a 8.311,44 euro.
Il ricorso seguito dal Centro Consumatori Italia di Latina
La vicenda è stata seguita dall’avvocato Vittorio Fusco, presidente provinciale del Centro Consumatori Italia, con sede in via Quarto a Latina.
Nella nota che accompagna la decisione, l’associazione sottolinea come la sola dimostrazione tecnica dell’autenticazione non sia stata sufficiente, nel caso esaminato, a escludere le responsabilità dell’intermediario nella gestione delle operazioni contestate.
Il Centro Consumatori Italia richiama inoltre l’attenzione degli utenti sulla necessità di verificare sempre l’identità di chi si presenta telefonicamente o online come operatore bancario, postale o tecnico e di non comunicare password, PIN o codici dispositivi.
La decisione dell’ABF riguarda comunque il caso specifico: modalità della frode, comunicazioni effettuate, tempestività delle segnalazioni e documentazione disponibile devono essere valutate individualmente in ogni controversia.